Articoli marcati con tag ‘crisi finanziaria’
IL GOVERNO BERLUSCONI DAVANTI ALL’INVASIONE DEI MARZIANI
IL GOVERNO BERLUSCONI DAVANTI ALL’INVASIONE DEI MARZIANI
25/01/2012
Di F. Allegri
Intorno a Ferragosto 2011 lessi qualche articolo interessante che cominciava a misurare questa crisi in anni e non di anno in anno!
Queste non erano analisi economiche, ma politiche c’era da abbattere il governicchio che aveva dimostrato la sua debolezza nei giorni del mezzo salvataggio della Grecia (o se preferite del prolungamento della sua agonia).
Proprio dopo Ferragosto cominciarono a girare due idee forti:
a) IL GOVERNO ERA INADEGUATO;
b) LA CRISI ANDAVA AFFRONTATA TUTTI INSIEME (SENZA LEGA).
Basta rileggere qualche volta queste due frasi e si arriva in un baleno al governo Monti e si intuisce pure il lento lavoro di tessitura che c’è stato dietro la crisi politica dell’anno passato.
Oggi mi soffermerò soprattutto sulla prima frase e lo farò sostenendo che anche il governo Monti lo è poiché vedo il paese andare verso la depressione assicurata anche se non ai livelli della povera Grecia! Leggi il resto di questo articolo »
PERCHE’ LA FINANZA GOVERNA IL MONDO?
PERCHE’ LA FINANZA GOVERNA IL MONDO?
16/01/2012
Di F. Allegri
Intanto va premesso che la finanza è sempre esistita, il prestito era praticato a Babilonia, in Grecia e nella Roma antica e dei Cesari.
Questo era sempre esecrato laddove era caricato di interessi, ma solo nel medio – evo era un atto illecito per i cristiani e i musulmani.
DETTO QUESTO OGGI PARTO DAL FATTO CHE POCHI NEL MONDO HANNO CAPITO COSA STIA SUCCEDENDO.
Prima di tutto va detto che la forza attuale della finanza internazionale è enorme e supera quella della politica con la quale, va aggiunto, lavora con amore e concerto!
La finanza supera la politica in modo enorme per un motivo semplice, la sua MOLE.
Pensiamo un attimo al Nepal, a livello finanziario ne esistono altri 12 e mezzo virtuali.
Cosa può fare il povero Nepal con una simile moltitudine virtuale.
Mi direte: “il Nepal è un piccolo paese disperso nelle cartine geografiche”.
Allora prendiamo il gigante USA, esistono anche 12 copie e mezza virtuali di questo paese e con queste devono fare i conti sia gli USA che il Nepal e anche l’Italia.
Questi sono i primi sviluppi da fare quando si dice che la speculazione ha moltiplicato per 12 volte e mezzo il valore reale del mondo.
Nel 2008 eravamo a 13 e mezza, ma allora esplose il mondo di Lehman Brothers! Leggi il resto di questo articolo »
Fiscalismo e Crisi Internazionale
La Via Fiscale è la più Impervia per Uscire Dalla Crisi e il Caso Cortina non Inganni!
12/01/2012
Di F. Allegri
Si sta diffondendo nel paese una strana convinzione: CON LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE SI ESCE DALLA CRISI!
Io fatico a capire come si possa giungere ad una conclusione tanto paradossale, ma ipotizzo che questa sia la grande illusione diffusa da caste e potentati in questo periodo.
Prima di tutto il deficit pubblico è solo uno dei fattori di crisi italiani e tra l’altro deriva dalla cattiva qualità della nostra classe politica fatta di privilegiati e di pensatori superati dalla storia e dallo sviluppo culturale e politico.
I grandi sforzi fatti negli ultimi anni contro il deficit hanno avuto risultati minimi, oggi siamo ai livelli di deficit del 2008 e allora si diceva che i livelli del deficit erano preoccupanti in caso di crisi internazionale!
Non si può svuotare con un secchiello una nave che affonda sarebbe meglio mettere il dito nella falla!
Bisogna andare dentro alla questione dell’evasione fiscale va approfondita e collocata nella giusta dimensione. Leggi il resto di questo articolo »
UNA CRISI TROPPO DIFFICILE PER I POLITICI CONTEMPORANEI OCCIDENTALI
UNA CRISI TROPPO DIFFICILE PER I POLITICI CONTEMPORANEI OCCIDENTALI
10/01/2012
Di F. Allegri
Non c’è niente da fare: questa situazione politica è proprio incomprensibile per gli italiani.
Finalmente tutti sanno che c’è la crisi da 3 anni e qualche mese (ora), ma restano da spiegare due cose:
1) Tutto nacque a Little Rock nel 1996 (va detto anche a chi non sa dove si trova quella città!)
2) La crisi occidentale è inserita nel processo più vasto e complesso della terza rivoluzione industriale!
La complessità politica internazionale fa male a due sottospecie di politici occidentali:
a) gli americani (vedi lo scritto di Nader del 02/08/2011 che ho tradotto in data 09/01/2012);
b) gli italiani.
Ad agosto 2011 attraversò l’Italia una vecchia barzelletta quella del complotto: gli italiani ne intravedono qualcuno ovunque! Leggi il resto di questo articolo »
IN DIFESA DI GRECIA E ITALIA (IN PARTE) MENTRE S’AVVICINA IL DEFAULT
IN DIFESA DI GRECIA E ITALIA (IN PARTE) MENTRE S’AVVICINA IL DEFAULT
07/01/2012
Di F. Allegri
Oggi torno a parlare di debiti, sia di quello greco che di quello italiano e lo farò per difendere due popoli e due stati.
Parto da un articolo di Vladimiro Giacché apparso su Il Fatto Quotidiano del 2 agosto 2011 e intitolato: “I GRECI SONO TUTTI COSI’ PIGRI COME DICONO?”
In quello scritto Giacché iniziò apprezzando la RISTRUTTURAZIONE PARZIALE del debito greco fatta proprio in quei giorni dicendo però che arrivava con un anno di ritardo!
L’anno di ritardo (presunto) non è il vero limite di quella ristrutturazione: quella è stata troppo limitata e unita a politiche che alimenteranno di nuovo tale deficit nei mesi futuri!
Io auspico la ristrutturazione parziale anche per il deficit italiano, ma bisogna intendersi sull’aggettivo “PARZIALE”: QUESTO VUOLE DIRE TORNARE AD UN RAPPORTO DEFICIT PIL PARI AL 90% DEL DEBITO.
Nel caso greco, la ristrutturazione del debito è prima di tutto insufficiente! Leggi il resto di questo articolo »
I DEBITI DI USA, ITALIA E GRECIA NELLA CRISI MONDIALE E NELLA POLITICA ITALIANA ED EUROPEA
I DEBITI DI USA, ITALIA E GRECIA NELLA CRISI MONDIALE E NELLA POLITICA ITALIANA ED EUROPEA
30/12/2011
Di F. Allegri
Siamo sempre all’interno dell’analisi della nascita del governo Monti e oggi vi dirò che l’attuale esecutivo è figlio di questi tre debiti e delle scelte politiche concepite per metterli sotto controllo.
Parto dalle mie ultime 2 traduzioni di scritti di Ralph Nader e Lester R. Brown sugli USA.
Nader ci ha detto 4 cose essenziali:
a) i fanatismi ideologici (anche liberali) sono pericolosi e dannosi (si riferiva al Tea Party di Cantor, ma il concetto è generale);
b) il tetto del deficit USA è stato alzato 60 volte dal 1930 ad oggi;
c) una parte della classe politica americana non è in grado di affrontare la crisi attuale (qui il concetto si può allargare);
d) infine, in USA nascono nuovi movimenti e idee di lotta politica (anche in conseguenza del punto precedente). Leggi il resto di questo articolo »
Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
27/04/2011
Di F. Allegri
Quando nel 2008 previdi con esattezza il fallimento di Lehman Brothers mi resi conto anche che questa crisi sarebbe durata molti anni!
Per un certo periodo pensavo che l’anno della crisi italiana sarebbe stato il 2010 ma poi alcune scelte importanti del ministro Tremonti e altre discutibili e di corto respiro del governo Berlusconi hanno permesso di respingere i primi morsi della crisi.
Nel 2011 la crisi ha nuovamente colpito il Giappone attraverso il terremoto e lo tsunami e lo ha messo in ginocchio: almeno per un paio d’anni.
Contemporaneamente la crisi si sta innestando nel Mediterraneo colpendo il Nord Africa e il Medio Oriente pseudo socialista.
Qui la crisi economica è anche politica e spesso demografica.
Il crollo politico di questi paesi unito alla guerra incivile libica e all’instabilità siriana porteranno un sensibile calo del PIL italiano nel 2011, porteranno il caro petrolio e un rinforzino del dollaro.
Nel 2008 l’Italia perse il 5% del PIL, farà lo stesso questo anno?
Non si può ancora dire, ma mi preoccupa la povertà del dibattito politico che mi circonda e soprattutto il fatto che le caste politiche non percepiscono la crisi per quella che è!
Io cominciai a capire che il 2011 sarebbe stato un anno duro a novembre del 2010 e facendo due conti facili compresi che qualcosa di tremendo poteva accadeva a marzo e/o ad aprile 2011.
Queste considerazioni mi misero sulla strada giusta per capire che il 14 dicembre scorso il governicchio del tirare a campare non sarebbe caduto.
Cosa accadde a novembre che mi fece fare queste considerazioni?
A novembre 2010 il dibattito sulla crisi prese una strana piega e si cominciò a parlare del ripudio del debito pubblico e di uscita dell’Italia dall’Euro.
Le due vicende sono interconnesse e presuppongono una classe politica degna di questo nome.
Da un lato l’uscita dall’Euro fu ipotizzata dal presidente del Banco di Roma Paolo Savona che parlò del debito come di “un cappio al collo dell’Italia”.
Dall’altro questa diventò una proposta per una piccola parte della destra cattolica conservatrice e di altre minoranze anche di sinistra, ma nel complesso senza una vera capacità di incidere nelle scelte politiche del paese.
Io non credo che le caste politiche ed economiche italiane vogliano uscire dall’euro e credo che gli ambienti finanziari romani abbiano usato questo tema in quel modo come se fosse uno spaventapasseri o un accalappia citrulli, ma anche come strumento per avviare trattative sotterranee.
Io non mi interessai a questo dibattito del momento, ma presi la mia palla di vetro e cercai di guardare nel futuro come faccio spesso.
E’ certo che tra novembre e a dicembre i poteri forti hanno discusso da qualche parte e in qualche momento della guerra civile libica e delle sue ripercussioni nel nostro paese, ma è anche certo che hanno saputo farlo di nascosto.
Ultimamente sono divenuto un critico della UE e dell’Euro, ma non credo che si debba tornare all’Italia di 15 anni fa, io auspico un’Europa diversa, più rispettosa delle differenze tra stati e popoli e meno sottomessa alle banche e alla politica della Germania.
Con queste condizioni della finanza internazionale, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna rischiano la bancarotta, servirebbe una svalutazione dell’euro, ma i tedeschi non la vogliono e in queste condizioni l’Euro diviene un secondo Marco.
Vi dicevo che per uscire dall’Euro servirebbe il contemporaneo ripudio del debito pubblico e che queste due scelte dovrebbero appartenere e scaturire da una classe politica specifica, dotata di un certo coraggio e tesa a particolari obiettivi di riforma.
Noi disponiamo solo di gente tesa al tirare a campare e di illusi da vecchie e nuove barzellette.
Questa classe politica apparentemente coraggiosa non esiste e non è auspicabile in assoluto.
Se non fossi certo che questi temi sono stati introdotti dal Savona penserei alle sparate di estremisti senza capacità politiche, ma in questo contesto devo cercare di approfondire gli aspetti non toccati dai nostri pseudo economisti indigeni, senza perderci troppo tempo perché tutto il mondo va verso altre direzioni.
Il problema inizia con gli interessi sul debito da pagare che per il 2011 girano intorno ai 250 miliardi di euro, altro che stato sociale qui siamo all’indebitamento finanziario!
In questo contesto una minaccia di scelte forti e coraggiose potrebbe portare all’aiutino e allo sconticino.
Ben presto ogni riflessione deve arrivare agli aspetti politici e dobbiamo domandarci chi può volere e/o cercare di ripudiare il debito?
La mia risposta è che nessun politico vuole il ripudio e contemporaneamente nessuno potrebbe farlo.
In queste condizioni si precipita nel pour parler e io non credo nemmeno che qualche italiota sia in grado di prevedere tutte le conseguenze di una scelta simile.
Io non credo che arriveremo al ripudio del debito e nemmeno all’uscita dall’Euro, ma devo registrare che i potenti ne hanno parlato per delle ragioni tutte loro e al momento inconfessabili o di certo non divulgate.
Va aggiunto che il ripudio del debito non necessariamente si legherebbe ad una sorta di economia di guerra ai poteri finanziari internazionali. La realtà ci offre anche un esempio storico: l’Argentina.
Questo paese è rinato dopo il ripudio e al momento chi aveva i suoi titoli è costretto a disperarsi nel privato dei suoi egoismi.
Va anche aggiunto che l’Argentina è un piccolo paese che aveva un debito modesto e uno stato che sopravvive da sempre senza un sistema di tassazione moderno.
Noi non possiamo fermarci troppo a guardare l’Argentina dobbiamo partire dal fatto che il 21% del nostro PIL va via con il debito.
Noi ci indebitammo per primi e allora fini il nostro lungo periodo di sviluppo e ricchezza, oggi tutti sono indebitati e circola carta colorata pari al valore di 12 pianeta Terra e in passato arrivammo anche a 13,5, ricordatevelo!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
Io non credo che gli USA falliranno
Io non credo che gli USA falliranno
25/03/2011
Di F. Allegri
Nel mondo delle idee eccentriche e conformiste italiane gira una strana riflessione a più voci, anche tra alcuni personaggi pubblici.
L’idea eccentrica è che gli USA falliranno presto, sommersi dal proprio deficit di bilancio e/o dalla loro ingiustizia sociale oppure dall’impossibile coesistenza della sua società multirazziale.
Io non credo che gli USA falliranno!
Qualche anno fa, sentii per la prima volta queste riflessioni durante un dibattito televisivo e questa tesi era sostenuta dal socialista Gianni De Michelis.
Egli basò la sua riflessione sulle ingiustizie sociali e sulla difficile convivenza tra i poveri latini o afro americani e i ricchi anglo sassoni: se ricordo bene, c’erano state delle piccole rivolte di quartiere in alcune metropoli come Los Angeles. Tutto molto circoscritto!
Solo in seguito ho sentito dire che gli USA potevano fallire a causa del loro deficit di bilancio crescente.
Oggi parlerò di questo ribadendo spesso che io non credo che gli USA possano fallire, è più probabile il fallimento portoghese e quello italiano.
Premetto anche che nel bilancio USA c’è solo una voce di spesa fuori controllo: quella delle spese militari, spesso gonfiate e o inefficienti per il resto quando finiscono gli stanziamenti finisce il servizio collegato e buonasera a tutti i bisognosi …..
L’altra ragione del deficit americano ha un nome è un cognome: si chiama esternalizzazione e globalizzazione!
Oggi approfondirò la mia riflessione commentando un scritto di Giulietto Chiesa del 6 novembre 2011 pubblicato da vari siti, tra i quali megachip.info, e intitolato: “USA: pratiche di fallimento”.
Chiesa parla di fallimento riferendo il fatto che la Federal Reserve acquistò a novembre 600 miliardi di dollari e ne prelevò altri 300/350 dal debito che la fed aveva acquisito. Questi ultimi erano stati immessi sul mercato dei titoli.
Qui rimando anche allo scritto del professor Nappini – “Il Belpaese e le sue paure: fine dell’impero?”.
Secondo Chiesa ed altri uno stato può morire stampando moneta e questo può accadere anche a quello che è, senza dubbio, il più forte di tutti.
1000 miliardi di carta potrebbero avvelenare il gigante!
Qui si devono fare due considerazioni.
1) io non credo che gli USA falliranno!
2) Chiesa, come altri, ha scoperto il signoraggio e non l’ha capito!
Il denaro è sempre carta, ma il legame tra la persona normale e il mezzo delle transazioni è di tipo magico e quindi la carta è sempre un valore anche quando essa non è garantita da oro o armamenti.
Il discorso del signoraggio, nella sua essenza, sarebbe applicabile anche alle monete conchiglia degli arcipelaghi dei mari del sud.
Se ai 1000 miliardi suddetti si aggiungono gli 800 stampati al momento del salvataggio bancario del 2008 ci si trova davanti ad una montagna di carta che secondo Chiesa potrebbe travolgere il gigante USA.
Anche qui vanno fatte due considerazioni.
1) il sistema fiscale USA leggerissimo è del tutto ignorato;
2) la forza USA non è nella sua moneta, ma nel suo esercito, nel suo territorio, nella sua popolazione e nella sua organizzazione nella quale dominano le multinazionali.
Gli USA non sono una torre di Babele.
Non temete gli USA non crolleranno.
E’ vero che questa creazione di moneta non ha precedenti e sovrasta anche le crisi del 1926 e del 1929, ma non va dimenticato che, con l’informatizzazione delle borse, la finanza internazionale ha venduto 12 volte la Terra e anche i terreni della Luna, a parte s’intende.
Sono veri e più interessanti i fatti che nel 2007 la Cina aveva comprato circa la metà (esattamente il 47%) delle nuove emissioni di cedole americane. Nel 2008, in piena crisi finanziaria, la Cina aveva ridotto della metà, al 20% circa. L’anno scorso gli acquisti cinesi si sono drasticamente quasi azzerati. Eravamo al 5%.
Anche questo fa parte della globalizzazione e a me dice una cosa diversa di quello che ci legge il Chiesa che si intende poco di economia e per niente di finanza magica e colonialista.
Ecco quello che leggo qui!
I cinesi sono la fabbrica del mondo e lavorano per ricevere questa carta tinta che è l’unico modo che hanno per poter importare immense quantità di cibo e carburante: parlo della soia e del petrolio!
Subito dopo Chiesa mi dice: “In queste condizioni non c’è più modo per pareggiare la bilancia commerciale degli Stati Uniti. Con un debito di queste dimensioni bisogna inoltre mettere a bilancio 300 miliardi di interessi annui da pagare. Come? Non lo sa nessuno”.
Qui farò 3 considerazioni.
1) L’economia USA è ancora superiore e di molto a quella cinese;
2) I ricchi USA pagano poche tasse, ad esempio a New York la tassa sulle transazioni di borsa è azzerata dalle deduzioni e dalle esenzioni;
3) Gli USA non falliranno.
Chiesa aggiunse che l’effetto primo di queste scelte sarebbe stato la svalutazione del dollaro.
Questo non è accaduto, qui vanno introdotti due scenari.
Dopo una scelta monetaria simile si possono prendere due percorsi, da un lato ci sono le riforme strutturali, dall’altro le guerre imperiali.
Al momento Obama le percorre entrambe, da un lato riorganizza l’industria automobilistica e vara una riforma delle borsa e della sanità (niente di notevole) e dall’altra parte la “guerra umanitaria” di Libia, un conflitto come quelli del passato che pare destinato a durare molti mesi, come minimo.
Al momento non si vede nemmeno l’inflazione che denuncia Chiesa, qui il merito è dell’Europa e di quei paesi che tengono d’occhio i loro deficit, se non altro la crisi del 1929 ha insegnato qualcosa ai nostri governanti!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
Le Tavole delle colpe di Madduwatta Il Belpaese e le sue paure: Fine dell’Impero?
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Belpaese e le sue paure: Fine dell’Impero?
Di I. Nappini
Le paure del Belpaese sono troppe, le nostre genti difformi cercano di nascondere quelle più imbarazzanti. La giornata di autunnale oggi è propizia per scrivere qualcosa sulla crisi dell’Impero made in USA. I miei venticinque lettori si sono sorpresi nelle scorse settimane a leggere scritti di vario genere che descrivevano le inquietudini crescenti, sotto forma di narrazione teatrale, fantastica, di scritto estemporaneo, delle genti del Belpaese anche rispetto a questo evidente declino. Oggi venerdì 5 novembre 2010 osservo un pezzo de “Il Fatto” nelle pagine dell’economia a firma di tal “Superbonus” che così s’intitola:”Un’ondata di dollari travolge l’economia mondiale, La Federal Reserve Americana stampa centinaia di miliardi di dollari e l’Europa si preoccupa”. L’articolo esprime perplessità e preoccupazione perché: “La Federal Reserve americana ha deciso mercoledì di dare via alla seconda ondata di “quantitative easing”.
Un’ espressione all’apparenza freddamente scientifica che nasconde l’ultima mossa disperata dell’establishment americano: la FED comprerà i titoli del debito americano semplicemente stampando denaro. Gli Stati Uniti potranno così mantenere il rapporto deficit/PIL al 13 per cento (superiore a quello della Grecia) e confidando nel fatto di potersi comunque indebitare a bassi tassi attraverso l’emissione di obbligazioni. Perché ci sarà sempre la FED a comprare. Non viene creata ricchezza con la produzione industriale, con la produzione o la fornitura di servizi. Si crea solo moneta per comprare debito. La Federal Reserve aveva già acquistato 1.700 miliardi di dollari in titoli immettendo nel sistema altrettanta liquidità e si appresta ora a comprarne altri 600 miliardi.”
L’articolo prosegue con le crescenti preoccupazioni degli esecutivi dei paesi del G20, la crisi rischia di trasformarsi di nuovo, di diventare qualcosa di mai visto prima e forse qualche leader già pensa a politiche protezionistiche e alla tassazione delle merci. Personalmente ritengo che se così fosse il WTO e i processi di globalizzazione verrebbero spazzati via per far posto a logiche di potenza imperiale e di dominio e controllo sui mercati e sulle risorse planetarie. Altro che mercato che regola! Qui se le manovre per uscire dalla crisi fanno il tonfo si torna di corsa alla politica delle cannoniere di fine Ottocento e alle bandierine dei diversi imperi sul mappamondo. L’Italia per sua disgrazia dal crollo dell’Impero Romano d’Occidente si è quasi sempre trovata nella difficile condizione d’essere un territorio conteso fra imperi e regni stranieri. Neanche l’Unità d’Italia ci ha salvato dalle pressioni e dagli interessi forestieri oggi in conseguenza della sconfitta del Regno d’Italia e del Duce nella Seconda Guerra Mondiale l’Italia ospita 113 basi militari a Stelle e Strisce. Siamo parte di un Impero Globale con interessi e arsenali enormi che oggi è al fronte in Iraq e Afganistan e deve stampare banconote garantite dal debito pubblico più grande del Pianeta Azzurro per resistere alla pressione interna e alla guerra asimmetrica che gli muovono nemici palesi e occulti.
Le genti disperse e difformi del Belpese per via della loro bimillenaria storia di invasioni, vessazioni, massacri e rapine perpetrate da occupanti stranieri e da pretendenti al trono di Cesare fiutano come cani da tartufi la crisi imperiale. Ecco che da alcuni anni a questa parte con discrezione i ricchissimi del Belpaese scoprono il fascino della Russia Putiniana o le grandezza del capitalismo comunista cinese. Cina comunista e Russia post-comunista investono nel Belpaese cifre non da poco, e la curiosissima posizione italiana sulla guerra di Georgia di qualche anno fa rivela quanto le minoranze al potere nel Belpaese siano interessate non tanto alla fedeltà atlantica quanto ai buoni affari e alle prospettive di guadagno e di stabilità sociale nel Belpaese, del resto se la Penisola fosse sconvolta da scioperi e ingovernabilità i ricchi al potere vedrebbero diminuire le loro rendite e sfumare appalti e affari. La finta pace fra gli imperi è vitale per queste piccole minoranze al potere.
Il problema è questo canovaccio plurisecolare da teatro dei burattini di servire due o più padroni lodandoli e corteggiandoli e mettendo l’uno contro l’altro per scroccare mance e qualche piccolo privilegio non regge alla prova della guerra e nel momento nel quale i forti del mondo passano alle vie di fatto. “Ultima Ratio Regum” era inciso sui cannoni di Re Sole, e non solo sui suoi. C’è sempre il momento nel quale il mondo umano passa dalla commedia, magari a sfondo erotico, alla tragedia epocale e al delirio sanguinario e criminoso. In questo caso i mugugni, le battutine, i timori, i dubbi non saranno utili, rischiano solo di peggiorare la condizione delle genti disperse e difformi del Belpaese.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-05/presidente-cinese-scavalca-obama-093735.shtml?uuid=AY7RP9gC
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Scritto il 5 novembre 2010 dal professor I. Nappini.
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Tra qualche giorno tornerà il fascista immaginario:sarà l’ottavo episodio e si parlerà di Capitan Harlock e di Lupin III.
Dieci domande per i Tea Partiers
Dieci domande per i Tea Partiers
Di Ralph Nader
Ecco dieci domande per i Tea Partiers alle quali loro vogliono o non vogliono rispondere.
Io dico ciò in questo modo perché la gente che chiama se stessa Tea Partiers non hanno la stessa idea di politica, governo, Big Business o della Costituzione.
Le loro opinioni vanno dai puri Libertarian a chi sostiene attivamente i privilegi della plutocrazia.
Il loro reddito e il livello occupazionale variano molto sebbene la maggioranza pare appartenere al reddito medio o più alto.
La mia ipotesi è che gran parte dei Tea Partiers viene dalla parte conservatrice del Republican Party che sono stufi sia dei Repubblicani aziendalisti come Bush e Cheney, sia dei Democratici come Barack Obama e Nancy Pelosi.
Con quanto scritto in testa, le seguenti domandi possono servire ad andare oltre le astrazioni e le generalizzazioni dell’indignazione e ad ottenere qualche risposta specifica in più.
1. Potete voi essere contro il Big Government e non premere per le riduzioni nei vasti bilanci militari, pieni di burocrazia e dello spreco, della frode e dell’abuso dei grandi contrattisti?
La spesa militare prende ora la metà del bilancio operativo del governo federale.
Il Cato Institute libertario crede che per tagliare i deficit, vada tagliato pure il bilancio della difesa.
2. Potete credere voi nel libero mercato e non condannare le centinaia di miliardi di dollari dei salvataggi per il benessere corporativo, i sussidi, le dichiarazioni e gli omaggi?
3. Potete voi voler preservare la legittima sovranità del nostro paese e non rifiutare gli accordi commerciali noti come NAFTA e GATT (The World Trade Organization a Ginevra, Svizzera) che dei professori hanno descritto come la più grande sconfitta della sovranità locale, statale e nazionale nella nostra storia?
4. Potete essere per legge e ordine e non sostenere un giro di vite più grande e più veloce sulla diffusione del crimine aziendale che necessita di più accusatori e di fondi di sostegno più grandi per fermare il furto dei dollari di contribuenti e del consumatore cosi ben riportato nel Wall Street Journal e in Business Week?
I funzionari del rafforzamento della legge stimano che per ogni dollaro speso per l’indagine tornano da 17 a 20 dollari.
5. Potete essere contro le invasioni della privacy del governo e degli affari senza rifiutare i provvedimenti del Patriot Act che vi lasciano senza difesa in un’indagine sempre del tutto illegale, con l’appropriazione di informazioni personali e persino la perquisizione delle vostre case senza un mandato fino a 72 ore dopo?
6. Potete essere contro la regolazione delle pratiche molto illecite in medicina (più di 100.000 vite perse all’anno, in uno studio medico di Harvard), le medicine nocive con seri effetti collaterali o causano più danno/malattia di quello che furono vendute per prevenire, veicoli con freni, gomme e valvole difettose, cibo contaminato cinese e i processori domestici?
7. Potete continuare a chiedere Libertà e tollerare ancora il controllo del vostro credito e degli altri diritti economici fatti da valutazioni e calcoli del credito misteriosi e arbitrari?
Quale Libertà avete quando dovete firmare “contratti” unilaterali, pieni di scritte in piccolo con le vostre banche, con le compagnie assicurative, con i venditori di auto e con le compagnie della carta di credito?
Molti di questi contratti bloccano persino il vostro accesso costituzionale al tribunale.
8. Potete essere per un sistema nuovo e pulito di politiche ed elezioni e accettare ancora la dittatura dei 2 partiti Repubblicano e Democratico che è sostenuta da leggi statali complesse, litigio frivolo e tormento per escludere dal ballottaggio i partiti terzi e i candidati indipendenti che vogliono la riforma, la responsabilità e voci più forti per i votanti?
9. Se volete un ritorno alla nostra Costituzione – i suoi principi di limitazione e separazione del potere e la sua enfasi su “We the People” nel suo preambolo – potete ancora supportare le guerre di Washington che non sono state dichiarate dal Congresso (Articolo I Sezione
o dare alle corporations gli stessi diritti degli umani più dei privilegi speciali e delle immunità.
La parola “corporation” o “company” non appare mai nella Costituzione.
Come potete sostenere i poteri di dominio eminente dato dal governo alle corporations sui proprietari di case, o gli enormi salvataggi del week-end fatti da Federal Reserve e Treasury Department agli affari, pure banche straniere avventate, senza l’autorità e l’assegnazione del Congresso richiesta dalla Costituzione?
10. Voi volete meno tasse e deficit più bassi.
Come potete aver successo se non fermate le grandi corporations dalla fuga dalla condivisione giusta delle tasse fatta manipolando i diritti stranieri contro le nostre leggi fiscali, a esempio, o permettendo che ci siano miliardi di dollari di speculazione a Wall Street senza una tassa di vendita – mentre pagate il 6, 7 o 8% di tassa di vendita sui beni che comprate nei negozi?
Potete udirlo da voi Tea Partiers.
Nel frattempo, vedete il lavoro del video-giornalista, Steve Ference che ha intervistato e dato voce a quelli tra voi nel suo nuovo libro “Voices of the Tea Party” pubblicato da Lulu.com il 4 Luglio 2010.
Contattate VoicesoftheTeaParty@gmail.com.
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Scritto il 22/10/2010 e Tradotto da F. Allegri il 05/03/2011. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
Ten Questions for Tea Partiers
22/10/2010
By Ralph Nader
Here are ten Questions for Tea Partiers that they want or do not want to answer.
I say it this way because people who call themselves Tea Partiers do not have the same view of politics, government, Big Business or the Constitution.
Their opinions range from pure Libertarian to actively furthering the privileges of plutocracy.
Their income and occupational background vary as well, though most seem to be middle-income and up.
My guess is that most Tea Partiers come from the conservative wing of the Republican Party who are fed up with both the corporate Republicans like Bush and Cheney, as well as the Democrats like Barack Obama and Nancy Pelosi.
With the above in mind, the following questions can serve to go beyond abstractions and generalizations of indignation and get to some more specific responses.
1. Can you be against Big Government and not press for reductions in the vast military budgets, fraught with bureaucratic and large contractors’ waste, fraud and abuse?
Military spending now takes up half of the federal government’s operating budgets.
The libertarian Cato Institute believes that to cut deficits, we have to also cut the defense budget.
2. Can you believe in the free market and not condemn hundreds of billions of dollars of corporate welfare-bailouts, subsidies, handouts, and giveaways?
3. Can you want to preserve the legitimate sovereignty of our country and not reject the trade agreements known as NAFTA and GATT (The World Trade Organization in Geneva, Switzerland) that scholars have described as the greatest surrender of local, state and national sovereignty in our history?
4. Can you be for law and order and not support a bigger and faster crackdown on the corporate crime wave, that needs more prosecutors and larger enforcement budgets to stop the stealing of taxpayers and consumer dollars so widely reported in the Wall Street Journal and Business Week?
Law enforcement officials estimate that for every dollar for prosecution, seventeen to twenty dollars are returned.
5. Can you be against invasions of privacy by government and business without rejecting the provisions of the Patriot Act that leave you defense less to constant unlawful snooping, appropriation of personal information and even search of your home without notification until 72 hours later?
6. Can you be against regulation of serious medical malpractice (over 100,000 lives lost a year, according to a study by Harvard physicians), unsafe drugs that have serious side effects or cause the very injury/illness they were sold to prevent, motor vehicles with defective brakes, tires and throttles, contaminated food from China, Mexico and domestic processors?
7. Can you keep calling for Freedom and yet tolerate control of your credit and other economic rights by hidden and arbitrary credit ratings and credit scores?
What Freedom do you have when you have to sign industry-wide fine print one-sided “contracts” with your banks, insurance companies, car dealers, and credit card companies?
Many of these contracts even block your Constitutional access to the courthouse.
8. Can you be for a new, clean system of politics and elections and still accept the Republican and Democratic Two Party dictatorship that is propped up by complex state laws, frivolous litigation and harassment to exclude from the ballot third parties and independent candidates who want reform, accountability, and stronger voices for the voters?
9. If you want a return to our Constitution – its principles of limited and separation of power and its emphasis on “We the People” in its preamble – can you still support Washington’s wars that have not been declared by Congress (Article I Section
or giving corporations equal rights with humans plus special privileges and immunities.
The word “corporation” or “company” never appears in the Constitution.
How can you support eminent domain powers given by governments to corporations over homeowners, or massive week-end bailouts by the Federal Reserve and Treasury Department of businesses, even reckless foreign banks, without receiving the authority and the appropriations from the Congress, as the Constitution requires?
10. You want less taxation and lower deficits.
How can you succeed unless you stop big corporations from escaping their fair share of taxes by manipulating foreign jurisdictions against our tax laws, for example, or by letting trillions of dollars of speculation on Wall Street go without any sales tax, – while you pay six, seven or eight percent sales tax on the necessities you buy in stores?
Let’s hear from you Tea Partiers.
Meanwhile, see the work of video-journalist, Steve Ference, who has interviewed and given voice to those among you in his new paperback “Voices of the Tea Party” published by Lulu.com on July 4, 2010.
Contact VoicesoftheTeaParty@gmail.com.
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