Articoli marcati con tag ‘bipolarismo’

Beppe Grillo e la questione dell’immigrazione

Beppe Grillo e la questione dell’immigrazione
05/07/2011
Di F. Allegri
Come faccio di tanto in tanto oggi commenterò e approfondirò uno scritto che ho trovato on line o in qualche forum di discussione.
Oggi è il turno di un pezzo del 21/01/2011 tratto da “Il Blog di Beppe Grillo” e intitolato: “LA BALLA SULL’IMMIGRAZIONE CONDIVISA DA DESTRA E DA SINISTRA”.
Io ho ancora qualche residua speranza nella classe politica italiana nonostante che io sia convinto del fatto che gli uomini e le donne virtuose siano una minoranza trasversale e debole.
Questo vale per l’Italia, per la Toscana, la provincia di Firenze e per il nostro circondario. Leggi il resto di questo articolo »

SAGGIO BREVE La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio

SAGGIO BREVE
La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio

03/04/2011
Di F. Allegri
Qualcuno mese fa il professor Nappini, conversando con amici, constatò che c’era tanta differenza tra l’impegno politico di Beppe Grillo e quello di Roberto Benigni.
Da un lato si stavano diffondendo tante piccole liste di Grillo mentre dall’altro Benigni sembrava indifferente e lontano.
In questi sei mesi del 2011 la situazione si è rovesciata: le liste di Grillo sono poche e tutte piccole anche se non irrilevanti mentre Benigni ci ha regalato due super momenti.
Per me, il secondo (lo spettacolo di San Remo) è stato eccezionale e degno di quel particolare fenomeno che si festeggiava: il Risorgimento.
Nello spettacolo di Benigni c’era tutto. Storia locale e nazionale, il dramma, la musica, la satira e l’attualità e il tutto era ad alto livello.
Quello è ciò che Benigni può dare alla politica e ad una sinistra che guardi al Risorgimento e alla presidenza accorta di Napolitano.
Questo super spettacolo fu preceduto a Novembre da un altro momento di altissima qualità: mi riferisco al monologo che Benigni fece a “Vieni via con me” ripetendo alcune battute dette in quel periodo dal capo del governicchio.
Bastò che lui ripetesse quelle frasi per creare una situazione esilarante che vi spiegherò a livello di comunicazione politica.
Il primo punto è che quando Berlusconi parla non improvvisa, ma usa un linguaggio studiato a livello tecnico e indirizzato alla sua platea sulla base del marketing commerciale che qui diventa politico.
Il secondo punto è collaterale e si basa sui livelli di coscienza politica presenti nel paese.
Credo che Benigni sappia questo quando riprende tali frasi ad effetto e le porge ad un pubblico di sinistra e più politicizzato che lo segue ed ammira.
Il suo successo è facile e meritato. Anche questo dimostra la crisi della politica italiana.
Ecco cosa disse Benigni, tra tanto altro: “Il caso Ruby è una vendetta della mafia contro di me”.
Figuriamoci, ma meditiamo.
Benigni giocò molto anche con le frasi di vari ministri i quali spesso parlano sotto la dettatura di Berlusconi e dei suoi pubblicitari.
Queste appartengono al mondo della caccia al consenso e proprio in conseguenza di questo basterebbe poco a rovesciarle se le nostre opposizioni fossero moderne, credibili e diffuse tra la gente e tra l’italiano medio.
Purtroppo abbiamo opposizioni storiche, non sempre credibili e con poche speranze di allargare la loro diffusione.
Ecco che dobbiamo accontentarci di Benigni e del fatto che il suo spettacolo meraviglioso sembri qualcosa di inarrivabile.
Uno che dovrebbe capire queste cose è il buon Travaglio che in quei giorni vide lo spettacolo e commentò la vicenda dicendo che avevamo dei personaggi ridicoli al governo.
Le cose non stanno così!
Benigni riesce a ridicolizzare il potente di turno perché è un grande artista, ma noi non possiamo dimenticare che le forze politiche di opposizione non fanno presa sul libero cittadino o non riescono ad essere pari ad un governo che tira a campare, se va bene.
La nostra politica non ha aspetti comici e una piccola tragedia che viene da lontano e pare destinata a zoppicare ancora a lungo.
Nello scritto del 10 novembre si chiese: “come è possibile che un simile pagliaccio sia ancora a Palazzo Chigi?”
Io credo di avergli risposto sopra, ma da un altro punto di vista più politologico aggiungo che pure questa classe politica è rappresentativa delle idee politiche presenti nel paese.
Posso anche fare un altro piccolo elogio a Beppe Grillo, ma anche il suo impegno dimostra che non c’è nel paese un popolo di politici nuovi pronti per e favorevoli al cambio di regime.
Non sono tra quelli che lodano gli inciuci tra PD e PDL, ma uno dei pochi che conosce la forza e la mediocrità dei bipolarismi del mondo dove ogni parte si regge grazie all’altra!
Tra il 1992 e il 1996 siamo passati dalla padella alla brace e in queste condizioni ci resta almeno un grande Benigni per consolarci.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.

Duelli quotidiani tra la carta stampata

Duelli quotidiani tra la carta stampata
21/02/2011
Di F. Allegri
Dopo una decina di giorni di pausa torno a commentare uno scritto del blog di Corrias, Gomez, Travaglio e oggi ho scelto il pezzo del 9 ottobre 2010 intitolato “La stampa dipendente”.
Il pezzo fu pubblicato anche da Il Fatto Quotidiano.
Posso dirvi subito che ritornerò sul tema anche in futuro per approfondire il tema vero che è quello della stampa FORTE.
In questi giorni ho assistito al duello tra la gente fra sostenitori e critici di Berlusconi e domenica sono stato al Se non ora … quando.
Ci ho riflettuto qualche giorno e mantengo un apprezzamento per la manifestazione; c’è qualcosa di nuovo, ma mi rendo conto che anche questa ha fatto parte della lunga stagione teatrale della politica italiana.
Un teatro che non è di quello buono come a Bali (lo stato – teatro secondo Clifford Geertz), ma dell’assurdo!
Assisto da un anno a un bel duello che mi entusiasma di più: è quello tra Libero e Il Giornale da un lato e Il Fatto Quotidiano dall’altro.
Vi ricordo che da anni non compro giornali, ma ogni giorno vado a leggermeli al bar o in biblioteca.
Il Fatto ha superato Libero nelle vendite, ma la sua ambizione deve essere quella di raggiungere il giornale di casa Berlusconi e credo che con questo pezzo abbia lanciato la sfida agli avversari.
Ecco perché oggi rileggo il pezzo del 9 ottobre: qui il mondo del Fatto tenta e riesce a colpire tutti i suoi avversari commentando un dialogo intervista tra il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti e all’ex direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi, Maurizio Belpietro e andata in onda su una tv di Silvio Berlusconi, Canale 5 partendo, a mia avviso, da una posizione che ha delle debolezze.
Come dice il pezzo del Fatto, quella intervista fu una specie di riunione familiare e si potrebbe aggiungere che il conflitto di interessi era andato in video se Sallusti non si fosse chiesto come mai nessuno li avesse ancora perquisiti dopo lo scontro e le critiche della presidentessa di Confindustria.
OGGI LA QUESTIONE PARE SUPERATA, MA PER GIORNI LA VICENDA È STATA AL CENTRO DELLE CRONACHE.
Io credo che in quei giorni Il Giornale che fu di Montanelli abbia toccato il suo punto più basso, ma anche se ho aspettato mesi faccio difficoltà a descrivere lo scenario di quello scontro.
Nello STATO – TEATRO italiano la stampa ha solo la funzione di locandina che deve pubblicizzare la recita del giorno, di ieri o di domani, è tutta debole e ha le sue colpe.
La politica italiana finge spesso di essere un duello al sole, ma solo quando si capisce la vera natura degli scontri si può denunciare la non veridicità degli scontri in primo piano, se si è persona che rincorre la correttezza delle informazioni.
Sempre in quella intervista, Sallusti denunciò una disparità di trattamento forse confidando che nessuno si rendesse conto della diversità delle due situazioni! In Italia può accadere.
Sallusti si chiese perché “il presidente del Senato, Renato Schifani, dice ogni giorno in tutte le sedi pubbliche di sentirsi minacciato dalle inchieste de Il Fatto Quotidiano. Un giornale che da due mesi sostiene che Schifani sia mafioso”.
Il Fatto vide in questo un autogol del Sallusti, ma io so che questa frase non viene solo dal giornalista del Giornale, viene dal profondo di una destra italiana e mostra anche le debolezze di una sinistra italiana che fa accuse di queste gravità, ma non mette in campo le lotte che sarebbero consequenziali in tutti i paesi liberi del mondo.
Qui tutto fa brodo per le periodiche elezioni e s’ode in sottofondo un coro del volemose bene.
Nel pezzo quella frase ha una sua centralità e la risposta del Fatto fu appropriata, almeno nella circostanza, se si omette di analizzare fino in fondo quanto riportato da Sallusti.
Il Fatto replicò così: “Ora, è chiaro che Sallusti va ringraziato. Due volte. La prima perché, bontà sua, si è limitato a buttar lì l’idea (inquietante per il contesto) della perquisizione a Il Fatto, aggiungendo però di ‘augurarsi che ciò non avvenga’. La seconda perché dà la possibilità a tutti di comprendere la differenza che passa tra il giornalismo dipendente (il suo) e quello indipendente (il nostro)”.
Io non vedo solo un giornalista dipendente e uno indipendente, io vedo due giornalismi deboli che avranno molte difficoltà nei prossimi anni. Forse il duello sulla carta stampata (e in televisione) forgerà il loro lavoro e manterrà i loro lettori più fedeli, ma c’è un’Italia che vuole di più da entrambi.
Questa Italia non ha capito perché la Marcegaglia si sentisse minacciata e perché il Giornale la indagasse.
Questa Italia non si accontenta delle critiche scritte in editoriali, certe super accuse vanno provate e configurate oppure non vanno mosse.
Il Fatto puntualizzò la sua indipendenza (solo in Italia accade questo) e ricordò che, a partire dal 2009 avevano trovato delle notizie sull’avvocato palermitano scelto da Berlusconi come seconda carica dello Stato e di come le avessero pubblicate 20 volte.
Purtroppo, al momento, non c’è nulla di penale e tanto di politico e finché tali accuse non saranno approfondite è vano affrontare, non sempre centralmente, tale battaglia solitaria che poteva solo portare Il Fatto nel tribunale civile (come è accaduto). Si parla di una causa da 720.000 euro.
Altrimenti, lo ripeto, tutto appare come elettoralistico e aggiungo un perdente.
Ah dimenticavo, questo va fatto a Palermo e in Sicilia, non a Firenze, Roma o Milano perché la politica è cibo per gente dura sempre più stanca.
Il pezzo si conclude con 2 considerazioni sulla causa civile: “Ma che se perderemo pagheremo di tasca nostra. Con i soldi che ogni giorno ci danno i nostri soli padroni: i lettori”.
Un quotidiano non deve essere solo libero, deve essere accurato e perfetto, specie quando le accuse sono gravi!
La crisi sarà lunga e a noi mancano anche i giornali!

Il cattivo bipolarismo della California

Il cattivo bipolarismo della California
23/07/2010
Di Ralph Nader
Il mese scorso, gli interessi del Grande Affare con spudoratezza assestarono alla nostra democrazia già povera un colpo devastante traviando gli elettori californiani con il SI alla Proposta 14; senza che i suoi oppositori mobilitassero la gente con le loro critiche.
Questa riforma elettorale prevede che le elezioni di Novembre in quello stato per i membri degli uffici elettivi del Congresso e dello stato siano riservate solo ai due candidati più votati alle primarie di Giugno.
Non ci saranno più le primarie separate di partito, ma solo una primaria aperta.
Gli elettori possono votare ogni candidato al ballottaggio per ogni ufficio.
I candidati presidenziali sono ancora sottomessi al vecchio sistema.
Dato che i 2 maggiori partiti sono i più ricchi ed hanno il potere dell’incarico e regole favorevoli, i “2 più votati” di questa “deformazione” sono noti, saranno un Repubblicano e un Democratico o, nei distretti gerrymandered, 2 Repubblicani o 2 Democratici. Leggi il resto di questo articolo »

FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA – La tempesta nel bicchiere

FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA
La tempesta nel bicchiere
27/04/2010

Di F. Allegri
Era d’Aprile e la primavera non arrivava.
Pioveva e rannuvolava e i saggi e i profeti che da anni temevano il caldo non rinunciavano ai loro dotti discorsi o alle loro profezie.
Era quasi primavera ed era quasi la stagione delle riforme, forse è per questo che entrambe non arrivavano.
A doppio meridione tutto era doppio anche i capi del partito dominante. I duarchi litigavano sempre, ma bastava che non si sapesse. Leggi il resto di questo articolo »

FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA

1) Lo chiamavano Bipolarismo
Di F. Allegri
C’era una volta un eroe leggendario: lo chiamavano Bipolarismo e faceva sembrare doppio tutto quello che era numeroso e unito tutto quello che era diviso e viceversa.
L’esistenza di un simile eroe non è certa; in realtà non si sa nemmeno cosa fosse di preciso. Qualcuno pensa a un idolo, altri ad un medicinale e giustificano tale congettura citando alcuni reperti giornalistici che parlavano del bipolarismo come del “rimedio per tutti i mali”.
L’arrivo del bipolarismo nel “Doppio Meridione” precedette la Grande Riforma Prima e molti studiosi ritengono che questa sia stata il suo primo successo.
Quello fu un periodo storico confuso e pieno di punti oscuro. Fu allora che gli indigeni mutarono i loro costumi. Abbiamo molti reperti televisivi, ma i TG di quel tempo erano veramente strani. Quelli locali reintrodussero i dialetti, lingue senza tradizioni scritte che fino a quel momento erano state usate solo Leggi il resto di questo articolo »

Consiglio Comunale n°20 23/11/2011 PUA
Consiglio Comunale n°21 28/11/2011
Parassiti: spot istituzionale
Conto alla rovescia
febbraio: 2012
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