Articoli marcati con tag ‘economia’
Di default in default: perché l’Italia non può fallire ma nemmeno guarire?
Di default in default: perché l’Italia non può fallire ma nemmeno guarire?
08/12/2011
Di F. Allegri
In troppi parlano di default senza sapere quello che dicono, ma d’altra parte i timori generalizzati sopra quello italiano sono eccessivi.
Da un lato c’è il default come sconfitta e successivo ad una serie di politiche “lacrime e sangue” (come la manovra Monti) dall’altra ci sono le ristrutturazioni del debito pubblico italiano.
Dico subito che il primo default italiano è possibile, ma al momento non probabile e l’accantonamento/superamento del governicchio di Berlusconi aiuta! (resta la sua maggioranza liberal – conservatrice e cattolica nelle due camere).
D’altra parte, prima o poi i nostri politici ristruttureranno il nostro debito (oppure vogliono fare una ventina di manovre come questa?).
Chi parla seriamente di default italiano deve introdurre la questione monetaria: non può più esistere un euro che valga il 40% in più del dollaro e che sia buono per tutti. Leggi il resto di questo articolo »
SULLA CRISI Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!
SULLA CRISI
Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!
(verso la teoria di Lester R. Brown)
13/07/2011
Di F. Allegri
Da più di tre anni scrivo questo diario della crisi e si può dire che ho previsto tutto e soprattutto che tutto quello che è accaduto era prevedibile: sia i fatti che i momenti e talvolta entrambi!
Non avevo pensato alla guerra di Libia ovvero agli interessi inconfessabili dell’Italia, ma avevo detto (e l’avevo chiaro in me) che marzo sarebbe stato un mese cruciale per I DESTINI DI QUESTO NUOVO ED ENNESIMO ANNO DI CRISI.
Come dico nel titolo: “Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!” Leggi il resto di questo articolo »
Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
Sul secondo anno di dura crisi italiana al meno 5%!
27/04/2011
Di F. Allegri
Quando nel 2008 previdi con esattezza il fallimento di Lehman Brothers mi resi conto anche che questa crisi sarebbe durata molti anni!
Per un certo periodo pensavo che l’anno della crisi italiana sarebbe stato il 2010 ma poi alcune scelte importanti del ministro Tremonti e altre discutibili e di corto respiro del governo Berlusconi hanno permesso di respingere i primi morsi della crisi.
Nel 2011 la crisi ha nuovamente colpito il Giappone attraverso il terremoto e lo tsunami e lo ha messo in ginocchio: almeno per un paio d’anni.
Contemporaneamente la crisi si sta innestando nel Mediterraneo colpendo il Nord Africa e il Medio Oriente pseudo socialista.
Qui la crisi economica è anche politica e spesso demografica.
Il crollo politico di questi paesi unito alla guerra incivile libica e all’instabilità siriana porteranno un sensibile calo del PIL italiano nel 2011, porteranno il caro petrolio e un rinforzino del dollaro.
Nel 2008 l’Italia perse il 5% del PIL, farà lo stesso questo anno?
Non si può ancora dire, ma mi preoccupa la povertà del dibattito politico che mi circonda e soprattutto il fatto che le caste politiche non percepiscono la crisi per quella che è!
Io cominciai a capire che il 2011 sarebbe stato un anno duro a novembre del 2010 e facendo due conti facili compresi che qualcosa di tremendo poteva accadeva a marzo e/o ad aprile 2011.
Queste considerazioni mi misero sulla strada giusta per capire che il 14 dicembre scorso il governicchio del tirare a campare non sarebbe caduto.
Cosa accadde a novembre che mi fece fare queste considerazioni?
A novembre 2010 il dibattito sulla crisi prese una strana piega e si cominciò a parlare del ripudio del debito pubblico e di uscita dell’Italia dall’Euro.
Le due vicende sono interconnesse e presuppongono una classe politica degna di questo nome.
Da un lato l’uscita dall’Euro fu ipotizzata dal presidente del Banco di Roma Paolo Savona che parlò del debito come di “un cappio al collo dell’Italia”.
Dall’altro questa diventò una proposta per una piccola parte della destra cattolica conservatrice e di altre minoranze anche di sinistra, ma nel complesso senza una vera capacità di incidere nelle scelte politiche del paese.
Io non credo che le caste politiche ed economiche italiane vogliano uscire dall’euro e credo che gli ambienti finanziari romani abbiano usato questo tema in quel modo come se fosse uno spaventapasseri o un accalappia citrulli, ma anche come strumento per avviare trattative sotterranee.
Io non mi interessai a questo dibattito del momento, ma presi la mia palla di vetro e cercai di guardare nel futuro come faccio spesso.
E’ certo che tra novembre e a dicembre i poteri forti hanno discusso da qualche parte e in qualche momento della guerra civile libica e delle sue ripercussioni nel nostro paese, ma è anche certo che hanno saputo farlo di nascosto.
Ultimamente sono divenuto un critico della UE e dell’Euro, ma non credo che si debba tornare all’Italia di 15 anni fa, io auspico un’Europa diversa, più rispettosa delle differenze tra stati e popoli e meno sottomessa alle banche e alla politica della Germania.
Con queste condizioni della finanza internazionale, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna rischiano la bancarotta, servirebbe una svalutazione dell’euro, ma i tedeschi non la vogliono e in queste condizioni l’Euro diviene un secondo Marco.
Vi dicevo che per uscire dall’Euro servirebbe il contemporaneo ripudio del debito pubblico e che queste due scelte dovrebbero appartenere e scaturire da una classe politica specifica, dotata di un certo coraggio e tesa a particolari obiettivi di riforma.
Noi disponiamo solo di gente tesa al tirare a campare e di illusi da vecchie e nuove barzellette.
Questa classe politica apparentemente coraggiosa non esiste e non è auspicabile in assoluto.
Se non fossi certo che questi temi sono stati introdotti dal Savona penserei alle sparate di estremisti senza capacità politiche, ma in questo contesto devo cercare di approfondire gli aspetti non toccati dai nostri pseudo economisti indigeni, senza perderci troppo tempo perché tutto il mondo va verso altre direzioni.
Il problema inizia con gli interessi sul debito da pagare che per il 2011 girano intorno ai 250 miliardi di euro, altro che stato sociale qui siamo all’indebitamento finanziario!
In questo contesto una minaccia di scelte forti e coraggiose potrebbe portare all’aiutino e allo sconticino.
Ben presto ogni riflessione deve arrivare agli aspetti politici e dobbiamo domandarci chi può volere e/o cercare di ripudiare il debito?
La mia risposta è che nessun politico vuole il ripudio e contemporaneamente nessuno potrebbe farlo.
In queste condizioni si precipita nel pour parler e io non credo nemmeno che qualche italiota sia in grado di prevedere tutte le conseguenze di una scelta simile.
Io non credo che arriveremo al ripudio del debito e nemmeno all’uscita dall’Euro, ma devo registrare che i potenti ne hanno parlato per delle ragioni tutte loro e al momento inconfessabili o di certo non divulgate.
Va aggiunto che il ripudio del debito non necessariamente si legherebbe ad una sorta di economia di guerra ai poteri finanziari internazionali. La realtà ci offre anche un esempio storico: l’Argentina.
Questo paese è rinato dopo il ripudio e al momento chi aveva i suoi titoli è costretto a disperarsi nel privato dei suoi egoismi.
Va anche aggiunto che l’Argentina è un piccolo paese che aveva un debito modesto e uno stato che sopravvive da sempre senza un sistema di tassazione moderno.
Noi non possiamo fermarci troppo a guardare l’Argentina dobbiamo partire dal fatto che il 21% del nostro PIL va via con il debito.
Noi ci indebitammo per primi e allora fini il nostro lungo periodo di sviluppo e ricchezza, oggi tutti sono indebitati e circola carta colorata pari al valore di 12 pianeta Terra e in passato arrivammo anche a 13,5, ricordatevelo!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
Come abbiamo scampato la crisi nel 2010: per quelli che possono meravigliarsi
DIARIO DELLA CRISI
Come abbiamo scampato la crisi nel 2010: per quelli che possono meravigliarsi!
19/12/2010
Di F. Allegri
Di recente ho saputo che qualcuno sostiene che l’Italia abbia superato la crisi meglio degli altri paesi europei. In apparenza è vero, ma prima di tutto va fatta una precisazione.
L’Italia ha superato meglio le crisi che hanno colpito altri paesi, dagli USA, al Madagascar, dall’Islanda alla Grecia all’Irlanda., da noi sono arrivate solo le schegge di esplosioni avvenute altrove.
Si può dire che non è ancora venuto il nostro turno! Leggi il resto di questo articolo »
Partita a poker con “Marpionne”
Partita a poker con “Marpionne”
01/11/2010
Di F. Allegri
Erano anni che non vedevo un amministratore della FIAT salire di continuo sul palcoscenico politico ed economico.
In pochi mesi il vostro Marchionne è diventato il braccio sinistro di Obama, cerca di attenuare le sentenze di un giudice del lavoro in Basilicata e partecipa a programmi di intrattenimento televisivo.
Premesso che rimpiango Romiti e la discrezione dei vecchi fratelli Agnelli devo esprimere il mio stupore davanti a tanto attivismo, soprattutto se penso che tale impresa ha un futuro di decadimento inevitabile.
Inizio la mia riflessione provando ad interpretare e a ragionare intorno alla frase scandalo di Marchionne: “La FIAT può lasciare l’Italia (guardando al conto economico)”. Leggi il resto di questo articolo »
E’ il veleno del lavoro atipico che porta in Europa le manovre d’autunno
E’ il veleno del lavoro atipico che porta in Europa le manovre d’autunno
01 ottobre 2010
Di F. Allegri
E’ arrivato l’autunno e la crisi di stagione: stavolta si cerca di prevenirla con l’annuncio di politiche di rigidità! Non mi ero sbagliato quando avevo detto che il salvataggio della Grecia conteneva scelte a 6 mesi per l’Europa e ho fatto bene a scrivere di economia in questa settimana!
Di solito gli annunci di politiche di rigidità di bilancio servono solo ad aprire le trattative, ma ho avuto notizia di nuovi dazi americani verso la Cina e riscontro un aumento di merci cinesi sequestrate: siamo al sequestro dei cargo.
Viviamo la terza rivoluzione industriale dove un impero–fabbrica produce merci senza qualità e costi, senza pensare all’inquinamento e ai diritti dei lavoratori; dall’altra parte ci dovrebbe essere il mondo che consuma …. La mia opinione è semplice: non può esistere un sistema economico dove uno produce per i ricchi di un tempo che oggi cercano solo di consumare. Leggi il resto di questo articolo »
SAGGIO BREVE – Tendenze economiche per l’Autunno (secondo atto)
SAGGIO BREVE
Tendenze economiche per l’autunno – secondo atto
02 settembre 2010
Di F. Allegri
Ho scelto per questo saggio lo stesso titolo della mia ultima pagina del diario sulla crisi economica perché voglio riprendere, puntualizzare, approfondire e allargare quel ragionamento.
Ho detto che non mi aspetto disastri per l’autunno e che temo di più fine dicembre ed inizio gennaio, considero grigio tutto l’inizio del 2011 anche perché credo che in quel periodo l’Italia sarà politicamente molto debole.
Oggi voglio ripartire dagli USA, ma tornerò in Europa dato che proprio oggi il Fondo monetario internazionale ha criticato il debito pubblicò di Italia e Portogallo. Io ho paura del Portogallo, per me la crisi di quel paese è l’unica probabile da oggi a 6 mesi e so che la cura sarebbe una nuova svalutazione dell’euro. Leggi il resto di questo articolo »
Quali sviluppi per la crisi
QUALI SVILUPPI PER LA CRISI: DAL FANTASMA GRECO a QUELLO DIETRO L’ANGOLO
16/07/2010
di F. Allegri
C’è chi pensa che dopo la crisi greca sia finito tutto e ragiona su un cenno di ripresa attuale e sul meraviglioso avvenire. C’è anche chi pensa a delle buonissime notizie sul piano economico finanziario. Io sono stato favorevole alla svalutazione dell’euro del 20% e riscontro con favore che il mercato crede in questa moneta se stiamo passando attraverso una rivalutazione di borsa del 10%, ma so che molte imprese hanno il fiato corto e che tante casse integrazione straordinarie stanno scadendo. La repentina rivalutazione dell’euro, unita al piccolo calo del petrolio e alla particolare composizione della borsa italiana permettono qualche speranza, per il futuro: si può parlare di galleggiamento, non di sviluppo.
La crisi greca pare superata e in fin dei conti si trattava di un problema di breve termine e non escluderei il fatto che qualcuno possa averci guadagnato. Anche in quel paese c’era una situazione politica anomala: a quanto pare il vecchio governo non aveva fatto il suo dovere! In fondo sono bastati 30 miliardi, poca cosa per un livello europeo. Anzi voglio parlare dell’occasione greca visto che quella svalutazione monetaria dona e donerà vantaggi a tutti i paesi e a tutte le economie sofferenti. Leggi il resto di questo articolo »
Interrogazioni alla Camera sulla crisi
INTERROGAZIONI ALLA CAMERA
La crisi tra piccole imprese leghiste e cassintegrati democratici
17/03/2010
Di F. Allegri
Questo è il primo di 2 scritti sulla crisi in parlamento e riguarda le due interrogazioni fatte nella seduta del 17 marzo ultimo scorso; in entrambi i casi ha risposto il ministro Sacconi.
Del tema della crisi delle piccole imprese (quelle con meno di 15 operai) si è occupato il leghista Rixi ed è stato rassicurato dal ministro.
Il ministro Sacconi ha detto che sono stati potenziati gli ammortizzatori sociali in deroga e ha dato i dati per il 2009.
I CASSINTEGRATI SONO STATI 280.000 E APPARTENGONO A 38.000 IMPRESE E L’OTTANTUNO PER CENTO DI QUESTE SONO IMPRESE CON MENO DI 15 DIPENDENTI. Questo dato solenne vale l’articolo e merita di essere riletto! Leggi il resto di questo articolo »
Sette linee guida contro la crisi

Di Ralph Nader
13/03/2009
Tali linee guida vengono a mente mentre si assimilano i vari piani di salvataggio, recupero, stimolo e garanzia che arrivano dal governo Obama per rallentare e riformare un’economia scheggiata e frantumata.
Se gli “Obamites” non decidono ora (quando il tempo politico è maturo) di mettere in moto le forze di deterrenza e prevenzione, i capitalisti da casinò di domani saranno ancora in grado di destabilizzare la nostra economia.
L’altro giorno io vidi Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, proprio mentre prediceva un altro ciclo di avventatezza in quasi quindici anni.
Ma lui chiamò questo “natura umana” non capitalismo da casinò.
Ecco sette linee guida che sottolineano quello che Washington non sta facendo per prevenire un altro ciclo di avidità e crimini fatti dai pochi di Wall Street contro i molti innocenti che vivono nella nostra nazione.
1. Dove sono le risorse per una costrizione legale ampia contro i truffatori di Wall Street, gli imbroglioni e i fornitori di pratiche ingannevoli e costose?
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