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Io non credo che gli USA falliranno
Io non credo che gli USA falliranno
25/03/2011
Di F. Allegri
Nel mondo delle idee eccentriche e conformiste italiane gira una strana riflessione a più voci, anche tra alcuni personaggi pubblici.
L’idea eccentrica è che gli USA falliranno presto, sommersi dal proprio deficit di bilancio e/o dalla loro ingiustizia sociale oppure dall’impossibile coesistenza della sua società multirazziale.
Io non credo che gli USA falliranno!
Qualche anno fa, sentii per la prima volta queste riflessioni durante un dibattito televisivo e questa tesi era sostenuta dal socialista Gianni De Michelis.
Egli basò la sua riflessione sulle ingiustizie sociali e sulla difficile convivenza tra i poveri latini o afro americani e i ricchi anglo sassoni: se ricordo bene, c’erano state delle piccole rivolte di quartiere in alcune metropoli come Los Angeles. Tutto molto circoscritto!
Solo in seguito ho sentito dire che gli USA potevano fallire a causa del loro deficit di bilancio crescente.
Oggi parlerò di questo ribadendo spesso che io non credo che gli USA possano fallire, è più probabile il fallimento portoghese e quello italiano.
Premetto anche che nel bilancio USA c’è solo una voce di spesa fuori controllo: quella delle spese militari, spesso gonfiate e o inefficienti per il resto quando finiscono gli stanziamenti finisce il servizio collegato e buonasera a tutti i bisognosi …..
L’altra ragione del deficit americano ha un nome è un cognome: si chiama esternalizzazione e globalizzazione!
Oggi approfondirò la mia riflessione commentando un scritto di Giulietto Chiesa del 6 novembre 2011 pubblicato da vari siti, tra i quali megachip.info, e intitolato: “USA: pratiche di fallimento”.
Chiesa parla di fallimento riferendo il fatto che la Federal Reserve acquistò a novembre 600 miliardi di dollari e ne prelevò altri 300/350 dal debito che la fed aveva acquisito. Questi ultimi erano stati immessi sul mercato dei titoli.
Qui rimando anche allo scritto del professor Nappini – “Il Belpaese e le sue paure: fine dell’impero?”.
Secondo Chiesa ed altri uno stato può morire stampando moneta e questo può accadere anche a quello che è, senza dubbio, il più forte di tutti.
1000 miliardi di carta potrebbero avvelenare il gigante!
Qui si devono fare due considerazioni.
1) io non credo che gli USA falliranno!
2) Chiesa, come altri, ha scoperto il signoraggio e non l’ha capito!
Il denaro è sempre carta, ma il legame tra la persona normale e il mezzo delle transazioni è di tipo magico e quindi la carta è sempre un valore anche quando essa non è garantita da oro o armamenti.
Il discorso del signoraggio, nella sua essenza, sarebbe applicabile anche alle monete conchiglia degli arcipelaghi dei mari del sud.
Se ai 1000 miliardi suddetti si aggiungono gli 800 stampati al momento del salvataggio bancario del 2008 ci si trova davanti ad una montagna di carta che secondo Chiesa potrebbe travolgere il gigante USA.
Anche qui vanno fatte due considerazioni.
1) il sistema fiscale USA leggerissimo è del tutto ignorato;
2) la forza USA non è nella sua moneta, ma nel suo esercito, nel suo territorio, nella sua popolazione e nella sua organizzazione nella quale dominano le multinazionali.
Gli USA non sono una torre di Babele.
Non temete gli USA non crolleranno.
E’ vero che questa creazione di moneta non ha precedenti e sovrasta anche le crisi del 1926 e del 1929, ma non va dimenticato che, con l’informatizzazione delle borse, la finanza internazionale ha venduto 12 volte la Terra e anche i terreni della Luna, a parte s’intende.
Sono veri e più interessanti i fatti che nel 2007 la Cina aveva comprato circa la metà (esattamente il 47%) delle nuove emissioni di cedole americane. Nel 2008, in piena crisi finanziaria, la Cina aveva ridotto della metà, al 20% circa. L’anno scorso gli acquisti cinesi si sono drasticamente quasi azzerati. Eravamo al 5%.
Anche questo fa parte della globalizzazione e a me dice una cosa diversa di quello che ci legge il Chiesa che si intende poco di economia e per niente di finanza magica e colonialista.
Ecco quello che leggo qui!
I cinesi sono la fabbrica del mondo e lavorano per ricevere questa carta tinta che è l’unico modo che hanno per poter importare immense quantità di cibo e carburante: parlo della soia e del petrolio!
Subito dopo Chiesa mi dice: “In queste condizioni non c’è più modo per pareggiare la bilancia commerciale degli Stati Uniti. Con un debito di queste dimensioni bisogna inoltre mettere a bilancio 300 miliardi di interessi annui da pagare. Come? Non lo sa nessuno”.
Qui farò 3 considerazioni.
1) L’economia USA è ancora superiore e di molto a quella cinese;
2) I ricchi USA pagano poche tasse, ad esempio a New York la tassa sulle transazioni di borsa è azzerata dalle deduzioni e dalle esenzioni;
3) Gli USA non falliranno.
Chiesa aggiunse che l’effetto primo di queste scelte sarebbe stato la svalutazione del dollaro.
Questo non è accaduto, qui vanno introdotti due scenari.
Dopo una scelta monetaria simile si possono prendere due percorsi, da un lato ci sono le riforme strutturali, dall’altro le guerre imperiali.
Al momento Obama le percorre entrambe, da un lato riorganizza l’industria automobilistica e vara una riforma delle borsa e della sanità (niente di notevole) e dall’altra parte la “guerra umanitaria” di Libia, un conflitto come quelli del passato che pare destinato a durare molti mesi, come minimo.
Al momento non si vede nemmeno l’inflazione che denuncia Chiesa, qui il merito è dell’Europa e di quei paesi che tengono d’occhio i loro deficit, se non altro la crisi del 1929 ha insegnato qualcosa ai nostri governanti!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
Le Tavole delle colpe di Madduwatta Il Belpaese e le sue paure: Fine dell’Impero?
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Belpaese e le sue paure: Fine dell’Impero?
Di I. Nappini
Le paure del Belpaese sono troppe, le nostre genti difformi cercano di nascondere quelle più imbarazzanti. La giornata di autunnale oggi è propizia per scrivere qualcosa sulla crisi dell’Impero made in USA. I miei venticinque lettori si sono sorpresi nelle scorse settimane a leggere scritti di vario genere che descrivevano le inquietudini crescenti, sotto forma di narrazione teatrale, fantastica, di scritto estemporaneo, delle genti del Belpaese anche rispetto a questo evidente declino. Oggi venerdì 5 novembre 2010 osservo un pezzo de “Il Fatto” nelle pagine dell’economia a firma di tal “Superbonus” che così s’intitola:”Un’ondata di dollari travolge l’economia mondiale, La Federal Reserve Americana stampa centinaia di miliardi di dollari e l’Europa si preoccupa”. L’articolo esprime perplessità e preoccupazione perché: “La Federal Reserve americana ha deciso mercoledì di dare via alla seconda ondata di “quantitative easing”.
Un’ espressione all’apparenza freddamente scientifica che nasconde l’ultima mossa disperata dell’establishment americano: la FED comprerà i titoli del debito americano semplicemente stampando denaro. Gli Stati Uniti potranno così mantenere il rapporto deficit/PIL al 13 per cento (superiore a quello della Grecia) e confidando nel fatto di potersi comunque indebitare a bassi tassi attraverso l’emissione di obbligazioni. Perché ci sarà sempre la FED a comprare. Non viene creata ricchezza con la produzione industriale, con la produzione o la fornitura di servizi. Si crea solo moneta per comprare debito. La Federal Reserve aveva già acquistato 1.700 miliardi di dollari in titoli immettendo nel sistema altrettanta liquidità e si appresta ora a comprarne altri 600 miliardi.”
L’articolo prosegue con le crescenti preoccupazioni degli esecutivi dei paesi del G20, la crisi rischia di trasformarsi di nuovo, di diventare qualcosa di mai visto prima e forse qualche leader già pensa a politiche protezionistiche e alla tassazione delle merci. Personalmente ritengo che se così fosse il WTO e i processi di globalizzazione verrebbero spazzati via per far posto a logiche di potenza imperiale e di dominio e controllo sui mercati e sulle risorse planetarie. Altro che mercato che regola! Qui se le manovre per uscire dalla crisi fanno il tonfo si torna di corsa alla politica delle cannoniere di fine Ottocento e alle bandierine dei diversi imperi sul mappamondo. L’Italia per sua disgrazia dal crollo dell’Impero Romano d’Occidente si è quasi sempre trovata nella difficile condizione d’essere un territorio conteso fra imperi e regni stranieri. Neanche l’Unità d’Italia ci ha salvato dalle pressioni e dagli interessi forestieri oggi in conseguenza della sconfitta del Regno d’Italia e del Duce nella Seconda Guerra Mondiale l’Italia ospita 113 basi militari a Stelle e Strisce. Siamo parte di un Impero Globale con interessi e arsenali enormi che oggi è al fronte in Iraq e Afganistan e deve stampare banconote garantite dal debito pubblico più grande del Pianeta Azzurro per resistere alla pressione interna e alla guerra asimmetrica che gli muovono nemici palesi e occulti.
Le genti disperse e difformi del Belpese per via della loro bimillenaria storia di invasioni, vessazioni, massacri e rapine perpetrate da occupanti stranieri e da pretendenti al trono di Cesare fiutano come cani da tartufi la crisi imperiale. Ecco che da alcuni anni a questa parte con discrezione i ricchissimi del Belpaese scoprono il fascino della Russia Putiniana o le grandezza del capitalismo comunista cinese. Cina comunista e Russia post-comunista investono nel Belpaese cifre non da poco, e la curiosissima posizione italiana sulla guerra di Georgia di qualche anno fa rivela quanto le minoranze al potere nel Belpaese siano interessate non tanto alla fedeltà atlantica quanto ai buoni affari e alle prospettive di guadagno e di stabilità sociale nel Belpaese, del resto se la Penisola fosse sconvolta da scioperi e ingovernabilità i ricchi al potere vedrebbero diminuire le loro rendite e sfumare appalti e affari. La finta pace fra gli imperi è vitale per queste piccole minoranze al potere.
Il problema è questo canovaccio plurisecolare da teatro dei burattini di servire due o più padroni lodandoli e corteggiandoli e mettendo l’uno contro l’altro per scroccare mance e qualche piccolo privilegio non regge alla prova della guerra e nel momento nel quale i forti del mondo passano alle vie di fatto. “Ultima Ratio Regum” era inciso sui cannoni di Re Sole, e non solo sui suoi. C’è sempre il momento nel quale il mondo umano passa dalla commedia, magari a sfondo erotico, alla tragedia epocale e al delirio sanguinario e criminoso. In questo caso i mugugni, le battutine, i timori, i dubbi non saranno utili, rischiano solo di peggiorare la condizione delle genti disperse e difformi del Belpaese.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-05/presidente-cinese-scavalca-obama-093735.shtml?uuid=AY7RP9gC
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Scritto il 5 novembre 2010 dal professor I. Nappini.
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Tra qualche giorno tornerà il fascista immaginario:sarà l’ottavo episodio e si parlerà di Capitan Harlock e di Lupin III.
Quale crisi in futuro? Iperinflazione, deflazione o logorio durevole.
Quale crisi in futuro? Iperinflazione, deflazione o logorio durevole.
Di F. Allegri
Ho fatto un mese e mezzo di pausa per raccogliere le idee sulla crisi che ha caratterizzato e caratterizzerà la vita pubblica mondiale nei prossimi anni.
Prima di tutto va detto qualcosa su Tunisia ed Egitto. Saluto con pieno favore la rivoluzione tunisina e credo vado verso qualcosa di positivo anche quella egiziana (non troppo, nota di oggi).
La domanda che devo pormi qui è: quanto si legano questi avvenimenti alla crisi economica?
In parte sono legati anche se l’elemento politico è prevalente, i soprusi dei vecchi dittatori verso popolazioni sempre più giovani vengono prima, ma anche la disoccupazione e i bassi salari vogliono la loro considerazione. Sicuramente questi crisi sono state d’aiuto al mondo legato alla FED e a certe speculazioni internazionali sulle fonti energetiche, ma sono nel breve periodo.
Il tema del giorno è collegato a queste considerazioni: quale crisi in futuro?
On line si discute da mesi se andiamo verso la iperinflazione, la deflazione o entrambe.
E’ in corso un braccio di ferro dove da un lato varie banche cercano di creare iperinflazione (vedi la benzina a 3000 lire al litro – con 10.000 lire neanche 3 litri e mezzo) dall’altro ci sono gli stabilimenti con i loro invenduti (certi personal computer sono passati da 1.500 euro a 400 con incluso lo sviluppo tecnologico di almeno 10 anni, in tempi normali.
E’ la FED il principale veicolo dell’iper inflazione e lo scopo è quello di svalutare il debito USA verso la Cina e non solo.
Al momento solo una piccola parte dell’inflazione USA è arrivata in Europa dove la BCE attua una politica di segno opposto.
Ecco svelati i nomi dei contendenti nel braccio di ferro.
Gli USA sono una super potenza totale, l’Europa è fortissima solo a livello economico ma a 4 palle al piede di diversa grandezza: Irlanda, Grecia, Spagna e Portogallo.
L’Italia va studiata e considerata a parte, tutto dipende dall’esistenza e dalla consistenza del tesoretto di Tremonti, capiremo tutto tra marzo e aprile.
In una prospettiva semestrale non mi aspetto un’iper inflazione crescente, non l’aspetto in USA e nemmeno in Europa.
Ho letto con attenzione il pezzo di M. Moore sui 5 consigli ai democratici americani e mi sono annotato la frase dove dice che agosto 2010 è stato il mese più duro per gli sfratti in tutta la storia americana e dato che c’ero ho preso atto anche della moratoria parziale e pre – elettorale.
Da che parte stare? Con le banca sfruttatrici o con i proprietari di case? Per me vengono prima i beni di prima necessità e so che in USA un mutuo casa vuol dire pagare doppio o triplo. Sto e starò sempre con chi vuole la casa e la famiglia.
La disoccupazione in USA è a due cifre e al momento non si segnalano progetti politici degni di nota. Anche in USA ci sono spinte deflattive, ma è vantaggio di una parte della popolazione e non per i più poveri e malati.
Concludendo posso dirvi che avremo ancora deflazione, specialmente chi vive in campagna come me, ma questo si accompagna ad iper – inflazioni parziali anche odiose, penso alle bollette di luce, gas e acqua, ma in misura minore come ho detto nei giorni passati.
In ogni caso ricordate che i termometri dell’iper – inflazione sono i beni elementari primari, dal cibo al riscaldamento e si deve guardare alle aree urbane.
Un pericolo è scampato e dopo l’eventuale crisi di aprile (anche a livello politico) tutto dovrebbe filar liscio fino ad autunno.
Ci risentiremo presto, l’Italia è ancora salvabile ma restano da combattere 5 anni di crisi!
L’Euro continuerà ad essere la moneta di tutti?
Abbiamo tre giganti barcollanti, USA, Europa e Cina: o si sorreggono l’uno con l’altro o qualcuno cadrà e per me sarà l’ultimo a cadere, ma non nel 2011 e quindi ci sarà tempo per fare altre considerazioni.
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Scritto il 12/02/2011. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
DEPRESSIONE E INFLAZIONE
Questo articolo di allegri era rimasto in attesa di pubblicazione per cause tecniche, nel frattempo la situazione è collassata ed è successo di tutto, articolo molto interessante per capire cosa ci stà venendo incontro, e questo è niente adesso saranno le aziende a chiudere e la disoccupazione esploderà, sono uccelli senza zucchero i così detti cazzi amari.
Tratto da Futuroieri copyleft
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
Anche questo uragano si è abbattuto sulle borse, è stato forte, ma non fortissimo. La borsa italiana si è stabilizzata tra quota 25000 e 26000 sui livelli che scrissi a luglio e (salvo sorprese) dovrebbe restare su queste dimensioni. La borsa di Londra è scesa sotto i 5000 punti mentre quella americana resta sopra i 2080. Tokio è a 11300. Sono tutti livelli che possono resistere tre mesi pur oscillando leggermente. A dicembre o anche all’inizio di gennaio, o in entrambi tali periodi avremo certamente nuovi problemi che preciserò nei prossimi articoli.

Andrebbe considerato a parte il solito raid sull’Iran che può avvenire in ogni momento e che fonti internet prevedono per il 26 ottobre. Tuttora va tenuto presente ma escluso momentaneamente dalle analisi, certamente sarebbe un ulteriore aggravio dei problemi.
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