Articoli marcati con tag ‘debito pubblico’

SILVIO E MARIO INTORNO ALLA VORAGINE

SILVIO E MARIO INTORNO ALLA VORAGINE
10/02/2012
Di F. Allegri
Continuo a ripercorrere il sentiero che ha portato l’Italia al governo Monti e ai suoi ministri senza qualità.
Intanto voglio preannunciare che prossimamente ritornerò anche sul tema della sinistra nel vortice delle grandi trattative perché tale vicenda non può esaurirsi con uno scritto centrato su Beppe Grillo che attendeva un nuovo 1992 e che intravedeva a grandi linee la crisi politica che si è verificata.
Nel nostro viaggio siamo arrivati a settembre e il grande governo illusorio continuava a combattere in Libia ma aveva perso ancora punti in Grecia e si cominciava a saperlo laddove tale notizia contava. Leggi il resto di questo articolo »

Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!

Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
27/04/2011
Di F. Allegri
Quando nel 2008 previdi con esattezza il fallimento di Lehman Brothers mi resi conto anche che questa crisi sarebbe durata molti anni!
Per un certo periodo pensavo che l’anno della crisi italiana sarebbe stato il 2010 ma poi alcune scelte importanti del ministro Tremonti e altre discutibili e di corto respiro del governo Berlusconi hanno permesso di respingere i primi morsi della crisi.
Nel 2011 la crisi ha nuovamente colpito il Giappone attraverso il terremoto e lo tsunami e lo ha messo in ginocchio: almeno per un paio d’anni.
Contemporaneamente la crisi si sta innestando nel Mediterraneo colpendo il Nord Africa e il Medio Oriente pseudo socialista.
Qui la crisi economica è anche politica e spesso demografica.
Il crollo politico di questi paesi unito alla guerra incivile libica e all’instabilità siriana porteranno un sensibile calo del PIL italiano nel 2011, porteranno il caro petrolio e un rinforzino del dollaro.
Nel 2008 l’Italia perse il 5% del PIL, farà lo stesso questo anno?
Non si può ancora dire, ma mi preoccupa la povertà del dibattito politico che mi circonda e soprattutto il fatto che le caste politiche non percepiscono la crisi per quella che è!
Io cominciai a capire che il 2011 sarebbe stato un anno duro a novembre del 2010 e facendo due conti facili compresi che qualcosa di tremendo poteva accadeva a marzo e/o ad aprile 2011.
Queste considerazioni mi misero sulla strada giusta per capire che il 14 dicembre scorso il governicchio del tirare a campare non sarebbe caduto.
Cosa accadde a novembre che mi fece fare queste considerazioni?
A novembre 2010 il dibattito sulla crisi prese una strana piega e si cominciò a parlare del ripudio del debito pubblico e di uscita dell’Italia dall’Euro.
Le due vicende sono interconnesse e presuppongono una classe politica degna di questo nome.
Da un lato l’uscita dall’Euro fu ipotizzata dal presidente del Banco di Roma Paolo Savona che parlò del debito come di “un cappio al collo dell’Italia”.
Dall’altro questa diventò una proposta per una piccola parte della destra cattolica conservatrice e di altre minoranze anche di sinistra, ma nel complesso senza una vera capacità di incidere nelle scelte politiche del paese.
Io non credo che le caste politiche ed economiche italiane vogliano uscire dall’euro e credo che gli ambienti finanziari romani abbiano usato questo tema in quel modo come se fosse uno spaventapasseri o un accalappia citrulli, ma anche come strumento per avviare trattative sotterranee.
Io non mi interessai a questo dibattito del momento, ma presi la mia palla di vetro e cercai di guardare nel futuro come faccio spesso.
E’ certo che tra novembre e a dicembre i poteri forti hanno discusso da qualche parte e in qualche momento della guerra civile libica e delle sue ripercussioni nel nostro paese, ma è anche certo che hanno saputo farlo di nascosto.
Ultimamente sono divenuto un critico della UE e dell’Euro, ma non credo che si debba tornare all’Italia di 15 anni fa, io auspico un’Europa diversa, più rispettosa delle differenze tra stati e popoli e meno sottomessa alle banche e alla politica della Germania.
Con queste condizioni della finanza internazionale, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna rischiano la bancarotta, servirebbe una svalutazione dell’euro, ma i tedeschi non la vogliono e in queste condizioni l’Euro diviene un secondo Marco.
Vi dicevo che per uscire dall’Euro servirebbe il contemporaneo ripudio del debito pubblico e che queste due scelte dovrebbero appartenere e scaturire da una classe politica specifica, dotata di un certo coraggio e tesa a particolari obiettivi di riforma.
Noi disponiamo solo di gente tesa al tirare a campare e di illusi da vecchie e nuove barzellette.
Questa classe politica apparentemente coraggiosa non esiste e non è auspicabile in assoluto.
Se non fossi certo che questi temi sono stati introdotti dal Savona penserei alle sparate di estremisti senza capacità politiche, ma in questo contesto devo cercare di approfondire gli aspetti non toccati dai nostri pseudo economisti indigeni, senza perderci troppo tempo perché tutto il mondo va verso altre direzioni.
Il problema inizia con gli interessi sul debito da pagare che per il 2011 girano intorno ai 250 miliardi di euro, altro che stato sociale qui siamo all’indebitamento finanziario!
In questo contesto una minaccia di scelte forti e coraggiose potrebbe portare all’aiutino e allo sconticino.
Ben presto ogni riflessione deve arrivare agli aspetti politici e dobbiamo domandarci chi può volere e/o cercare di ripudiare il debito?
La mia risposta è che nessun politico vuole il ripudio e contemporaneamente nessuno potrebbe farlo.
In queste condizioni si precipita nel pour parler e io non credo nemmeno che qualche italiota sia in grado di prevedere tutte le conseguenze di una scelta simile.
Io non credo che arriveremo al ripudio del debito e nemmeno all’uscita dall’Euro, ma devo registrare che i potenti ne hanno parlato per delle ragioni tutte loro e al momento inconfessabili o di certo non divulgate.
Va aggiunto che il ripudio del debito non necessariamente si legherebbe ad una sorta di economia di guerra ai poteri finanziari internazionali. La realtà ci offre anche un esempio storico: l’Argentina.
Questo paese è rinato dopo il ripudio e al momento chi aveva i suoi titoli è costretto a disperarsi nel privato dei suoi egoismi.
Va anche aggiunto che l’Argentina è un piccolo paese che aveva un debito modesto e uno stato che sopravvive da sempre senza un sistema di tassazione moderno.
Noi non possiamo fermarci troppo a guardare l’Argentina dobbiamo partire dal fatto che il 21% del nostro PIL va via con il debito.
Noi ci indebitammo per primi e allora fini il nostro lungo periodo di sviluppo e ricchezza, oggi tutti sono indebitati e circola carta colorata pari al valore di 12 pianeta Terra e in passato arrivammo anche a 13,5, ricordatevelo!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.

Piccole verità dietro le crisi di questi mesi

Piccole verità dietro le crisi di questi mesi
20/09/2010
Di F. Allegri
Scrivo ancora di economia per ribadire che il protezionismo del mercato europeo non sarebbe solo una bella cosa: è una necessità impellente. La Cina non pratica il liberismo, gli USA misero a suo tempo un dazio del 700% sugli acciai importati ….. e fecero bene. Il problema vero è quello di mettere d’accordo i paesi membri della UE, di accontentare tutti e di non scontentare nessuno. La mia proposta è quella di un sistema di piccoli dazi che non risolverebbero tutti i problemi, ma farebbero lavorare tante imprese.
Detto questo farò una breve carrellata di verità dietro la crisi greca e le prossime eventuali! Parto dal mito della produttività. In giro c’è chi crede che laddove esiste questo fenomeno non ci sarà crisi e a corollario di questo i giornali dissero che la Grecia aveva produttività bassa e per questo era entrata in quella crisi che (oggi posso dirlo) “ha aiutato tutti”. Leggi il resto di questo articolo »

SAGGIO BREVE – Tendenze economiche per l’Autunno (secondo atto)

SAGGIO BREVE
Tendenze economiche per l’autunno – secondo atto

02 settembre 2010
Di F. Allegri
Ho scelto per questo saggio lo stesso titolo della mia ultima pagina del diario sulla crisi economica perché voglio riprendere, puntualizzare, approfondire e allargare quel ragionamento.
Ho detto che non mi aspetto disastri per l’autunno e che temo di più fine dicembre ed inizio gennaio, considero grigio tutto l’inizio del 2011 anche perché credo che in quel periodo l’Italia sarà politicamente molto debole.

Oggi voglio ripartire dagli USA, ma tornerò in Europa dato che proprio oggi il Fondo monetario internazionale ha criticato il debito pubblicò di Italia e Portogallo. Io ho paura del Portogallo, per me la crisi di quel paese è l’unica probabile da oggi a 6 mesi e so che la cura sarebbe una nuova svalutazione dell’euro. Leggi il resto di questo articolo »

Tendenze economiche per l’autunno

DIARIO DELLA CRISI
Tendenze economiche per l’autunno

28/08/2010
Di F. Allegri
Ora che la consueta ripresina estiva è esaurita vedo intorno a me il ritorno della paura del super tracollo americano. Fino a quando non ve l’annuncerò io non dovete avere paura!
In verità non c’era la ripresa e ora non avremo l’ecatombe.
Nei giorni scorsi c’è stata un’altra riforma importante in USA che conseguenze economiche importanti: mi riferisco al ritiro delle truppe USA dall’IRAQ. Sono venuti via 50.000 soldati.
Sapete quanto costa annualmente il mantenimento di un soldato in Iraq? Ve lo dico io, un milione di dollari. Ecco quindi che gli USA hanno tagliato una spesa da 50.000 milioni di dollari e questo è sicuramente un PICCOLO sollievo per le casse pubbliche americane. Leggi il resto di questo articolo »

Consiglio Comunale n°20 23/11/2011 PUA
Consiglio Comunale n°21 28/11/2011
Parassiti: spot istituzionale
Conto alla rovescia
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