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SAGGIO BREVE Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi
SAGGIO BREVE
Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi
22/03/2010
Di F. Allegri
Ecco il terzo pezzo sul disastro libico sperando che non avvengano altri colpi di scena come ogni volta che io provo a fare il punto della situazione!
Io non avrei mai pensato che il 2011 sarebbe stato l’anno della seconda guerra di Libia, ma sapevo e ho scritto tante volte che sarebbe stato l’anno della crisi italiana.
Avevo anche detto che questa crisi sarebbe partita tra marzo e aprile e ho indovinato anche questo.
Io credo che questa guerra sia stata programmata da mesi e ci collego due particolari fenomeni: DA UN LATO LA SCOPERTA DEI BAGORDI DEL NOSTRO PRESIDENTE “APPARENTE” DEL CONSIGLIO DALL’ALTRO QUESTA FESTA TUTTA ISTITUZIONALE, FORMALE E VECCHIA DEI 150 ANNI ITALICI.
Per tutto questo vi dico che l’’Italia ha già perso la sua guerra di Libia e che non aveva nulla da festeggiare, ma tanto, tantissimo lavoro civile e sociale da fare.
Nel corso dello scritto argomenterò il concetto, del resto l’ho già fatto in tanti altri.
In giro si vedono due numeri – 1861 2011 – ma quelli più appropriati per parlare di questa guerra sono 1911 – 2011.
E’ accaduto tutto in 48 ore e la gente stenta a fare mente locale!
Sì, cari amici siamo tornati alle guerre imperialiste nel centenario della ricorrenza del fenomeno, ma stavolta non siamo protagonisti di lotte eroiche, siamo tornati l’Italia descritta dai grandi poeti, Carducci e Pascoli in occasioni simili, sotto l’alto patrocinio di ONU e NATO s’intende!
IN OGNI CASO NON È INIZIATA UNA GUERRA CONTRO IL DITTATORE GHEDDAFI DOVUTA ALLA DIFFUSIONE NEL MONDO DI UN SENTIMENTO UMANITARIO E NON SI PUÒ NEMMENO DIFENDERE UN DITTATORE ECCENTRICO CHE ASSILLA UN PAESE RICCHISSIMO DALLA FINE DEGLI ANNI SESSANTA.
Io so che delle dittature para colonialiste imperversavano fino a pochi mesi fa in Egitto, Libia e Tunisia e sono contento che due regimi su tre siano caduti in modo “quasi” incruento.
NE RESTANO ANCORA TANTISSIME!
Nel “quasi” non dimentico i pochi caduti e includo il fatto che la fine di tali regimi è dovuta anche alla crisi economica mondiale che ha anche implicazioni demografiche (sovra-popolazione) e petrolifere.
Questa guerra di Libia non è più una guerra “incivile” e non è una piccola punizione del dittatore birichino, ma a me non pare destinata a concludersi in pochi giorni. Lo stesso obbiettivo del crollo di quel regime è accessorio.
IL PRIMO OBIETTIVO È QUELLO DEL CONTROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO E SI ELIMINA UN FORNITORE PER UN PO’ DI TEMPO: IL TRACOLLO GIAPPONESE CHE AVRÀ DURATA MINIMA QUINQUENNALE HA ACCELERATO GLI EVENTI.
LA DISTRUZIONE DELLA LIBIA SUSCITA PERCIÒ TANTI APPETITI!
Io non sto scrivendo un pezzo di relazioni internazionali, mi interessano di più le questioni economiche e per questo preferisco guardare al rapporto economico privilegiato che l’Italia aveva fino al mese scorso con la sua ex colonia.
Noi eravamo il primo acquirente delle esportazioni e anche il primo fornitore della Libia.
Il 40% delle esportazioni libiche erano destinate all’Italia (superavamo l’astenuta tedesca di 30 punti) e la Libia riceveva da noi quasi il 20% delle sue importazioni (quasi il doppio di quello che comprava dalla Cina).
LA LIBIA DIPENDEVA DALL’ITALIA A LIVELLO COMMERCIALE MENTRE NOI AVEVAMO CON LORO UN RAPPORTO STRATEGICO.
Ora posso cominciare a parlare del petrolio libico.
Questo è tanto (massimo di riserve in africa) e buono (poco acido e i pozzi non sono in profondità nella crosta terrestre).
La Libia era anche un fornitore vicino, questo comportava l’incidenza minima delle spese di trasporto!
COME VIVRÀ NEL 2011 L’ITALIA SENZA LA LIBIA?
La prima parola da dire è una sigla ENI.
Questa ditta che è il fiore all’occhiello della nostra economia (e anche un bel contenitore di patrocinati per la nostra casta) estraeva il 15% del suo petrolio in quel paese: per il 2011 siamo a un -15%, di conseguenza!
Nel 2010 sono arrivati anche 9 milioni di metri cubi di gas dalla Libia e i nostri contratti con quel paese avrebbero una durata residua di altri 30 anni (alcuni) o di 40 (altri). Soltanto, va aggiunto!
Anzi, se rammento bene erano stati ribaditi l’altro ieri.
Sto parlando di guerra energia ed economia, per chi si fosse perso!
Proseguiamo: avevamo tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture in quel paese (con tanta retorica a complemento).
Infine la Libia investiva in Italia, molto negli ultimi anni e per questo anno non lo farà: essa aveva partecipazioni (tra gli altri) in: ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica, eccetera, eccetera, eccetera.
Auguro alle nostre imprese di non avere carenze di capitali nei prossimi mesi …..
Passiamo ad un punto importante che ho trascurato:
LA LIBIA ERA UN PRODUTTORE DI PETROLIO PARTICOLARE, NON AVEVA RAPPORTI ECONOMICI PRIVILEGIATI CON GLI USA E CON LE COMPAGNIE ENERGETICHE ANGLOSASSONI, FRANCESI O ASIATICHE.
Questo va detto senza esultare per i trattati italo –libici firmati da Berlusconi negli ultimi anni e derivati da trattative lunghe molti anni. Uno era anche un trattato di alleanza, almeno fino a gennaio!
SIAMO ARRIVATI ALLA POLITICA ITALIANA E DOBBIAMO COMMENTARE COME I NOSTRI MINISTRI E IL NOSTRO GOVERNO HANNO PREPARATO LA GUERRA.
Noi abbiamo festeggiato tra allegria, noia e ipocrisia poi abbiamo messo Ferrara al supplemento del TG delle 20:00. Ecco questo è stato l’unico provvedimento pre – bellico, poco, non nulla. Ho visto la trasmissione lunedì sera, per la prima volta, roba da addetto stampa ministeriale (tra esteri e difesa), non mi aspettavo di più.
La Lega è divenuta un soggetto del teatro di Pirandello e mostra i limiti che aveva il PCI 30 anni fa: è partito di lotta e di governo, soprattutto vorrebbe fare affari e procacciare voti.
In questo contesto il ministro Larussa è stato più dirigente del dicastero degli esteri e di quello per i rapporti con la lega che il responsabile della Difesa e dell’attacco.
Come sempre, nessuno sa dove fosse Frattini, cosa abbia detto, a che serva e chi rappresenti? Fino a qualche giorno fa ipotizzava l’Emirato di Bengasi …..
In generale il nostro governo non è stato chiaro, forse indeciso e ondeggiante, nulla oltre la burocrazia di centro destra del presidente della repubblica.
Berlusconi aveva il cerotto dove non poteva stare ….. e qualche storico dirà che avevamo il governo del cerotto alla vigilia della seconda guerra di Libia.
Il capo del governo non ha detto nulla ed è stato evidente (ancora una volta) che lui non si occupa del governo quotidiano della cosa pubblica, come sempre e da sempre.
Noi italiani non siamo stati vicino al governo libico e nemmeno agli insorti, ci ha interessato solo il gasdotto e le pompe del petrolio e anche questo si è visto abbastanza bene.
ANCHE IN QUESTO SETTORE L’ITALIA HA GIÀ PERDUTO LA SUA CAMPAGNA DI LIBIA.
Anche il voltafaccia con la Libia fa parte dei festeggiamenti?
Fin qui non arrivo, io lo uso come ammonimento personale per ricordarmi chi siamo e da dove veniamo nei secoli dei secoli e ho meditato molto gli scritti del professor Nappini della raccolta “L’italiano educato dallo straniero invasore”.
In queste sere sono uscito, sono stato nei locali, ho girato per Facebook. Ho incontrato pochissima paura e tanta indifferenza. Qualcuno teme di più lo tsunami del Giappone e la sua fuga radioattiva dalla centrale nucleare.
La guerra è lontanissima dalla coscienza della gente del centro e del nord Italia: forse qualcuno crede che si combatta al Polo Sud.
Ci vorranno anni per riavere una Libia ricca e commerciante e in quel periodo dovremo condividere quel mercato con inglesi e francesi.
Qui finisce l’imperio economico sul mediterraneo dell’Italia, del resto tanti non sapevano di esercitarlo!
Mai visto un governo tanto impotente quanto quello italiano, un governo da nulla diviso e in affanno davanti all’imperialismo inglese e francese perché di questo si tratta e non di salvare Bengasi dalle orde dei barbari.
Abbiamo un governo debolissimo e senza principi, un vaso di coccio tra vasi di ferro e Berlusconi è muto e in posa per fare le foto e il buon viso a cattivo gioco.
Si può parlare di totale insignificanza politica e militare italiana? Aspettiamo qualche altro giorno, ma l’ipotesi non è da scartare per prima.
Mancano anche i pacifisti, si spera arrivino nei prossimi giorni: vedremo se sabato 26 qualcuno parlerà di acqua e pace tanto per perdere qualche altro voto!
Qualcuno si chiederà perché nel titolo ho parlato dell’igienista mentale?
Ho trovato questa singolare figura in uno scritto del blog di Corrias, Gomez, Travaglio del 3 novembre 2010 e pubblicato anche dal Il Fatto Quotidiano che s’intitolava per l’appunto “L’igienista mentale”.
Pare che tale professione sia stata inventata da un giornalista radiofonico mentre commentava un articolo del Times sulla consigliera regionale del PDL Nicole Minetti il quale presentò la signorina come “l’igienista mentale di Berlusconi”.
Io credo che ognuno di noi avrebbe bisogno di un’igienista mentale, ma non proprio come la signorina. Ci vorrebbe un formatore alla politica per ogni italiano, uno che sgombrasse il campo dai tanti luoghi comuni e dalle tante falsità che offendono le nostre intelligenze e anche le nostre stupidità.
Questa volta la propaganda ha una caratteristica diversa dalle altre esperienze passate. Stavolta certe sciocchezze di giornali e televisioni faranno male ai portafogli di tanti italiani specie se vivono in città e hanno un lavoro dipendente a reddito fisso.
Anche nello scritto che ho citato sopra c’è l’idea che un’igienista mentale servirebbe a tanta gente, ma io sostengo qui che esso servirebbe a tutti, non solo al PDL: abbiamo la guerra alle porte e noi abbiamo giocato a bandierine fino a 2 giorni prima!
Si è trattato di un gioco molto teatrale, e qui invito i lettori ad applicare all’Italia l’antropologia di Clifford Geertz e non idee liberali o marxiste, sono incapaci di spiegare fenomeni simili.
Di sicuro non avremo nulla da festeggiare per qualche anno!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cerca il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Massimo Fini, la Lega e la politica
Massimo Fini, la Lega e la politica
02/02/2010
Di F. Allegri
Dopo molti mesi di pausa torno a commentare uno scritto di Massimo Fini fondatore del mensile “Il Ribelle” e riferimento per l’associazione Movimento Zero. Si tratta di un pezzo del 26 settembre 2010 apparso su il quotidiano Il Fatto Quotidiano e titolato: “LEGA, TUTTO DA BUTTARE?”
Fini rivisitò in quello scritto la festa del quotidiano “Il Fatto Quotidiano” che si era tenuta alla Versiliana due settimane prima e i dibattiti ai quali aveva assistito.
Il fatto che lo colpì si può riassumere con l’equazione PDL = Lega e la parificazione delle critiche a queste due forze politiche ispirò lo scritto che commento.
In premessa rimando al mio scritto sui 3 Berlusconismi e sui 3 anti – Berlusconismi poi entro anche io nel rapporto tra sinistre e leghe.
Io parto con il dire che la causa prima del litigio è nella natura organizzativa e in quella ideologica delle due forze e affermerò una cosa paradossale: LITIGANO PERCHE’ SI VEDONO ALLO SPECCHIO.
Hanno la stessa organizzazione e la stessa essenza filosofica – retorica, ma non se ne rendono conto. Si spaventano mentre si guardano allo specchio!
Se si accorgessero delle loro somiglianze temo che si vergognerebbero e nemmeno quella sarebbe un’occasione di aggiornamento all’attualità del pensiero democratico.
Con tali premesse e principi entro nell’articolo.
Nello scritto Fini dona un consiglio non richiesto alle sinistre e non ricevuto da esse in questi mesi se penso alle varie mozioni di sfiducia al governicchio prima del voto sul federalismo.
Fini consiglia di “… CERCARE DI INSERIRE UN CUNEO FRA LEGA E PDL. ED È POSSIBILE”.
Fini ha ragione quando dice che la Lega non nacque di destra, aggiungo che in certi momenti è una grande DC ed in altri qualcosa di liberale, ma in concreto io la vedo fagocitata dalla casta dei poteri forti (casta gemella di quella romana).
C’è un dato che accomuna Fini e buona parte della Lega: l’odio per il mondo politico romano!
Ad oggi è più forte in lui che nella Lega la quale con quella Roma ha fatto accordi da basso impero e ne farà altri.
A me pare che Fini abbia una nostalgia della vecchia Lega quando pensa alle tre macro regioni, del suo vecchissimo no alla globalizzazione e anche quando racconta che – UNA SERA, DAVANTI ALLA CLASSICA PIZZA, ERO A CENA CON LUI, ANCORA SANO, OLTRE CHE AFFETTIVO E SIMPATICO COME SEMPRE, GLI CHIESI: “DIMMI LA VERITÀ, UMBERTO, PISTOLA ALLA TEMPIA, TU SEI PIÙ DI DESTRA O DI SINISTRA?”. “DI SINISTRA” RISPOSE “MA SE LO SCRIVI TI FACCIO UN CULO COSÌ” -.
Subito dopo Fini mi stupisce dicendo: “UMBERTO BOSSI È L’UNICO, VERO, UOMO POLITICO COMPARSO SULLA SCENA ITALIANA NEGLI ULTIMI VENT’ANNI”.
Eh no! Questo è troppo!
A parte che per essere uomini politici basterebbe poco, qui si scambiano le lucciole per le lanterne. Qui Fini incarna l’impotenza dell’uomo di cultura italiano che preferisce disprezzare i suoi connazionali invece di andare a vedere come si fa la lotta politica innovativa negli altri paesi europei o in America.
Qualcuno crede anche di vivere in una nuova magna Grecia rinnovata.
Io non credo che tale partito berlusconiano abbia ancora una natura federalista, a prescindere che il federalismo non è la soluzione per l’Italia!
Io non credo che il mondo sia atteso da anni di sviluppo per questo figuriamoci quali potrebbero essere le possibilità di un’Italia divisa in tre.
Cosa piace a Fini della Lega?
In primis Bossi, l’ho detto, ma aggiungo che lui pare attratto dalla figura del militante tipo e di base di quel partito.
Fini non si rende conto che tale militante sarebbe normale e oscuro in ogni partito dei paesi stranieri e d’altro lato non ha capito che l’attuale versione federalista si basa su un baratto tra il mondo milanese berlusconiano e quello provinciale leghista. E’ un progetto nato per fallire e solo il fallimento potrà avere qualche rilevanza storica futura.
Concordo solo con la chiusura di Fini quando dice che la Lega potrebbe fare un accordo con le sinistre basato sulla legalità!
Qui bisognerebbe intenderci però perché ultimamente la lega ha sempre contrastato le inchieste in parlamento e poi non si deve pensare a preventivo che qualche forza politica non abbia scheletri nell’armadio. Io non metterei la mano sul fuoco per il mio sindaco, il mio presidente di provincia, quello della regione e neanche per il capo del governo: meno male che ho votato persone valide alle europee.
Concludendo.
Il bipolarismo non prevede il dialogo, solo trattative sotto banco e queste sono il vero motore della politica da venti anni e queste vanno oltre a vecchie idee come destra e sinistra.
Demonizzare la Lega si può, ma sappiate che non serve, come non servì mai quando fu fatto con il PCI. Figuriamoci, non serve nemmeno demonizzare il Partito del …. predellino!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
Pubblico elogio de “Il Fatto Quotidiano”
Pubblico elogio de “Il Fatto Quotidiano”
22/08/2010
Di I. Nappini
Sabato 21 agosto 2010 il Fatto Quotidiano ha pubblicato una lista con una breve storia dei primi 100 morti sul lavoro del 2010, scrivo primi perchè il 2010 non è ancora finito. Si tratta di due pagine intere una scelta coraggiosa per un giornale che ha poche pagine e poca pubblicità, esso ha reso la dignità umana a povera gente morta sul cantiere, sul campo agricolo, o in officina.
Brevi storie sempre uguali e sempre diverse dove chi lavora per vivere lascia questa valle di lacrime per un errore, una disgrazia o per problemi nella sicurezza.
Poche righe per ogni storia che rendono il senso di un tempo dove la vita umana è una variabile sui libri paga e sulle logiche della grande finanza che domina il potere politico.
I nomi e le storie presentano una babele di origini regionali e straniere perchè il lavoro si è fatto sempre più precario e per disgregare le antiche solidarietà e culture operaie e contadine si è fatto uso massiccio di forza lavoro immigrata. Leggi il resto di questo articolo »
Natale a Palazzo Grazioli 2: il trionfo del Berlusconismo
Natale a Palazzo Grazioli 2: il trionfo del Berlusconismo
07/12/2010
Di F. Allegri
Intanto ringrazio i lettori del primo scritto sul Natale a Palazzo Grazioli: 88 lettori al primo giorno costituiscono il record di lettori per un mio scritto di riflessione politica!
Torno sul tema perché lunedì sera ho visto Porta a Porta di Bruno Vespa su RAI Uno e posso fare qualche considerazione ulteriore.
Intanto manifesto il mio stupore per il litigio tra Larussa e Bocchino: la loro incapacità a capirsi e a dialogare, dopo anni di battaglie politiche comuni, va vicino a disorientarmi e lo posso spiegare solo ricorrendo al principio primo del carrierismo politico: ognun per se e dio per tutti!
Il resto lo fa il nuovo sistema politico dove la vecchia destra ha una sua centralità riconosciuta e diffusa, ma dove i suoi dirigenti sono persone condizionate dalle lotte politiche degli anni sessanta e settanta, se va bene. C’è anche qualche vecchietto degli anni cinquanta! Leggi il resto di questo articolo »
Annozero, ultimo e primo fotogramma
Annozero, ultimo e primo fotogramma
26/09/2010
Di F. Allegri
Oggi volevo commentare lo scritto del Fatto Quotidiano del 20 maggio 2010 titolato “Annozero, ultimo fotogramma”, ma dato che la trasmissione è ripresa giovedì e l’ho vista per intero farò un discorso più ampio.
Nel pezzo del 20 maggio il Fatto fa una riflessione su Michele Santoro ed inizia dicendo: “Sarà perché Santoro è un malato di cinema, ma il suo destino è che di lui si prenda sempre l’ultimo fotogramma, dimenticando il resto del film”.
Non credo che si tratti di un complimento puro e semplice, io ci vedo l’elemento base del pensiero di sinistra, la sua astoricità. Le trasmissioni di Santoro non producono una cultura politica, sono la cronaca di mille lotte (molte perse in partenza), sono la voce della gente, di quella che ho poco da dire. Il mondo di Santoro è quello che non ha chiaro il concetto di cittadinanza e se tale programma va avanti da anni tra le polemiche è perché non è pericoloso per i poteri forti! (senza dimenticare i processi contro la RAI).
La puntata di giovedì scorso si può considerare la puntata del giorno della nota telenovela: “Anche i politici fanno teatro”. Leggi il resto di questo articolo »
SUPER BERLUSCONI E IL GOVERNO CHE NEGA LA PIOGGIA NEI GIORNI DI FERRAGOSTO: DA QUI RIFLETTO SULL’ATTUALITA’!
SUPER BERLUSCONI E IL GOVERNO CHE NEGA LA PIOGGIA NEI GIORNI DI FERRAGOSTO: DA QUI RIFLETTO SULL’ATTUALITA’!
16/08/2010
Di F. Allegri
In questi giorni il nostro sistema di disinformazione ha dato il meglio (il peggio) di se. La stampa di destra indaga sui mobili di un appartamentino a Montecarlo per capire se i soldi usciti dalla tasca destra di Fini erano congrui per entrare nelle casse del partito. Qualcuno vorrebbe accusarlo di aver frodato se stesso e il partito poiche a destra ci sono piccole minoranze che potrebbero credere e diffondere questa notizia. Questo fatto non mi sorprende, questo perché si segue la regola dei figli e dei figliastri e il principio di Churchill: ai nemici le leggi si applicano, per gli amici s’interpretano. Oggi non so dirvi se da qui nascerà una destra anti berlusconiana, di sicuro sarebbe un parto tardivo e le piccole destre non troveranno molta linfa vitale! Leggi il resto di questo articolo »
ANCORA SU TRAVAGLIO E IL PD: un grande giornalista o un partito di massa
ANCORA SU TRAVAGLIO E IL PD: UN GRANDE GIORNALISTA O UN PARTITO DI MASSA.
12/08/2010
Di F. Allegri
Torno a scrivere un pezzo sul confronto/scontro tra Marco Travaglio e il Partito Democratico e oggi ho scelto lo scritto tratto dal blog di Corrias, Gomez, Travaglio del giorno 8 aprile 2010 e titolato: “Riforme, prove tecniche di suicidio”.
Credo che questo scritto abbia coinciso con il momento di massimo dissidio fra il giornalista e il partito. L’inizio dello scritto fa una prima critica dura: “LA SCORSA SETTIMANA SU IL FATTO QUOTIDIANO SCRIVEVO CHE LA SCONFITTA ALLE ELEZIONI REGIONALI RAPPRESENTAVA L’ULTIMA OPPORTUNITÀ PER IL PD. DA QUEL MOMENTO IN POI IL PARTITO DEMOCRATICO SI TROVAVA DI FRONTE A UN’ALTERNATIVA SECCA: O RINNOVARE PROFONDAMENTE LA PROPRIA CLASSE DIRIGENTE, O PERIRE. OGGI SAPPIAMO CHE IL PD HA SCELTO LA SECONDA OPZIONE”. Leggi il resto di questo articolo »
IL LITIGIO PIU’ STRANO: Travaglio contro il Partito Democratico
IL LITIGIO PIU’ STRANO: TRAVAGLIO CONTRO IL PARTITO DEMOCRATICO
03/08/2010
Di F. Allegri
Quando Marco Travaglio venne al Circolo ARCI di Avane su invito del Comitato di Difesa della Costituzione locale rimasi sorpreso e perplesso dagli attacchi del grande giornalista al PD nazionale.
Fra me pensai: “Potevano invitare Storace, avrebbe difeso meno la costituzione, ma sarebbe stato meno duro con la sinistra”.
In sala c’erano anche alcuni consiglieri comunali del PD e qualche militante, i primi non vedevano l’ora che il supplizio finisse, qualche militante provò anche la difesa d’ufficio in piccoli interventi: era meglio se non diceva nulla! Leggi il resto di questo articolo »
Tra Travaglio, D’Alema e Vendola alla ricerca di un politico
Tra Travaglio, D’Alema e Vendola alla ricerca di un politico.
28/07/2010
di F. Allegri
Continuo le mie riflessioni sugli scritti di M. Travaglio e oggi commenterò quello del 30 marzo 2010 intitolato:”D’Alema, lo skipper”.
Approfitto dell’occasione per dialogare con il professor Nappini sul tema della ricostruzione della civiltà italiana.
Ho già detto della scuola che deve inserire tra i suoi scopi l’ascesa sociale per i meritevoli.
Ho fatto un pezzo sulla chiesa dove registravo le sue difficoltà e, a mio avviso, la ricostruzione dell’Italia non può riprendere senza una chiesa forte e rigenerata.
Altre civiltà possono prescindere dalla Chiesa, forse, la nostra no!
Oggi introduco la terza variabile ovvero”il politico” e su questo tema posso partire dallo scritto di Travaglio. Il professor Nappini parla di eroi e dei, ma tale metafora non mi sembra centrata per delineare il contesto politico. E’ certo: servono uomini politici per lavorare alla ricostruzione della civiltà italiana, Macchiavelli avrebbe detto che ci vuole il principe e oggi? Leggi il resto di questo articolo »
La feccia che risale il pozzo
La feccia che risale il pozzo
17/07/2010
Di F. Allegri
Dopo qualche settimana di pausa torno a commentare gli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio perché non vorrei che qualcuno avesse pensato che avevo interrotto questo appuntamento ricorrente. Oggi rifletterò su uno scritto intrigante, del 22 marzo 2010 e titolato: “La feccia che risale il pozzo”.
Questo scritto consiste nella trascrizione del discorso settimanale di Marco Travaglio e in particolare parlo di quello che precedette e si occupò delle elezioni regionali. Il tema del trascritto è quello delle liste elettorali sporche ovvero con candidati inquisiti e/o condannati.
La denuncia di Travaglio fu netta: “LE LISTE ERANO COSI’ SPORCHE DA BATTERE QUALSIASI RECORD PRECEDENTE”. Leggi il resto di questo articolo »

