Archivi per la categoria ‘Salute Pubblica’
SULLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2011
SULLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2011
La crociera del Titanic Berlusconiano è partita la scorsa estate e può affondare tra i referenda
02/06/2011
Oggi farò un secondo commento (tutto politico) alle elezioni amministrative che si sono concluse con i ballottaggi di domenica scorsa e non solo.
Riparto dal mio appello per un voto antiberlusconiano forte a Napoli (vedi il mio scritto per il voto a De Magistris) e dalla riflessione dell’ingegner Ciardi, che sempre la scorsa settimana fece nel pezzo titolato “Berlusctitanic”. Leggi il resto di questo articolo »
Maggioranza di Uno
Nell’Interesse Pubblico
Maggioranza di Uno
Di Ralph Nader
14/12/2010
Venerdì, 10 Dicembre 2010, il Senatore Bernie Sanders, Socialista Indipendente del Vermont ha fatto l’impresa. Alla fine.
Grazie al miglior record di votazioni progressive, il Senatore Sanders è stato davvero un vincente nelle menti di quelli Americani che si meravigliarono della sua durata come sindaco di Burlington, Vt. prima di divenire un Congressista e ora un Senatore.
Venerdì scorso, Sanders ha strappato le coperture di un Congresso a guida oligarchica e di un Presidente accondiscendente con otto ore e mezzo di presentazione non stop di fatti e figure e di un’istanza per l’equità e la giustizia. Leggi il resto di questo articolo »
Travaglio all’attacco …. del PD in un contesto che vi spiego io!
Travaglio all’attacco …. del PD in un contesto che vi spiego io!
24/04/2011
Di F. Allegri
Oggi rifletterò sul fatto (tutto politico) che il 14 dicembre scorso il governo Berlusconi non è caduto, ma si è trasformato in un governo debole capace di fare poche riforme che non interessano o non riguardano gran parte degli italiani quando non interessano solo a Berlusconi stesso.
A fine novembre (non ricordo la data, ma potrei cercarla) io fui informato che il governo non sarebbe caduto il 14 dicembre 2010 e ve lo dissi con un anticipo di 1 o 8 giorni a seconda di dove leggete i miei scritti.
Oggi vi dirò perché non è caduto e vi parlerò anche del periodico scritto di Travaglio e infine del regolamento urbanistico di Cerreto Guidi.
Questi due temi accessori costituiranno un doppio attacco al PD! Mio e suo.
IL GOVERNO BERLUSCONI NON CADDE IL 14 DICEMBRE PERCHE’ NON LO VOLLERO LE OPPOSIZIONI PARLAMENTARI E I POTERI FORTI INTERNAZIONALI – eccetto l’IDV e il buon Di Pietro. Leggi il resto di questo articolo »
Da USA TODAY Nader: il TSA esprime la nuda insicurezza
Da USA TODAY
Nader: il TSA esprime la nuda insicurezza
18 Novembre 2010
Di Ralph Nader
Per i passeggeri di aereo: Tenetevi pronti alla nuda insicurezza.
Per il Department of Homeland Security: Se pensate che la settimana sia stata dura, preparatevi allo tsunami di proteste in arrivo.
Questo mese la Homeland Security ha realizzato una nuova legge che richiede ispezioni corporee molto invasive dei passeggeri degli aerei commerciali che declinano l’uso di scanners con “tecnologia ad alta dispersione” su tutto il corpo che usano un basso livello di raggi X.
Le donne incinte, i genitori con bambini piccoli, i religiosi, mutilati e persone con pompe per l’insulina senza filo o con dispositivi medici interni dicono sempre di più: “No grazie”.
Credono che sarebbero esposti alla tecnologia che porrebbe dei rischi, forse malfunzionamenti, e di certo invade la loro privacy.
Perciò la Homeland Security ha raddoppiato il suo guaio introducendo le ispezioni invasive.
Quello che il dipartimento dovrebbe fare è di riconsiderare il suo uso di questi scanners, ma dopo aver letto la difesa a squarciagola di Janet Napolitano (Secretary della Homeland Security) della tecnologia e delle procedure su questa pagina di lunedì scorso, non sono fiducioso.
DOMANDE, E PROCESSI CIVILI
La tecnologia è già stata sfidata da specialisti accademici noti sia nei settori dell’efficacia che della sicurezza.
Dopo 6 mesi di sperimentazione nei 4 aeroporti principali, probabilmente l’Italia abbandonerà questi scanners, ritenendoli inefficaci e lenti.
La Commissione Europea ha anche alzato “vari diritti fondamentali seri e le preoccupazioni per la salute” e ha raccomandato alternative meno invadenti.
Qui in USA, il palleggio legale è cominciato.
2 settimane fa, l’Electronic Privacy Information Center, un centro di ricerca di interesse pubblico, ha fatto causa in una corte federale al Department of Homeland Security.
La causa denuncia le violazioni del Quarto Emendamento, la Privacy Act, la Religious Freedom Restoration Act, la Video Voyeurism Prevention Act e la Administrative Procedure Act (il quale prevede audizioni pubbliche).
Immersa nella sua propria bolla burocratica di segretezza e inaccessibilità, la Homeland Security cita “la sicurezza nazionale” per giustificare la sua apatia verso le critiche.
La Napolitano scrisse su USA TODAY che la nostra sicurezza dipendeva dall’essere “più creativi” nell’adattarsi alle minacce evolventi.
Le ispezioni corporee indiscriminate sono tutto tranne che creative.
Poi il dipartimento ascolta i lobbisti commerciali che spingono le vendite di scanner, incluso l’ex ministro per l’Homeland Security Michael Chertoff.
Gli affaristi delle multinazionali hanno venduto al dipartimento le macchine più gonfiate e note.
Questo scherzo da $36 milioni forzò la Homeland Security a rimuovere questi screeners falliti dagli aeroporti lo scorso anno con un imbarazzo e spese considerevoli.
Il dipartimento dice che l’immagine di tutto il corpo è al fine della prevenzione.
Se è così, perché i passeggeri dei 15.000 aerei d’affari registrati in USA fuggono al controllo?
Perché, nove anni dopo 11/09, il dipartimento è ancora sulla via del controllo del trasporto di passeggeri e di aerei cargo, dove pacchi molto più pericolosi possono portare giù un aereo?
Per più di 40 anni, i gruppi di interesse pubblico hanno difeso la sicurezza della linea aerea.
Dopo i tanti dirottamenti su Cuba alla fine degli anni sessanta, noi e gli esperti di sicurezza aerea spingemmo la Federal Aviation Administration a chiedere alle linee aeree di rafforzare le porte e le serrature della cabina – senza riuscirci.
Ci vollero gli attacchi del 11/09 prima che la FAA richiedesse alle linee aeree di adeguarsi.
Il muro di pietra, durante un’ossessione burocratica in queste aree, deve finire.
Un buon inizio dovrebbe riguardare queste insicurezze:
*RADIAZIONE: La Homeland Security dovrebbe rispondere quando il professore di fisica Peter Rez della Arizona State University calcola che la dose di radiazione sia 10 volte più alta di quanto il dipartimento sta sostenendo.
O quando D. J. Brenner del Columbia University’s Center for Radiological Research dice che usando gli scanners – con più di 1 miliardo di analisi a raggi X sul corpo annui in USA – “cambierebbero di molto le conseguenze per la salute pubblica potenziale per il popolo”.
*MALFUNZIONAMENTI. John Sedat, uno dei 4 scienziati della University of California-San Francisco che stanno discutendo le asserzioni tecniche del dipartimento, dice che queste macchine potrebbero impantanarsi facendo ai passeggeri “ustioni severe se non peggiori”.
Egli sostiene che “i software sbagliano spesso”.
E poi ci sono le esperienze dei viaggiatori che manifestano in prima persona.
Le rozze perquisizioni subite da J. Sharkey, viaggiatore di affari e editorialista del New York Times e da J. Goldberg scrittore-autore di Atlantic generano lamenti anche nel passeggero.
Questo per l’amicizia tra viaggiatori.
PATTI MIGLIORI PER LA SICUREZZA
Cambiare questa politica, o anche il tornare indietro non vuol dire che improvvisamente voleremmo tra un’ala e una preghiera.
Infatti, a Natale dello scorso anno solo l’uso migliore della notizia disponibile avrebbe fermato l’attentatore che volò verso gli USA.
Nulla ci rende meno sicuri del concentrarsi sulle cose sbagliate come i controlli di sicurezza dell’intera popolazione forzati inefficienti e indiscriminati.
Un’area sulla quale concordo con il Ministro Napolitano: L’AIUTO DELLA GENTE E’ LA CHIAVE PER PREVENIRE GLI ATTACCHI.
Perciò appare contro intuitivo inimicarsi le tante persone che speri ti aiutino a catturare gli individui cattivi.
Allo stesso tempo, la Homeland Security cambia gli agenti TSA, che provano lo stesso rischio radioattivo, con soggetti governativi senza lo stesso dubbio o la motivazione probabile.
Le persone vogliono la sicurezza, ma non le piace l’imbroglio irrazionale, inefficace, invasivo e azzardoso.
Il DHS rifiuta continuamente di agire attraverso audizioni pubbliche o di rispondere all’altra politica ragionata, tecnica, economica che sfida le sue pratiche.
Il Congresso deve far valere la sua autorità per finire quello che un’analista del rischio TSA ha chiamato la sua “cultura della stupidità”.
R. Nader difende i consumatori, è avvocato e autore di Only the Super-Rich Can Save Us.
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Dite agli amici di visitare Nader.Org e di iscriversi a E-Alerts.
Tradotto da Franco Allegri il 24/04/2011. Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
La Stampa torinese verso un voto amministrativo decisivo con approfondimento sulle elezioni primarie (secondo pezzo)
La Stampa torinese verso un voto amministrativo decisivo con approfondimento sulle elezioni primarie (secondo pezzo)
19/04/2011
Di F. Allegri
Ho già scritto nelle scorse settimane sull’attacco che Gramellini fece lo scorso novembre al presidente della regione Piemonte Cota.
Oggi tocca ad un altro scritto di Gramellini del 16/11/2010 che si intitolò “Nun te reggae più” e che si dedica alla sinistra torinese e non solo.
Questo è anche un articolo di costume e non una vera critica politica, ma intanto è bene chiarire che quando un comunicatore attacca due politici è quello attaccato per ultimo il vero bersaglio.
La nostra condizione politica è tragica, ma la stampa nazionale ha ancora voglia di scherzarci sopra e lo fa spesso, manca invece l’analisi più approfondita e la proposta: è un fatto generalizzato.
Questo articolo ha un titolo in dialetto Napoletano per ricordarci e farci pensare anche a come il PD e la sinistra hanno amministrato male Napoli, ma a mio avviso costituisce anche una critica giusta ad un PD che non trova un vero percorso politico da sviluppare.
In questo scritto Gramellini commentò le primarie di sinistra che in quel periodo si svolsero in vari comuni, ma non fece una critica centrata, il vero problema era nella qualità di queste primarie e non nei suoi esiti che ultimamente sono stati comunque paradossali.
Un voto primario non si improvvisa e serve prima di tutto un elenco chiaro e preciso di chi ha diritto al voto e un lavoro politico dei candidati.
E’ sbagliato svolgerle in un giorno solo, specie se si tratta di grandi città o di scelte per candidature nazionali.
Gli USA hanno elenchi chiari quando fanno le primarie, ce l’hanno i democratici e pure i repubblicani. Capita di rado che un elettore di un partito USA vada nel seggio dell’altro e quando ci va lo fa per deporre nell’urna una scheda nulla o bianca.
Da noi siamo già alle degenerazione e questo è dovuto al fatto che le primarie sono troppo avanzate per un paese che pensa ancora alla politica con le idee dell’ottocento.
Negli ultimi anni abbiamo avuto frotte di conservatori a votare Renzi a Firenze, a Napoli molti cinesi hanno votato compatti per … un ex margherita, a Milano ha vinto il candidato più a sinistra per danneggiare Bersani, ovvero l’unico democratico che può dialogare con queste forze minori.
Chi più ne ha , più ne metta, in ogni caso basterebbe riformare le primarie e prevedere queste degenerazioni.
Sia chiaro pure che in USA le primarie fanno parte della propaganda politica e non della partecipazione.
Se il centro destra vince è perché gli oppositori hanno anche questi limiti. C’è ancora troppo residuo del comunismo nel mondo del PD.
Un partito che si è baloccato per anni tra la via socialdemocratica e quella democratica e che dopo aver scelto la democrazia si è data un segretario social democratico, ma non troppo e con smanie di liberalizzazioni dopo campionatura.
Gramellini parlò di rifiuto mentale e di fastidio fisico che si sarebbe sviluppato nella base del PD e tra gli elettori verso i propri dirigenti del partito.
Non so se esista tale malessere, se c’è viene da lontano.
Credo pure io che il PD non possa portare l’Italia fuori dalla sua abulia e dal suo cinismo, ma io prendo le mosse dalle modeste espressioni dell’anti berlusconismo.
Non si può contestare Berlusconi solo sul piano di una morale che appartiene alla tradizione cattolica, soprattutto non può fare questo una sinistra.
Il mondo non berlusconiano deve basare la sua azione sull’organizzazione dei danneggiati dal Berlusconismo che sono tanti e divisi, si parte dal digitale terrestre, si passa dai querelanti in attesa di giudizio e si arriva ai giovani, ai pensionati e alle donne di questo paese.
Anche i lavoratori aspettano delle risposte diverse da un no al Bunga Bunga.
Io non le ho trovate nella conclusione del pezzo di Gramellini e posso dirvi che quando si guardano i mali dell’Italia si deve intravedere la crisi di un modello: quello politico americano!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Esempi del coraggio di Marco Travaglio.
Esempi del coraggio di Marco Travaglio.
13/04/2010
Di F. Allegri
Anche se ultimamente ho polemizzato spesso con gli scritti di Marco Travaglio c’è un punto che voglio chiarire: ammiro il suo coraggio e la sua volontà di combattere contro il sistema di informazione tradizionale del nostro paese.
Sempre a questo proposito credo che le critiche di un Barnard siano provate in modo insufficiente e distorcente.
Per mostrare il coraggio di Travaglio oggi commenterò due scritti del suo blog.
Il primo fu diffuso il 13 novembre 2010 e s’intitolo: “Trattavano, ma a loro insaputa” e fu pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
Il secondo è del giorno dopo e s’intitolò: “Talpe e ricatti, così ‘sparì il carcere duro’”.
Qui Travaglio si trova a dover commentare la vicenda politica che caratterizzò gli anni della fine della prima repubblica e l’inizio di questa transizione ultra decennale e a mio avviso ne esce abbastanza bene.
Si tratta di verità sconcertanti che sono emerse alla vigilia dell’avvio dell’attacco a Berlusconi e C. e che per questo non hanno avuto tutto l’approfondimento che meritano.
Da un lato troviamo nell’occhio del ciclone una parte del centro sinistra che ha sostenuto per anni il ministro della giustizia G. Conso e le sue riforme sotto i governi di Amato e Ciampi.
Ricordo la vicenda ai lettori più distratti.
DURANTE UN’UDIENZA IN COMMISSIONE ANTIMAFIA L’EX MINISTRO FECE LA SEGUENTE RIVELAZIONE: “NEL NOVEMBRE ’93 DECISI DI NON RINNOVARE IL 41-BIS A 140 MAFIOSI ED EVITAI COSÌ NUOVE STRAGI”.
Sono passati sei mesi e siamo ancora a quel punto.
La notizia non ha avuto la massima diffusione, da un lato il centro destra l’ha diffusa poco, dall’altro chi si mobilità per la giustizia aveva già abbondanza di materiale per portare avanti la sua lotta politica e dall’altro lato cultura giuridica insufficiente per capire la gravità di tali dichiarazioni.
Altro che leggi a personas.
In ogni caso questa vicenda va messa sotto i riflettori perché aiuta a capire la tragicità e l’oscurità della vita politica che si è svolta in questi 17 anni di illusioni sovrapposte.
L’ex ministro dichiarò in udienza che quella fu una sua scelta personale, senza trattative con criminali, sostenne di aver deciso in piena solitudine senza informare nessuno come se il ministero di grazia e giustizia fosse un palazzo sgomberato, abbandonato o popolato da zombie.
Questo vuol dire che escluse i funzionari del ministero, il Consiglio dei ministri, il premier Ciampi, il capo del Ros Mario Mori, il Dap e un altro gruppo cospicuo di persone.
Pare che abbia aggiunto di aver agito per fermare la minaccia di altre stragi.
A me pare che questa dichiarazione comprenda molte zone d’ombra e concordo con Travaglio e l’onorevole Li Gotti dove dice: “Indirettamente Conso conferma la trattativa Stato-mafia”.
Dopo questo punto passo a chiedermi:
1) E’ possibile che Conso agisse tutto da solo, a livello giuridico e di filosofia di lotta alla criminalità?
2) Perché pensò subito di aver davanti stragi mafiose quando in passato molte altre erano associate a fantomatici movimenti terroristici di varia natura?
Anche Travaglio restò perplesso davanti alle dichiarazioni dell’ex ministro e davanti alle implicazioni della sua dichiarazione.
Riporto la domanda più interessante: “Come faceva Conso a sapere che proprio non rinnovando il 41-bis a 140 mafiosi si sarebbero ‘evitate nuove stragi’?”
Non so se avremo mai una risposta a questa domanda, ma posso dirvi che questa cosa dimostra la debolezza del nostro paese e anche la difficoltà delle forze politiche a lottare contro la criminalità organizzata. Qui siamo al cuore del coraggio di Travaglio.
Concordo con Travaglio quando dice: “Conso non è credibile quando giura di aver fatto tutto da solo”. Di sicuro ha agito nel silenzio di troppi!
Travaglio aggiunse: “La storia del biennio nero 1992-’93 è piena di ‘servitori dello Stato’ che fanno strane cose con la mafia, poi se le scordano per 17 anni e ritrovano la memoria solo quando un mafioso pentito, Gaspare Spatuzza e il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, raccontano la trattativa”.
Credo che conosciate la ricostruzione dei fatti di quegli anni, anche Travaglio fece un riepilogo dei fatti. Della ricostruzione di Travaglio apprezzo soprattutto il fatto che la tragedia di Borsellino viene distinta dall’attentato precedente al giudice Falcone.
Travaglio conclude con un elenco drammatico di ipocrisie istituzionali, sono tante e troppe e si capiscono solo se ricordiamo la degenerazione delle ideologie politiche italiane.
Travaglio conclude:”Tutti trattavano con la mafia, ma a loro insaputa.”
Io aggiungo che le ideologie morte portano i politici verso qualsiasi degenerazioni.
Ora passo al secondo pezzo intitolato: “Talpe e ricatti, così “sparì” il carcere duro”.
Travaglio parlò di ricatto riuscito allo stato, ma forse ha un’idea troppo elevata del nostro paese.
Io gli ricordo che Sciascia disse una volta che la stato avrebbe fatto la lotta alla mafia solo se avesse voluto suicidarsi!
Ecco l’idea coraggiosa di Travaglio: “Ecco cosa sono state le stragi di mafia del 1993. Ed ecco perché solo oggi, a 18 anni di distanza, in molti ritrovano brandelli di memoria. Di fronte ai documenti sulla trattativa forniti da Massimo Ciancimino e alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, ha ormai poco senso negare. Meglio allora minimizzare e dire (come ha fatto l’ex ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso) che la decisione di revocare, tra il 4 e il 6 novembre del ‘93, il 41-bis a 140 detenuti del carcere palermitano dell’Ucciardone, fu da lui presa in totale autonomia – senza consultare nessuno”.
Forse Conso fece tutto da solo, ma io non ci credo e trovo drammatico che nessuno se ne sia accorto in diciassette anni.
In realtà il principio base della riflessione deve essere la frase di Sciascia che ho detto sopra. Da questa frase si passa all’affondo di Travaglio: “Non solo a Roma si sapeva benissimo che dietro il tritolo c’era la volontà di Cosa Nostra di spingere la politica a chiudere le carceri di Pianosa e l’Asinara e arrivare alla cancellazione del 41-bis per tutti i detenuti (il carcere duro). Nella Capitale succedeva di più e di peggio. Qualcuno teneva i boss informati in tempo reale di ciò che si discuteva in segreto negli uffici del ministero di Grazia e Giustizia. E spiegava alla mafia cosa era stato deciso sul 41-bis, un decreto che allora doveva essere rinnovato ogni sei mesi. Anche per questo tutti gli ultimi anni di vita di Gabriele Chelazzi, il pm fiorentino titolare dell’indagine sulle stragi morto nell’aprile del 2003, sono stati dedicati alla ricerca delle talpe istituzionali che dialogavano con Cosa Nostra. Quello che aveva scoperto, Chelazzi lo riassume in un interrogatorio a Claudio Martelli nel febbraio del 2001”.
La mafia non voleva il rinnovo del carcere duro e l’ottenne.
Qui c’è il coraggio di Travaglio e il suo limite, manca un nome che un’indagine seria potrebbe scoprire se riuscisse a farsi spazio tra troppi silenzi e tra i troppi che in quel periodo proposero la revoca. Siamo un paese con 4 criminalità organizzate e ci balocchiamo ancora con la legge Gozzini approvata dal governo Andreotti negli anni della solidarietà nazionale!
Il giudice Chelazzi cercò il traditore del paese fra vari politici della DC e militari pochi nomi nel complesso, ma le indagini sono in corso e Via dei Georgofili vuole giustizia!
Qui Travaglio va anche ringraziato e invitato ad andare avanti. Io ho anche un’altra occasione per dissentire da Barnard che dimostra spesso il suo estremismo estremista, ideologico e impotente!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
SAGGIO BREVE La crisi politica italiana portata sotto il sole: leghismo, impotenza e prospettive deboli
SAGGIO BREVE
La crisi politica italiana portata sotto il sole: leghismo, impotenza e prospettive deboli
07/04/2011
Di F. Allegri
Il tema di oggi è interessante e difficile da ridurre all’interno di uno schema analitico.
Chi affronta questo tema devo superare le nebbie delle ideologie e gli ostacoli creati dalla disinformazione politica quotidiana.
Ci sono più fattori che indicano la crisi politica italiana e io cercherò di passarne in rassegna la maggior parte, senza dare ad uno la rilevanza esclusiva o maggioritaria: se ci saranno delle dimenticanze avrò il tempo per fare delle integrazioni con i commenti o nuovi articoli.
Non inizio dal Berlusconismo, ma dalla Lega.
Capirete poco sotto il motivo della mia scelta iniziale.
In ogni caso queste due realtà politiche hanno un Massimo comun divisore nel fatto che raccolgono i voti di chi un tempo votava la DC e il PSI.
Alle ultime elezioni regionali la Lega ha fatto il pieno di voti di persone che in gran parte non sono federaliste ma dei nordisti che non vogliono le autonomie ma i finanziamenti di Roma, non aspirano alla Padania ma ad un lavoro fisso e al successo personale.
Votano Lega perché pagano troppe tasse, perché così fan tanti e perché hanno capito meglio dei nostri politici la lezione del 1989 e anche quella del 1992.
Nemmeno la Lega rappresenta gran parte di questo nord Italia che in passato votava soprattutto la DC e viveva un perenne distacco dalla politica, ma due anni fa essa ha avuto la fiducia di molti di loro e hanno preferito la Lega al PDL.
C’era un legame non politico che legava queste genti a quei partiti e sempre questo nodo influisce sulle scelte di oggi: CHI È DISTACCATO DALLA COSA PUBBLICA PERCHÉ PRESO DAI SUOI INTERESSI QUOTIDIANI VUOLE UNA POLITICA SEMPLICE E A SUO FAVORE, VUOLE VEDERE IL LESSO, COME SI DICE. In concreto, si tratta di forme parziali di cittadinanza.
Il nordico vuole la politica al suo servizio anche perché lui paga tante tasse, lo ripeto.
Una volta compreso questo concetto, bisogna cercare di stabilire se la Lega sarà in grado di rispondere alle aspettative che gli italiani del nord pongono da sempre e che si accentuano in tempi di crisi.
L’alluvione che a novembre colpì il Veneto è stata una prima dimostrazione dell’incapacità leghista di affrontare una crisi di quelle che il nostro paese vive con periodicità: prevenzione zero potrebbe essere il motto.
Il collateralismo acritico alle scelte personali del governo Berlusconi potrebbero essere una seconda dimostrazione.
Infine l’aggravamento della crisi dovuto alla guerra di Libia potrebbe dare una terza conferma.
Basterà il riportare al nord una parte dei 55 miliardi che ogni anno vengono trasferiti al sud?
Con il federalismo comunale dovrebbero tornare indietro 10 miliardi, forse qualcosa meno vista la crisi appena rammentata.
Forse basterà perché la Lega lavora spesso in un deserto politico e culturale creato dalla disinformazione e si nutre di quel poco di pensiero politico che nasce spontaneamente in ogni realtà sociale organizzata con tecniche depoliticizzanti.
Forse non basterà perché il nord Italia è più evoluto e moderno della Lega in ogni sfera del pensiero umano e dell’agire quotidiano.
Solo il tempo ci dirà se il nord che produce tutto sarà in grado di produrre pensiero politico e politici migliori che pesano l’importanza e l’attinenza alla realtà delle cose che dicono i politicanti e i disinforma tori, in ogni caso non prevedo sviluppi a sinistra.
IO CONSIDERO LA LEGA UN INDICATORE DELLA CRISI POLITICA ITALIANA, IN PARTICOLARE MI INDICA LA MANCANZA DI COSCIENZA POLITICA E I LIMITI DELLA PARTECIPAZIONE ALLA VITA PUBBLICA.
La Lega indica anche i limiti della spinta al cambiamento di questo paese: si tratta di un partito che ha un’anima democristiana e forse anche un passato politico simile, certamente ce l’ha culturale.
Ad esempio, è questa lega democristiana che non vuole e non concepisce l’abolizione o la drastica riduzione delle province, degli 8000 comuni e forse anche di qualche regione.
Io sono convinto che la Lega non porterà nessuna innovazione in più al nord, ma su questo il passare del tempo potrebbe farmi ricredere e salvo qui una parte del decentramento comunale in corso di realizzazione.
Ora passo ad un secondo fattore di crisi: gli attacchi impotenti al “Berlusconismo”.
In questo contesto anche l’attacco vincente, ma ingiusto al ministero Bondi si può considerare come uno dei tentativi goffi ed elettoralistici di far finta di colpire il suo presidente del consiglio. Rammento qui che Bondi è uno dei pochi Berlusconiani con un passato noto di sinistra! Anche questo influisce nel verificarsi di meschinità quotidiane.
Da Bondi passo a Fini per dire che 16 anni sono troppi per capire i limiti politici del Berlusconismo e per constatare che se sono serviti tanti anni ci sono motivi seri da cercare.
Ho sempre avuto delle perplessità sul rapporto tra destra e moralità (come ce l’ho anche su sinistra e moralità) perché io preferisco l’abbinamento destra – centri di potere e anche sinistra – centri di potere.
Di sicuro il Fini è divenuto l’ariete per buttare giù il castello del Berlusconismo, ma si tratta di un ariete piccolo e non si capisce dove siano i confini tra le realtà politiche.
La mia impressione è che Fini attacchi Berlusconi perché vuole subordinare l’alleanza tra Lega e PDL che da tempo e ai suoi occhi ha natura preferenziale.
Aggiungo qui che solo in Italia un presidente della camera può essere considerato super partes, nei paesi normali ci si limiterebbe a richiedere l’applicazione di regolamenti che possono essere ingiusti, ma sempre chiari.
A molti commentatori le scelte di Fini sono sembrate modeste, molti hanno trasferito le proprie debolezze frustrazioni e impotenze sul politico di destra. Io ho un’idea diversa che non si è mai aspettata molto da Fini e che si basa su due principi:
a) si può colpire Berlusconi solo se si indebolisce quella parte corposa (non totale) della casta che lo sostiene per interesse.
b) non si può pensare che qualcuno faccia il lavoro necessario in nostro nome, siamo noi che dobbiamo riprenderci i nostri comuni, le province (se interessano), le regioni e su su a salire!
Il viaggio è lungo e l’arrivo non è certo.
Fini ha da ricostruire un centro destra con le forze cattoliche, so che è un lavoro che serve al paese, io ho altro da fare!
Per questo ora vado a sinistra e qui trovo quattro protagonisti, anzi due più due.
Da un lato metto Renzi e Di Pietro, dall’altro Vendola e Grillo.
Il primo e il terzo sono delle illusioni, verso il secondo e il quarto ho delle aspettative.
Per me Renzi punta solo ad un futuro personale parlamentare, tutto lecito, ma per me non meritevole del mio impegno e nemmeno di quello di tanti democratici. Il parlamento può fare a meno di lui e delle sue costose tecniche di comunicazione politica!
Sul Vendola ho già scritto, posso dire che non ho cambiato opinione e che non vedo novità: continuo a credere che il sostegno pronosticato alla sua azione politica non esiste e in ogni caso non mi parrebbe meritato.
Il Di Pietro furioso non mi piace: alle europee il suo partito ha avuto un buon risultato che posso considerare meritato, ma dopo ho visto errori e vecchie divisioni. Ho scritto anche che Di Pietro doveva consolidare quel risultato organizzando il partito. Non mi pare che lo stia facendo e io non credo che l’IDV possa crescere con discorsi di fuoco espressi anche in dialetto.
Per me, Grillo ha già dato. Credo che presto avremo nuovi eletti in vari comuni, ma la prospettiva è quella di un secondo partito radicale, più popolare e locale, con una tendenza alla destra e al populismo. Mi aspetto poco e in parte male!
Per tutto questo posso dire che l’Italia politica è più arretrata della sua società civile e del suo sistema produttivo. Io individuo il cuore del problema nella CITTADINANZA PARZIALE.
Non chiedo rinnovamenti e istituzioni spaziali, qui non si è ancora capito il principio della sovranità popolare che non è una figura retorica, ma prima di tutto è l’assunzione delle proprie responsabilità.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
Romani, il ministro telecomandato e l’assessore invisibile di Empoli
Romani, il ministro telecomandato e l’assessore invisibile di Empoli
15/02/2011
Di F. Allegri
Oggi voglio commentare uno scritto del 7/10/2010 di Antonio di Pietro sulla nomina di Paolo Romani a ministro dello Sviluppo Economico per poi fare dei paragoni con la presunta mancanza ad Empoli di un assessore all’urbanistica.
Di Pietro fece questo pezzo dopo un intervento in aula dove spiegava chi fosse, secondo lui Paolo Romani e soprattutto perché Berlusconi lo avesse nominato ministro.
Il pezzo stesso conteneva il suo intervento.
Come saprete l’IDV aveva sfiduciato nei mesi precedenti il ministero ad interim di Berlusconi il quale come normalmente non si occupa di guidare il governo non ha guidato nemmeno quel ministero. Non sono tra quelli ingenui che dicono che siamo stati senza un ministero chiave, al massimo sono mancate le scelte di dettaglio e di orientamento, ma nulla di notevole che dovesse partire da li. E’ uguale ad Empoli, siamo senza assessore, ma l’urbanistica è al centro delle scelte della giunta.
C’è un perché più profondo che spiega la lunga mancanza di un ministro e un altro perché diverso che spiega la lunga mancanza dell’assessore (fatte ovviamente le debite proporzioni).
Con l’interim Berlusconi ha rinviato varie decisioni che hanno allargato il suo conflitto di interesse; con l’interim il nostro sindaco porta avanti politiche urbanistiche che appartengono a quel centro destra che un tempo era democristiano e oggi è berlusconiano.
Di Pietro disse, tra l’altro: “Vi è un conflitto di interessi che noi vediamo emergere ogni giorno rimarcato – nei tre giorni successivi alla fiducia ottenuta – ancora una volta in tre argomenti diversi. L’altro ieri, subito dopo aver ottenuto la fiducia, ha rilanciato al primo posto del suo programma la necessità di inserire un altro LODO ALFANO per garantire in qualche modo la sua impunità. Ieri ha detto che bisogna istituire una COMMISSIONE PARLAMENTARE PER INDAGARE SUI MAGISTRATI CHE LO STANNO PROCESSANDO, trasformando esso stesso da imputato in giudice dei propri giudici. Oggi ci dice che nomina come MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO L’ONOREVOLE ROMANI. Allora è bene che si sappia che il conflitto di interesse in cui per tanti mesi è vissuto Berlusconi in quanto Ministro dello sviluppo economico ad interim, lo si ritrova allo stesso modo anche con riferimento al Ministro Romani”.
Questa parte del discorso è attuale anche dopo gli scontri politici in parlamento di dicembre e gennaio e non ha bisogno di essere integrato dai fatti nati dopo il caso Ruby e quello dell’Olgettina.
Subito dopo Di Pietro fece una critica a Romani che condivido.
Sottolineò che tale giornalista si occupa da anni di un settore nevralgico, quello delle telecomunicazioni. E’ da sempre un uomo di fiducia di Berlusconi, uno che sa fare meglio di altri gli interessi del premier, più che un ministro un fedelissimo.
Il ministro dello sviluppo economico deve sovraintendere al mercato televisivo soprattutto a quello che riguarda sia la RAI sia Mediaset, e Di Pietro ricordò nel suo intervento che il governo doveva rinnovare anche il contratto con la RAI.
Il ministero si occupa anche del digitale terrestre e in questo settore con l’interim arrivò a Mediaset anche una quinta frequenza, per abbondare. Di Pietro denunciò in aula questo fatto, parlò di democrazia violentata.
Subito dopo Di Pietro rifletté in modo diverso sul conflitto di interesse, parlò di cricca e di conflitto a personas. Confesso che non sono un assiduo lettore e nemmeno uditore del Di Pietro, per me è la prima volta che lo sento parlare di conflitto a personas.
Se lo avesse fatto prima e avesse tratto le mie conclusioni sarei stato un suo elettore anche in questo decennio e alla fine del passato.
Di Pietro concluse: “Allora, a noi sia permesso di esprimere la nostra contrarietà rispetto a questo ordine del giorno che noi consideriamo ancora da dover verificare in questo Parlamento, perché in questo Parlamento abbiamo ancora di fronte non solo il Presidente del Consiglio, ma anche una serie di Ministri che DA SUOI DIPENDENTI, DA SUOI COLLABORATORI, DA SUOI FEDELISSIMI, dopo che si sono macchiati anche di comportamenti poco trasparenti nel suo interesse, oggi si trovano a governare la cosa pubblica e NON SAPPIAMO SE LO FANNO PER LORO O PER GLI ITALIANI”.
Ci attendono mesi difficili e disponiamo di pessimi politici al governo nazionale e locale dove non c’è Di Pietro, ma solo io e i consiglieri della lista Marconcini a criticare: Petrillo e Morini, ve li rammento.
L’anno scorso noi avevamo messo due contatori, uno per avere il ministro dello sviluppo economico e uno per avere l’assessore all’urbanistica.
Come ministro ci hanno dato Romani e come assessore dobbiamo accontentarci del fatto che anche le 5 cinque stelle hanno messo un loro contatore e ogni tanto i consiglieri del PDL si ricordavano di questa mancanza.
A dire il vero, ultimamente non lo fanno e preferiscono concentrarsi sulle varie riforme urbanistiche in città. Arriverà tanto cemento ad Avane (tutto il possibile), arriverà tanto cemento al Terrafino, ma pare che lo facciano per i ragazzi con particolari disturbi psichici, chi può opporsi?. Avremo un grande magazzino sulla statale tra Pontorme e Montelupo, è vero che restaurano uno scheletro di una vecchia vetreria, ma andate voi a convincere tanti dettaglianti che perderanno clienti di questi tempi. Infine arriva la ex Mostardini che fa spazio a tre imprese e una è con 200 dipendenti che da Scandicci si sposteranno a Villanuova e c’è quella con tanti computer da caricare e scaricare.
Manca la viabilità, è stato detto! Ma è vero? Pare che ci sia un progetto più grande che avrà la sua viabilità solo al momento giusto. Siamo al primo lotto di più lotti e non lo si dice, per questo abbiamo un assessore invisibile e non c’è la viabilità necessaria. Altro cemento è in arrivo, non temete.
Si esce dalla crisi con il cemento? Non credo, per me così dalla crisi economica si entra in quella politica. Presto il consiglio discuterà un lungo documento di verdi e SEL sulla faccenda Mostardini.
Sarebbe una bella sfiducia per l’assessore all’urbanistica se ci fosse, ma io mi chiedo alla fine di questo scritto: “Che ci fanno questi partiti in maggioranza?”
Alla fine della manifestazione del PD – Se non ora …. Quando – hanno fatto volare dei palloncini che il vento ha portato a sinistra e verso il mare. Io so che, al contrario, una parte di quel PD va verso una Villanova urbanizzata secondo quelle regole urbanistiche che ispirarono la realizzazione di Milano 2. Spero di sbagliarmi, sarebbe la prima volta.
——
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Le opposizioni sul caso Cosentino
EMPOLITICA IN PARLAMENTO
Le opposizioni sul caso Cosentino
22/09/2010
Ecco il Resoconto parziale dell’Assemblea tratto dalla camera.it del 22 settembre 2010 in materia di
Discussione di una domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni nei confronti del deputato Cosentino (Doc. IV, n. 6-A). Si tratta delle voci dell’opposizioni perché quelle governative hanno già avuto una diffusione sufficiente.
Eventuali commenti li troverete in scritti passati e futuri.
[…]
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, onorevole Samperi.
MARILENA SAMPERI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, le intercettazioni di cui stiamo discutendo si inseriscono nell’ambito di un’indagine della procura di Caserta, di cui l’Assemblea ha conoscenza perché si è già espressa per quanto riguarda la richiesta dell’autorizzazione agli arresti dell’onorevole Cosentino. Oggi ci viene chiesta l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni, intercettazioni avvenute nell’ambito della stessa identica inchiesta. Quello di cui oggi noi ci dobbiamo occupare è se sussista o meno il fumus persecutionis nei confronti dell’onorevole Cosentino per quanto riguarda questa indagine e questa richiesta, quindi di questo io mi occuperò e a questo mi atterrò, perché il compito della Giunta è un compito puramente tecnico: le valutazioni politiche saranno a latere.
Queste intercettazioni sono state regolarmente autorizzate, sono state concluse entro i termini di efficacia dei relativi decreti di attuazione e quindi sotto questo profilo non vi è nessuna eccezione e non vi è nessun dubbio che vi sia un fumus persecutionis.
Per quanto poi attiene alla legittima acquisizione delle comunicazioni invece, in relazione al carattere indiretto delle intercettazioni, dobbiamo rilevare che sono moltissime le intercettazioni a carico delle utenze di Valente e dei fratelli Orsi e quindi non si può presumere che «di mira» ci sia stato l’onorevole Cosentino e che in effetti le intercettazioni siano state dichiarate indirette per glissare la norma precisa che richiede che per intercettare qualsiasi parlamentare va chiesta l’autorizzazione preventiva alla Giunta e alla Camera dei deputati. Quindi, noi ci troviamo di fronte ad intercettazioni sicuramente indirette, anche perché l’onorevole Cosentino non risultava iscritto nel registro degli indagati prima del 2008 e queste intercettazioni sono tutte relative a periodi precedenti il 2008. Dunque, noi ci troviamo in presenza di intercettazioni che sono avvenute nell’ambito di altri procedimenti, tutti anteriori alla data del 2008, ci troviamo di fronte ad un’iscrizione nel registro degli indagati dell’onorevole Cosentino che è datata 2008 e quindi non vi è alcun elemento che possa indurci a considerare dirette queste intercettazioni, che sono assolutamente casuali.
Tra le altre cose, a conferma di quanto stiamo sostenendo, vi è una sentenza della Corte di cassazione – contro cui Cosentino ha proposto ricorso per il rigetto e per l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare – che, analizzando gli atti, certifica e sostiene proprio questo elemento.
Prima del 2008, cioè, non si poteva costruire un quadro di accusa nei confronti dell’onorevole Cosentino e solo dopo l’avvio della collaborazione di Vassallo, di Valente e dei fratelli Orsi si è potuto ricostruire un quadro di malaffare e di intrigo tra politica, imprenditoria e camorra, che è diventato chiaro solo allora, solo da quel momento in poi. Ecco perché riteniamo che vi siano tutti gli elementi per concedere l’autorizzazione.
Tra l’altro, coerentemente all’assunzione di questa decisione, il Partito Democratico e la maggioranza, durante la scorsa legislatura, avevano già deliberato, per esempio, l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni dell’onorevole Fassino, che non era nemmeno indagato. Ma il ragionamento…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Samperi, il suo tempo è scaduto.
MARILENA SAMPERI, Relatore di minoranza. Concludo, signor Presidente, sul punto di diritto. Ecco il motivo per il quale invitiamo l’Assemblea a votare per l’utilizzo delle intercettazioni che, tra l’altro, potrebbero anche risultare giovevoli all’onorevole Cosentino.
(DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Della Vedova.
Ne ha facoltà.
Non vedo l’onorevole Della Vedova. Se si può pregare l’onorevole Della Vedova di accelerare il suo ingresso in Aula, visto che era qui poc’anzi.
GIUSEPPE CONSOLO. È in Aula, Presidente.
PRESIDENTE. È in Aula ma è invisibile, evidentemente. Ecco che è arrivato. Prego, onorevole Della Vedova, ha facoltà di parlare.
BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, chiedo scusa, sono stato male informato sui tempi. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci rendiamo perfettamente conto che l’autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni telefoniche indirette a carico di un parlamentare pone un problema di grande rilievo costituzionale. Non è di questo però che dobbiamo occuparci; i punti fermi su cui invece tutti dobbiamo concordare sono due: il primo è che l’articolo 68 della Costituzione è a tutela, non dei singoli parlamentari, ma dell’intero Parlamento e dell’esercizio di un mandato in cui si esprime la sovranità popolare. Il secondo punto, altrettanto importante, è che il voto del Parlamento non può essere motivato da ragioni di solidarietà o ostilità politica nei confronti di un collega, il voto della Camera non può essere pregiudizialmente a favore o contro un proprio componente. Quanto l’articolo 68 della Costituzione consente non è la tutela assoluta dei parlamentari, poiché ne è autorizzabile perfino l’arresto, né un giudizio politico delle Camere, poco importa se favorevole o contrario ad una richiesta dell’autorità giudiziaria. La Camera ha già respinto una richiesta di arresto a carico del collega Cosentino, ora si tratta di respingere o autorizzare l’utilizzo di un certo numero di intercettazioni a carico di terzi, disposte nell’ambito di procedimenti in cui l’onorevole Cosentino, al tempo, non risultava indagato e che adesso si intendono utilizzare contro di lui. Non c’è alcun elemento che possa far pensare al fumus persecutionis. La prudenza che la Camera ha dimostrato in precedenza nel non autorizzare l’arresto del collega Cosentino, non trascina con sé un giudizio di irrilevanza rispetto ad atti istruttori sui quali non spetta comunque alla Camera, ma agli organismi inquirenti e giudicanti, trarre conclusioni definitive in sede giudiziaria.
Del collega Cosentino non possiamo che presupporre la buona fede e l’innocenza e contiamo che questa possa emergere, al di là di ogni dubbio, anche in sede processuale. Tuttavia, abbiamo il dovere di riconoscere la medesima buona fede anche a quei magistrati i cui risultati nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata tutti quotidianamente celebriamo, anche ascrivendola giustamente al merito dell’azione del Governo, soprattutto in quelle aree in cui lo Stato contende alla criminalità organizzata il controllo del territorio e, quindi, di fatto la sovranità politica.
Il collega Cosentino ha avuto un atteggiamento positivo di fiducia e di sicurezza sulla mancanza, anche in queste intercettazioni, di elementi a suo carico, tali da confermare le accuse gravi che gli vengono mosse. L’inconsistenza delle accuse che l’onorevole Cosentino denuncia non potrà che emergere ancor più chiaramente se l’autorità giudiziaria potrà procedere utilizzando tutti i mezzi istruttori che essa ritiene rilevanti.
Il nostro garantismo – che non è in discussione – si esplica nel vigilare che indagini e processi, compreso quello al collega Cosentino, siano equi e rispettosi fino in fondo della difesa: difesa che, però, non è il Parlamento a dover esercitare. Anche per questa ragione, riteniamo che non esistano motivi per respingere la richiesta del giudice per le indagini preliminari di Napoli. Il gruppo Futuro e Libertà per l’Italia voterà, dunque, contro la proposta della Giunta per le autorizzazioni, a scanso di ogni equivoco, parlando anche per coloro che sembrano non voler sentire.
I deputati di Futuro e Libertà per l’Italia si sentono tutti, senza eccezioni, vincolati dal patto con gli elettori stipulato nel 2008. Il loro sostegno convinto al Governo Berlusconi nell’attuazione del programma non è mai stato in discussione e non lo sarà fino all’ultimo momento di vita del Governo, che noi vogliamo coincida con la scadenza naturale della legislatura. L’ostilità nei confronti del nostro gruppo e il tentativo pasticciato, quanto illusorio, di costruire una maggioranza posticcia, ma indipendente dai voti di Futuro e Libertà per l’Italia, non è un contributo alla stabilità politica dell’Esecutivo.
Per le sue caratteristiche – e concludo, signor Presidente – il voto di oggi non è, né può essere ricondotto ad un vincolo di maggioranza. Votiamo a favore dell’uso delle intercettazioni, non votiamo e non voteremo contro il Governo (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per l’Italia).
[…]
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che dal rappresentante del gruppo Popolo della Libertà è stato richiesto di procedere alla votazione mediante scrutinio segreto. La richiesta può essere accolta. La votazione che l’Assemblea si appresta ad effettuare, infatti, incide in modo palese sulla libertà e sulla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, di cui all’articolo 15 della Costituzione, richiamato dall’articolo 49 del Regolamento tra quelli in relazione ai quali può essere ammesso lo scrutinio segreto.
Pongo, pertanto, in votazione a scrutinio segreto la proposta della Giunta di negare l’autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni nei confronti del deputato Cosentino.
Ricordo che chi intende concedere l’autorizzazione all’utilizzazione delle intercettazioni dovrà votare «no», mentre chi intende negare la suddetta autorizzazione dovrà votare «sì».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 593
Maggioranza 297
Voti favorevoli 308
Voti contrari 285
(La Camera approva – Vedi votazioni – Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà,
Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia – Partito Liberale Italiano).
Da quando scrissi insicuro ad ogni velocità
Da quando scrissi insicuro ad ogni velocità
20/09/2010
Di Ralph Nader
Fatemi celebrare alcune buone notizie, prima di fare qualche precisazione.
Gli incidenti mortali nel traffico in USA sono caduti al minimo degli ultimi 60 anni.
Ci sono stati 33.808 morti nel 2009 – un 9,7% di declino rispetto all’anno precedente, secondo l’amministrazione del National Highway Traffic Safety (NHTSA).
La riduzione attraversa il confine del passeggero dei veicoli, camion leggeri, grandi camion, motocicli e pedoni.
Dal 1966 quando le leggi sulla sicurezza dei veicoli a motore e delle autostrade fu approvata dal Congresso – guidato dai democratici ma con il supporto repubblicano significativo – il tasso di mortalità è caduto dal 5,49% (50.894 morti) al 1,13% del 2009 (33.808 morti).
Tale grande riduzione dei morti si verificò mentre le miglia percorse in assoluto sono più che triplicante in questi decenni passati.
Queste riduzioni marcate degli “incidenti” non sono accadute per fortuna.
Sono venute perché il compito della sicurezza nazionale in autostrada è divenuta una legge.
La politica nazionale a favore della diffusione di una maggiore sicurezza pubblica – iniziò con lo scandalo al Congresso dopo che General Motors e i suoi incapaci tentarono di fare indagini private per gettare su di me “frecce e sporcizia” prima e dopo la pubblicazione del mio libro “Unsafe at Any Speed” nel novembre del 1965.
Audizioni congressuali estese al Senato e alla House realizzarono l’evidenza schiacciante che le imprese automobilistiche avevano eliminato l’uso di dispositivi di sicurezza disponibili da tempo e venduto stili e cavalli motore oltre la sicurezza e l’efficienza dei carburanti.
Quarantaquattro anni fa nel Settembre del 1966 il Presidente Lyndon Baines Johnson firmò la legge e mi presentò come una delle penne alla cerimonia alla Casa Bianca.
Il processo legislativo deliberato lavorò come si pensava che avrebbe lavorato.
La stampa e la TV a Washington e Detroit coprirono nel 1966 gli sviluppi dell’Auto Safety ogni settimana con articoli regolari sulla truffa e non con una copertura occasionale.
Questo parò il colpo di ogni opposizione dei membri del Congresso.
I dirigenti dell’impresa dell’auto parlarono alle audizioni e si dimostrarono non convincenti.
NHTSA fu stabilita come un’agenzia del Ministero dei Trasporti con il Dr. W. Haddon, uno studioso molto ben informato e specialista della prevenzione dei trauma in autostrada.
NHTSA ricevette l’autorità regolatrice di stabilire gli standard di sicurezza obbligatori, di richiedere la correzione dei difetti dei veicoli e di ricercare prototipi avanzati di veicoli sicuri adatti alla produzione di massa.
Gente esperta e intelligente andò a lavorare per NHTSA per affrontare questa quarta causa principale di morte in USA integrando il veicolo, le autostrade e le colpe del guidatore.
La ricerca utile e gli esami si espansero con rapidità insieme ai livelli di probabilità motoristica per veicoli più sicuri.
Molte meno persone persero le loro vite o si ferirono grazie al maggior uso della cintura di sicurezza, migliori air bag, freni, gomme, leggi sul bere alla guida e migliorie nel progetto di autostrade in base a correzioni “hot spot” sulle sistemazioni pericolose.
Più recentemente, l’adozione più piena dei controlli di stabilità elettronica e migliori capacità per evitare la collisione predicono una sicurezza anche migliore sulle strade.
Sulla strada fin dal 1966, tuttavia, ci furono molte opportunità perdute, ritardi, soppressione di avanzamenti necessari di veicoli esistenti e di modelli di gomma, e l’evitare i ritiri necessari.
Molte vite sono state perse e le ferite inflitte cme risultato di tale insensibilità.
La pressione venne dal lobbysmo dell’impresa dell’auto e dai loro amici alla Casa Bianca e al Congresso, come il loro potente difensore eterno, il Dem. J. Dingell dal Michigan che quasi mai vide un modello di sicurezza o di efficienza del carburante che gli piacesse.
Dalla parte del consumatore sono stati per tanto tempo gli avvocati J. Claybrook e C. Ditlow.
Lo scorso decennio, i guidatori distratti dall’uso del cellulare e di mezzi elettronici provocarono la perdita di oltre 1000 vite all’anno.
Il Ministro dei Trasporti, Ray La Hood ha fatto di questo pericolo crescente una causa maggiore.
Con la crescita nel numero di motocicli fino a 11 milioni, c’è stata una crescita fissa negli incidenti mortali motoristici nel corso degli anni.
Ciò è dovuto in non piccola parte al fatto che 30 stati non hanno una legge sul casco obbligatorio.
“Insieme alle tasse e al tempo, c’è la certezza che la mancanza di leggi sul casco obbligatorio lascia più motociclisti morti sulle autostrade”, dice Jackie Gillan, vice presidente di Advocates for Highway and Auto Safety.
“E’ come avere avuto una cura per l’AIDS da venti anni e non applicarla in alcuni stati”, lei ha aggiunto.
Le leggi di sicurezza devono essere migliorate e rinforzate di volta in volta.
Ora una legge si muove per il Congresso, molto contrastata dall’industria, per indurire i deboli provvedimenti di penalità, rinforzare alcune salvaguardie contro i difetti scoperti di nuovo e incrementare il piccolo bilancio pietoso di NHTSA per i modelli di sicurezza, il ritiro e la ricerca sui motoveicoli.
Il bilancio annuale corrente è di quasi $150 milioni che è meno di tre mesi di valore dei vostri dollari delle tasse pagate ai contrattisti aziendali per sorvegliare l’Ambasciata USA e il suo personale a Baghdad, in Iraq.
Mentre il declino degli incidenti mortali del 2009 è attribuibile in parte considerevole alla recessione, il record della norme di sicurezza autostradale, collisioni e resto, certamente è comparabile con favore alle strutture di sicurezza anemiche create per tecnologie diffuse come le trivellazioni e i travasi fuori costa.
—–
Tradotto da Franco Allegri il 01/02/2011. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
Since unsafe at any speed
20/09/2010
by Ralph Nader
Let’s celebrate some good news, before some qualifications are considered.
Traffic fatalities in the U.S.A have dropped to a 60 year low.
There were 33,808 deaths in 2009 – a 9.7 percent decline from the previous year, according to the National Highway Traffic Safety administration (NHTSA).
The reduction was across the board from passenger vehicles, light trucks, large trucks, motorcycles and pedestrians.
Since 1966 when the motor vehicle and highway safety laws were passed by Congress – led by Democrats but with significant Republican support – the fatality rate dropped from 5.49 percent (50,894 lives lost) to 1.13 percent in 2009 (33,808 lives lost.)
This large live-saving reduction occurred while absolute vehicle miles traveled increased more than threefold in those intervening decades.
These sharp reductions in “accidents” did not happen by chance.
They came about because the national highway safety mission was enacted into law.
The national policy to address a major public safety epidemic – started with the Congressional outrage following General Motors and its clumsy attempt to have private detectives try to “dig up dirt” on me before and after publication of my book “Unsafe at Any Speed” in November 1965.
Extensive Congressional hearings in the Senate and the House pulled together the overwhelming evidence that the auto companies were suppressing the use of long-available safety devices and selling style and horsepower over safety and fuel efficiency.
Forty-four years ago in September 1966, President Lyndon Baines Johnson signed the legislation and presented me with one of the pens at the White House ceremony.
The deliberate legislative process worked as it was supposed to work.
The press and TV in Washington and Detroit covered the Auto Safety developments week after week in 1966 as a regular reporting beat instead of just an occasional feature.
This kept the heat on any recalcitrance by members of Congress.
The auto company executives had their say at hearings and proved unpersuasive.
NHTSA was established as an agency in the Department of Transportation with Dr. William Haddon, a very knowledgeable scholar and specialist in trauma prevention on the highway.
NHTSA was given regulatory authority to establish mandatory safety standards, require vehicle defect recalls and research advanced prototype safety vehicles suitable for mass production.
Intelligent, experienced people went to work for NHTSA to tackle this fourth leading cause of death in the U.S. integrating vehicle, highway and driver inputs.
Useful research and testing expanded rapidly along with motorist expectation levels for safer vehicles.
Far fewer people were losing their lives and incurring serious injuries due to greater seat-belt usage, better air bags, brakes and tires, stronger enforcement of drunk-driving laws, improvements in highway design right down to “hot spot” corrections at high-casualty locations.
More recently, the wider adoption of electronic stability controls and better collision avoidance capabilities augur even better safety on the roads.
Along the way since 1966, however, there were many missed opportunities, delays, suppression of needed upgrades of existing vehicle and tire standards, and avoidance of necessary recalls.
Many lives have been lost and injuries inflicted as a result of such callousness.
Pressure came from the auto company lobbying operation and their friends in the White House and Congress, especially their powerful perennial defender, Democrat John Dingell from Michigan, who almost never saw a safety standard or fuel efficiency upgrade he liked.
On the consumer side have been long-time advocates Joan Claybrook and Clarence Ditlow.
In the past decade, distracted drivers using cell phones and other electronic gadgets are involved in the loss of over 1000 lives a year.
Secretary of Transportation, Ray LaHood has made this growing peril a major cause.
With the rise in the number of motorcycles to 11 million, there has been a steady rise in motorcycle fatalities over the years.
This is due in no small part to 30 states not having a mandatory helmet law.
“Along with taxes and weather, there is the certainty that no mandatory helmet laws leave more motorcyclists dead on the highway,” says Jackie Gillan, vice president of Advocates for Highway and Auto Safety.
“It’s like having a cure for AIDS over twenty years and not applying it in certain states,” she added.
Safety laws have to be updated and strengthened from time to time.
Currently a bill is moving through Congress, largely opposed by industry, to toughen the weak penalty provisions, strengthen some safeguards against newly discovered defects and increase the pitifully small budget in NHTSA for motor vehicle safety standards, recalls and research.
The current annual budget is about $150 million, which is less than three months worth of your tax dollars paying corporate contractors to guard the U.S. Embassy and its personnel in Baghdad, Iraq.
While the decline in highway casualties in 2009 can be attributed to a considerable degree to the recession, the record of highway safety regulation, bumps and all, certainly compares favorably with the anemic safety frameworks set up for other widespread technologies such as offshore drilling and spilling.