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Barbara Spinelli e il Berlusconismo come nacque 15 anni fa
Barbara Spinelli e il Berlusconismo come nacque 15 anni fa
22/04/2010
Di F. Allegri
Oggi commenterò uno scritto del 17 novembre 2010 di Barbara Spinelli che fu pubblicato dalla Repubblica, ma che è stato ripreso e sviluppato nei giorni scorsi da vari analisti e pensatori politici, da Ferrara agli editorialisti del Manifesto, anche con esiti sorprendenti.
Credo che queste ultime siano delle polemiche pasquali legate al periodico voto amministrativo e per questo non mi interessano.
L’articolo della Spinelli mi interessa di più: a mio avviso la Spinelli scopre oggi quello che fu il Berlusconismo tra 17 e 15 anni fa, più o meno (ma non se ne rende conto).
Con questo metro misurerò le sue considerazioni, le condividerò o le approfondirò.
Lo scritto s’intitolò “L’Italia del sottosuolo”, ma in realtà si tratta di una realtà politica alla luce del sole, potente e diffusa ovunque.
Non se dirsi se il 17 novembre la Spinelli sapeva che il governo non sarebbe caduto il 14 dicembre, io lo sapevo da qualche giorno e senza ombra di dubbio e lo dissi ai miei lettori in un paio di pezzi e soprattutto in quello del giorno della fiducia.
Questa questione è meno importante di quanto possa sembrare perché un giorno il Berlusconismo finirà e certamente non sarà domani, ma neppure tra 100 anni.
La riflessione sul Berlusconismo deve partire da vari dati certi.
Parliamo di una TRANSIZIONE LUNGA anche perché non compresa, magari sottovalutata e/o voluta da tutte le forze politiche preesistenti alle prese con le loro difficoltà del momento.
Il primo errore (veniale ma multiplo) quindi è nel dire che “il governo Berlusconi sta finendo, anzi è già finito”. Non si può parlare nemmeno di “regno”: abbiamo solo governicchi di interessi privati e del tirare a campare, abbiamo semmai stati generali o ampi in continuazione.
BERLUSCONI È LA CHIOCCIA DEL VECCHIO MONDO DEMOCRISTIANO E SOCIALISTA CHE SI APRÌ ALLE DESTRE IN ATTESA DI TEMPI MIGLIORI. NON CI FU E NON C’È NEMMENO UNA ROTTURA DELLA CONTINUITÀ POLITICA!
Sul Palcoscenico immaginato dalla Spinelli io vedo tutti esponenti che vengono dal mondo democristiano e socialista e le stesse idee, sono mutate solo delle maschere di scena.
Questo fatto si poteva capire 17 anni fa, ma io lo feci nel 1993.
Io comincio a concordare con la Spinelli da quando dice: “Burlesquoni è un brutto scherzo di ieri. In realtà c’è poco da ridere, e il ventennio che abbiamo alle spalle è infinitamente più serio”.
Devo precisare che il gioco lessicale è suo, e il ventennio non è alle nostre spalle anche perché alle nostre opposizioni MANCA LA CAPACITÀ DI IMMAGINARE IL FUTURO.
Sono anche contento del fatto che la Spinelli dice che B. ha una macchina di guerra ben oleata.
SI TRATTA DEL SUO STRUMENTO DI COMUNICAZIONE POLITICA CHE VIENE DA PRIMA DI BERLUSCONI E PARE DESTINATO A PERPETUARSI E A SOPRAVVIVERE A LUI E AL BERLUSCONISMO.
Va aggiunto che tale macchina non è nemica della politica e del potere, SEMMAI È NEMICA DELLA PARTECIPAZIONE E DEI DIRITTI LOCALI O PERIFERICI.
Qui la Spinelli non capisce, o finge di non capire, il potere che il Berlusconismo aveva anche 20 anni fa, ma nello scritto trovo almeno l’idea dell’inutilità dei governi tecnici o delle elezioni subito.
Si può ripartire da quando dice che “LA SINISTRA PARLA DI REGIME, MA NE SOTTOVALUTA LE RISORSE, LA PENETRAZIONE DEI CERVELLI”.
Per la Spinelli il Berlusconismo, con tutti i suoi difetti ed errori, è l’unico soggetto capace di riformare se stesso e di riscoprire quella politica che nemmeno lei riesce a descrivermi con chiarezza, almeno per le mie capacità di comprensione.
Lei chiede una riforma elettorale e mediatica che parte dal fatto che il CONFLITTO DI INTERESSE e il motore che muove tutto il Berlusconismo.
Lei dice: “Il conflitto non è sabbia ma olio del suo ingranaggio, droga del suo carisma”.
Anche questo era vero 15 anni fa e questo io lo scoprii allora, non 2 anni prima come le considerazioni precedenti.
In ogni caso va aggiunto che i fanatici del Berlusconismo sono una minoranza ancor più piccola degli anti berlusconiani senza se e senza ma di colore viola o rosso acceso.
IL GROSSO DEL BERLUSCONISMO È FATTO DI SOGGETTI INTERESSATI AL PROPRIO PORTAFOGLIO, AL REDDITO FAMILIARE O AL BENESSERE LOCALISTA, C’È ANCHE UN VECCHIO NAZIONALISMO CHE LOTTA OGNI GIORNO CON MILLE DIFFICOLTÀ.
Non sono d’accordo sul fatto che il Berlusconismo abbia portato “più America e più consumi, più allegria e meno bigottismo”.
Questo concetto va sviluppato. Cosa c’è da importare oltre all’America?
Non è vero che il Berlusconismo porta più consumi, SEMMAI HA ACCOMPAGNATO E INDIRIZZATO LA DIMINUZIONE CHE ABBIAMO AVUTO IN QUESTO QUINDICENNIO.
Dove si può vedere una maggiore allegria?
Il bigottismo è poco e forse può salvare qualcuno in più dal macello sociale che continua ad allargarsi; può anche aiutare la solidarietà.
Quindici anni fa Berlusconi ripropose Milano 2, ma poi fu sconfitto dal centro – sinistra delle burocrazie e delle modeste razionalizzazioni con l’aiuto di molti poteri forti.
E’ vero che il Cavaliere al potere controlla tutte le reti: le personali e le pubbliche, ma quando è all’opposizione cosa fa? Avete presente la percentuale di pubblicità che controlla?
La parte centrale dello scritto della Spinelli è dedicata all’idea del PAESE IN BRICIOLE.
Per la Spinelli, Berlusconi avrebbe costruito il suo potere politico sulle briciole.
La Spinelli fa anche un riferimento ad un’opera di Dostojevski e immagina un’Italia degli illusi e dei capricciosi.
Io ho parlato spesso del labirinto italiano ed è diverso dal sottosuolo dove fuggirebbero gli italiani della Spinelli. Credo di saper valutare meglio di lei il centro – destra e il centro – sinistra.
Non basta un generale e l’artiglieria per vincere le guerre, c’è anche la preparazione degli eserciti.
15 anni fa il Berlusconismo era qualcosa di simile alle idee della Spinelli, ma non lo era.
Oggi il Berlusconismo è nelle regioni, nelle province e nei comuni e specie al nord offre standard amministrativi di alto livello.
Del resto la Spinelli ha capito poco anche i Tea Party che sono molte cose e anche stampa indipendente, in questa fase iniziale perlomeno.
Anche se la sua analisi è antica la sua conclusione è più interessante perché chiede nuove norme per l’informazione e sul conflitto d’interessi. Auspica una società bene informata, ma non dona un grande contributo per realizzarla.
Un governo di alleanza costituzionale non sarebbe in grado di fare questa riforma perché gran parte del PD è ancora quello che considera Mediaset un patrimonio di tutta l’Italia e poi un governo costituzionale non avrebbe mai potuto emarginare PDL e lega, altrimenti che governo costituzionale sarebbe stato?
La Spinelli parte dal sottosuolo, ma finisce nel mio labirinto e pare che non se ne renda conto: che sia indietro di 15 anni?
A giudicare dalla parte finale del suo scritto di sicuro.
Lo si vede dal fatto che spera di tornare ad una legge del 1957 che previde l’ineleggibilità di chi era titolare di una concessione pubblica. Questo andava fatto 17 anni fa!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
SAGGIO BREVE Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi
SAGGIO BREVE
Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi
22/03/2010
Di F. Allegri
Ecco il terzo pezzo sul disastro libico sperando che non avvengano altri colpi di scena come ogni volta che io provo a fare il punto della situazione!
Io non avrei mai pensato che il 2011 sarebbe stato l’anno della seconda guerra di Libia, ma sapevo e ho scritto tante volte che sarebbe stato l’anno della crisi italiana.
Avevo anche detto che questa crisi sarebbe partita tra marzo e aprile e ho indovinato anche questo.
Io credo che questa guerra sia stata programmata da mesi e ci collego due particolari fenomeni: DA UN LATO LA SCOPERTA DEI BAGORDI DEL NOSTRO PRESIDENTE “APPARENTE” DEL CONSIGLIO DALL’ALTRO QUESTA FESTA TUTTA ISTITUZIONALE, FORMALE E VECCHIA DEI 150 ANNI ITALICI.
Per tutto questo vi dico che l’’Italia ha già perso la sua guerra di Libia e che non aveva nulla da festeggiare, ma tanto, tantissimo lavoro civile e sociale da fare.
Nel corso dello scritto argomenterò il concetto, del resto l’ho già fatto in tanti altri.
In giro si vedono due numeri – 1861 2011 – ma quelli più appropriati per parlare di questa guerra sono 1911 – 2011.
E’ accaduto tutto in 48 ore e la gente stenta a fare mente locale!
Sì, cari amici siamo tornati alle guerre imperialiste nel centenario della ricorrenza del fenomeno, ma stavolta non siamo protagonisti di lotte eroiche, siamo tornati l’Italia descritta dai grandi poeti, Carducci e Pascoli in occasioni simili, sotto l’alto patrocinio di ONU e NATO s’intende!
IN OGNI CASO NON È INIZIATA UNA GUERRA CONTRO IL DITTATORE GHEDDAFI DOVUTA ALLA DIFFUSIONE NEL MONDO DI UN SENTIMENTO UMANITARIO E NON SI PUÒ NEMMENO DIFENDERE UN DITTATORE ECCENTRICO CHE ASSILLA UN PAESE RICCHISSIMO DALLA FINE DEGLI ANNI SESSANTA.
Io so che delle dittature para colonialiste imperversavano fino a pochi mesi fa in Egitto, Libia e Tunisia e sono contento che due regimi su tre siano caduti in modo “quasi” incruento.
NE RESTANO ANCORA TANTISSIME!
Nel “quasi” non dimentico i pochi caduti e includo il fatto che la fine di tali regimi è dovuta anche alla crisi economica mondiale che ha anche implicazioni demografiche (sovra-popolazione) e petrolifere.
Questa guerra di Libia non è più una guerra “incivile” e non è una piccola punizione del dittatore birichino, ma a me non pare destinata a concludersi in pochi giorni. Lo stesso obbiettivo del crollo di quel regime è accessorio.
IL PRIMO OBIETTIVO È QUELLO DEL CONTROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO E SI ELIMINA UN FORNITORE PER UN PO’ DI TEMPO: IL TRACOLLO GIAPPONESE CHE AVRÀ DURATA MINIMA QUINQUENNALE HA ACCELERATO GLI EVENTI.
LA DISTRUZIONE DELLA LIBIA SUSCITA PERCIÒ TANTI APPETITI!
Io non sto scrivendo un pezzo di relazioni internazionali, mi interessano di più le questioni economiche e per questo preferisco guardare al rapporto economico privilegiato che l’Italia aveva fino al mese scorso con la sua ex colonia.
Noi eravamo il primo acquirente delle esportazioni e anche il primo fornitore della Libia.
Il 40% delle esportazioni libiche erano destinate all’Italia (superavamo l’astenuta tedesca di 30 punti) e la Libia riceveva da noi quasi il 20% delle sue importazioni (quasi il doppio di quello che comprava dalla Cina).
LA LIBIA DIPENDEVA DALL’ITALIA A LIVELLO COMMERCIALE MENTRE NOI AVEVAMO CON LORO UN RAPPORTO STRATEGICO.
Ora posso cominciare a parlare del petrolio libico.
Questo è tanto (massimo di riserve in africa) e buono (poco acido e i pozzi non sono in profondità nella crosta terrestre).
La Libia era anche un fornitore vicino, questo comportava l’incidenza minima delle spese di trasporto!
COME VIVRÀ NEL 2011 L’ITALIA SENZA LA LIBIA?
La prima parola da dire è una sigla ENI.
Questa ditta che è il fiore all’occhiello della nostra economia (e anche un bel contenitore di patrocinati per la nostra casta) estraeva il 15% del suo petrolio in quel paese: per il 2011 siamo a un -15%, di conseguenza!
Nel 2010 sono arrivati anche 9 milioni di metri cubi di gas dalla Libia e i nostri contratti con quel paese avrebbero una durata residua di altri 30 anni (alcuni) o di 40 (altri). Soltanto, va aggiunto!
Anzi, se rammento bene erano stati ribaditi l’altro ieri.
Sto parlando di guerra energia ed economia, per chi si fosse perso!
Proseguiamo: avevamo tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture in quel paese (con tanta retorica a complemento).
Infine la Libia investiva in Italia, molto negli ultimi anni e per questo anno non lo farà: essa aveva partecipazioni (tra gli altri) in: ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica, eccetera, eccetera, eccetera.
Auguro alle nostre imprese di non avere carenze di capitali nei prossimi mesi …..
Passiamo ad un punto importante che ho trascurato:
LA LIBIA ERA UN PRODUTTORE DI PETROLIO PARTICOLARE, NON AVEVA RAPPORTI ECONOMICI PRIVILEGIATI CON GLI USA E CON LE COMPAGNIE ENERGETICHE ANGLOSASSONI, FRANCESI O ASIATICHE.
Questo va detto senza esultare per i trattati italo –libici firmati da Berlusconi negli ultimi anni e derivati da trattative lunghe molti anni. Uno era anche un trattato di alleanza, almeno fino a gennaio!
SIAMO ARRIVATI ALLA POLITICA ITALIANA E DOBBIAMO COMMENTARE COME I NOSTRI MINISTRI E IL NOSTRO GOVERNO HANNO PREPARATO LA GUERRA.
Noi abbiamo festeggiato tra allegria, noia e ipocrisia poi abbiamo messo Ferrara al supplemento del TG delle 20:00. Ecco questo è stato l’unico provvedimento pre – bellico, poco, non nulla. Ho visto la trasmissione lunedì sera, per la prima volta, roba da addetto stampa ministeriale (tra esteri e difesa), non mi aspettavo di più.
La Lega è divenuta un soggetto del teatro di Pirandello e mostra i limiti che aveva il PCI 30 anni fa: è partito di lotta e di governo, soprattutto vorrebbe fare affari e procacciare voti.
In questo contesto il ministro Larussa è stato più dirigente del dicastero degli esteri e di quello per i rapporti con la lega che il responsabile della Difesa e dell’attacco.
Come sempre, nessuno sa dove fosse Frattini, cosa abbia detto, a che serva e chi rappresenti? Fino a qualche giorno fa ipotizzava l’Emirato di Bengasi …..
In generale il nostro governo non è stato chiaro, forse indeciso e ondeggiante, nulla oltre la burocrazia di centro destra del presidente della repubblica.
Berlusconi aveva il cerotto dove non poteva stare ….. e qualche storico dirà che avevamo il governo del cerotto alla vigilia della seconda guerra di Libia.
Il capo del governo non ha detto nulla ed è stato evidente (ancora una volta) che lui non si occupa del governo quotidiano della cosa pubblica, come sempre e da sempre.
Noi italiani non siamo stati vicino al governo libico e nemmeno agli insorti, ci ha interessato solo il gasdotto e le pompe del petrolio e anche questo si è visto abbastanza bene.
ANCHE IN QUESTO SETTORE L’ITALIA HA GIÀ PERDUTO LA SUA CAMPAGNA DI LIBIA.
Anche il voltafaccia con la Libia fa parte dei festeggiamenti?
Fin qui non arrivo, io lo uso come ammonimento personale per ricordarmi chi siamo e da dove veniamo nei secoli dei secoli e ho meditato molto gli scritti del professor Nappini della raccolta “L’italiano educato dallo straniero invasore”.
In queste sere sono uscito, sono stato nei locali, ho girato per Facebook. Ho incontrato pochissima paura e tanta indifferenza. Qualcuno teme di più lo tsunami del Giappone e la sua fuga radioattiva dalla centrale nucleare.
La guerra è lontanissima dalla coscienza della gente del centro e del nord Italia: forse qualcuno crede che si combatta al Polo Sud.
Ci vorranno anni per riavere una Libia ricca e commerciante e in quel periodo dovremo condividere quel mercato con inglesi e francesi.
Qui finisce l’imperio economico sul mediterraneo dell’Italia, del resto tanti non sapevano di esercitarlo!
Mai visto un governo tanto impotente quanto quello italiano, un governo da nulla diviso e in affanno davanti all’imperialismo inglese e francese perché di questo si tratta e non di salvare Bengasi dalle orde dei barbari.
Abbiamo un governo debolissimo e senza principi, un vaso di coccio tra vasi di ferro e Berlusconi è muto e in posa per fare le foto e il buon viso a cattivo gioco.
Si può parlare di totale insignificanza politica e militare italiana? Aspettiamo qualche altro giorno, ma l’ipotesi non è da scartare per prima.
Mancano anche i pacifisti, si spera arrivino nei prossimi giorni: vedremo se sabato 26 qualcuno parlerà di acqua e pace tanto per perdere qualche altro voto!
Qualcuno si chiederà perché nel titolo ho parlato dell’igienista mentale?
Ho trovato questa singolare figura in uno scritto del blog di Corrias, Gomez, Travaglio del 3 novembre 2010 e pubblicato anche dal Il Fatto Quotidiano che s’intitolava per l’appunto “L’igienista mentale”.
Pare che tale professione sia stata inventata da un giornalista radiofonico mentre commentava un articolo del Times sulla consigliera regionale del PDL Nicole Minetti il quale presentò la signorina come “l’igienista mentale di Berlusconi”.
Io credo che ognuno di noi avrebbe bisogno di un’igienista mentale, ma non proprio come la signorina. Ci vorrebbe un formatore alla politica per ogni italiano, uno che sgombrasse il campo dai tanti luoghi comuni e dalle tante falsità che offendono le nostre intelligenze e anche le nostre stupidità.
Questa volta la propaganda ha una caratteristica diversa dalle altre esperienze passate. Stavolta certe sciocchezze di giornali e televisioni faranno male ai portafogli di tanti italiani specie se vivono in città e hanno un lavoro dipendente a reddito fisso.
Anche nello scritto che ho citato sopra c’è l’idea che un’igienista mentale servirebbe a tanta gente, ma io sostengo qui che esso servirebbe a tutti, non solo al PDL: abbiamo la guerra alle porte e noi abbiamo giocato a bandierine fino a 2 giorni prima!
Si è trattato di un gioco molto teatrale, e qui invito i lettori ad applicare all’Italia l’antropologia di Clifford Geertz e non idee liberali o marxiste, sono incapaci di spiegare fenomeni simili.
Di sicuro non avremo nulla da festeggiare per qualche anno!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cerca il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
Duelli quotidiani tra la carta stampata
Duelli quotidiani tra la carta stampata
21/02/2011
Di F. Allegri
Dopo una decina di giorni di pausa torno a commentare uno scritto del blog di Corrias, Gomez, Travaglio e oggi ho scelto il pezzo del 9 ottobre 2010 intitolato “La stampa dipendente”.
Il pezzo fu pubblicato anche da Il Fatto Quotidiano.
Posso dirvi subito che ritornerò sul tema anche in futuro per approfondire il tema vero che è quello della stampa FORTE.
In questi giorni ho assistito al duello tra la gente fra sostenitori e critici di Berlusconi e domenica sono stato al Se non ora … quando.
Ci ho riflettuto qualche giorno e mantengo un apprezzamento per la manifestazione; c’è qualcosa di nuovo, ma mi rendo conto che anche questa ha fatto parte della lunga stagione teatrale della politica italiana.
Un teatro che non è di quello buono come a Bali (lo stato – teatro secondo Clifford Geertz), ma dell’assurdo!
Assisto da un anno a un bel duello che mi entusiasma di più: è quello tra Libero e Il Giornale da un lato e Il Fatto Quotidiano dall’altro.
Vi ricordo che da anni non compro giornali, ma ogni giorno vado a leggermeli al bar o in biblioteca.
Il Fatto ha superato Libero nelle vendite, ma la sua ambizione deve essere quella di raggiungere il giornale di casa Berlusconi e credo che con questo pezzo abbia lanciato la sfida agli avversari.
Ecco perché oggi rileggo il pezzo del 9 ottobre: qui il mondo del Fatto tenta e riesce a colpire tutti i suoi avversari commentando un dialogo intervista tra il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti e all’ex direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi, Maurizio Belpietro e andata in onda su una tv di Silvio Berlusconi, Canale 5 partendo, a mia avviso, da una posizione che ha delle debolezze.
Come dice il pezzo del Fatto, quella intervista fu una specie di riunione familiare e si potrebbe aggiungere che il conflitto di interessi era andato in video se Sallusti non si fosse chiesto come mai nessuno li avesse ancora perquisiti dopo lo scontro e le critiche della presidentessa di Confindustria.
OGGI LA QUESTIONE PARE SUPERATA, MA PER GIORNI LA VICENDA È STATA AL CENTRO DELLE CRONACHE.
Io credo che in quei giorni Il Giornale che fu di Montanelli abbia toccato il suo punto più basso, ma anche se ho aspettato mesi faccio difficoltà a descrivere lo scenario di quello scontro.
Nello STATO – TEATRO italiano la stampa ha solo la funzione di locandina che deve pubblicizzare la recita del giorno, di ieri o di domani, è tutta debole e ha le sue colpe.
La politica italiana finge spesso di essere un duello al sole, ma solo quando si capisce la vera natura degli scontri si può denunciare la non veridicità degli scontri in primo piano, se si è persona che rincorre la correttezza delle informazioni.
Sempre in quella intervista, Sallusti denunciò una disparità di trattamento forse confidando che nessuno si rendesse conto della diversità delle due situazioni! In Italia può accadere.
Sallusti si chiese perché “il presidente del Senato, Renato Schifani, dice ogni giorno in tutte le sedi pubbliche di sentirsi minacciato dalle inchieste de Il Fatto Quotidiano. Un giornale che da due mesi sostiene che Schifani sia mafioso”.
Il Fatto vide in questo un autogol del Sallusti, ma io so che questa frase non viene solo dal giornalista del Giornale, viene dal profondo di una destra italiana e mostra anche le debolezze di una sinistra italiana che fa accuse di queste gravità, ma non mette in campo le lotte che sarebbero consequenziali in tutti i paesi liberi del mondo.
Qui tutto fa brodo per le periodiche elezioni e s’ode in sottofondo un coro del volemose bene.
Nel pezzo quella frase ha una sua centralità e la risposta del Fatto fu appropriata, almeno nella circostanza, se si omette di analizzare fino in fondo quanto riportato da Sallusti.
Il Fatto replicò così: “Ora, è chiaro che Sallusti va ringraziato. Due volte. La prima perché, bontà sua, si è limitato a buttar lì l’idea (inquietante per il contesto) della perquisizione a Il Fatto, aggiungendo però di ‘augurarsi che ciò non avvenga’. La seconda perché dà la possibilità a tutti di comprendere la differenza che passa tra il giornalismo dipendente (il suo) e quello indipendente (il nostro)”.
Io non vedo solo un giornalista dipendente e uno indipendente, io vedo due giornalismi deboli che avranno molte difficoltà nei prossimi anni. Forse il duello sulla carta stampata (e in televisione) forgerà il loro lavoro e manterrà i loro lettori più fedeli, ma c’è un’Italia che vuole di più da entrambi.
Questa Italia non ha capito perché la Marcegaglia si sentisse minacciata e perché il Giornale la indagasse.
Questa Italia non si accontenta delle critiche scritte in editoriali, certe super accuse vanno provate e configurate oppure non vanno mosse.
Il Fatto puntualizzò la sua indipendenza (solo in Italia accade questo) e ricordò che, a partire dal 2009 avevano trovato delle notizie sull’avvocato palermitano scelto da Berlusconi come seconda carica dello Stato e di come le avessero pubblicate 20 volte.
Purtroppo, al momento, non c’è nulla di penale e tanto di politico e finché tali accuse non saranno approfondite è vano affrontare, non sempre centralmente, tale battaglia solitaria che poteva solo portare Il Fatto nel tribunale civile (come è accaduto). Si parla di una causa da 720.000 euro.
Altrimenti, lo ripeto, tutto appare come elettoralistico e aggiungo un perdente.
Ah dimenticavo, questo va fatto a Palermo e in Sicilia, non a Firenze, Roma o Milano perché la politica è cibo per gente dura sempre più stanca.
Il pezzo si conclude con 2 considerazioni sulla causa civile: “Ma che se perderemo pagheremo di tasca nostra. Con i soldi che ogni giorno ci danno i nostri soli padroni: i lettori”.
Un quotidiano non deve essere solo libero, deve essere accurato e perfetto, specie quando le accuse sono gravi!
La crisi sarà lunga e a noi mancano anche i giornali!
peculato spiegato ai miei concittadini
CRONACHE DA CERRETO
Il peculato spiegato ai miei concittadini
19/01/2011
Di F. Allegri
Vari compaesani mi hanno parlato in queste settimane di fatti di peculato con sdegno e preoccupazione.
Mi sono convinto che non tutti sappiano di cosa si parla e per contrappasso la cittadinanza ignora i fatti accaduti, Firenze è lontana o i nostri quotidiani sono poco attivi? La cronaca dettagliata sarebbe un compito dei quotidiani, l’approfondimento è un mio dovere e io lo farò meglio che posso. Leggi il resto di questo articolo »
Per chi suona la campana
Per chi suona la campana
21/08/2010
Di Ralph Nader
Bell, California, una città della classe operaia di quasi 38.000 abitanti a dieci miglia da Los Angeles, è un posto unico.
Il suo governo locale ha collaudato l’essere resistente al cittadino, ai media, al consiglio comunale e anche alla fuga di notizie dal centro della sua alta burocrazia auto-arricchita.
Comprendete questo: il city manager di Bell R. Rizzo si dimise un mese dopo che l’esposto del Los Angeles Times rivelò che era stato pagato $800.000 all’anno, più un periodo di 28 settimane di ferie e malattie che vale $386.000.
Egli stava aspettando di ricevere $600.000 all’anno in trattamenti pensionistici garantiti. Leggi il resto di questo articolo »
Travaglio, Berlusconi e il fiasco italiano …. non solo ai mondiali di calcio
Travaglio, Berlusconi e il fiasco italiano …. non solo ai mondiali di calcio
02/11/2010
Di F. Allegri
Oggi commento un nuovo scritto tratto dal blog di Corrias, Gomez, Travaglio del 26 giugno 2010 e intitolato “Demeritocrazia”. In apparenza è un pezzo “leggero” soprattutto se si pensa alle critiche contenute in altri scritti fatti nel mese di giugno 2009, in realtà gira intorno alla reale natura del mondo politico berlusconiano. Peccato che non arrivi al cuore del problema!
L’inizio dello scritto è ironico e si basa sulla constatazione che Berlusconi porti sfortuna, ecco cosa dice Travaglio: “IL RE MIDA ALLA ROVESCIA HA COLPITO ANCORA: DOPO LE TWIN TOWERS, LA CRISI FINANZIARIA, IL TERREMOTO E UNA MEZZA DOZZINA FRA MONDIALI ED EUROPEI DI CALCIO, L’UNICO NANO MENAGRAMO HA FULMINATO PURE L’ULTIMA NAZIONALE DI CALCIO”. Leggi il resto di questo articolo »
FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA Il ministro d’oro
FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA
Il ministro d’oro
10/09/2010
Di F. Allegri
L’antico regime del mondo della politica aveva un governo di saggi, ognuno di loro aveva le sue competenze e gli interessi inconfessabili da tutelare.
Poco tempo dopo la notte dei tempi un antico saggio aveva cercato di combattere questi difetti e aveva deciso di introdurre fra questi eminenti signori un nuovo culto idolatrico: l’adorazione del ministro d’oro!
Esso era materializzato in una bella statua d’oro di un giovane baldo e forte che incombeva sulla sala delle riunioni dei governanti.
Il saggio che si occupava delle normative era anche il celebrante del dio e si preoccupava di timbrare ogni norma con il sacro sigillo del dio protettore. Leggi il resto di questo articolo »
La calda estate del commendator Berlusconi
La calda estate del commendator Berlusconi
26/08/2010
Di F. Allegri
Continuo a commentare gli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio e oggi mi occuperò di quello del 22 aprile 2010 titolato: “Il Viet-Nam di Berlusconi”.
Lo faccio anche per sottolineare che in una settimana il breve video sulla rissa verbale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini alla direzione nazionale del Pdl fu visto sul nostro canale su Youtube da quasi 50.000 persone. E’ il caso di aggiungere soli, soli? Ci furono decine di commenti ed ebbi il privilegio di vedere lo scontro, diciamo “di base”, tra i sostenitori dei due politici. Vi confesso che non avrei mai pensato di ospitare un simile confronto.
Come sapete, ho scritto tante volte che ero al corrente dello scontro tra i due politici, fin dal settembre del 2009 e ho sempre pensato che fosse in corso una tregua elettorale e poco di più! Leggi il resto di questo articolo »
INTORNO A TANGENTOPOLI: M. Travaglio intervista Bocca
INTORNO A TANGENTOPOLI: M. Travaglio intervista Bocca
25/05/2010
Di F. Allegri
Per prima cosa vi rammento l’incontro con Pier Camillo Davigo previsto a Corniola per l’11 giugno.
Oggi mediterò un’intervista del 14 febbraio 2010 fatta da M. Travaglio a G. Bocca intitolata “Forse le persone stanno iniziando a stancarsi” pubblicata su Il Fatto Quotidiano.
Premetto una mia considerazione su Tangentopoli e sulle inchieste che la ridussero senza vincerla e nemmeno ferirla in modo decisivo.
Il mostro di Tangentopoli è ancora vivo, forte e dominante!
Mani Pulite fu un’inchiesta seria sia nel caso Enimont, sia nella moralizzazione di Milano che di altre città, ma non molte. Leggi il resto di questo articolo »

