Articoli marcati con tag ‘italia’
I miei viaggi di ieri, oggi, domani: la Civiltà Francese
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
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I miei viaggi di ieri, oggi, domani: la Civiltà Francese
13 Dicembre 2010
Del Professor I. Nappini
I miei venticinque lettori sono da tempo digiuni delle mie considerazioni sui viaggi che ho fatto.
Così colgo l’occasione per tornare a ragionare intorno alla banale evidenza che ho colto nel mio viaggio in quel di Parigi: La Civiltà Francese.
Sì perché la Francia si è data una civiltà creata intorno a Parigi che è stata capitale di poteri monarchici, imperiali, repubblicani e porta i segni di questo essere capitale, civiltà e luogo del potere politico e del governo civile. Leggi il resto di questo articolo »
WIKILEAKS E L’ITALIA Il nucleare iraniano visto dai poteri forti e dalla sinistra (prima parte)
WIKILEAKS E L’ITALIA
Il nucleare iraniano visto dai poteri forti e dalla sinistra (prima parte)
12/05/2011
Comincio qui il mio viaggio nei dispacci diffusi da WIKILEAKS sull’Italia e contrariamente a quanto si potrebbe pensare inizio da un spionaggio alla luce luce del sole fatto al PD senza elle.
L’agente Dibble andò a spiare quanto si dicevano i dirigenti del ministero degli affari esteri, i dirigenti dell’ENI e uno dei leader della sinistra italiana, Fassino che frequenta spesso e da anni i nostri poteri forti.
Il tema affrontato da questi signori era il nucleare iraniano, apparentemente. Leggi il resto di questo articolo »
Surrealismo anti berlusconiano
Surrealismo anti berlusconiano
10/03/2010
Di F. Allegri
Oggi commenterò uno scritto particolare e molto debole del blog di Corrias, Gomez, Travaglio.
Si tratta di uno scritto del 27 ottobre 2010 che fu pubblicato anche da Il Fatto Quotidiano e che si intitolò “Balla che ti passa”.
Non lo posso definire il manifesto dell’anti berlusconismo, ma io ci vedo le illusioni e le pie speranze di chi è fermo al 1996 e non riesce a rendersene conto!
Il pezzo cominciò così: “Al posto di B. cominceremmo seriamente a preoccuparci. Da qualche settimana stanno crollando l’una dopo l’altra tutte le fondamenta del suo strepitoso successo: le balle”.
Prima di passare ai dettagli, va constatato che questo non era vero!
Travaglio ha esagerato la forza di Fini e della sua parte di ex an e sottovalutato il suo avversario di sempre. Come si vede un doppio errore, tragico ma non grave.
La parola “fondamenta” è interessante.
Travaglio sostenne in questo scritto che il successo di B. poggiasse sulle balle o sulle bugie.
Non è verò!
Come si può ignorare il lavoro para culturale continuo di un sistema televisivo che è frutto del lavoro del presidente del consiglio?
Come si può ignorare il lavoro politico che era stato fatto dalla DC e dal PSI fino al 1994?
Come si può ignorare l’interesse legittimo di milioni di elettori legati ai ceti medi e alti?
Come si può ignorare una classe economica e sociale che gestisce la vita pubblica economica e sociale di tutti noi?
Io trovo solo una parola che con qualche approssimazione risponde a tutto: “Dilettantismo!”
Ma non va bene!
Non è dilettantismo, tra gli avversari di B. ci sono menti raffinate e professionisti che conoscono il loro mestiere.
Mi faccio un’altra domanda: “Perché viene diffuso un anti berlusconismo così dozzinale, pacchiano e inconcludente?”.
Ho trovato due risposte:
1) temono e ammirano il sistema di pseudo informazione berlusconiano;
2) si vuole alimentare i cattivi sentimenti di persone che manifestano il loro anti berlusconismo basandolo su ragioni più serie e più legate alla dura vita di tutti giorni. Chiedono pane e ricevono pastine amare.
Ora si può andare a guardare queste bugie più o meno presunte. Leggo con voi: “Nel dorato mondo berlusconiano, le bugie hanno sempre avuto gambe lunghissime. Ultimamente invece durano lo spazio di un mattino. Anche perché lui stesso, complice l’arteriosclerosi, contribuisce a strozzarle sul nascere, nella culla. Non riesce più a coordinarsi con se stesso. Aveva appena convinto i suoi fans che non è lui a volere lo scudo Alfano, ma i suoi alleati che glielo impongono a sua insaputa. Intanto che ti fa? Rilascia un’intervista per il nuovo (si fa per dire) libro (si fa per dire) di Vespa e dice l’esatto contrario: lo scudo ‘è indispensabile contro certi pm’, quindi è lui che lo vuole”.
MI SI DICE, B. VUOLE LO SCUDO LEGALE.
No, lui ha decine di avvocati e sicuramente qualcuno di loro gli avrà detto che non ha nulla da temere dalle inchieste in corso in Italia, oltre gli arresti domiciliari non si va e non sono probabili nemmeno quelli!
Fa piacere a molti un bel dibattito sullo scudo per gli eletti o su riforme della giustizia che riguardano aspetti e problemi marginali …..
Proseguiamo saltando qualche rigo dove Travaglio spiega bene gli effetti minuti di certi progetti di legge, magari manca di dire che B. non ha una formazione giuridica, lui ha fatto case, quartieri poi ha venduto spot pubblicitari, programmi TV e infine di tutto anche la rappresentanza politica.
Salto anche la parte dove si dice che Fini e Pontone non hanno commesso reati a Montecarlo, qui concordo e la notizia l’ho anticipata in molti scritti nelle passate settimane. Registro solo che il caso Montecarlo si è chiuso a fine ottobre, ma i curiosoni italiani non l’hanno saputo!
Mi fermo al punto dedicato all’Afganistan e riporto: “Crollano miseramente le balle sulla ‘missione di pace’, quella degli italiani – brava -gente che sbarcano in Iraq e in Afghanistan per costruire ponti, scuole, ospedali, piantare fiori, innaffiare le aiuole, baciare bambini: sparavano anche i nostri, persino contro le ambulanze e, ogni tanto, qualcuno rispondeva al fuoco (ci vuole un certo impegno per riuscire a sparare sulla Croce rossa). Chiamasi guerra, non pace”.
Io condivido queste considerazioni e gli scritti di Nader, Moore e Kucinich sono qui a dimostrarlo, ma devo aggiungere che questo va detto a tutte le forze politiche e a tutti i media, non solo a Berlusconi.
Nei finale il pezzo s’addentrò nel teatro politico romano e nei suoi dossier grandi e piccoli, io preferisco salutarvi e invitarvi a leggere i prossimi scritti ricordandovi che l’informazione italiana non informa e che la disinformazione generalizzata è un costo che pagheremo caro prima o poi, soprattutto poi.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
LA FORZA DI TRAVAGLIO E DEL BERLUSCONISMO DI LIBERO
LA FORZA DI TRAVAGLIO E DEL BERLUSCONISMO DI LIBERO
06/03/2010
Di F. Allegri
Sono giunto ad uno dei pezzi centrali della mia riflessione sull’azione politica e morale di Marco Travaglio e anche sui suoi limiti.
In passato ho valutato la giustezza e gli errori di Travaglio, del suo blog e dei suoi collaboratori, oggi valuterò soprattutto la sua incidenza e farò alcune considerazioni sulla natura e sulla forza del Berlusconismo.
Parto da un pezzo del 23 ottobre 2010 del blog di Corrias, Gomez, Travaglio intitolato “Io libero tu occupato” che fu anche pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
Per me la forza vera di Travaglio e dei moralizzatori è tutta nelle copie vendute ogni giorno da Il Fatto quotidiano stesso, non credo che la comparsata di pochi minuti ad Annozero abbia una sua rilevanza notevole.
Solo colui che compra il Fatto è un moralizzatore così come solo chi fa la comunione in chiesa è un vero cristiano.
A fine ottobre 2010 la media delle vendite de Il Fatto era a 64.540 copie al giorno, a tale media si aggiunge la quota degli abbonati pari ad oltre 40.000. Nell’estate del 2010 la media delle copie vendute superò quota 70.000.
Ogni giorno oltre 105.000 persone compiono singolarmente il gesto anti berlusconiano di leggere e comprare questo giornale. Nessuno segnala questo fatto politico FONDAMENTALE che ha una natura moderna e contemporanea e spiega anche il successo (forte quanto effimero) del popolo viola che rappresenta al contrario un vecchio modo di contrastare il Berlusconismo, ormai quasi inefficace.
Solo i Berlusconiani conoscono davvero l’importanza di quel piccolo giornale che cresce e li avversa. Per paradosso!
Il normale dirigente di sinistra (con la sua vecchia ideologia) crede che sia più importante una delle tre mobilitazioni annuali della FIOM.
MENO MALE CHE C’È STATA QUESTA IDEA DI TRAVAGLIO E PADELLARO PERCHÉ TUTTO IL RESTO DELL’ANTI BERLUSCONISMO È VECCHIO E POCO EFFICACE!
Anche Berlusconi ha il suo giornale e chi lo compra lo sostiene: non penso al “Giornale” che fu di Montanelli e che svolge anche il servizio di informare su alcune cronache locali e serve pure ad una cultura conservatrice che c’era già prima del Berlusconismo!
Penso a Libero, il giornale della destra rampante, giustizialista e arrogante di oggi che si divide tra PDL e Lega con un’idea timida ed economica dell’Italia.
E’ in corso un duello all’ultima copia tra Libero e Il Fatto e questo confronto sarà nei prossimi anni decisivo per stabilire la consistenza delle mobilitazioni delle due realtà politiche di riferimento e a livello più modesto serve ogni giorno per misurare la consistenza attuale delle stesse.
Per anni Libero ha agito in solitario, ma in pochi mesi Il Fatto lo ha raggiunto e superato!
Libero perderebbe lettori ogni giorno, secondo lo scritto che commento oggi, ma avrebbe tanta pubblicità e questo incupisce il grande giornalista de Il Fatto.
Travaglio constata di essere mantenuto dai lettori mentre Libero ha l’ausilio della pubblicità dei potentati e non solo.
Io conosco l’idea inglese del giornale indipendente dalla pubblicità, soprattutto quando fa denunce sociali, ma so che questo si diceva tra gli anni settanta e ottanta.
Oggi c’è da valorizzare l’indipendenza politica e per questo individuo nella pubblicità su Libero la risposta al moralismo monacale di Travaglio.
A libero si adora e serve “cristianamente” la libera impresa ovvero quell’alieno che invase gli USA e la sua massoneria alla fine dell’ottocento. Quel giornale ha perso 30.000 lettori al giorno dal 2009, ma resta il giornale di conservatori impegnati. Forse qualcuno poteva affrontare meglio la crisi?
Dico di si anche per commentare l’aumento dell’entrate pubblicitarie di questo strenuo e utile (forse sciocco) difensore del governo e dei potentati.
Confermato questo si possono fare due constatazioni.
Da un lato abbiamo un impegno etico e morale che non sa o non guarda abbastanza alle insidie lanciate da questa crisi.
Dall’altro abbiamo una realtà che risponde in modo singolare a questa crisi, ma non spera in mondo migliore e nemmeno diverso.
Uno ci pensa ma non sa farlo, l’altro ha le capacità ma l’anima è vuota!
Il Fatto è libero e Libero è facile da fare ma può essere fatto solo così!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Romani, il ministro telecomandato e l’assessore invisibile di Empoli
Romani, il ministro telecomandato e l’assessore invisibile di Empoli
15/02/2011
Di F. Allegri
Oggi voglio commentare uno scritto del 7/10/2010 di Antonio di Pietro sulla nomina di Paolo Romani a ministro dello Sviluppo Economico per poi fare dei paragoni con la presunta mancanza ad Empoli di un assessore all’urbanistica.
Di Pietro fece questo pezzo dopo un intervento in aula dove spiegava chi fosse, secondo lui Paolo Romani e soprattutto perché Berlusconi lo avesse nominato ministro.
Il pezzo stesso conteneva il suo intervento.
Come saprete l’IDV aveva sfiduciato nei mesi precedenti il ministero ad interim di Berlusconi il quale come normalmente non si occupa di guidare il governo non ha guidato nemmeno quel ministero. Non sono tra quelli ingenui che dicono che siamo stati senza un ministero chiave, al massimo sono mancate le scelte di dettaglio e di orientamento, ma nulla di notevole che dovesse partire da li. E’ uguale ad Empoli, siamo senza assessore, ma l’urbanistica è al centro delle scelte della giunta.
C’è un perché più profondo che spiega la lunga mancanza di un ministro e un altro perché diverso che spiega la lunga mancanza dell’assessore (fatte ovviamente le debite proporzioni).
Con l’interim Berlusconi ha rinviato varie decisioni che hanno allargato il suo conflitto di interesse; con l’interim il nostro sindaco porta avanti politiche urbanistiche che appartengono a quel centro destra che un tempo era democristiano e oggi è berlusconiano.
Di Pietro disse, tra l’altro: “Vi è un conflitto di interessi che noi vediamo emergere ogni giorno rimarcato – nei tre giorni successivi alla fiducia ottenuta – ancora una volta in tre argomenti diversi. L’altro ieri, subito dopo aver ottenuto la fiducia, ha rilanciato al primo posto del suo programma la necessità di inserire un altro LODO ALFANO per garantire in qualche modo la sua impunità. Ieri ha detto che bisogna istituire una COMMISSIONE PARLAMENTARE PER INDAGARE SUI MAGISTRATI CHE LO STANNO PROCESSANDO, trasformando esso stesso da imputato in giudice dei propri giudici. Oggi ci dice che nomina come MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO L’ONOREVOLE ROMANI. Allora è bene che si sappia che il conflitto di interesse in cui per tanti mesi è vissuto Berlusconi in quanto Ministro dello sviluppo economico ad interim, lo si ritrova allo stesso modo anche con riferimento al Ministro Romani”.
Questa parte del discorso è attuale anche dopo gli scontri politici in parlamento di dicembre e gennaio e non ha bisogno di essere integrato dai fatti nati dopo il caso Ruby e quello dell’Olgettina.
Subito dopo Di Pietro fece una critica a Romani che condivido.
Sottolineò che tale giornalista si occupa da anni di un settore nevralgico, quello delle telecomunicazioni. E’ da sempre un uomo di fiducia di Berlusconi, uno che sa fare meglio di altri gli interessi del premier, più che un ministro un fedelissimo.
Il ministro dello sviluppo economico deve sovraintendere al mercato televisivo soprattutto a quello che riguarda sia la RAI sia Mediaset, e Di Pietro ricordò nel suo intervento che il governo doveva rinnovare anche il contratto con la RAI.
Il ministero si occupa anche del digitale terrestre e in questo settore con l’interim arrivò a Mediaset anche una quinta frequenza, per abbondare. Di Pietro denunciò in aula questo fatto, parlò di democrazia violentata.
Subito dopo Di Pietro rifletté in modo diverso sul conflitto di interesse, parlò di cricca e di conflitto a personas. Confesso che non sono un assiduo lettore e nemmeno uditore del Di Pietro, per me è la prima volta che lo sento parlare di conflitto a personas.
Se lo avesse fatto prima e avesse tratto le mie conclusioni sarei stato un suo elettore anche in questo decennio e alla fine del passato.
Di Pietro concluse: “Allora, a noi sia permesso di esprimere la nostra contrarietà rispetto a questo ordine del giorno che noi consideriamo ancora da dover verificare in questo Parlamento, perché in questo Parlamento abbiamo ancora di fronte non solo il Presidente del Consiglio, ma anche una serie di Ministri che DA SUOI DIPENDENTI, DA SUOI COLLABORATORI, DA SUOI FEDELISSIMI, dopo che si sono macchiati anche di comportamenti poco trasparenti nel suo interesse, oggi si trovano a governare la cosa pubblica e NON SAPPIAMO SE LO FANNO PER LORO O PER GLI ITALIANI”.
Ci attendono mesi difficili e disponiamo di pessimi politici al governo nazionale e locale dove non c’è Di Pietro, ma solo io e i consiglieri della lista Marconcini a criticare: Petrillo e Morini, ve li rammento.
L’anno scorso noi avevamo messo due contatori, uno per avere il ministro dello sviluppo economico e uno per avere l’assessore all’urbanistica.
Come ministro ci hanno dato Romani e come assessore dobbiamo accontentarci del fatto che anche le 5 cinque stelle hanno messo un loro contatore e ogni tanto i consiglieri del PDL si ricordavano di questa mancanza.
A dire il vero, ultimamente non lo fanno e preferiscono concentrarsi sulle varie riforme urbanistiche in città. Arriverà tanto cemento ad Avane (tutto il possibile), arriverà tanto cemento al Terrafino, ma pare che lo facciano per i ragazzi con particolari disturbi psichici, chi può opporsi?. Avremo un grande magazzino sulla statale tra Pontorme e Montelupo, è vero che restaurano uno scheletro di una vecchia vetreria, ma andate voi a convincere tanti dettaglianti che perderanno clienti di questi tempi. Infine arriva la ex Mostardini che fa spazio a tre imprese e una è con 200 dipendenti che da Scandicci si sposteranno a Villanuova e c’è quella con tanti computer da caricare e scaricare.
Manca la viabilità, è stato detto! Ma è vero? Pare che ci sia un progetto più grande che avrà la sua viabilità solo al momento giusto. Siamo al primo lotto di più lotti e non lo si dice, per questo abbiamo un assessore invisibile e non c’è la viabilità necessaria. Altro cemento è in arrivo, non temete.
Si esce dalla crisi con il cemento? Non credo, per me così dalla crisi economica si entra in quella politica. Presto il consiglio discuterà un lungo documento di verdi e SEL sulla faccenda Mostardini.
Sarebbe una bella sfiducia per l’assessore all’urbanistica se ci fosse, ma io mi chiedo alla fine di questo scritto: “Che ci fanno questi partiti in maggioranza?”
Alla fine della manifestazione del PD – Se non ora …. Quando – hanno fatto volare dei palloncini che il vento ha portato a sinistra e verso il mare. Io so che, al contrario, una parte di quel PD va verso una Villanova urbanizzata secondo quelle regole urbanistiche che ispirarono la realizzazione di Milano 2. Spero di sbagliarmi, sarebbe la prima volta.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Il Belpaese e la scuola Ignorata
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Belpaese e la scuola Ignorata
di I. Nappini
Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è FRA LE PRIORITÀ DELLE MINORANZE AL POTERE e a onor del vero anche la popolazione adulta sembra nel complesso poco interessata alla scuola.
Di solito sui giornali, in televisione, sulle riviste si parla di scuola in CASO DI INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO, ALLA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO, E IN CASO DI VICENDE DI CRONACA NERA O GIUDIZIARIA.
Quindi dal mio osservatorio sul balcone di casa osservo un mondo umano italiano chiuso in se stesso e una scuola che interessa solo in casi estremi o in scansioni temporali ben definite utili per la POLEMICA POLITICA o per il solito moralismo un tanto al chilo nell’ambito circoscritto del giornalismo italiano tendenzialmente fazioso e opaco.
Potrebbe essere invece di generale e pubblica utilità capire come nella scuola cadono e ricadono importanti FENOMENI SOCIALI e di costume che riguardano i bambini e gli adolescenti; la vicenda scolastica nazionale nel suo quotidiano è la grande occasione mancata per una riflessione sul quotidiano banalissimo che non è affatto così semplice da decifrare.
Presento ai lettori una citazione da un testo che può aiutare a capire QUANTO LA SCUOLA SIA PARTE DELLE GRANDI TRASFORMAZIONI CULTURALI e sia a sua volta aggredita da fenomeni che assolutamente non le appartengono e che non può e non sa controllare.
Può esser utile osservare questa citazione che presenta una situazione tipica della scuola elementare ovvero la presenza dell’immaginario culturale nipponico veicolato dai cartoni animati che è tanta parte delle fantasie e dei giochi dei bambini e sul quale il disinteresse dei mass-media è assoluto. Leggo questo come la dimostrazione del profondo disprezzo per il futuro del Belpaese e per le nuove generazioni incluse da parte del sistema.
GIUSEPPA CAPPUCCIO, CARTONI ANIMATI A SCUOLA, CITTÀ APERTA EDIZIONI, TROINA, 2008
“I cartoni animati possono essere considerati un evento socio-culturale degli ultimi trent’anni; un evento che ha come palcoscenico il sofisticato apparato mondiale dei media e che ha permesso un incontro tra gli assetti culturali e mediatici della civiltà occidentale e gli scenari della cultura orientale contemporanea. Come già sottolineato più volte, i cartoni animati sono considerati spesso come un prodotto per bambini; in realtà essi oggi, si rivolgono all’intera famiglia, diventando anche uno spettacolo utile per riunire e commentare vicende spesso intrise di una morale particolare. E’ troppo semplicistico etichettare i cartoni animati come necessariamente divertenti e adatti ai bambini solo perché disegni animati; anche se negli anni i cartoni hanno modificato struttura e genere di storia, la loro capacità di coinvolgimento dei bambini rimane tutt’ora sottovalutata. L’applicazione delle regole del buon senso alla valutazione della adeguatezza, per fasce d’età, di un cartone animato non è di per sé errata ma può non bastare la complessità della problematica. E’ fondamentale, quindi, che insegnanti e genitori acquisiscano le competenze necessarie per poter scegliere cartoni animati adeguati allo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale dei bambini.” pp.31-32
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Scritto il 26 settembre 2010
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Il confronto con la Quinta Repubblica
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
I miei viaggi di ieri, oggi, domani: il confronto con la Quinta Repubblica
Del Prof. I. Nappini
La Francia mostra al viaggiatore italiano l’evidenza della bontà di avere uno Stato degno di questo nome: una forza in grado di organizzare forze altrimenti disperse, di sostenere con giuste leggi le famiglie e la pubblica istruzione, di attivare politiche che vengono applicate con serietà e lealtà e che non si disperdono in proclami roboanti e in diluvi di parole prive di senso. Leggi il resto di questo articolo »
Le tavole delle colpe di Madduwatta – Le paure nascoste e l’Italia scomparsa
Le tavole delle colpe di Madduwatta
Le paure nascoste e l’Italia scomparsa
10/09/2010
Di I. Nappini
Le nostre genti difformi cercano di nascondere le loro paure più imbarazzanti.
Per certo gli abitanti del Belpaese non amano riconoscere le loro debolezze e cercano capri espiatori, vittime sacrificali, colpevoli di cartapesta facili da punire e da calunniare.
Secoli fa per placare le paure si bruciarono in effige eretici e stregoni veri o presunti tali e qualche volta si passava alla vie di fatto con vittime in carne e ossa.
Il povero Frate e Filosofo Giordano Bruno arso vivo nel 1600 a Roma ne è un certissimo esempio: fu la vittima delle paure delle e delle superstizioni delle gerarchie ecclesiastiche di allora.
Esse erano terrorizzate davanti alle novità del pensiero e della speculazione scientifico-filosofica sull’Universo che di lì a qualche decennio avrebbe travolto due millenni di saperi fasulli.
Oggi milioni d’Italiani di una certa età non capiscono più il loro paese, talvolta la loro città o il loro quartiere perché le trasformazioni sono state veloci e lesive al massimo grado di un piccolo mondo antico che era il “quieto vivere” della Prima Repubblica.
Oggi c’è un mondo umano completamente altro e diverso formato anche da un 7% di italiani di recente immigrazione, la cui popolazione è in crescita, che pone problemi enormi perché si portano dietro una cultura propria e ragioni diverse e profonde.
Dimostra la profondità e il peso di questo cambiamento un libro che racconta l’Italia di oggi attraverso gli occhi di un maestro delle elementari che ha raccolto alcune impressioni dei suoi allievi di recente immigrazione o se si vuole “stranieri”.
Si tratta del volume di Giuseppe Caliceti “ITALIANI PER ESEMPIO, L’ITALIA VISTA DAI BAMBINI IMMIGRATI”che riporta il punto di vista dei bambini il quale è impietoso perché scava nell’evidenza dei fatti con la sorpresa e il gusto della scoperta tipico di chi ha meno di dieci anni.
I padroncini d’Italia e gli imprenditori con i commercialisti esperti in società estere volevano una massa di disoccupati flessibili e disposti a far a meno di sindacati e partiti di sinistra, possibilmente senza memoria culturale delle vicende politiche e sociali del Belpaese e i migranti sono stati la manna venuta dal cielo, come un dono divino.
A CHI GIOVA LA DISINTEGRAZIONE DELLA VECCHIA ITALIA E DEL SUO PICCOLO MONDO ANTICO?
Per quel che mi riguarda la risposta è semplice: ai ricchi culturalmente apolidi che trovano l’occasione per contrastare i sindacati, spezzare le forze di sinistra, creare un loro mondo del lavoro con le loro regole e con la disponibilità di una manodopera straniera su cui pende la minaccia del licenziamento e del rimpatrio forzato.
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Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Come abbiamo scampato la crisi nel 2010: per quelli che possono meravigliarsi
DIARIO DELLA CRISI
Come abbiamo scampato la crisi nel 2010: per quelli che possono meravigliarsi!
19/12/2010
Di F. Allegri
Di recente ho saputo che qualcuno sostiene che l’Italia abbia superato la crisi meglio degli altri paesi europei. In apparenza è vero, ma prima di tutto va fatta una precisazione.
L’Italia ha superato meglio le crisi che hanno colpito altri paesi, dagli USA, al Madagascar, dall’Islanda alla Grecia all’Irlanda., da noi sono arrivate solo le schegge di esplosioni avvenute altrove.
Si può dire che non è ancora venuto il nostro turno! Leggi il resto di questo articolo »
SAGGIO BREVE La troppa indulgenza con la Lega Nord viene da lontano!
SAGGIO BREVE
La troppa indulgenza con la Lega Nord viene da lontano!
09/09/2010
Di F. Allegri
In questi giorni rifletto e mi preoccupa anche la crisi politica nazionale del Belgio. Non voglio credere che quella crisi anticipi quella italiana e nel frattempo osservo gli sviluppi possibili del partito della famiglia Bossi e dei suoi 4 o 5 collaboratori in qualche modo federati che decidono tutto in quella impresa – partitoide.
Mi sono letto con attenzione la prosa del mio amico Riccardo Corsi, condivido il commento del professor Nappini, ma oggi preferisco riflettere su uno scritto di Marcello Veneziani del 4 maggio 2010 titolato: “Non è la Lega ad aver ucciso l’amor patrio”.
Io conoscevo solo l’amor patrio di Dante e sapevo che era un’invenzione di Petrarca, poi capite dal titolo del mio pezzo quale ragionamento andrò a sviluppare e su molti punti mi distaccherò da Veneziani. Leggi il resto di questo articolo »