Articoli marcati con tag ‘crisi USA’
30 ANNI FA OGGI: IL GIORNO CHE MORI’ LA CLASSE MEDIA …
30 ANNI FA OGGI: IL GIORNO CHE MORI’ LA CLASSE MEDIA …
Una lettera di Michael Moore
Venerdì 5 agosto, 2011
Amici
Di tanto in tanto, qualcuno con meno di 30 anni mi chiede: “Quando è cominciato tutta questa discesa dell’America verso il basso?”
Loro dicono di aver sentito parlare di un tempo in cui chi lavora poteva crescere una famiglia e mandare i ragazzi al college con il solo reddito di un genitore (e quel college in stati come la California e New York era quasi gratis).
Che tutti coloro che volevano un lavoro pagato in modo decente potevano ottenerne uno.
Che le persone lavoravano solo 5 giorni alla settimana, 8 ore al giorno, avevano il weekend libero e una vacanza pagata ogni estate.
Che molti lavori erano garantiti, dall’insaccatore al supermercato al ragazzo che imbiancava la vostra casa, e ciò significava che non importava quanto il vostro lavoro fosse “piccolo” tu avevi le garanzie di una pensione, aumenti occasionali, assicurazione sanitaria e qualcuno per difendervi se venivate trattati in modo ingiusto.
I giovani hanno sentito parlare di questo tempo mitico — ma non era un mito, era reale.
E quando chiedono: “Quando finì tutto questo?”, dico: “Si concluse oggi – il 5 agosto, 1981”. Leggi il resto di questo articolo »
Aspettando la Scintilla
Nell’Interesse Pubblico
Aspettando la Scintilla
Di Ralph Nader
18/04/2011
Cosa potrebbe iniziare una resurrezione popolare in questo paese contro gli abusi del corporativismo concentrato e avaro?
Immaginate l’arroganza di passare sopra la gente che lavora già ingannata e sui disoccupati con le perdite societarie enormi?
Questo è compiuto attraverso i salvataggi del governo e le evasioni fiscali.
La storia ci insegna che la scintilla di solito è più piccola di quanto ci si aspetti e di una natura che è del tutto imprevedibile o pure inimmaginabile.
Ma se la pietra focaia secca è intorno, come molte perdite e sondaggi dicono, la scintilla, non si sa quanto piccola, può mutare in un inferno di rabbia. Il Boston Tea Party ubriacò la Rivoluzione Americana. Leggi il resto di questo articolo »
Questo Giorno della Tassa Farà Pagare LORO … una lettera sul 18 aprile
Questo Giorno della Tassa Farà Pagare LORO … una lettera sul 18 aprile
Di Michael Moore
Venerdì 15 aprile, 2011
Amici.
Vi meravigliate (come me) di quello che i ragionieri fiscali e i dirigente stanno facendo alla GE in questo fine settimana?
Corrono freneticamente a riempire i loro redditi IRS come il resto di noi?
Duramente.
Essi stanno passando fuori il fine settimana per tirare a se un grande partito e farsi una risata di cuore su tutti noi.
Deve davvero farli schiantare il vederci come creduloni che corrono intorno per assicurarci che noi riferiremo tutto a Zio Sam — e manderemo a lui pure un assegno, se necessario.
Lo scherzo è su di noi, gente. Leggi il resto di questo articolo »
L’America NON è in Rovina … il discorso di Madison di Michael Moore
L’America NON è in Rovina … il discorso di Madison di Michael Moore
Pronunciato a Madison, Wisconsin
Sabato 5 Marzo, 2011
Al contrario di ciò che quelli al potere amerebbero che pensaste per farvi cedere la vostra pensione, tagliare i salari, e accettare la vita che facevano i vostri nonni, l’America non è in rovina. Non per un tiro lungo.
Il paese è invaso da ricchezza e liquidità.
E’ proprio ciò che non è nelle vostre mani.
Essa è stata trasferita, nel più grande “heist” della storia, dai lavoratori e dai consumatori alle banche nei portafogli degli ultra – ricchi.
Oggi 400 Americani hanno la stessa ricchezza della metà di tutti gli Americani combinati. Leggi il resto di questo articolo »
Il Belpaese e la scuola: Dewey o l’opera dello straniero
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
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Il Belpaese e la scuola:
Dewey o l’opera dello straniero
Del professor I. Nappini
Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.
Così colgo l’occasione per una riflessione su un filosofo statunitense che si è occupato di pedagogia a livello alto e inizierò prendendo una citazione dalla voce che lo riguarda presente su Wikipedia.
John Dewey (Burlington, 20 ottobre 1859 – New York, 1º giugno 1952) è stato un filosofo e pedagogista statunitense. È stato anche scrittore e professore universitario. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne e sulla delicata questione dell’ingiusta condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti (…)
(…) Per Dewey, una persona per partecipare ad una Democrazia deve avere questi quattro requisiti: Leggi il resto di questo articolo »
L’ora Di Rovesciare I Dittatori Multinazionali
Nel Pubblico Interesse
L’ora Di Rovesciare I Dittatori Multinazionali
18/02/2011
Di Ralph Nader
I 18 giorni di proteste non violente Egiziane per la libertà sollevano la domanda: l’America è la prossima? Se ci fossero ancora Thomas Jefferson e Thomas Paine in giro, probabilmente direbbero “che cosa stiamo aspettando?”
Essi sarebbero atterriti dalla concentrazione del potere economico e politico in queste poche mani.
Ricordate quanto spesso questi due uomini misero in guardia sul potere concentrato. Leggi il resto di questo articolo »
Nell’Interesse pubblico Delirio Istituzionale
Nell’Interesse pubblico
Delirio Istituzionale
06/12/2010
Di Ralph Nader
Se ci fosse un ospedale di salute mentale per le istituzioni, il Partito Repubblicano e i suoi dirigenti sarebbero ammessi come clinicamente deliranti. La loro bizzarra stramberia sembra non contenere confini percepibili.
Ripetutamente, questi supplicanti delle grandi imprese si opposero ad ogni misura, regolazione, legislazione che avrebbe aiutato direttamente i lavoratori, i consumatori, l’ambiente, i piccoli contribuenti e persino gli investitori in azioni.
Ci sono alcune eccezioni. Leggi il resto di questo articolo »
Mancare il Bersaglio sui Deficits
Mancare il Bersaglio sui Deficits
29/11/2010
Di Ralph Nader
Le recenti relazioni delle due commissioni sul deficit – una nominata dal Presidente Barack Obama (fiscalcommission.gov) e l’altra dal privato Bipartisan Policy Center (bipartisan policy.org) – non difettano di specificità.
Infatti, sono così specifici che oscurano il bisogno di una filosofia pubblica più esplicita che riveli sia le loro predisposizioni di valore e il loro pensiero sul sistema dei valori.
Le composizioni dei due gruppi speciali sono definite chiaramente per raggiungere un consenso legislativo a Capitol Hill. Leggi il resto di questo articolo »
La Stampa torinese verso un voto amministrativo decisivo con approfondimento sulle elezioni primarie (secondo pezzo)
La Stampa torinese verso un voto amministrativo decisivo con approfondimento sulle elezioni primarie (secondo pezzo)
19/04/2011
Di F. Allegri
Ho già scritto nelle scorse settimane sull’attacco che Gramellini fece lo scorso novembre al presidente della regione Piemonte Cota.
Oggi tocca ad un altro scritto di Gramellini del 16/11/2010 che si intitolò “Nun te reggae più” e che si dedica alla sinistra torinese e non solo.
Questo è anche un articolo di costume e non una vera critica politica, ma intanto è bene chiarire che quando un comunicatore attacca due politici è quello attaccato per ultimo il vero bersaglio.
La nostra condizione politica è tragica, ma la stampa nazionale ha ancora voglia di scherzarci sopra e lo fa spesso, manca invece l’analisi più approfondita e la proposta: è un fatto generalizzato.
Questo articolo ha un titolo in dialetto Napoletano per ricordarci e farci pensare anche a come il PD e la sinistra hanno amministrato male Napoli, ma a mio avviso costituisce anche una critica giusta ad un PD che non trova un vero percorso politico da sviluppare.
In questo scritto Gramellini commentò le primarie di sinistra che in quel periodo si svolsero in vari comuni, ma non fece una critica centrata, il vero problema era nella qualità di queste primarie e non nei suoi esiti che ultimamente sono stati comunque paradossali.
Un voto primario non si improvvisa e serve prima di tutto un elenco chiaro e preciso di chi ha diritto al voto e un lavoro politico dei candidati.
E’ sbagliato svolgerle in un giorno solo, specie se si tratta di grandi città o di scelte per candidature nazionali.
Gli USA hanno elenchi chiari quando fanno le primarie, ce l’hanno i democratici e pure i repubblicani. Capita di rado che un elettore di un partito USA vada nel seggio dell’altro e quando ci va lo fa per deporre nell’urna una scheda nulla o bianca.
Da noi siamo già alle degenerazione e questo è dovuto al fatto che le primarie sono troppo avanzate per un paese che pensa ancora alla politica con le idee dell’ottocento.
Negli ultimi anni abbiamo avuto frotte di conservatori a votare Renzi a Firenze, a Napoli molti cinesi hanno votato compatti per … un ex margherita, a Milano ha vinto il candidato più a sinistra per danneggiare Bersani, ovvero l’unico democratico che può dialogare con queste forze minori.
Chi più ne ha , più ne metta, in ogni caso basterebbe riformare le primarie e prevedere queste degenerazioni.
Sia chiaro pure che in USA le primarie fanno parte della propaganda politica e non della partecipazione.
Se il centro destra vince è perché gli oppositori hanno anche questi limiti. C’è ancora troppo residuo del comunismo nel mondo del PD.
Un partito che si è baloccato per anni tra la via socialdemocratica e quella democratica e che dopo aver scelto la democrazia si è data un segretario social democratico, ma non troppo e con smanie di liberalizzazioni dopo campionatura.
Gramellini parlò di rifiuto mentale e di fastidio fisico che si sarebbe sviluppato nella base del PD e tra gli elettori verso i propri dirigenti del partito.
Non so se esista tale malessere, se c’è viene da lontano.
Credo pure io che il PD non possa portare l’Italia fuori dalla sua abulia e dal suo cinismo, ma io prendo le mosse dalle modeste espressioni dell’anti berlusconismo.
Non si può contestare Berlusconi solo sul piano di una morale che appartiene alla tradizione cattolica, soprattutto non può fare questo una sinistra.
Il mondo non berlusconiano deve basare la sua azione sull’organizzazione dei danneggiati dal Berlusconismo che sono tanti e divisi, si parte dal digitale terrestre, si passa dai querelanti in attesa di giudizio e si arriva ai giovani, ai pensionati e alle donne di questo paese.
Anche i lavoratori aspettano delle risposte diverse da un no al Bunga Bunga.
Io non le ho trovate nella conclusione del pezzo di Gramellini e posso dirvi che quando si guardano i mali dell’Italia si deve intravedere la crisi di un modello: quello politico americano!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Io non credo che gli USA falliranno
Io non credo che gli USA falliranno
25/03/2011
Di F. Allegri
Nel mondo delle idee eccentriche e conformiste italiane gira una strana riflessione a più voci, anche tra alcuni personaggi pubblici.
L’idea eccentrica è che gli USA falliranno presto, sommersi dal proprio deficit di bilancio e/o dalla loro ingiustizia sociale oppure dall’impossibile coesistenza della sua società multirazziale.
Io non credo che gli USA falliranno!
Qualche anno fa, sentii per la prima volta queste riflessioni durante un dibattito televisivo e questa tesi era sostenuta dal socialista Gianni De Michelis.
Egli basò la sua riflessione sulle ingiustizie sociali e sulla difficile convivenza tra i poveri latini o afro americani e i ricchi anglo sassoni: se ricordo bene, c’erano state delle piccole rivolte di quartiere in alcune metropoli come Los Angeles. Tutto molto circoscritto!
Solo in seguito ho sentito dire che gli USA potevano fallire a causa del loro deficit di bilancio crescente.
Oggi parlerò di questo ribadendo spesso che io non credo che gli USA possano fallire, è più probabile il fallimento portoghese e quello italiano.
Premetto anche che nel bilancio USA c’è solo una voce di spesa fuori controllo: quella delle spese militari, spesso gonfiate e o inefficienti per il resto quando finiscono gli stanziamenti finisce il servizio collegato e buonasera a tutti i bisognosi …..
L’altra ragione del deficit americano ha un nome è un cognome: si chiama esternalizzazione e globalizzazione!
Oggi approfondirò la mia riflessione commentando un scritto di Giulietto Chiesa del 6 novembre 2011 pubblicato da vari siti, tra i quali megachip.info, e intitolato: “USA: pratiche di fallimento”.
Chiesa parla di fallimento riferendo il fatto che la Federal Reserve acquistò a novembre 600 miliardi di dollari e ne prelevò altri 300/350 dal debito che la fed aveva acquisito. Questi ultimi erano stati immessi sul mercato dei titoli.
Qui rimando anche allo scritto del professor Nappini – “Il Belpaese e le sue paure: fine dell’impero?”.
Secondo Chiesa ed altri uno stato può morire stampando moneta e questo può accadere anche a quello che è, senza dubbio, il più forte di tutti.
1000 miliardi di carta potrebbero avvelenare il gigante!
Qui si devono fare due considerazioni.
1) io non credo che gli USA falliranno!
2) Chiesa, come altri, ha scoperto il signoraggio e non l’ha capito!
Il denaro è sempre carta, ma il legame tra la persona normale e il mezzo delle transazioni è di tipo magico e quindi la carta è sempre un valore anche quando essa non è garantita da oro o armamenti.
Il discorso del signoraggio, nella sua essenza, sarebbe applicabile anche alle monete conchiglia degli arcipelaghi dei mari del sud.
Se ai 1000 miliardi suddetti si aggiungono gli 800 stampati al momento del salvataggio bancario del 2008 ci si trova davanti ad una montagna di carta che secondo Chiesa potrebbe travolgere il gigante USA.
Anche qui vanno fatte due considerazioni.
1) il sistema fiscale USA leggerissimo è del tutto ignorato;
2) la forza USA non è nella sua moneta, ma nel suo esercito, nel suo territorio, nella sua popolazione e nella sua organizzazione nella quale dominano le multinazionali.
Gli USA non sono una torre di Babele.
Non temete gli USA non crolleranno.
E’ vero che questa creazione di moneta non ha precedenti e sovrasta anche le crisi del 1926 e del 1929, ma non va dimenticato che, con l’informatizzazione delle borse, la finanza internazionale ha venduto 12 volte la Terra e anche i terreni della Luna, a parte s’intende.
Sono veri e più interessanti i fatti che nel 2007 la Cina aveva comprato circa la metà (esattamente il 47%) delle nuove emissioni di cedole americane. Nel 2008, in piena crisi finanziaria, la Cina aveva ridotto della metà, al 20% circa. L’anno scorso gli acquisti cinesi si sono drasticamente quasi azzerati. Eravamo al 5%.
Anche questo fa parte della globalizzazione e a me dice una cosa diversa di quello che ci legge il Chiesa che si intende poco di economia e per niente di finanza magica e colonialista.
Ecco quello che leggo qui!
I cinesi sono la fabbrica del mondo e lavorano per ricevere questa carta tinta che è l’unico modo che hanno per poter importare immense quantità di cibo e carburante: parlo della soia e del petrolio!
Subito dopo Chiesa mi dice: “In queste condizioni non c’è più modo per pareggiare la bilancia commerciale degli Stati Uniti. Con un debito di queste dimensioni bisogna inoltre mettere a bilancio 300 miliardi di interessi annui da pagare. Come? Non lo sa nessuno”.
Qui farò 3 considerazioni.
1) L’economia USA è ancora superiore e di molto a quella cinese;
2) I ricchi USA pagano poche tasse, ad esempio a New York la tassa sulle transazioni di borsa è azzerata dalle deduzioni e dalle esenzioni;
3) Gli USA non falliranno.
Chiesa aggiunse che l’effetto primo di queste scelte sarebbe stato la svalutazione del dollaro.
Questo non è accaduto, qui vanno introdotti due scenari.
Dopo una scelta monetaria simile si possono prendere due percorsi, da un lato ci sono le riforme strutturali, dall’altro le guerre imperiali.
Al momento Obama le percorre entrambe, da un lato riorganizza l’industria automobilistica e vara una riforma delle borsa e della sanità (niente di notevole) e dall’altra parte la “guerra umanitaria” di Libia, un conflitto come quelli del passato che pare destinato a durare molti mesi, come minimo.
Al momento non si vede nemmeno l’inflazione che denuncia Chiesa, qui il merito è dell’Europa e di quei paesi che tengono d’occhio i loro deficit, se non altro la crisi del 1929 ha insegnato qualcosa ai nostri governanti!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
