Articoli marcati con tag ‘crisi economica’
I DEBITI DI USA, ITALIA E GRECIA NELLA CRISI MONDIALE E NELLA POLITICA ITALIANA ED EUROPEA
I DEBITI DI USA, ITALIA E GRECIA NELLA CRISI MONDIALE E NELLA POLITICA ITALIANA ED EUROPEA
30/12/2011
Di F. Allegri
Siamo sempre all’interno dell’analisi della nascita del governo Monti e oggi vi dirò che l’attuale esecutivo è figlio di questi tre debiti e delle scelte politiche concepite per metterli sotto controllo.
Parto dalle mie ultime 2 traduzioni di scritti di Ralph Nader e Lester R. Brown sugli USA.
Nader ci ha detto 4 cose essenziali:
a) i fanatismi ideologici (anche liberali) sono pericolosi e dannosi (si riferiva al Tea Party di Cantor, ma il concetto è generale);
b) il tetto del deficit USA è stato alzato 60 volte dal 1930 ad oggi;
c) una parte della classe politica americana non è in grado di affrontare la crisi attuale (qui il concetto si può allargare);
d) infine, in USA nascono nuovi movimenti e idee di lotta politica (anche in conseguenza del punto precedente). Leggi il resto di questo articolo »
Nota islandese
Nota islandese
14/08/2010
Di F. Allegri
Molti amici mi chiedono di parlare dell’Islanda e della sua rivoluzione del novembre 2010.
Io posso partire da un punto: all’inizio ho seguito in diretta la vicenda, vidi le foto della presa del palazzo del governo e la fuga del presidente in elicottero! Dopo ho salutato con favore il loro referendum finanziario e anche la svolta delle elezioni politiche. Leggi il resto di questo articolo »
Beppe Grillo e la questione dell’immigrazione
Beppe Grillo e la questione dell’immigrazione
05/07/2011
Di F. Allegri
Come faccio di tanto in tanto oggi commenterò e approfondirò uno scritto che ho trovato on line o in qualche forum di discussione.
Oggi è il turno di un pezzo del 21/01/2011 tratto da “Il Blog di Beppe Grillo” e intitolato: “LA BALLA SULL’IMMIGRAZIONE CONDIVISA DA DESTRA E DA SINISTRA”.
Io ho ancora qualche residua speranza nella classe politica italiana nonostante che io sia convinto del fatto che gli uomini e le donne virtuose siano una minoranza trasversale e debole.
Questo vale per l’Italia, per la Toscana, la provincia di Firenze e per il nostro circondario. Leggi il resto di questo articolo »
Una crisi economica a due facce con grandi limiti politici: da Mirafiori a Palermo.
Una crisi economica a due facce con grandi limiti politici: da Mirafiori a Palermo.
18/06/2011
Di F. Allegri
La notizia del giorno è che la BCE non vuole due italiani tra i suoi banchieri – dirigenti e in nome di un principio di autonomia (adattato alle esigenze di questi potenti del momento) stati sovrani come l’Italia di Berlusconi e la Francia di Sarkozy devono conformarsi.
Stati deboli in tempi di crisi!
Oggi comincio a guardare questa verità attraverso i fatti accaduti nei mesi già trascorsi del 2011. Leggi il resto di questo articolo »
Mancare il Bersaglio sui Deficits
Mancare il Bersaglio sui Deficits
29/11/2010
Di Ralph Nader
Le recenti relazioni delle due commissioni sul deficit – una nominata dal Presidente Barack Obama (fiscalcommission.gov) e l’altra dal privato Bipartisan Policy Center (bipartisan policy.org) – non difettano di specificità.
Infatti, sono così specifici che oscurano il bisogno di una filosofia pubblica più esplicita che riveli sia le loro predisposizioni di valore e il loro pensiero sul sistema dei valori.
Le composizioni dei due gruppi speciali sono definite chiaramente per raggiungere un consenso legislativo a Capitol Hill. Leggi il resto di questo articolo »
Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
27/04/2011
Di F. Allegri
Quando nel 2008 previdi con esattezza il fallimento di Lehman Brothers mi resi conto anche che questa crisi sarebbe durata molti anni!
Per un certo periodo pensavo che l’anno della crisi italiana sarebbe stato il 2010 ma poi alcune scelte importanti del ministro Tremonti e altre discutibili e di corto respiro del governo Berlusconi hanno permesso di respingere i primi morsi della crisi.
Nel 2011 la crisi ha nuovamente colpito il Giappone attraverso il terremoto e lo tsunami e lo ha messo in ginocchio: almeno per un paio d’anni.
Contemporaneamente la crisi si sta innestando nel Mediterraneo colpendo il Nord Africa e il Medio Oriente pseudo socialista.
Qui la crisi economica è anche politica e spesso demografica.
Il crollo politico di questi paesi unito alla guerra incivile libica e all’instabilità siriana porteranno un sensibile calo del PIL italiano nel 2011, porteranno il caro petrolio e un rinforzino del dollaro.
Nel 2008 l’Italia perse il 5% del PIL, farà lo stesso questo anno?
Non si può ancora dire, ma mi preoccupa la povertà del dibattito politico che mi circonda e soprattutto il fatto che le caste politiche non percepiscono la crisi per quella che è!
Io cominciai a capire che il 2011 sarebbe stato un anno duro a novembre del 2010 e facendo due conti facili compresi che qualcosa di tremendo poteva accadeva a marzo e/o ad aprile 2011.
Queste considerazioni mi misero sulla strada giusta per capire che il 14 dicembre scorso il governicchio del tirare a campare non sarebbe caduto.
Cosa accadde a novembre che mi fece fare queste considerazioni?
A novembre 2010 il dibattito sulla crisi prese una strana piega e si cominciò a parlare del ripudio del debito pubblico e di uscita dell’Italia dall’Euro.
Le due vicende sono interconnesse e presuppongono una classe politica degna di questo nome.
Da un lato l’uscita dall’Euro fu ipotizzata dal presidente del Banco di Roma Paolo Savona che parlò del debito come di “un cappio al collo dell’Italia”.
Dall’altro questa diventò una proposta per una piccola parte della destra cattolica conservatrice e di altre minoranze anche di sinistra, ma nel complesso senza una vera capacità di incidere nelle scelte politiche del paese.
Io non credo che le caste politiche ed economiche italiane vogliano uscire dall’euro e credo che gli ambienti finanziari romani abbiano usato questo tema in quel modo come se fosse uno spaventapasseri o un accalappia citrulli, ma anche come strumento per avviare trattative sotterranee.
Io non mi interessai a questo dibattito del momento, ma presi la mia palla di vetro e cercai di guardare nel futuro come faccio spesso.
E’ certo che tra novembre e a dicembre i poteri forti hanno discusso da qualche parte e in qualche momento della guerra civile libica e delle sue ripercussioni nel nostro paese, ma è anche certo che hanno saputo farlo di nascosto.
Ultimamente sono divenuto un critico della UE e dell’Euro, ma non credo che si debba tornare all’Italia di 15 anni fa, io auspico un’Europa diversa, più rispettosa delle differenze tra stati e popoli e meno sottomessa alle banche e alla politica della Germania.
Con queste condizioni della finanza internazionale, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna rischiano la bancarotta, servirebbe una svalutazione dell’euro, ma i tedeschi non la vogliono e in queste condizioni l’Euro diviene un secondo Marco.
Vi dicevo che per uscire dall’Euro servirebbe il contemporaneo ripudio del debito pubblico e che queste due scelte dovrebbero appartenere e scaturire da una classe politica specifica, dotata di un certo coraggio e tesa a particolari obiettivi di riforma.
Noi disponiamo solo di gente tesa al tirare a campare e di illusi da vecchie e nuove barzellette.
Questa classe politica apparentemente coraggiosa non esiste e non è auspicabile in assoluto.
Se non fossi certo che questi temi sono stati introdotti dal Savona penserei alle sparate di estremisti senza capacità politiche, ma in questo contesto devo cercare di approfondire gli aspetti non toccati dai nostri pseudo economisti indigeni, senza perderci troppo tempo perché tutto il mondo va verso altre direzioni.
Il problema inizia con gli interessi sul debito da pagare che per il 2011 girano intorno ai 250 miliardi di euro, altro che stato sociale qui siamo all’indebitamento finanziario!
In questo contesto una minaccia di scelte forti e coraggiose potrebbe portare all’aiutino e allo sconticino.
Ben presto ogni riflessione deve arrivare agli aspetti politici e dobbiamo domandarci chi può volere e/o cercare di ripudiare il debito?
La mia risposta è che nessun politico vuole il ripudio e contemporaneamente nessuno potrebbe farlo.
In queste condizioni si precipita nel pour parler e io non credo nemmeno che qualche italiota sia in grado di prevedere tutte le conseguenze di una scelta simile.
Io non credo che arriveremo al ripudio del debito e nemmeno all’uscita dall’Euro, ma devo registrare che i potenti ne hanno parlato per delle ragioni tutte loro e al momento inconfessabili o di certo non divulgate.
Va aggiunto che il ripudio del debito non necessariamente si legherebbe ad una sorta di economia di guerra ai poteri finanziari internazionali. La realtà ci offre anche un esempio storico: l’Argentina.
Questo paese è rinato dopo il ripudio e al momento chi aveva i suoi titoli è costretto a disperarsi nel privato dei suoi egoismi.
Va anche aggiunto che l’Argentina è un piccolo paese che aveva un debito modesto e uno stato che sopravvive da sempre senza un sistema di tassazione moderno.
Noi non possiamo fermarci troppo a guardare l’Argentina dobbiamo partire dal fatto che il 21% del nostro PIL va via con il debito.
Noi ci indebitammo per primi e allora fini il nostro lungo periodo di sviluppo e ricchezza, oggi tutti sono indebitati e circola carta colorata pari al valore di 12 pianeta Terra e in passato arrivammo anche a 13,5, ricordatevelo!
————
Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
… E IL NORD DAKOTA NON PUO’ FALLIRE.
… E IL NORD DAKOTA NON PUO’ FALLIRE.
10/04/2011
Di F. Allegri
Riprendo il discorso sul non fallimento USA che ho iniziato nello scritto incentrato sul pensiero di Giulietto Chiesa e faccio un approfondimento su una banca particolare.
Vi ricordo che in passato vi ho parlato della crisi della Shore Bank e dell’appello che Ralph Nader fece ad Obama per salvarla e prima ancora di una particolare banca svedese che non paga e non chiede interessi.
Oggi vi parlerò della Banca statale del Nord Dakota, un piccolo stato USA con poco più di 700.000 abitanti.
Questo è uno stato particolare, non è uno di quelli in deficit che fatica a garantire i servizi storici come ce ne sono tanti.
Questo stato si è arricchito anche negli ultimi anni e la disoccupazione è ai minimi come alla fine degli anni ottanta.
Perché in Nord Dakota si vive bene? Tutto accadde quasi 100 anni fa quando la Nonpartisan League propose agli elettori del North Dakota di non aderire al Federal Reserve System ovvero al circuito finanziario imperniato sulla Federal Reserve, la Banca centrale americana, istituto prevalentemente di natura e diritto privato. (Qui vanno messi i nomi delle grandi banche americani e di conseguenza quelli dei grandi banchieri internazionali).
I contadini del Nord Dakota non si fidarono dei banchieri di Wall Street e fecero il loro bene.
La banca del Nord Dakota restò un Istituto indipendente e i suoi 3 dirigenti sono eletti.
Anche loro hanno il dollaro, ma solo il Nord Dakota non dipende dalla Federal Reserve.
Il Nord Dakota continua a progredire e questa insieme ad un’economia agraria e la sola differenza rilevante.
Se quella banca fallisse sarebbero i cittadini del Nord Dakota a pagare, ma questo è un caso di scuola che non ha mai rischiato di verificarsi, neanche la crisi del 1929 ha sfiorato questa banca.
Gli enti pubblici del Nord Dakota versano a questa banca i loro fondi e lei gli usa per far crescere lo stato. E’ una banca che lavora come un’agenzia di sviluppo economico tesa a finanziare progetti d’investimento. I tassi sui prestiti sono bassi, fa anche prestiti agli studenti e questo in USA è molto importante perché in USA ogni studio ha costi proibitivi. Sono 180.000 gli studenti USA finanziati da questa banca e questo dato spiega molte cose, io sottolineo che questo è un buon investimento.
Il Nord Dakota è uno stato modello con una banca modello che fa anche un utile e nessuno la sa, ecco il problema! Quella banca e quello stato creano ancora il denaro quando serve alla gente e non quando serve alla speculazione del momento.
Alcuni stati USA hanno scoperto quel modello e cominciano a parlarne, ma al momento non ho novità o profezie da fare. Tra questi stati ci sono anche la California, l’Ohio e la Florida.
Il primo è fra quelli che rischiano il fallimento, il secondo è uno stato diviso elettoralmente e infine solo Dio può salvare questa folle Florida che è dominata dai texani e da mille contraddizioni.
L’esempio c’è le persone pronte ad imitarlo ancora no.
——-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
SAGGIO BREVE Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi
SAGGIO BREVE
Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi
22/03/2010
Di F. Allegri
Ecco il terzo pezzo sul disastro libico sperando che non avvengano altri colpi di scena come ogni volta che io provo a fare il punto della situazione!
Io non avrei mai pensato che il 2011 sarebbe stato l’anno della seconda guerra di Libia, ma sapevo e ho scritto tante volte che sarebbe stato l’anno della crisi italiana.
Avevo anche detto che questa crisi sarebbe partita tra marzo e aprile e ho indovinato anche questo.
Io credo che questa guerra sia stata programmata da mesi e ci collego due particolari fenomeni: DA UN LATO LA SCOPERTA DEI BAGORDI DEL NOSTRO PRESIDENTE “APPARENTE” DEL CONSIGLIO DALL’ALTRO QUESTA FESTA TUTTA ISTITUZIONALE, FORMALE E VECCHIA DEI 150 ANNI ITALICI.
Per tutto questo vi dico che l’’Italia ha già perso la sua guerra di Libia e che non aveva nulla da festeggiare, ma tanto, tantissimo lavoro civile e sociale da fare.
Nel corso dello scritto argomenterò il concetto, del resto l’ho già fatto in tanti altri.
In giro si vedono due numeri – 1861 2011 – ma quelli più appropriati per parlare di questa guerra sono 1911 – 2011.
E’ accaduto tutto in 48 ore e la gente stenta a fare mente locale!
Sì, cari amici siamo tornati alle guerre imperialiste nel centenario della ricorrenza del fenomeno, ma stavolta non siamo protagonisti di lotte eroiche, siamo tornati l’Italia descritta dai grandi poeti, Carducci e Pascoli in occasioni simili, sotto l’alto patrocinio di ONU e NATO s’intende!
IN OGNI CASO NON È INIZIATA UNA GUERRA CONTRO IL DITTATORE GHEDDAFI DOVUTA ALLA DIFFUSIONE NEL MONDO DI UN SENTIMENTO UMANITARIO E NON SI PUÒ NEMMENO DIFENDERE UN DITTATORE ECCENTRICO CHE ASSILLA UN PAESE RICCHISSIMO DALLA FINE DEGLI ANNI SESSANTA.
Io so che delle dittature para colonialiste imperversavano fino a pochi mesi fa in Egitto, Libia e Tunisia e sono contento che due regimi su tre siano caduti in modo “quasi” incruento.
NE RESTANO ANCORA TANTISSIME!
Nel “quasi” non dimentico i pochi caduti e includo il fatto che la fine di tali regimi è dovuta anche alla crisi economica mondiale che ha anche implicazioni demografiche (sovra-popolazione) e petrolifere.
Questa guerra di Libia non è più una guerra “incivile” e non è una piccola punizione del dittatore birichino, ma a me non pare destinata a concludersi in pochi giorni. Lo stesso obbiettivo del crollo di quel regime è accessorio.
IL PRIMO OBIETTIVO È QUELLO DEL CONTROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO E SI ELIMINA UN FORNITORE PER UN PO’ DI TEMPO: IL TRACOLLO GIAPPONESE CHE AVRÀ DURATA MINIMA QUINQUENNALE HA ACCELERATO GLI EVENTI.
LA DISTRUZIONE DELLA LIBIA SUSCITA PERCIÒ TANTI APPETITI!
Io non sto scrivendo un pezzo di relazioni internazionali, mi interessano di più le questioni economiche e per questo preferisco guardare al rapporto economico privilegiato che l’Italia aveva fino al mese scorso con la sua ex colonia.
Noi eravamo il primo acquirente delle esportazioni e anche il primo fornitore della Libia.
Il 40% delle esportazioni libiche erano destinate all’Italia (superavamo l’astenuta tedesca di 30 punti) e la Libia riceveva da noi quasi il 20% delle sue importazioni (quasi il doppio di quello che comprava dalla Cina).
LA LIBIA DIPENDEVA DALL’ITALIA A LIVELLO COMMERCIALE MENTRE NOI AVEVAMO CON LORO UN RAPPORTO STRATEGICO.
Ora posso cominciare a parlare del petrolio libico.
Questo è tanto (massimo di riserve in africa) e buono (poco acido e i pozzi non sono in profondità nella crosta terrestre).
La Libia era anche un fornitore vicino, questo comportava l’incidenza minima delle spese di trasporto!
COME VIVRÀ NEL 2011 L’ITALIA SENZA LA LIBIA?
La prima parola da dire è una sigla ENI.
Questa ditta che è il fiore all’occhiello della nostra economia (e anche un bel contenitore di patrocinati per la nostra casta) estraeva il 15% del suo petrolio in quel paese: per il 2011 siamo a un -15%, di conseguenza!
Nel 2010 sono arrivati anche 9 milioni di metri cubi di gas dalla Libia e i nostri contratti con quel paese avrebbero una durata residua di altri 30 anni (alcuni) o di 40 (altri). Soltanto, va aggiunto!
Anzi, se rammento bene erano stati ribaditi l’altro ieri.
Sto parlando di guerra energia ed economia, per chi si fosse perso!
Proseguiamo: avevamo tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture in quel paese (con tanta retorica a complemento).
Infine la Libia investiva in Italia, molto negli ultimi anni e per questo anno non lo farà: essa aveva partecipazioni (tra gli altri) in: ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica, eccetera, eccetera, eccetera.
Auguro alle nostre imprese di non avere carenze di capitali nei prossimi mesi …..
Passiamo ad un punto importante che ho trascurato:
LA LIBIA ERA UN PRODUTTORE DI PETROLIO PARTICOLARE, NON AVEVA RAPPORTI ECONOMICI PRIVILEGIATI CON GLI USA E CON LE COMPAGNIE ENERGETICHE ANGLOSASSONI, FRANCESI O ASIATICHE.
Questo va detto senza esultare per i trattati italo –libici firmati da Berlusconi negli ultimi anni e derivati da trattative lunghe molti anni. Uno era anche un trattato di alleanza, almeno fino a gennaio!
SIAMO ARRIVATI ALLA POLITICA ITALIANA E DOBBIAMO COMMENTARE COME I NOSTRI MINISTRI E IL NOSTRO GOVERNO HANNO PREPARATO LA GUERRA.
Noi abbiamo festeggiato tra allegria, noia e ipocrisia poi abbiamo messo Ferrara al supplemento del TG delle 20:00. Ecco questo è stato l’unico provvedimento pre – bellico, poco, non nulla. Ho visto la trasmissione lunedì sera, per la prima volta, roba da addetto stampa ministeriale (tra esteri e difesa), non mi aspettavo di più.
La Lega è divenuta un soggetto del teatro di Pirandello e mostra i limiti che aveva il PCI 30 anni fa: è partito di lotta e di governo, soprattutto vorrebbe fare affari e procacciare voti.
In questo contesto il ministro Larussa è stato più dirigente del dicastero degli esteri e di quello per i rapporti con la lega che il responsabile della Difesa e dell’attacco.
Come sempre, nessuno sa dove fosse Frattini, cosa abbia detto, a che serva e chi rappresenti? Fino a qualche giorno fa ipotizzava l’Emirato di Bengasi …..
In generale il nostro governo non è stato chiaro, forse indeciso e ondeggiante, nulla oltre la burocrazia di centro destra del presidente della repubblica.
Berlusconi aveva il cerotto dove non poteva stare ….. e qualche storico dirà che avevamo il governo del cerotto alla vigilia della seconda guerra di Libia.
Il capo del governo non ha detto nulla ed è stato evidente (ancora una volta) che lui non si occupa del governo quotidiano della cosa pubblica, come sempre e da sempre.
Noi italiani non siamo stati vicino al governo libico e nemmeno agli insorti, ci ha interessato solo il gasdotto e le pompe del petrolio e anche questo si è visto abbastanza bene.
ANCHE IN QUESTO SETTORE L’ITALIA HA GIÀ PERDUTO LA SUA CAMPAGNA DI LIBIA.
Anche il voltafaccia con la Libia fa parte dei festeggiamenti?
Fin qui non arrivo, io lo uso come ammonimento personale per ricordarmi chi siamo e da dove veniamo nei secoli dei secoli e ho meditato molto gli scritti del professor Nappini della raccolta “L’italiano educato dallo straniero invasore”.
In queste sere sono uscito, sono stato nei locali, ho girato per Facebook. Ho incontrato pochissima paura e tanta indifferenza. Qualcuno teme di più lo tsunami del Giappone e la sua fuga radioattiva dalla centrale nucleare.
La guerra è lontanissima dalla coscienza della gente del centro e del nord Italia: forse qualcuno crede che si combatta al Polo Sud.
Ci vorranno anni per riavere una Libia ricca e commerciante e in quel periodo dovremo condividere quel mercato con inglesi e francesi.
Qui finisce l’imperio economico sul mediterraneo dell’Italia, del resto tanti non sapevano di esercitarlo!
Mai visto un governo tanto impotente quanto quello italiano, un governo da nulla diviso e in affanno davanti all’imperialismo inglese e francese perché di questo si tratta e non di salvare Bengasi dalle orde dei barbari.
Abbiamo un governo debolissimo e senza principi, un vaso di coccio tra vasi di ferro e Berlusconi è muto e in posa per fare le foto e il buon viso a cattivo gioco.
Si può parlare di totale insignificanza politica e militare italiana? Aspettiamo qualche altro giorno, ma l’ipotesi non è da scartare per prima.
Mancano anche i pacifisti, si spera arrivino nei prossimi giorni: vedremo se sabato 26 qualcuno parlerà di acqua e pace tanto per perdere qualche altro voto!
Qualcuno si chiederà perché nel titolo ho parlato dell’igienista mentale?
Ho trovato questa singolare figura in uno scritto del blog di Corrias, Gomez, Travaglio del 3 novembre 2010 e pubblicato anche dal Il Fatto Quotidiano che s’intitolava per l’appunto “L’igienista mentale”.
Pare che tale professione sia stata inventata da un giornalista radiofonico mentre commentava un articolo del Times sulla consigliera regionale del PDL Nicole Minetti il quale presentò la signorina come “l’igienista mentale di Berlusconi”.
Io credo che ognuno di noi avrebbe bisogno di un’igienista mentale, ma non proprio come la signorina. Ci vorrebbe un formatore alla politica per ogni italiano, uno che sgombrasse il campo dai tanti luoghi comuni e dalle tante falsità che offendono le nostre intelligenze e anche le nostre stupidità.
Questa volta la propaganda ha una caratteristica diversa dalle altre esperienze passate. Stavolta certe sciocchezze di giornali e televisioni faranno male ai portafogli di tanti italiani specie se vivono in città e hanno un lavoro dipendente a reddito fisso.
Anche nello scritto che ho citato sopra c’è l’idea che un’igienista mentale servirebbe a tanta gente, ma io sostengo qui che esso servirebbe a tutti, non solo al PDL: abbiamo la guerra alle porte e noi abbiamo giocato a bandierine fino a 2 giorni prima!
Si è trattato di un gioco molto teatrale, e qui invito i lettori ad applicare all’Italia l’antropologia di Clifford Geertz e non idee liberali o marxiste, sono incapaci di spiegare fenomeni simili.
Di sicuro non avremo nulla da festeggiare per qualche anno!
—————–
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cerca il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
La crisi politica ed economica italiana dopo il terremoto giapponese
La crisi politica ed economica italiana dopo il terremoto giapponese
16/03/2011
Di F. Allegri
Nei giorni scorsi ho fatto un pezzo dove valutavo l’impatto della guerra civile libica sulla nostra economia interna e internazionale.
Gli eventi funesti successivi mutano lo scenario.
Il terremoto giapponese cambia radicalmente lo scenario, siamo davanti ad un tragedia enorme che il disastro nucleare potrebbe rendere epocale come fu a Chernobyl.
Lo Tsunami ha ferito a morte il Giappone e la sua economia che era già malridotta.
Essa mostrava i limiti che sono simili e superiori anche a quelli dei nostri sistemi economici e urbanistici.
Il Giappone ha rincorso uno sviluppo e una crescita demografica sfrenata senza aver mai considerato l’estrema fragilità del suo territorio.
Il disastro c’è ma non copre la vastità di una distruzione che si lega anche al riscaldamento dell’Oceano Pacifico e all’urbanizzazione di vaste aree di territorio.
Torniamo in Italia!
Fino al giorno del terremoto il cerino era nelle mani del nostro fragile governaccio, ora passa al povero Giappone e non ci sono altri soggetti al quale passarlo, ma l’allerta italiano non è finito.
Da un lato la guerra incivile di Libia pare vicina all’epilogo che mi attendevo, ma dall’altro restano tutte le fragilità e le impreparazioni del nostro paese.
Avremo una primavera di crisi e allarmismo politico!
Solo la crisi inflazionistica dovuta ai rialzi del prezzo del petrolio sembra scongiurata. Anzi si può sperarlo.
La nostra politica va avanti di provvedimento in provvedimento e fra processi e scandali e la prima preoccupazione dei nostri mestieranti sono le elezioni amministrative e i referenda sballati da disinnescare specie dopo il disastro nucleare.
E’ notizia di oggi che non ci sarà il voto congiunto, io l’attendevo e continuo a credere che un eventuale accorpamento non sarebbe stato determinante per gli esiti inevitabili delle consultazioni.
Il destino dei referenda e lo stesso dei problemi della gente che soffre la crisi ovvero l’oblio e l’indifferenza.
Le opinioni dei cittadini saranno concentrati sullo scandalo Ruby e simili, Berlusconi farà da parafulmine per far saltare i referenda che non hanno e non avranno una loro forza per portare la gente alle urne.
C’è da capire se una leggina anti nucleare rinvierà il quesito proposto dall’IDV che all’improvviso diviene il tema decisivo della consultazione.
Io mi aspetto la leggina!
Sarebbe il coronamento di tanti abusi di potere che ho visto in questi mesi ed essa spiegherebbe anche perché il nostro paese è pieno di raccomandati, di faccendieri politici e anche di ricattatori e arrivisti.
Non siamo fuori dalla crisi e non vedo come si possa uscirne.
Manca la cultura ad indicarci la via d’uscita e una politica con la forza di organizzare tale lavoro.
Ci resta solo la speranza e per questo voglio chiudere con due riflessioni sull’ultima traduzione che ho fatto di recente.
Si tratta dello scritto di Ralph Nader che ho intitolato abbastanza fedelmente: “La strada per la schiavitù multinazionale”. Questo fu il suo ultimo scritto prima delle elezioni di mid – term dello scorso 2 novembre.
La crisi del nostro modello politico ed economico (come quello giapponese) viene dagli USA e dalla sudditanza generalizzata alle multinazionali.
Loro hanno creato il problema e sono l’impedimento per ogni soluzione radicale.
C’è un’alleanza tra dittature e multinazionali, non è nuova, ma non è mai stata così forte.
I punti salienti dello scritto sono due.
Dal lato politico Nader parla senza distinzione a tutte le realtà politiche organizzate nel suo paese mentre a livello economico parla del declino USA e sostiene la più dura delle verità: gli USA sono un paese a basso salario e in continua caduta.
Egli fa l’esempio dell’industria automobilistica e presenta la situazione dei lavoratori di quel settore che dipendono da qualche mese da imprese tedesche o italiane.
Per ora noi abbiamo delocalizzato in USA, ma non so se in futuro potremo continuare a farlo.
In ogni caso leggete anche la parte finale dello scritto, c’è un compendio di espressioni politiche tanto vere quanto inefficaci nel passare dei decenni della storia.
Io riporto solo la citazione finale di Theodore Dreiser – “Il potere di governo ha cessato di funzionare, le corporations sono il governo”.
——————-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
La recita a soggetto (terzo dialogo)
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto (terzo dialogo)
LA CRISI VISTA E QUASI CAPITA, SOTTO CASA (nota dell’editore)
di I. Nappini
Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio. I due dopo anni si parlano di persona.
MARCO: Certo che son cambiate le cose. Son passato dalla zona della stazione dove passa il tram nuovo. Il negozio di cellulari ed elettrodomestici ha chiuso e il negozio del ciccione accanto ha la saracinesca abbassata da tre anni ormai. Sai quello che vendeva i pupazzetti e i libri inglesi e americani con i mostriciattoli. Tutto finito, l’insegna sparita e il barista davanti mi ha detto che qualcuno lo cercava per i chiodi, non so se è vero. Lo Stravecchio anche, pure lui fallito. Tutto chiuso.
FRANCESCO GIRA IL BICCHIERE NELLE MANI, MARCO OSSERVA. POI BEVE IL CONTENUTO E OSSERVA I FONDI DEL CAFFÈ, POSA IL BICCHIERE VUOTO PER TERRA. MARCO ANCORA NON BEVE, ASPETTA.
FRANCESCO: Il sistema è come il bicchiere che ho poggiato per terra, svuotato di ogni contenuto. Le banche per le quali in fin dei conti lavorano i nostri padroni sono i nostri due bicchieri. Uno è vuoto se bevi il contenuto e capisci, uno è pieno come il tuo se ancora non hai bevuto il liquido della conoscenza del sistema.
MARCO: Sei matto? La pazzia ti ha contaminato? O questa casa ti fa male alla salute?
FRANCESCO: Fratello caro, così fra noi, in confidenza. Parliamo di SIGNORAGGIO BANCARIO. Il sistema Europeo e Statunitense di moneta passa per le banche centrali. Cosa sono? IL POTERE, IL VERO E UNICO POTERE DI OGGI. Le banche centrali sono istituti di emissione indipendenti che si occupano di gestire l’emissione del denaro dei Paesi o delle aree economiche che hanno la medesima moneta. In America c’è la una Banca Centrale che si chiama Federal Reserve, in Europa è un grattacielo in Kaiserstrasse, una iper-banca tedesca travestita da banca centrale Europea dove il capitale privato delle banche centrali tedesche, inglesi, francesi fa e disfà l’economia dell’Europa Unita. Questa Iper-banca si chiama BCE. Vedi questa banconota da cinquanta Euro. Sopra non c’è scritto Italia, United Kindom, France, Deutschland. BCE sta stampato sopra. Il nostro denaro, tutto il denaro è gestito dalle banche centrali ed esse sono in mano a dei privati. Un gioco di bamboline russe, nella BCE ci sono le Banche Centrali Nazionali, dentro le Banche Centrali ci sono le banche private che si pigliano i quattrini del signoraggio, dentro le banche private i grandi azionisti. QUESTI PRIVILEGIATI SONO IL VERO POTERE PERCHÉ SONO IL VERTICE DELLA PIRAMIDE MONETARIA. Noi siamo sotto, e li possiamo a malapena vedere da lontano. Queste Banche Centrali in origine sono nate su sollecitazioni di stati bisognosi di finanziare i deficit, ovvero la quota delle spese statali non coperte da imposizione fiscale, mediante l’emissione di titoli, successivamente si sono date all’emissione e alla gestione di moneta. Adesso loro sono la moneta e quindi sono loro lo Stato e la politica perché il potere o è uno o è niente, e il potere finanziario e monetario è un tutto che divora ogni altro potere. Anticamente solo re, i papi e i principi potevano battere moneta.
MARCO: Questa cosa della moneta l’ho sempre capita poco. Anche l’Euro mi è sembrata una fregatura, il costo della vita aumenta e pure io che ho dei soldi ci rimango male quando per far una colazione così alla buona ci perdo due euro. Quattromila delle vecchie lire. Credo che il sistema dell’Euro crei povertà e problemi: esportano bene i tedeschi che hanno tutto veri scienziati, vera polizia, vero sistema carcerario, veri capitani d’industria. Pensa sono leader perfino della pizza surgelata nel mondo, vendono persino il nostro. Ma noi disgraziati senza scienziati, senza classe dirigente, senza vera ricerca, con i migliori cervelli che fuggono a gambe levate dalle università e dal settore privato che li impiega per far fotocopie e portar il caffè a qualche dirigente con la terza media miracolato dalla politica, non andiamo da nessuna parte. Chi ha i soldi mette tutto in mano ai manager che portano in Spagna, in Ucraina, in Cina, in Pakistan. Qui rimangono solo i debiti e quelli che chiudono il bandone per sempre.
FRANCESCO: Ma non sai il meglio. Il bicchiere è vuoto! Dietro il denaro di carta non c’è nessuna copertura aurea, nessun forza armata appropriata al volume di denari stampati o che circolano via internet fra finanziarie e banche, nessun potere politico carismatico, nessun principe illuminato come poteva essere in antico Lorenzo il Magnifico o Pietro Leopoldo. Ci sono rimasti solo debiti che coprono debiti. Al denaro stampato dalle banche corrisponde debito pubblico. Funziona così: La Banca Centrale emette moneta acquistando titoli di debito di stati, banche o imprese. È bene sottolineare che le Banche Centrali non acquistano titoli di stato direttamente dallo Stato ma da chi li ha acquistati e intende finanziarsi cedendo i titoli posseduti. LA RAGIONE PER LA QUALE QUESTI DOLLARI O QUESTI EURO VENGONO ACCETTATE IN PAGAMENTO RISIEDE NELLA FIDUCIA DI CHI LE RICEVE CHE ALTRI FARANNO ALTRETTANTO, ACCETTANDO IN PAGAMENTO MONETE, BANCONOTE, DEPOSITI BANCARI O TITOLI DI STATO. Senza tale fiducia difficilmente una moneta sarebbe accettata in pagamento. Il corso legale di una moneta, è l’unico vaccino contro la peste di trovarsi in mano carta straccia o un deposito bancario inutilizzabile. Purtroppo in un pianeta con risorse limitate si è messa in moto una crescita illimitata, se non arrivano miracoli tecnologici le risorse inizieranno a venir meno e gli Stati a vocazione imperiale potrebbero passare alle vie di fatto. Ultima Ratio Regum faceva incidere Re Sole sopra i cannoni delle sue armate. Capisci vero?
MARCO: Debito pubblico che copre l’emissione di moneta privata che si regge su Stati deboli preda di passioni popolari, demagoghi irresponsabili, tecnocrati privi di talento politico e di senso della realtà. QUESTA È LA FIERA DEI MOSTRI SCEMI, UN LIBERALE PUÒ TRASFORMARSI IN FASCISTA IN UN SECONDO.
FRANCESCO: Ti sfugge una cosa: i fascisti originali non amavano il capitalismo. Il Duce è finito appeso per i piedi grazie agli eserciti alleati dell’Impero Inglese e dell’Impero Statunitense. IL CAPITALISMO DURO E PURO HA STRITOLATO IL FASCISMO, ALTRO CHE STORIE! Pensa hanno armato i loro nemici comunisti e rifornito per anni l’Unione Sovietica pur di permettere all’Armata Rossa di entrare in Germania e farla finita con Hitler e con Mussolini. No! Il Capitalismo Inglese e Statunitense è una cosa il Comunismo e il Fascismo una roba diversa e noi ora siamo sotto il Capitalismo Imperiale Inglese e Statunitense. Poi forse arriveranno altri, chissà quando.
MARCO: Un giorno finirà!
FRANCESCO: Tutto finisce nella vita dei singoli come in quella degli Stati, tutto si dissolve nelle ombre del tempo e si perde nella memoria malata dell’umanità che ogni cosa degenera e decompone.
MARCO: Un Poeta, mio fratello maggiore un poeta e io non lo sapevo! Sei un ciarlatano! Per questo gli affari ti son sempre andati così e così. Io non mi sono mai posto queste domande. I soldi veri mi sono arrivati, e mi son fatto il villino. Tutto mio! Mi dovranno ammazzare per togliermelo.
FRANCESCO: Io no, ma son contento così. Non lascerò nulla alla fine. Avrò preso e basta. Mi piace pensare di aver sempre amato la vita e le donne che volevano da me il conto in banca e la casa, bè. Cazzi loro se non sanno dove andare! Si vive una volta sola e poi il resto è tenebra infinita per sempre. Ho lavorato, mangiato, bevuto, amato, profuso amore e dato soldi. Sono un benefattore!
———
Scritta il 25 Ottobre 2010 dal professor I. Nappini.
Il professor Nappini cura il blog http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Il teatro delle tavole della colpa di Madduwatta si prende una settimana di ferie, ma riprenderà con la settima puntata del Fascista immaginario.
