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IN DIFESA DI GRECIA E ITALIA (IN PARTE) MENTRE S’AVVICINA IL DEFAULT

IN DIFESA DI GRECIA E ITALIA (IN PARTE) MENTRE S’AVVICINA IL DEFAULT
07/01/2012
Di F. Allegri
Oggi torno a parlare di debiti, sia di quello greco che di quello italiano e lo farò per difendere due popoli e due stati.
Parto da un articolo di Vladimiro Giacché apparso su Il Fatto Quotidiano del 2 agosto 2011 e intitolato: “I GRECI SONO TUTTI COSI’ PIGRI COME DICONO?”
In quello scritto Giacché iniziò apprezzando la RISTRUTTURAZIONE PARZIALE del debito greco fatta proprio in quei giorni dicendo però che arrivava con un anno di ritardo!
L’anno di ritardo (presunto) non è il vero limite di quella ristrutturazione: quella è stata troppo limitata e unita a politiche che alimenteranno di nuovo tale deficit nei mesi futuri!
Io auspico la ristrutturazione parziale anche per il deficit italiano, ma bisogna intendersi sull’aggettivo “PARZIALE”: QUESTO VUOLE DIRE TORNARE AD UN RAPPORTO DEFICIT PIL PARI AL 90% DEL DEBITO.
Nel caso greco, la ristrutturazione del debito è prima di tutto insufficiente! Leggi il resto di questo articolo »

IL BELPAESE E LA SCUOLA

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
IL BELPAESE E LA SCUOLA
Di I. Nappini
Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.
Tuttavia in questi ultime settimane di scuola s’intravede qualcosa.
La politica sembra di nuovo interessarsi a ridosso delle elezioni delle vicende scolastiche d’Italia, forse per mandare segnali ad un certo tipo di elettorato sensibile alle questioni della pubblica istruzione per motivi personali, di lavoro o di famiglia.
Già, la tempistica con cui si torna a ragionare di scuola è sospetta, fra l’altro non mi pare che nel discorso politico si ragioni con la necessaria cura del precariato presente nel sistema della pubblica istruzione; come al solito il discorso politico è caduto su questioni ideologiche e di principio piuttosto surreali. Leggi il resto di questo articolo »

La recita a soggetto (9° episodio) Impero e ciarlatani

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto (9° episodio)
Impero e ciarlatani
Del professor I. Nappini
Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio. I due dopo anni si parlano di persona.

I DUE GUARDANO DALLA FINESTRA E RAGIONANO INTORNO ALLA CITTÀ, INTANTO MARCO SFOGLIA UN GIORNALE.

MARCO: Non accetto questo tuo modo crudele di descrivere le vicende di famiglia. Come posso farti capire. A ecco. Lì ci sono dei giornali a disposizione. Questo è fresco. Ora lo sfoglio e ti faccio vedere. Accidenti è il “Fatto”!

FRANCESCO: Sì. E allora. Hai paura dei due fogli messi assieme da chi ha ancora la forza di provar a scrivere in questo Belpaese due frasi oneste. DAI SFOGLIA. Provami che ho torto, che non c’è colpa e responsabilità, che tutto è perfetto perché meccanico, assoluto, puro nel suo crescere e distruggere, nel suo dare e togliere, nel suo vivere e morire. Leggi il resto di questo articolo »

Esempi del coraggio di Marco Travaglio.

Esempi del coraggio di Marco Travaglio.
13/04/2010
Di F. Allegri
Anche se ultimamente ho polemizzato spesso con gli scritti di Marco Travaglio c’è un punto che voglio chiarire: ammiro il suo coraggio e la sua volontà di combattere contro il sistema di informazione tradizionale del nostro paese.
Sempre a questo proposito credo che le critiche di un Barnard siano provate in modo insufficiente e distorcente.
Per mostrare il coraggio di Travaglio oggi commenterò due scritti del suo blog.
Il primo fu diffuso il 13 novembre 2010 e s’intitolo: “Trattavano, ma a loro insaputa” e fu pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
Il secondo è del giorno dopo e s’intitolò: “Talpe e ricatti, così ‘sparì il carcere duro’”.
Qui Travaglio si trova a dover commentare la vicenda politica che caratterizzò gli anni della fine della prima repubblica e l’inizio di questa transizione ultra decennale e a mio avviso ne esce abbastanza bene.
Si tratta di verità sconcertanti che sono emerse alla vigilia dell’avvio dell’attacco a Berlusconi e C. e che per questo non hanno avuto tutto l’approfondimento che meritano.
Da un lato troviamo nell’occhio del ciclone una parte del centro sinistra che ha sostenuto per anni il ministro della giustizia G. Conso e le sue riforme sotto i governi di Amato e Ciampi.
Ricordo la vicenda ai lettori più distratti.
DURANTE UN’UDIENZA IN COMMISSIONE ANTIMAFIA L’EX MINISTRO FECE LA SEGUENTE RIVELAZIONE: “NEL NOVEMBRE ’93 DECISI DI NON RINNOVARE IL 41-BIS A 140 MAFIOSI ED EVITAI COSÌ NUOVE STRAGI”.
Sono passati sei mesi e siamo ancora a quel punto.
La notizia non ha avuto la massima diffusione, da un lato il centro destra l’ha diffusa poco, dall’altro chi si mobilità per la giustizia aveva già abbondanza di materiale per portare avanti la sua lotta politica e dall’altro lato cultura giuridica insufficiente per capire la gravità di tali dichiarazioni.
Altro che leggi a personas.
In ogni caso questa vicenda va messa sotto i riflettori perché aiuta a capire la tragicità e l’oscurità della vita politica che si è svolta in questi 17 anni di illusioni sovrapposte.
L’ex ministro dichiarò in udienza che quella fu una sua scelta personale, senza trattative con criminali, sostenne di aver deciso in piena solitudine senza informare nessuno come se il ministero di grazia e giustizia fosse un palazzo sgomberato, abbandonato o popolato da zombie.
Questo vuol dire che escluse i funzionari del ministero, il Consiglio dei ministri, il premier Ciampi, il capo del Ros Mario Mori, il Dap e un altro gruppo cospicuo di persone.
Pare che abbia aggiunto di aver agito per fermare la minaccia di altre stragi.
A me pare che questa dichiarazione comprenda molte zone d’ombra e concordo con Travaglio e l’onorevole Li Gotti dove dice: “Indirettamente Conso conferma la trattativa Stato-mafia”.
Dopo questo punto passo a chiedermi:
1) E’ possibile che Conso agisse tutto da solo, a livello giuridico e di filosofia di lotta alla criminalità?
2) Perché pensò subito di aver davanti stragi mafiose quando in passato molte altre erano associate a fantomatici movimenti terroristici di varia natura?

Anche Travaglio restò perplesso davanti alle dichiarazioni dell’ex ministro e davanti alle implicazioni della sua dichiarazione.
Riporto la domanda più interessante: “Come faceva Conso a sapere che proprio non rinnovando il 41-bis a 140 mafiosi si sarebbero ‘evitate nuove stragi’?
Non so se avremo mai una risposta a questa domanda, ma posso dirvi che questa cosa dimostra la debolezza del nostro paese e anche la difficoltà delle forze politiche a lottare contro la criminalità organizzata. Qui siamo al cuore del coraggio di Travaglio.
Concordo con Travaglio quando dice: “Conso non è credibile quando giura di aver fatto tutto da solo”. Di sicuro ha agito nel silenzio di troppi!
Travaglio aggiunse: “La storia del biennio nero 1992-’93 è piena di ‘servitori dello Stato’ che fanno strane cose con la mafia, poi se le scordano per 17 anni e ritrovano la memoria solo quando un mafioso pentito, Gaspare Spatuzza e il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, raccontano la trattativa”.
Credo che conosciate la ricostruzione dei fatti di quegli anni, anche Travaglio fece un riepilogo dei fatti. Della ricostruzione di Travaglio apprezzo soprattutto il fatto che la tragedia di Borsellino viene distinta dall’attentato precedente al giudice Falcone.
Travaglio conclude con un elenco drammatico di ipocrisie istituzionali, sono tante e troppe e si capiscono solo se ricordiamo la degenerazione delle ideologie politiche italiane.
Travaglio conclude:”Tutti trattavano con la mafia, ma a loro insaputa.”
Io aggiungo che le ideologie morte portano i politici verso qualsiasi degenerazioni.
Ora passo al secondo pezzo intitolato: “Talpe e ricatti, così “sparì” il carcere duro”.
Travaglio parlò di ricatto riuscito allo stato, ma forse ha un’idea troppo elevata del nostro paese.
Io gli ricordo che Sciascia disse una volta che la stato avrebbe fatto la lotta alla mafia solo se avesse voluto suicidarsi!
Ecco l’idea coraggiosa di Travaglio: “Ecco cosa sono state le stragi di mafia del 1993. Ed ecco perché solo oggi, a 18 anni di distanza, in molti ritrovano brandelli di memoria. Di fronte ai documenti sulla trattativa forniti da Massimo Ciancimino e alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, ha ormai poco senso negare. Meglio allora minimizzare e dire (come ha fatto l’ex ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso) che la decisione di revocare, tra il 4 e il 6 novembre del ‘93, il 41-bis a 140 detenuti del carcere palermitano dell’Ucciardone, fu da lui presa in totale autonomia – senza consultare nessuno”.
Forse Conso fece tutto da solo, ma io non ci credo e trovo drammatico che nessuno se ne sia accorto in diciassette anni.
In realtà il principio base della riflessione deve essere la frase di Sciascia che ho detto sopra. Da questa frase si passa all’affondo di Travaglio: “Non solo a Roma si sapeva benissimo che dietro il tritolo c’era la volontà di Cosa Nostra di spingere la politica a chiudere le carceri di Pianosa e l’Asinara e arrivare alla cancellazione del 41-bis per tutti i detenuti (il carcere duro). Nella Capitale succedeva di più e di peggio. Qualcuno teneva i boss informati in tempo reale di ciò che si discuteva in segreto negli uffici del ministero di Grazia e Giustizia. E spiegava alla mafia cosa era stato deciso sul 41-bis, un decreto che allora doveva essere rinnovato ogni sei mesi. Anche per questo tutti gli ultimi anni di vita di Gabriele Chelazzi, il pm fiorentino titolare dell’indagine sulle stragi morto nell’aprile del 2003, sono stati dedicati alla ricerca delle talpe istituzionali che dialogavano con Cosa Nostra. Quello che aveva scoperto, Chelazzi lo riassume in un interrogatorio a Claudio Martelli nel febbraio del 2001”.
La mafia non voleva il rinnovo del carcere duro e l’ottenne.
Qui c’è il coraggio di Travaglio e il suo limite, manca un nome che un’indagine seria potrebbe scoprire se riuscisse a farsi spazio tra troppi silenzi e tra i troppi che in quel periodo proposero la revoca. Siamo un paese con 4 criminalità organizzate e ci balocchiamo ancora con la legge Gozzini approvata dal governo Andreotti negli anni della solidarietà nazionale!
Il giudice Chelazzi cercò il traditore del paese fra vari politici della DC e militari pochi nomi nel complesso, ma le indagini sono in corso e Via dei Georgofili vuole giustizia!
Qui Travaglio va anche ringraziato e invitato ad andare avanti. Io ho anche un’altra occasione per dissentire da Barnard che dimostra spesso il suo estremismo estremista, ideologico e impotente!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.

Rivoluzione, politica e soldi nel terzo millennio

Rivoluzione, politica e soldi nel terzo millennio
13/04/2011
Di F. Allegri
Oggi voglio commentare uno scritto di Marco Travaglio del 12 novembre 2010 e intitolato: “I partiti delle libertà”. Lo farò partendo dallo scritto del professor Nappini che ho pubblicato ieri e che si intitola: “Qui il Novecento è finito”.
In quello scritto il professor Nappini mi dice che il novecento è morto insieme ai suoi deliri ideologici i quali sono stati sostituiti dalle agende politiche segrete delle multinazionali e dei potentati finanziari del mondo.
Nel novecento avevamo un DISORDINE POLITICO E CRIMINALE e ora si lavora ad una società globale impostata sulla legge del più ricco che sempre più spesso ha bisogno di disordine per poter realizzare se stessa. E il disordine è quello di prima!
Il professore non include le CONCEZIONI MORALI DELLE CLASSI SOCIALI ANTAGONISTE tra i deliri ideologici, forse dovrebbe cominciare a farlo; in ogni caso si rende conto che c’è un passaggio e continuità tra le lotte sociali di un tempo e il consumismo morente di oggi.
Nessuno crede più al progresso, anzi questa appare come la più triste delle illusioni.
Siamo tornati al millenarismo e alle guerre totali contro nemici demonizzati e debolissimi come avversari.
Questo favorisce le guerre a bassa intensità o, come nel caso libico, conflitti a sostegno del prezzo del petrolio.
Viviamo la terza rivoluzione industriale, questa cambia LE CREDENZE E LE FORME DEL CONOSCERE IL REALE attraverso la PUBBLICITÀ TELEVISIVA e via RETE, i social network, l’uso del computer nella vita quotidiana, la connessione fra le grandi economie imperiali.
Questa rivoluzione crea uomini nuovi che non mi sembrano migliori, ma certamente sperano di essere più “belli” ovvero più conformati ai modelli imposti e veicolati.
PREMESSO tutto questo ci si può inoltrare nel Belpaese.
Come dice il professor Nappini, qui troviamo i ceti sociali che vivono di politica e solo di quella e una popolazione anziana che vive nel terrore del cambiamento e della sostituzione anagrafica per raggiunti, e sorpassati, limiti di età.
Qui il novecento prova a rigenerarsi e a perpetuarsi, ad illudersi e a fuggire dalla realtà.
E’ in questo contesto che colloco il pensiero politico italiano, quello che governa, quello che è diversamente concorde, quello che gira intorno ai palazzi e quello che non riesce ad uscirne.
Fingono di vivere ancora nel 1994 e possono farlo perché cavano i soldi dalle paure dei molti e con leggine dello stato molto estese.
Parlo dei partiti delle libertà che Travaglio descrisse 12 novembre e sull’Espresso di quella settimana.
Parlo anche dei partiti incerti tra la socialdemocrazia tedesca e la democrazia americana considerate come realtà che possono convivere in un’organizzazione politica.
In ogni caso ho voluto premettere un come pensano i partiti al come si finanziano raccontato dal Travaglio.
Travaglio iniziò con varie domande, tra le quali c’era questa: “E che uso fanno dei finanziamenti pubblici che intascano, mascherati da “rimborsi elettorali”, per un totale di 2,2 miliardi negli ultimi 16 anni?”
La domanda è giusta, ma la risposta non può essere quella della responsabilità giuridica dei partiti, serve una comprensione delle loro ideologie per arrivare a questi “rimborsi elettorali” e poi ripartire più sconcertati di prima.
Se esiste un’Italia migliore e più preparata questa deve organizzarsi e manifestarsi.
Dall’altra parte c’è il nucleo di una ricca follia italiana che può rovinare il paese.
Questo fare come gli pare non è anarchia è follia di arricchiti e prepotenti, soggetti convinti di aver capito tutto e spesso anche di essere migliori dei cittadini.
Il rapporto tra denaro e politica è il lato oscuro dei sistemi politici moderni e non può esistere una legge che obblighi i partiti a rispondere della loro gestione patrimonial – finanziaria e del rispetto della democrazia interna (tesseramenti, congressi, candidature, gruppi dirigenti, organi di garanzia), con regole severe e sanzioni efficaci, non conviene a nessuno.
Travaglio ha ragione solo quando dice che tale legge non conviene a nessuno, non si rende conto che sono i partiti stessi quelli che dovrebbero darsela e che certe leggi una volta fatte (sarebbe un miracolo) sono facilmente aggirabili!
E’ vero che una bocciofila è più regolata di un partito, ma io devo dirvi che i partiti non sono regolabili, al massimo si può liberalizzare e io so che quel giorno i nostri partiti non diverranno liberi e capaci di pensare, ma solo totalmente dipendenti dalle multinazionali, con discorso a parte per il PDL che farò un’altra volta.
Concordo in parte con Travaglio quando ci rammentò: “siamo il paese più corrotto d’Europa, appena retrocesso al 67° posto nella classifica dei paesi più onesti di Transparency International e scavalcato financo dal Ruanda”.
Concordo in parte perché quella statistica è troppo indulgente con alcuni paesi come la Svizzera e in generale con tutti i paradisi fiscali.
E’ certo che noi siamo messi bene.
Il pezzo si concluse con un appello morale a Fini.
Io invece vi saluto dicendovi che ogni cambiamento parte da noi stessi e dal nostro modo di pensare e spero di avervi sensibilizzato al fatto che alla base della degenerazione politica italiana non c’è il suo portafoglio troppo gonfio ma il suo modo di pensare deformato e irresponsabile.
Ho intenzione di fare un pezzo anche sulle deformazioni del pensiero politico e della realtà: pensate a cosa è davvero il movimento no global internazionale e cosa è il nostro oppure non crederete mica che l’Unione Europea è quella che ci descrive il PD da una decina di anni?
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.

SAGGIO BREVE La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio

SAGGIO BREVE
La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio

03/04/2011
Di F. Allegri
Qualcuno mese fa il professor Nappini, conversando con amici, constatò che c’era tanta differenza tra l’impegno politico di Beppe Grillo e quello di Roberto Benigni.
Da un lato si stavano diffondendo tante piccole liste di Grillo mentre dall’altro Benigni sembrava indifferente e lontano.
In questi sei mesi del 2011 la situazione si è rovesciata: le liste di Grillo sono poche e tutte piccole anche se non irrilevanti mentre Benigni ci ha regalato due super momenti.
Per me, il secondo (lo spettacolo di San Remo) è stato eccezionale e degno di quel particolare fenomeno che si festeggiava: il Risorgimento.
Nello spettacolo di Benigni c’era tutto. Storia locale e nazionale, il dramma, la musica, la satira e l’attualità e il tutto era ad alto livello.
Quello è ciò che Benigni può dare alla politica e ad una sinistra che guardi al Risorgimento e alla presidenza accorta di Napolitano.
Questo super spettacolo fu preceduto a Novembre da un altro momento di altissima qualità: mi riferisco al monologo che Benigni fece a “Vieni via con me” ripetendo alcune battute dette in quel periodo dal capo del governicchio.
Bastò che lui ripetesse quelle frasi per creare una situazione esilarante che vi spiegherò a livello di comunicazione politica.
Il primo punto è che quando Berlusconi parla non improvvisa, ma usa un linguaggio studiato a livello tecnico e indirizzato alla sua platea sulla base del marketing commerciale che qui diventa politico.
Il secondo punto è collaterale e si basa sui livelli di coscienza politica presenti nel paese.
Credo che Benigni sappia questo quando riprende tali frasi ad effetto e le porge ad un pubblico di sinistra e più politicizzato che lo segue ed ammira.
Il suo successo è facile e meritato. Anche questo dimostra la crisi della politica italiana.
Ecco cosa disse Benigni, tra tanto altro: “Il caso Ruby è una vendetta della mafia contro di me”.
Figuriamoci, ma meditiamo.
Benigni giocò molto anche con le frasi di vari ministri i quali spesso parlano sotto la dettatura di Berlusconi e dei suoi pubblicitari.
Queste appartengono al mondo della caccia al consenso e proprio in conseguenza di questo basterebbe poco a rovesciarle se le nostre opposizioni fossero moderne, credibili e diffuse tra la gente e tra l’italiano medio.
Purtroppo abbiamo opposizioni storiche, non sempre credibili e con poche speranze di allargare la loro diffusione.
Ecco che dobbiamo accontentarci di Benigni e del fatto che il suo spettacolo meraviglioso sembri qualcosa di inarrivabile.
Uno che dovrebbe capire queste cose è il buon Travaglio che in quei giorni vide lo spettacolo e commentò la vicenda dicendo che avevamo dei personaggi ridicoli al governo.
Le cose non stanno così!
Benigni riesce a ridicolizzare il potente di turno perché è un grande artista, ma noi non possiamo dimenticare che le forze politiche di opposizione non fanno presa sul libero cittadino o non riescono ad essere pari ad un governo che tira a campare, se va bene.
La nostra politica non ha aspetti comici e una piccola tragedia che viene da lontano e pare destinata a zoppicare ancora a lungo.
Nello scritto del 10 novembre si chiese: “come è possibile che un simile pagliaccio sia ancora a Palazzo Chigi?”
Io credo di avergli risposto sopra, ma da un altro punto di vista più politologico aggiungo che pure questa classe politica è rappresentativa delle idee politiche presenti nel paese.
Posso anche fare un altro piccolo elogio a Beppe Grillo, ma anche il suo impegno dimostra che non c’è nel paese un popolo di politici nuovi pronti per e favorevoli al cambio di regime.
Non sono tra quelli che lodano gli inciuci tra PD e PDL, ma uno dei pochi che conosce la forza e la mediocrità dei bipolarismi del mondo dove ogni parte si regge grazie all’altra!
Tra il 1992 e il 1996 siamo passati dalla padella alla brace e in queste condizioni ci resta almeno un grande Benigni per consolarci.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.

SAGGIO BREVE CON CONSIGLIO Mai sottovalutare Berlusconi e il Berlusconismo!

SAGGIO BREVE CON CONSIGLIO
Mai sottovalutare Berlusconi e il Berlusconismo!

29/03/2011
Di F. Allegri
Dopo un periodo di pausa torno a commentare i video che ogni lunedì Marco Travaglio fa sul sito di Beppe Grillo e che viene trascritto sul blog di Corrias, Gomez, Travaglio.
Oggi ho scelto quello dell’otto novembre che si intitolò: “I ratti che scappano dalla nave”.
Questo video iniziò con la seguente introduzione breve: “Buongiorno a tutti, siamo agli sgoccioli, non del berlusconismo perché ci ha abituati a avere sette vite come i gatti, siamo agli sgoccioli di questo governo, perché questo governo come l’abbiamo visto non ha più la maggioranza”.
Quando lessi questo scritto io ero già convinto che il governo Berlusconi non sarebbe caduto perché ero convinto che sarebbero state impossibile un’elezione politica tra marzo e aprile 2011 e al tempo non mi sarei mai immaginato che ci sarebbe stata la guerra di Libia, ma ero in grado di calcolare questi mesi come duri per la crisi italiana!
In ogni caso va detto che questo governuccio fa parte integrante di quel fenomeno storico e sociale detto “Berlusconismo” quindi questa prima distinzione non è accettabile, almeno negli ultimi 18 anni.
Come è chiaro, Travaglio sbaglio la previsione perché sottovalutò la negatività del potere politico e contemporaneamente sopravvalutò la scelta di Fini, soprattutto la diffusione delle sue convinzioni in parlamento e nel paese.
In realtà Travaglio commise pure un terzo piccolo errore che la storia non gli imputerà perché se l’UDC fosse entrato in un simile governo non avremmo avuto alcun miglioramento politico, ma il risultato sarebbe stato un governo ancor più paralizzato, confuso inconciliabile e sicuramente non più moralizzato!
Anche io commisi un errore, non pensai che il mondo di AN potesse dividersi in due: in queste settimane ci ho pensato per giorni e mi sono reso conto che la spaccatura in due è stata un fatto naturale se si tiene presente la natura della classe dirigente del vecchio partito della destra.
Anche se non è andata come sperava Travaglio, spero che vi rendiate conto che abbiamo un governo debolissimo nei numeri e povero nei progetti e nelle idee mentre è scoppiato una guerra logorante e sanguinaria poco oltre il mare di Sicilia.
PER TUTTO QUESTO VI DICO CHE VERRÀ LA CRISI È FARÀ QUELLO CHE VUOLE.
Vi ricordate di quando il PD si preoccupava dell’abolizione del premio di maggioranza elettorale?

Oppure l’allegria della festa italiana vi ha offuscato la memoria?
La gran parte delle opposizioni ha sperato nel voto e nella nuova legge elettorale per mesi, è anche da qui che si può partire per capire e vedere la vastità del problema politico nostrano: abbiamo un governo mediocre e nessuna opposizione in grado o meritevole di sostituirlo.
Travaglio mi diceva, quando io sapevo che non avremo votato: “[il Berlusconismo] … Potrebbe avere la maggioranza che gli serve per governare solo in uno dei due rami del Parlamento, solo alla Camera, sapete che al Senato c’è un altro meccanismo e quindi secondo le proiezioni che si fanno in questi giorni, stante così le cose, Berlusconi potrebbe avere il premio di maggioranza alla Camera, ma non avere la maggioranza al Senato, naturalmente senza uno dei due rami del Parlamento il suo governo cadrebbe lo stesso giorno in cui si apre con la richiesta di fiducia”.
Guardate che qui c’è scritto tanto, Travaglio provò a guardare nel futuro e vide solo questo! C’è di che preoccuparsi quando un’opposizione politica si riduce a fare questi conti e a prefigurare questi scenari.
LA VERITA’ E’ CHE NON SI E’ VOTATO PERCHE’ GIA’ SI PREPARAVA IL ROVESCIO DEI TRE REGIMI NORD AFRICANI E LA GUERRA INCIVILE DI LIBIA!
In questi giorni non capisco che ci stiano a fare in giro i nostri servizi segreti, ma riscontro che quelli anglosassoni e quelli francesi lavorano in piena efficienza.
Tornando a Travaglio, il pezzo prosegue con varie considerazioni sul rapporto tra governo e presidente. Da un lato si auspicherebbero conflitti istituzionali possibili, dall’altro si cerca di ignorare al massimo il fatto che le due istituzioni camminano affiancate quasi alla perfezione (Lega permettendo). Qui Travaglio sperava o era illuso (non troppo, a dire il vero) dall’idea di un nuovo governo dei tecnici o del presidente o simile, noi si può andare oltre, basta ricordare che l’idea del “Ribaltone” vale solo come propaganda elettorale del momento.
Da un certo punto di vista non mi conforta nemmeno il fatto che Travaglio auspicasse un governuccio semestrale delle riforme: riforma elettorale, conflitto d’interessi e misure anti crisi.
QUI VA DETTO FORTE CHE PER FARE QUESTE TRE RIFORME SERVE UN SUPER GOVERNO E UNA SUPER CLASSE POLITICA, NON SI PUO’ SPERARE IN QUELLO CHE PASSA IL CONVENTO!
Salto la parte dedicata ai 150 anni di ipocrisie e simbolismi vuoti o svuotati per decenni; dico solo che nelle scorse settimane il buon Napolitano ha dato il meglio di se stesso mentre ancora non capisco cosa finga di essere questo PD.
Travaglio elencò nel video che commento anche molti dei vantaggi che arrivavano a B. dallo stare al governo, ma io preferisco soffermarsi alla parte intitolata “Cosa succede ora”.
All’inizio parla della scelta di Fini e gira molto intorno al problema e poi si perde nel discorso delle campagne elettorali, che da un lato ci sono sempre ma non erano orientate ad un voto anticipato a marzo.
Travaglio ha ragione quando dice che non fu Fini ad abbandonare Berlusconi, ma questo ultimo a farlo cacciare dai suoi “….. fedelissimi alla fine di luglio di questa estate con l’accusa di deviazionismo, di essere incompatibile con i valori fondanti del Pdl che lui aveva fondato insieme a Berlusconi, perché era incompatibile?”.
Subito dopo, purtroppo, Travaglio sbagliò perché disse che il dissidio tra i due politici era dovuto al fatto che Fini si era messo a difendere la magistratura e a parlare di legalità.
IL VERO DISSIDIO VA RICERCATO NEI DIVERSI INTERESSI MATERIALI DA TUTELARE E NELLA CONTRARIETA’ AL FEDERALISMO E AL RAPPORTO PREFERENZIALE DI BERLUSCONI CON LA LEGA.
Tutto il resto viene dopo, anche l’accusa paradossale di intelligenza con il partito nemico della magistratura.
Subito dopo Travaglio commise un ulteriore doppio errore che potrebbe verificarsi più grave in futuro. Egli disse: “…. la caduta del governo Berlusconi a metà esatta del percorso dei 5 anni di legislatura è IL FALLIMENTO DEL POPOLO DELLE LIBERTÀ che aveva ottenuto la maggioranza più ampia mai vista nella storia repubblicana e pur con quella maggioranza gigantesca non è riuscito a COMBINARE NULLA; se uno dovesse dire cosa hanno fatto questi nei primi due anni e mezzo, la risposta è: niente, zero”!
Da un lato non può esistere alcun fallimento del popolo delle libertà, questo partito può anche esser considerato di plastica, ma rappresenta anche l’ultimo stadio dell’evoluzione di un modo di fare politica dei neo – conservatori e delle vecchie multinazionali e proprio per questo non va sottovalutato: un suo livello elevato di riscontro elettorale è garantito a priori!
Dall’altro non ci si può meravigliare che questo governo non faccia nulla: quando si dice questo si dimentica che esso è l’erede di una DC che ci ha governato per 50 anni e di un PSI che l’ha fatto per venti. Esso arriva dopo la realizzazione di numerosi progetti politici!
Qui va capita la natura della nostra VECCHIA classe politica e se questi fossero momenti normali andrebbe detto che siamo arrivati al migliore dei mondi possibili … Purtroppo la stagione del bel mondo è finita nel 2001 e dopo una breve transizione siamo entrati nella fase di recessione lunga e inarrestabile e qui la nostra classe politica non ha argomenti.
Bisogna capire anche che nel PDL Fini aveva un ruolo importante, ma di secondo piano; lo stesso che giocano oggi il ministro Larussa e l’Onorevole Gasparri, talvolta insieme talaltra no.
Sul tema della legalità ho già scritto un saggio breve, forse tra qualche mese ne farò un altro, qui dico solo che negli anni settanta un Berlinguer legato a Mosca non aveva i numeri per chiederla così come oggi non ce li ha Fini vista la sua lunga alleanza con certe realtà. Forse un giorno ci troveremo a vivere in un paese legale, ma visto quante accade in questa epoca io posso solo immaginarmelo come uno scherzo del destino.
A questo punto Travaglio si concentrò sulla fuga dal PDL e a suo avviso c’era molta gente che voleva andare con Fini.
A 6 mesi di distanza si può dire che non era vero e aggiungere casomai che tutte le forze politiche hanno nuclei minimi di seguaci
, sia quelle al governo che quelle di opposizione e in entrambi i casi ciò è dovuto ad un disincanto inesorabile per convinzioni sempre più vecchie e incapaci di rinnovarsi.
Si può trascurare la parte dedicata al tu non puoi entrare nel PDL, tu sì e l’altro no, non si capisce nemmeno perché lo fa Travaglio dato che non parla del suo partito: che sia supponenza?
Io non sarei andato a vedere “Chi si imbarca Fini”, questo è un lavoro da fare al momento della campagna elettorale.
Merita di essere letta l’analisi che Travaglio fece sulla regione Sicilia, va aggiunto che la particolare maggioranza di Lombardo regge ancora sei mesi dopo, ma oggi nessuno la critica più! Anzi negli ultimi giorni e dopo la crisi degli sbarchi a Lampedusa Lombardo è uno dei critici più duri dell’amministrazione romana.
Alla fine Travaglio fece alcune considerazioni politiche strettamente personali e concluse dicendo: “la nostra linea politica è la Costituzione repubblicana, chi si avvicina una Costituzione repubblicana ci piace, naturalmente non basta che ne parli, bisogna poi che la Costituzione la attui nei fatti e quindi dai fatti giudicheremo Fini come giudichiamo tutti gli altri, passate parola e ricordatevi l’abbonamento a Il Fatto Quotidiano, grazie e buona settimana”.
Così vi saluto anche io, ma prima vi ricordo che è tardi per farsi scudo con la costituzione, bisogna sperare che ne arrivi una nuova e decente, ma anche questo potrebbe accadere solo per un secondo scherzo della storia.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.

Travaglio contro il PD, di nuovo e poco convincente

Travaglio contro il PD, di nuovo e poco convincente
26/02/2011
Di F. Allegri
Oggi, come altre volte commenterò una critica del blog di Corrias, Gomez, Travaglio al PD.
L’ho fatto altre volte e anche oggi apro con un mistero inestricabile: come sono possibili simili critiche in un contesto di alleanza politica?
Questo strano fenomeno, tutto italiano, si riscontra a livello nazionale (sia nel calderone governativo che di opposizione) e anche a livello locale (la vicenda ex Mostardini è emblematica in questo senso!)
Forse è una caratteristica apparente del nostro sistema politico.
In passato ho commentato pezzi dove le ragioni del blog di Travaglio e colleghi prevalevano, oggi invece farò il caso contrario.
Il pezzo che commento è del 15 ottobre 2010 e si intitolò – Il Pd e la legge “carezze agli evasori”. Tale pezzo uscì anche sul settimanale L’Espresso.
Non è un pezzo ben organizzato e al centro della critica c’è il luogo nel quale si tenne la periodica assemblea nazionale del PD (Varese).
Qui Travaglio ha una ragione (che non sa o non ritiene importante) e un torto!
LA RAGIONE: ogni partito moderno tiene le sue riunioni nei luoghi dove è forte e fa tali manifestazioni per premiare i suoi militanti più impegnati.
IL TORTO: il PD è solo il patto elettorale di due partiti che stanno collaudando una convivenza di qualche anno sicuri che un eventuale divorzio sarebbe attenuato dal fatto che restano distinti i loro centri di potere reale, non esiste un luogo ideale per tutti i suoi convitati.
Dietro a queste due questioni centrali ce ne sono altre accessorie e per queste si può seguire, per un po’ di strada, Travaglio.
Egli iniziò il pezzo citando due sondaggi di Renato Mannheimer pubblicati dal Corriere della Sera.
Quei sondaggi traevano due conclusioni.
La prima, che è poco più di un giochetto, concludeva che il gradimento del governo era ai minimi e quello delle opposizioni ancora più basso, oltre la metà.
Nulla di nuovo, la maggioranza abbassa il gradimento degli oppositori in ogni paese!
Il secondo dato non è rilevante, il primo significa poco se tale non gradimento non si traduce in voto contrario, ma in astensione o in voto per alleati del partito principale.
Il secondo sondaggio fu più interessante, ma ancor più aleatorio perché suscettibile di subire numerose approssimazioni aggregate e anche le categorie proposte sono di per se molto arbitrarie.
Per quel sondaggio le priorità degli italiani sarebbero state: la riduzione delle tasse al 39%, la giustizia al 20%, gli aiuti al sud 16% la sicurezza e il federalismo fiscale al 13%.
In pratica accadeva che i temi al centro dell’attenzione dei partiti erano invertiti rispetto a quel sondaggio costruito sopra una bella impalcatura culturale.
Il primo posto della riduzione delle tasse è normale in ogni paese del mondo, figuriamoci in Italia dove le tasse sono altissime e i servizi scadenti (non tutti).
Già il secondo posto è aleatorio e lo si dimostra facilmente: solo il 2% della popolazione può aver avuto coscienza dei problemi più evidenti del nostro sistema giudiziario! Il resto viene da altre tematiche e ogni sondaggista dovrebbe saperlo (anche i giornalisti).
La sicurezza è un tema abusato e in modo sterile (per questo non mi soffermo) gli altri due temi sono al centro del contrasto politico e meriterebbero una sfida a due è non un confronto generalizzato!
Credo che queste critiche possano bastare e per questo passo alle riflessioni di Travaglio su tale sondaggio.
La sua considerazione di base è che i due partiti bipolaristi hanno un’AGENDA POLITICA distante dai reali bisogni della gente: secondo lui la gente non è molto interessata a temi come il federalismo o il garantismo.
La realtà è leggermente diversa e la conosciamo da almeno 60 anni.
Prima vengono i militanti di partito con la loro cultura complessiva e il loro ruolo sociale poi viene la loro cultura politica parziale e il loro impegno.
In pratica quello che pensano i preminenti e i preminentissimi vale per tutti!
In Italia i preminenti sono 15.000 è controllano il 90% del pensiero politico, il restante 10% si divide tra un numero di persone compreso tra i 50.000 e i 200.000 il resto è solo impegno del momento, con tessera o senza e volontariato permettendo (qui ci sono almeno 500.000 preminenti settoriali).
Questi numeri non mi piacciono, ma sono la realtà. Nel mio piccolo dono qui e altrove il mio contributo per ampliarli!
Cosa resta alla gente? Solo i problemi di ogni giorno e un biglietto di ingresso al labirinto.
Nel pezzo c’è un altro tema interessante: perché la lega ha avuto tanti voti?
I motivi sono vari e non sono quelli detti da Travaglio qui e altrove.
Il primo è semplice; è il CROLLO DEL COMUNISMO.
Ex DC ed ex socialisti di Lombardia Piemonte e Veneto disgustati dai loro partiti travolti dalle inchieste e incapaci di riformarsi (e la DC del Veneto si affidò alla Bindi) preferirono la Lega, Forza Italia o entrambi sulla spinta dei preminenti locali che ho citato sopra (e di eventuali organizzazioni di riferimento).
Il voto di una persona dipende dal convincimento di un’altra.
Per il resto Travaglio ha ragione sull’aumento delle tasse e sulla diminuzione della sicurezza, ma questo riguarda i problemi da affrontare, non il confronto pre – elettorale.
La giustizia è solo un tema gonfiato dalle televisioni per persone che la vita o la povertà costringe a guardare ogni sera …. (e io credo alle leggi vergogna e alla loro mancata cancellazione).
Nella parte finale lo scritto parla di tasse e, a mio avviso è la parte peggiore anche se io le condivido in gran parte.
Il punto centrale manca e per questo lo critico: LO STATO ITALIANO E I SUOI ENTI LOCALI RAPPRESENTATIVI E BUROCRATICI VANNO RIDIMENSIONATI.
Questo è il punto centrale e per fortuna Tremonti l’ha capito, anche grazie al suo lavoro precedente e quotidiano. Qui c’è gran parte della forza del governetto che ci amministra!
Travaglio propone ancora il carcere agli evasori, come se le tasse fossero state messe da un dio buono e giusto, come se le tasse fossero un dovere civico (per la costituzione solo il votare lo è).
Le tasse dovrebbero essere in gran parte un corrispettivo per i servizi non dimenticatelo mai e solo un residuo dovrebbe andare ad alcune questioni generali statali e locali!
Ecco le parole d’ordine: defiscalizzare e ridurre gli sprechi, insieme per forza altrimenti prima il secondo.
Questo pezzo è per me, un emblema di un antiberlusconismo distante dalle illusioni e dai bisogni della gente. Posso chiamarlo anti berlusconismo perdente seppur relativamente diffuso!
Quando leggo pezzi simili capisco uno dei motivi del perché di Pietro ha impiegato anni per arrivare a un 4% dei voti di un paese che ha preminenti e popoli assetati di giustizia.
Qui dovrei sviluppare il tema del dominio politico magico e oggi non ne ho voglia!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.

Critiche ed elogi a Marco Travaglio

Critiche ed elogi a Marco Travaglio
25/02/2011
Di F. Allegri
Ultimamente ho criticato gli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio e anche oggi non potrò esimermi dal non farlo perché commenterò un pezzo molto interessante.
Si tratta del pezzo del 14 ottobre 2010, pubblicato anche dal Fatto Quotidiano e titolato: “Fini, ultima chiamata”.
Il pezzo inizia valutando il rapporto tra televisione e politica ovvero tra la politica e lo spettacolo noioso del teatrino italiano che spesso si svolge anche negli studi di Annozero, il palcoscenico più popolare e di sinistra della televisione pubblica italiana.
Nel mese di ottobre il nervosismo politico era massimo, si preparavano le sfide parlamentari che ci sono state tra dicembre e gennaio ed uno dei luoghi dello scontro fu la Rai.
Questo è un terreno di scontro permanente e da ottobre è divenuto un duello incarnato dal conduttore, ex parlamentare europeo, Santoro e dal burocrate di turno tal Masi. Il pezzo ci ricorda tutti gli attacchi subiti da Santoro negli anni passati e io constato la stranezza della santa alleanza Travaglio – Santoro.
Forse il professor Nappini pensa a loro due quando scrive Il Fascista Immaginario? Un destro e un sinistro a braccetto!
Tornando al “Fini ultima chiamata” rammento che questo scritto uscì nei giorni del bicchiere e non dimenticò questa vicenda troppo legata a quell’Italia delle tempeste nel bicchier d’acqua, per l’appunto.
Anche oggi lo scontro in RAI continua, ma pare superato e comunque con o senza Annozero voi restate un popolo di disinformati. Meriterebbe una riflessione a parte il contratto di Vauro anche perché la parte dedicata a lui è la migliore della trasmissione, raramente me la perdo!
Io vedo di rado Annozero, ma partecipai alla diffusione di RAI PER UNA NOTTE un’esperienza che considero come il momento più alto della lotta per la libera informazione.
Io avrei ripetuto e sviluppato quella iniziativa che viceversa può apparire (con qualche fondamento) come un momento pre – elettorale.
La parte centrale dello scritto è dedicata al rapporto tra costituzione e politica e Travaglio mi dice: “NELLA PRIMA REPUBBLICA I PARTITI, PUR CORROTTI, RAPPRESENTAVANO MILIONI DI PERSONE E CULTURE VERE, FIGLIE MAGARI DEGENERI DELLA COSTITUENTE, DUNQUE ANCHE I CENSORI CERCAVANO DI NON VIOLENTARE COSÌ PLATEALMENTE LA COSTITUZIONE. IN QUESTO GROTTESCO CREPUSCOLO DELLA SECONDA SON SALTATE TUTTE LE MARCATURE E NON SI RISPETTANO PIÙ NEMMENO I FONDAMENTALI”.
Questo discorso merita due riflessioni.
E’ indubbio che i partiti di allora fossero rappresentativi di milioni di persone meno le varie zone di voto di scambio e/o di voto ideologico coartato, ma nel complesso la rappresentatività c’era.
Sul secondo punto sono più perplesso, quelle culture non erano figlie della costituzioni, erano le madri e i padri di una bambina che nacque vecchia.
Di seguito leggo “ANCHE I CENSORI CERCAVANO DI NON VIOLENTARE COSÌ PLATEALMENTE LA COSTITUZIONE”. Io ho un ricordo diverso, rammento la costituzione attuata a pezzo e bocconi e le critiche al cattivo funzionamento di quelle istituzioni, i governi balneari e i parlamenti instabili.
Ricordo anche i 15 anni di discussioni sulle riforme e non li dimentico.
Alla fine del pezzo in maiuscolo leggo che oggi non si rispettano più nemmeno i fondamentali di tale costituzione e qui la correzione a Travaglio va fatta con la penna azzurra.
Il mondo governativo non appartiene alla storia e alla politica che fece quella carta e non si può mai scordare che esiste un legame forte tra costituzione e politica solo se le forze politiche che fondano uno stato sono anche quelle che lo amministrano.
Serve un nuovo patto costituzionale, se possibile e non l’adorazione di un documento che appartiene a un mondo che non c’è più e che a ben vedere non c’è nemmeno mai stato.
NEL FINALE lo scritto del blog migliora e fa riflessioni condivisibili sul CONFLITTO D’INTERESSE.
Concordo sul discorso delle TV controllate dal governo (non da ora però) e concordo sul fatto che non si può criticare solo il Masi o solo lui insieme a Minzolini.
A me non piace nemmeno il TG 3 della Berlinguer, alcune sere è inguardabile e non mi basta il TG di Mentana. Non è un fatto personale, io ho internet e so trovare tutte le fonti migliori, ma l’italiano medio è imbottigliato.
Anche sul discorso sui servizi pubblici non posso concordare con Travaglio.
I servizi pubblici sono una chimera tutta italiana, non solo quello televisivo è insoddisfacente.
Sono d’accordo sul fatto che c’è un conflitto d’interessi, ma da anni mi chiedo chi possa e sappia risolverlo.
Prima avevo sbagliato a digitare e avevo scritto CONSIGLIO D’INTERESSI. L’intuizione non è male.
Come sapete, nel frattempo io faccio come posso quel che devo. Sempre meglio, mi rendo conto!
Qui sono d’accordo con Travaglio. Concordo quando dice: “LO PUÒ RISOLVERE IL PD? NO CHE NON PUÒ, NÈ VUOLE: HA AVUTO DUE OCCASIONI D’ORO PER SMANTELLARLO UNA VOLTA PER TUTTE, MA HA PREFERITO METTERSI D’ACCORDO COL TITOLARE DEL MEDESIMO”.
Io capii che le cose sarebbero andate in questo modo nei primi mesi del primo governo prodi, era l’altro millennio e fu allora che inventai l’idea delle leggi ad personas.
Solo alla fine l’articolo parla di Fini e lo fa per invitarlo a sbloccare l’impasse e a denunciare il conflitto d’interesse.
Queste considerazioni finali mi sembrano un mix di diffidenza e confusione: Fini non può dialogare con Travaglio e deve trovare una sua critica al conflitto di interesse! E’ certo che il conflitto di interessi grava anche sulla schiena di Fini, ma già vari finiani possono pensare diversamente …..
Certamente il modo migliore di rilevare tale conflitto è di cercarlo nelle discriminazioni vecchie e nuove, ma la soluzione dove la troviamo?
Solo quando Fini sarà penalizzato in TV (e lo sarà come lo è stato) o sui giornali potremo vedere il suo impegno su tale problema, non prima: ad oggi non c’è.
In confidenza, non credo che anche lui potrà fare molto.
L’Italia resta un teatrino politico e purtroppo questo si rivela anche oggi come un labirinto per i cittadini e una prigione dorata per i vertici.
Fino a quando?
Io vedo con voi i fuochi nel mediterraneo e ho letto alcuni giornali inglesi sulla rivoluzione in Egitto.
Se la crisi attraverserà il mare, potrà farlo anche nei prossimi mesi e al momento non so se arriverà qui o nella penisola iberica.
Credo che come sempre lo saprò per primo!
In ogni caso l’ultima chiamata fu fatta proprio in ottobre e fu per l’Italia, ormai è certo, servirà il tesoretto di Tremonti, se esiste ed è consistente!
Travaglio chiuse così: “SE FLI, PD, IDV E UDC VOGLIONO UN GOVERNO A TEMPO CHE PREPARI ELEZIONI FINALMENTE LIBERE, LA PIANTINO DI PARLARE SOLO DI NORME ELETTORALI E PRESENTINO UNA LEGGE SEMPLICE SEMPLICE: FUORI LA POLITICA DALLA RAI, FUORI DALLA POLITICA CHI CONTROLLA TV E GIORNALI. TUTTO IL RESTO È CHIACCHIERA. ANZI, ZIMBABWE”.
Tale legge al momento non c’è e quindi dovremmo essere allo Zimbabwe.
Due mesi fa eravamo 75esimi per l’informazione, non so quale posto occupi lo Zimbabwe, ma stati simili sono avanti a noi!
Domani altro pezzo di Travaglio, del resto ne ho parlato poco ultimamente.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.

Tra anime morte e anime belle

Tra anime morte e anime belle
26/01/2011
Di F. Allegri
Sto festeggiando gli scoop e i successi culturali degli ultimi giorni che confermano la giustezza del mio modo di fare libera informazione. Non si battono tutti i giorni per 6-0 6-0 6-0 tutti i giornali e tutte le TV locali.
Oggi si torna agli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio e farò una doppia riflessione: prima mi dedicherò allo scritto del 16 settembre 2010 e intitolato “LE ANIME MORTE” poi ad un pezzo del giorno dopo apparso anche sull’Espresso di quella settimana e titolato “SILVIO, FINI E LA TULLIANI”. In apparenza anche questo pezzo è attuale. Leggi il resto di questo articolo »

Consiglio Comunale n°20 23/11/2011 PUA
Consiglio Comunale n°21 28/11/2011
Parassiti: spot istituzionale
Conto alla rovescia
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