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Il Berlusconismo tra la guerra di Libia e testimonianze di pacifismo
Il Berlusconismo tra la guerra di Libia e testimonianze di pacifismo
01/02/2012
Di F. Allegri
Qualcuno tra i 700 che hanno letto gli scritti di questa rubrica potrebbe chiedersi perché il vecchio governo non cadde prima, magari il 24 agosto, se c’erano tutte quelle forze e quei motivi per buttarlo giù.
Devo ammettere che la domanda è legittima e per questo rispondo oggi!
A suo tempo spiegai (e anticipai) perché il governo non cadde il 14 dicembre 2010, ma poi non ho più guardato ai punti di forza del Berlusconismo minimo!
A mio avviso i motivi principali della PERDURANZA governativa sono i seguenti:
a) la paura tra le opposizioni delle elezioni anticipate;
b) la guerra di Libia in corso per quasi tutto il 2011.
Sul primo punto aggiungo che tale paura c’è ancora e che questo è un punto di forza anche dell’attuale governo; è il principio del tirare a campare che guida almeno un centinaio di parlamentari! Va aggiunto che un governo Monti per esistere e operare necessita pure di un consenso forte se non completo del PDL e in misura minore anche del PD, entusiasmi a parte!
Il punto che voglio approfondire oggi è il secondo perché è quello che ha mutato le sorti della politica nazionale (con la sua veloce e sanguinosa fine) e perché voglio tornare a scrivere e pensare la pace dopo tanti mesi!
L’Italia è stata protagonista della guerra e della diplomazia di guerra alla Libia grazie al presidente Napolitano e non con il lavoro del governo o del nostro ministero degli esteri.
Il governo italiano è entrato in guerra contro voglia per soddisfare la “corona” filo Nato (che parrebbe ci fosse) con lo stesso spirito di certi governicchi post risorgimentali o come Cavour ai tempi della Crimea!
Curioso e stupefacente, per me!
Non so dirvi, quando e se Berlusconi comprese che i destini del suo governo erano legati alla resistenza del dittatore libico, ma è certo che io lo compresi leggendo uno scritto di Alex Zanotelli. Leggi il resto di questo articolo »
Finitela con la Piaga della Mina Anti Uomo
Nell’Interesse Pubblico
Finitela con la Piaga della Mina Anti Uomo
13/05/2011
Di Ralph Nader
Ogni giorno nel mondo la gente innocente, molti di loro sono bambini, è uccisa o ferita da milioni di mine anti uomo inesplose e dalle bombe a grappolo.
Delle bombe a grappolo sembrano un dolce o un gioco che attraggono un bambino in un campo, frutteto, cortile di scuola o ai lati della strada.
Le nazioni aggressive più potenti sono responsabili per la gran parte di queste armi contro la persona poste in terra o lanciate.
Più di recente, i dominatori della Libia posero mine nei sobborghi di Ajdabiya come parte della sua battaglia contro la resistenza.
Nel 2006, Israele pose un alto numero di bombe a grappolo nel Libano del Sud ognuna delle quali conteneva bombe letali.
Per più mesi dopo il cessate il fuoco, le Nazioni Unite non ottennero da Israele i suoi algoritmi della cluster bomb da dare agli esperti ONU per neutralizzare in sicurezza tali armi nefande. Leggi il resto di questo articolo »
Alcuni Pensieri finali sulla Morte di Osama bin Laden …
Alcuni Pensieri finali sulla Morte di Osama bin Laden …
Una lettera da Michael Moore
Giovedì, 12 maggio, 2011
“I Nazisti uccisero decine di MILIONI. Ebbero un processo. Perché? Perché non siamo come loro. Siamo Americani. Agiamo diversamente”.
M. Moore l’ha detto la scorsa settimana.
Amici,
La scorsa settimana, il Presidente adempì una promessa elettorale e uccise Osama bin Laden.
Bene, egli non fece suicidio in quel momento.
Ciò fu eseguito da un team molto coraggioso ed eccellente di Navy SEALs.
Non fece solo avere a Mr. Obama il supporto travolgente del paese, io penso che ci sono milioni che avrebbero desiderato con gioia che fosse stato il loro dito a premere l’arma che portò via bin Laden.
Quando udii la notizia una settimana fa, Domenica, immediatamente mi sentii grande.
Io sentii sollievo.
Pensai a quelli che persero un caro l’11/9.
E io fui lieto che noi finalmente avevamo un Presidente che faceva qualcosa. Leggi il resto di questo articolo »
Il Fascista Immaginario (decimo episodio) Dialogo sulla morte
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario (decimo episodio)
Dialogo sulla morte
07 Dicembre 2010
Del Professor I. Nappini
Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’estate del 2003.
SERGIO: Non conosco questa canzone e questi accordi, forse è qualcosa che viene da un tempo lontano, molto; ma ciò di cui parla è la solita storia del potere che manda a farsi ammazzare dei giovani in cerca d’avventura e di gloria e spesso di un salario. Leggi il resto di questo articolo »
Dieci domande per i Tea Partiers
Dieci domande per i Tea Partiers
Di Ralph Nader
Ecco dieci domande per i Tea Partiers alle quali loro vogliono o non vogliono rispondere.
Io dico ciò in questo modo perché la gente che chiama se stessa Tea Partiers non hanno la stessa idea di politica, governo, Big Business o della Costituzione.
Le loro opinioni vanno dai puri Libertarian a chi sostiene attivamente i privilegi della plutocrazia.
Il loro reddito e il livello occupazionale variano molto sebbene la maggioranza pare appartenere al reddito medio o più alto.
La mia ipotesi è che gran parte dei Tea Partiers viene dalla parte conservatrice del Republican Party che sono stufi sia dei Repubblicani aziendalisti come Bush e Cheney, sia dei Democratici come Barack Obama e Nancy Pelosi.
Con quanto scritto in testa, le seguenti domandi possono servire ad andare oltre le astrazioni e le generalizzazioni dell’indignazione e ad ottenere qualche risposta specifica in più.
1. Potete voi essere contro il Big Government e non premere per le riduzioni nei vasti bilanci militari, pieni di burocrazia e dello spreco, della frode e dell’abuso dei grandi contrattisti?
La spesa militare prende ora la metà del bilancio operativo del governo federale.
Il Cato Institute libertario crede che per tagliare i deficit, vada tagliato pure il bilancio della difesa.
2. Potete credere voi nel libero mercato e non condannare le centinaia di miliardi di dollari dei salvataggi per il benessere corporativo, i sussidi, le dichiarazioni e gli omaggi?
3. Potete voi voler preservare la legittima sovranità del nostro paese e non rifiutare gli accordi commerciali noti come NAFTA e GATT (The World Trade Organization a Ginevra, Svizzera) che dei professori hanno descritto come la più grande sconfitta della sovranità locale, statale e nazionale nella nostra storia?
4. Potete essere per legge e ordine e non sostenere un giro di vite più grande e più veloce sulla diffusione del crimine aziendale che necessita di più accusatori e di fondi di sostegno più grandi per fermare il furto dei dollari di contribuenti e del consumatore cosi ben riportato nel Wall Street Journal e in Business Week?
I funzionari del rafforzamento della legge stimano che per ogni dollaro speso per l’indagine tornano da 17 a 20 dollari.
5. Potete essere contro le invasioni della privacy del governo e degli affari senza rifiutare i provvedimenti del Patriot Act che vi lasciano senza difesa in un’indagine sempre del tutto illegale, con l’appropriazione di informazioni personali e persino la perquisizione delle vostre case senza un mandato fino a 72 ore dopo?
6. Potete essere contro la regolazione delle pratiche molto illecite in medicina (più di 100.000 vite perse all’anno, in uno studio medico di Harvard), le medicine nocive con seri effetti collaterali o causano più danno/malattia di quello che furono vendute per prevenire, veicoli con freni, gomme e valvole difettose, cibo contaminato cinese e i processori domestici?
7. Potete continuare a chiedere Libertà e tollerare ancora il controllo del vostro credito e degli altri diritti economici fatti da valutazioni e calcoli del credito misteriosi e arbitrari?
Quale Libertà avete quando dovete firmare “contratti” unilaterali, pieni di scritte in piccolo con le vostre banche, con le compagnie assicurative, con i venditori di auto e con le compagnie della carta di credito?
Molti di questi contratti bloccano persino il vostro accesso costituzionale al tribunale.
8. Potete essere per un sistema nuovo e pulito di politiche ed elezioni e accettare ancora la dittatura dei 2 partiti Repubblicano e Democratico che è sostenuta da leggi statali complesse, litigio frivolo e tormento per escludere dal ballottaggio i partiti terzi e i candidati indipendenti che vogliono la riforma, la responsabilità e voci più forti per i votanti?
9. Se volete un ritorno alla nostra Costituzione – i suoi principi di limitazione e separazione del potere e la sua enfasi su “We the People” nel suo preambolo – potete ancora supportare le guerre di Washington che non sono state dichiarate dal Congresso (Articolo I Sezione
o dare alle corporations gli stessi diritti degli umani più dei privilegi speciali e delle immunità.
La parola “corporation” o “company” non appare mai nella Costituzione.
Come potete sostenere i poteri di dominio eminente dato dal governo alle corporations sui proprietari di case, o gli enormi salvataggi del week-end fatti da Federal Reserve e Treasury Department agli affari, pure banche straniere avventate, senza l’autorità e l’assegnazione del Congresso richiesta dalla Costituzione?
10. Voi volete meno tasse e deficit più bassi.
Come potete aver successo se non fermate le grandi corporations dalla fuga dalla condivisione giusta delle tasse fatta manipolando i diritti stranieri contro le nostre leggi fiscali, a esempio, o permettendo che ci siano miliardi di dollari di speculazione a Wall Street senza una tassa di vendita – mentre pagate il 6, 7 o 8% di tassa di vendita sui beni che comprate nei negozi?
Potete udirlo da voi Tea Partiers.
Nel frattempo, vedete il lavoro del video-giornalista, Steve Ference che ha intervistato e dato voce a quelli tra voi nel suo nuovo libro “Voices of the Tea Party” pubblicato da Lulu.com il 4 Luglio 2010.
Contattate VoicesoftheTeaParty@gmail.com.
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Scritto il 22/10/2010 e Tradotto da F. Allegri il 05/03/2011. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
Ten Questions for Tea Partiers
22/10/2010
By Ralph Nader
Here are ten Questions for Tea Partiers that they want or do not want to answer.
I say it this way because people who call themselves Tea Partiers do not have the same view of politics, government, Big Business or the Constitution.
Their opinions range from pure Libertarian to actively furthering the privileges of plutocracy.
Their income and occupational background vary as well, though most seem to be middle-income and up.
My guess is that most Tea Partiers come from the conservative wing of the Republican Party who are fed up with both the corporate Republicans like Bush and Cheney, as well as the Democrats like Barack Obama and Nancy Pelosi.
With the above in mind, the following questions can serve to go beyond abstractions and generalizations of indignation and get to some more specific responses.
1. Can you be against Big Government and not press for reductions in the vast military budgets, fraught with bureaucratic and large contractors’ waste, fraud and abuse?
Military spending now takes up half of the federal government’s operating budgets.
The libertarian Cato Institute believes that to cut deficits, we have to also cut the defense budget.
2. Can you believe in the free market and not condemn hundreds of billions of dollars of corporate welfare-bailouts, subsidies, handouts, and giveaways?
3. Can you want to preserve the legitimate sovereignty of our country and not reject the trade agreements known as NAFTA and GATT (The World Trade Organization in Geneva, Switzerland) that scholars have described as the greatest surrender of local, state and national sovereignty in our history?
4. Can you be for law and order and not support a bigger and faster crackdown on the corporate crime wave, that needs more prosecutors and larger enforcement budgets to stop the stealing of taxpayers and consumer dollars so widely reported in the Wall Street Journal and Business Week?
Law enforcement officials estimate that for every dollar for prosecution, seventeen to twenty dollars are returned.
5. Can you be against invasions of privacy by government and business without rejecting the provisions of the Patriot Act that leave you defense less to constant unlawful snooping, appropriation of personal information and even search of your home without notification until 72 hours later?
6. Can you be against regulation of serious medical malpractice (over 100,000 lives lost a year, according to a study by Harvard physicians), unsafe drugs that have serious side effects or cause the very injury/illness they were sold to prevent, motor vehicles with defective brakes, tires and throttles, contaminated food from China, Mexico and domestic processors?
7. Can you keep calling for Freedom and yet tolerate control of your credit and other economic rights by hidden and arbitrary credit ratings and credit scores?
What Freedom do you have when you have to sign industry-wide fine print one-sided “contracts” with your banks, insurance companies, car dealers, and credit card companies?
Many of these contracts even block your Constitutional access to the courthouse.
8. Can you be for a new, clean system of politics and elections and still accept the Republican and Democratic Two Party dictatorship that is propped up by complex state laws, frivolous litigation and harassment to exclude from the ballot third parties and independent candidates who want reform, accountability, and stronger voices for the voters?
9. If you want a return to our Constitution – its principles of limited and separation of power and its emphasis on “We the People” in its preamble – can you still support Washington’s wars that have not been declared by Congress (Article I Section
or giving corporations equal rights with humans plus special privileges and immunities.
The word “corporation” or “company” never appears in the Constitution.
How can you support eminent domain powers given by governments to corporations over homeowners, or massive week-end bailouts by the Federal Reserve and Treasury Department of businesses, even reckless foreign banks, without receiving the authority and the appropriations from the Congress, as the Constitution requires?
10. You want less taxation and lower deficits.
How can you succeed unless you stop big corporations from escaping their fair share of taxes by manipulating foreign jurisdictions against our tax laws, for example, or by letting trillions of dollars of speculation on Wall Street go without any sales tax, – while you pay six, seven or eight percent sales tax on the necessities you buy in stores?
Let’s hear from you Tea Partiers.
Meanwhile, see the work of video-journalist, Steve Ference, who has interviewed and given voice to those among you in his new paperback “Voices of the Tea Party” published by Lulu.com on July 4, 2010.
Contact VoicesoftheTeaParty@gmail.com.
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I media di destra e la genesi del Tea Party*
I media di destra e la genesi del Tea Party*
Di Ralph Nader
Il potente caso del libro di Eric Alterman What Liberal Media? (scritto nel 2003 contro la rivendicazione di tipo propagandistico delle destre che i mass media abbiano un’inclinazione liberale) è una consapevolezza crescente.
Basta leggere le pubblicazioni recenti del The Washington Post e del The New York Times per vedere i più estremi reazionari ottenere il tipo di copertura che i loro pubblicisti amano.
Proprio Domenica scorsa 10 ottobre 2010, sul New York Times, apparsero due pezzi molto lunghi e importanti sulla furiosa Ann Coulter e sulla blogger Pamela Geller – una grottesta anti Semita contraria agli Arabi che sventola il suo fanatismo totale come un emblema di orgoglio.
La Geller definì se stessa ‘un’islamofobica razzista e una bigotta anti musulmana’.
Un reporter veterano definì il disordinato articolo di due pagine con oltre 20 foto a colori “una pubblicità”.
Nessuno con un tale odio aperto e ostentato contro gli Ebrei potrebbe essere ignorato o gettato via paragrafo dopo paragrafo con le denuncie che sono affidate al carattere malato nell’oblio dei media.
L’ultimo articolo della Coulter, uno dei molti sui media principali in questi anni, annota i suoi sforzi di reinventare i suoi strilli da quando è stata aggirata “sulla destra dal Tea Party”.
Il Times la definisce una “conservatrice”, offuscando i conservatori invece di quello che lei è realmente – un esecutore in farsesco che lancia carne rossa ai lettori che cercano fuori dal muro del divertimento.
La Coulter denunciò pure le vedove del 11/09 del New Jersey perché strumentalizzavano le morti dei loro mariti per il piacere di farlo.
Uno dei direttori del New Yorker si è meravigliato di quello che accade al senso del Times dell’importanza dell’editoriale.
Replicai che nessuno nella Sinistra che conta ha tale trattamento promozionale, non importa quanto siano appariscenti a livello personale.
Se ci siano delle controparti, che si definiscono di sinistra e comparabili con la Coulter e la Geller, nessuno conosce i loro nomi perché essi non hanno il Times, Rush Limbaugh, Sean Hannity e Glenn Beck per promuovere loro attraverso i mass media.
Il programma radio locale e nazionale, che usa le nostre reti pubbliche senza spese, è dominato dalla declamazione estrema dei monologhi di destra che spesso mettono il tappo alle poche proteste che ricevono dagli sceneggiatori.
La TV politica via cavo, a parte la MSNBC (che bruciò Phil Donahue nel 2003 per aver mostrato i 2 lati della campagna fabbricata da Bush per invadere l’Iraq) è una corsa tra i tipi molto isterici come Beck e B. O’Reilly che cerca con ansia di superare Beck: pure O’Reilly fa meglio.
Comparate la copertura delle notizie e degli editoriali sul raduno di G. Beck a Washington, D.C. del 28 agosto con il raduno nello stesso posto del mese dopo, organizzato da 400 gruppi progressisti, religiosi, dei diritti civili, studenteschi e ambientalisti.
Nel Washington Post, non fu nemmeno preciso.
Per il raduno progressista di forza comparabile che rappresentò decine di milioni di Americani, il Post dedicò un breve articolo che preannunciò l’evento e una storia regolare della notizia di quel giorno a pagina 3 dove citò la stima assurda di Mr. Beck di 500.000 al suo raduno (una stima della CBS ritenuta solida stimò che il raduno di Beck avesse trascinato meno di 90.000).
Per il raduno di Beck, il post si mobilitò.
Una storia nell’enorme pagina 1 riversata con generosità nelle pagine interne.
I portavoce della rete FOX in riunione fecero degli articoli prima e dopo l’adunanza.
Il Times (che non fu così entusiasta) si fece guidare nel fare a Beck un titolo che fa gonfiare l’ego – Dove Una Volta si Trovò il Dr King, il Tea Party Reclama il Suo Mantello”.
E Beck è uomo dei media TV che promuove un atto politico, un ruolo che era tabù, in teoria.
Le pagine interne mostrano che le notizie tendono più a destra nei media che negli articoli.
Le pagine interne del Post sono sovra-rappresentate da editoriali e contributi dei mercanti della guerra.
Il controllore dei media FAIR riferì nella sua rivista mensile Extra che, in un periodo di 9 mesi durante il 2009, la ragione dei sostenitori delle guerre e degli interventi nelle pagine internei superò quella degli anti interventisti con un rapporto di dieci a uno.
Questa è una città liberal Democratica in modo travolgente, niente di meno.
Il professor Andrew Bacevich, un ex militare professionista e autore di libri di successo, ha avuto cinque tesi rifiutate nel periodo che va poco oltre gli ultimi due anni da Fred Hiatt – il capo della pagina editoriale del Post.
Hiatt non si è preso nemmeno il fastidio di spedire a lui un rifiuto; sono diversi i rifiuti del più cortese David Shipley, la sua controparte al Times.
Nel giorno che il Presidente Obama annunciò la fine dell’attività di combattimento in Iraq, chi apparve sul Times con un pezzo interno del tutto incorreggibile sull’Iraq?
Proprio il principale architetto di tale guerra di aggressione criminale e illegale – P. Wolfowitz.
John Bolton, la lince dei sottoposti alla bugia dell’ex State Department che non poteva digerire il suo Secretary Colin Powell, riuscì ad ottenere uno spazio nel Times e sul Post nello stesso giorno!
Altri punti di vista sono sollecitati raramente dal Times o dal Post.
La tendenza di destra dei media principali, assurdamente ritenuti liberali dalle intimidazioni di successo dei corporativi e degli aggressori ideologici, continua anno dopo anno.
I gruppi del dissenso producono inchieste e azioni che usano per costruire le notizie della rete televisiva, ma ora sono esclusi.
Gli esposti dei gruppi civici sul crimine multinazionale imperversante e sulla corruzione politica sono regolarmente ignorati.
I temi dei diritti civili, delle donne, del lavoro, dell’ambiente e dei consumatori hanno voce qualche volta al Phil Donahue Show e di rado nei programmi di M.e Douglas e M. Griffin.
Niente di più.
Molti degli spettacoli che seguite, eccetto Oprah, mostrano punti di vista crudi, violenti, aberranti, sadomasochistici e personali.
Il media si piega anche all’indietro per evitare di essere definito liberal dagli articoli di molti corporativi o dai pensatori di destra.
I dirigenti dei media dovrebbero fermarsi a contemplare come i loro predecessori negli anni Sessanta e Settanta trovarono un equilibrio e, facendo così, riuscirono a migliorare il nostro paese in molti modi.
Perché non ora?
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*Il titolo è una nostra scelta.
Scritto il 18/10/2010 e tradotto da Franco Allegri il 03/03/2011. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
Mainstreaming the extreme rightwing
18/10/2010
By Ralph Nader
The strong case that Eric Alterman’s book What Liberal Media? made in 2003 against the propaganda-style claim by rightwingers, that the mass media has a liberal bias, is an expanding understatement.
Just read recent issues of The Washington Post and The New York Times to see the most extreme reactionaries getting the kind of coverage their publicists love.
Just last Sunday in the October 10, 2010 New York Times, two very lengthy features appeared on the rancid Ann Coulter and the blogger Pamela Geller – a grotesque anti-Semite against Arabs who flaunts her sweeping bigotry as a badge of pride.
Geller even called herself a ‘racist-Islamophobic-anti-Muslim-bigot’.
One veteran reporter called the sprawling two page feature, with all of twenty color photos “an advertisement.”
Anyone with such open and flaunted hatred against Jews would either be ignored or slammed paragraph by paragraph with denunciations consigning the sick character into media oblivion.
The latest Coulter feature, one of many in the mainstream media over the years, chronicles her efforts to reinvent her shouts since she is being outflanked “on the right by the Tea Party.”
The Times called her a “conservative,” besmirching conservatives instead of what she really is – a burlesque performer throwing red meat to audiences looking for off-the-wall entertainment.
Coulter even denounced the New Jersey 9/11 widows as exploiting their husbands’ deaths for enjoyment.
One of the editors at the New Yorker wondered what is happening to the Times sense of feature worthiness.
I replied that no one on the seriously important Left gets this kind of promotional treatment, no matter how flamboyantly personal they may be.
If there are counterparts, calling themselves leftists, who compare with Coulter and Geller, no one knows their names because they don’t have the Times, Rush Limbaugh, Sean Hannity and Glenn Beck to promote them via the mass media.
National and local talk radio, using our public airwaves free of charge, is dominated by extreme ranting rightwing soliloquists who often pull the plug on the few callers who get by the screeners.
Cable political TV, apart from MSNBC (which fired Phil Donahue in 2003 for presenting both sides of Bush’s fabricated drive to invade Iraq) is a race between the wildly hysterical Beck-types and Bill O’Reilly pantingly trying to out-do Beck, even though O’Reilly knows better.
Take the comparative news and feature coverage of Glenn Beck’s rally in Washington, D.C. on August 28 with the rally at the same place a month later, organized by 400 progressive labor, religious, civil rights, student and environmental groups.
In the Washington Post, it was not even close.
For the progressive rally of comparable size, representing tens of millions of Americans, the Post devoted a short article presaging the event and a regular news story that day on page 3, which cited Mr. Beck’s preposterous estimate of 500,000 for his meeting (A CBS-retained consulting firm estimated Beck’s rally drew just under 90,000).
For the Beck rally, the Post went all out.
A huge page one story spilled generously onto the inside pages.
The FOX network talkers’ assembly got articles proceeding and after the gathering.
The Times, while not so gushing, did manage to give Beck a startling ego-inflating headline – “Where Dr. King Once Stood, Tea Party Claims His Mantle.”
And Beck is a TV media man promoting political action, a role that formerly was taboo.
The op-ed pages showcase the news media’s rightwing bent even more than the news articles.
The op-ed pages of the Post are over-represented with war-mongering columnists and contributors.
The media watchdog FAIR reported in their monthly magazine Extra that, in one nine-month period during 2009, the ratio of op-ed’s supporting wars and interventions outnumbered op-ed’s by the anti-interventionists by ten-to-one.
This in an overwhelmingly liberal Democratic city, no less.
Professor Andrew Bacevich, a former professional soldier and author of acclaimed books, has had five submissions rejected over the past two years or so by Fred Hiatt – the Post’s editorial page chief.
Hiatt doesn’t even bother sending him a rejection, unlike his rejections by the more courteous David Shipley, his counterpart at the Times.
On the day President Obama announced the end of combat activity in Iraq, who appears with a lengthy unrepentant op-ed piece on Iraq in the Times?
None other than a major architect of that illegal, criminal war of aggression – Paul Wolfowitz.
John Bolton, the falsehood-prone former State Department wildcatter, whom Secretary Colin Powell could not stomach, managed to get an op-ed in the Times and the Post on the same day!
Other viewpoints are infrequently solicited by the Times or Post.
The right-moving trend of the mainstream media, absurdly deemed liberal by successfully intimidating corporatists and ideological aggressors, continues year after year.
Dissenting groups produce reports and actions that used to make the network television news, but are now shut out.
Exposés by civic groups about rampant corporate crime and political corruption are regularly ignored.
Civil rights, women’s rights, environment, labor, consumer issues were once given voice on the Phil Donahue Show and occasionally by the Mike Douglas and Merv Griffin Shows.
No more.
Many of the shows that followed, except for Oprah, showcase crude, violent, aberrant, sadomasochistic personal behaviors.
The media bends over backwards to avoid being called liberal by featuring many corporatist or rightwing think tank views.
Media executives should pause to contemplate how their predecessors in the Sixties and Seventies embraced balance and, in so doing, resulted in our country being improved in many ways.
Why not now?
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Una guerra senza senso inizia il suo 10° anno
Una guerra senza senso inizia il suo 10° anno … un discorso alla nazione del Presidente Barack Obama
(come riferito da Michael Moore)
Giovedì 7 ottobre 2010
Miei Compagni Americani:
Nove anni fa oggi noi invademmo la nazione dell’Afganistan.
Avevo appena superato i 40 anni.
Avevo un Discman e un Oldsmobile ed ero entrato realmente in LiveJournal.
Quello era tanto tempo fa.
Era così tanto tempo che nessuno ricorda perché noi siamo andati fin laggiù?
Io penso che tutti volessero catturare Osama bin Laden e portarlo alla giustizia.
Ma lui fuggì già nel primo mese o poco dopo. Lui uscì. Noi restammo. Ricordandolo ora, quello costruisce il senza senso.
Necessitando di trovare una nuova ragione per la missione, decidemmo di rovesciare gli estremisti religiosi che stavano correndo in Afganistan.
Quello lo facemmo.
In un certo modo.
Diversamente da Osama, loro non scapparono.
Perché no?
Bene, loro erano Afgani, era il loro paese.
E, abbastanza stranamente, molti degli altri Afgani supportarono loro.
Ad oggi, i Talebani hanno solo 25.000 combattenti armati.
Pensate davvero che un esercito così piccolo potrebbe controllare e reprimere una nazione di 28 milioni contro la loro volontà?
Cosa c’è di sbagliato in questa descrizione?
WTF è davvero andato fino a lì?
La verità è che non posso ottenere una risposta.
I miei generali non possono dirmi veramente quale sia la nostra missione.
Se noi andammo laggiù per sgominare al-Qaeda, bene, anche loro se ne sono andati.
La CIA mi dice che ci sono rimasti meno di 100 di loro nell’intero paese!
I miei generali hanno anche ammesso quanto segue con me:
1. Non c’è modo per noi di sconfiggere i Talebani. Godono di molto supporto popolare nelle aree rurali, la maggioranza del paese.
2. Anche se noi siamo stati laggiù 9 anni, la verità è che i Talebani, non noi, non il governo Afgano, controllano il paese. Dopo nove anni, noi abbiamo solo cacciato completamente fuori i Talebani dal 3% dell’Afganistan.
3%!! (Solo per accenno, a noi occorsero solo UNDICI MESI dopo il D-Day per sconfiggere interamente i Nazisti in tutta l’Europa.)
3. Le nostre truppe e i loro comandanti cercano ancora di imparare la lingua, la cultura, i costumi dell’Afganistan.
Il fatto è che le nostre truppe semplicemente non sono credute dalla gente normale (specialmente dopo che hanno ucciso numerosi civili, anche per avventatezza o per sport).
4. Il governo Afgano che noi installammo è corrotto oltre ogni credenza.
Il pubblico non ha fiducia di loro.
Il Presidente Karzai usa antidepressivi e i nostri consiglieri ci dicono che lui è bizzarro e folle per molti giorni.
Suo fratello ha una relazione amichevole con i Talebani e si crede che sia il principale trafficante di papavero (eroina).
I papaveri da eroina sono il #1 contributo all’economia Afgana.
La guerra in Afganistan è un pasticcio.
La rivolta cresce — e perché non dovrebbe farlo: truppe straniere hanno invaso e occupato il loro paese! La gente responsabile per 11/9non sono più laggiù. Quindi perché ci siamo noi?
Perché stiamo offrendo le vite dei nostri figli e figlie ogni singolo giorno — per nessuna ragione che qualcuno possa definire.
In effetti, la sola ragione che io posso vedere è che questa guerra sta mettendo miliardi di profitti nelle tasche dei contrattisti della difesa.
E’ la ragione per stare: così Halliburton farà un profitto più grande questo quadrimestre?
E il momento per me di portare le nostre truppe a casa — proprio ora.
Non un americano in più ha bisogno di morire.
Le loro morti non ci renderanno più sicuri e loro non portano la democrazia all’Afganistan.
Non è la nostra missione sconfiggere i Talebani.
Quello è il lavoro del popolo Afgano — se quello è ciò che essi scelgono di fare.
Ci sono molti gruppi e capi di nazioni in questo mondo che sono spregevoli.
Noi non stiamo andando a invadere 30 nazioni e rimuovere i loro regimi.
Quello non è il nostro lavoro.
Io non sto andando in Afganistan per stare proprio perché noi siamo già laggiù e non abbiamo “vinto” ancora.
Non c’è nulla da vincere.
Nessuno da Genghis Khan a Leonid Brezhnev è stato capace di vincere laggiù.
Perciò le truppe stanno per tornare a casa.
Io rifiuto di partecipare allo spaventare la gente Americana con una falsa “Guerra nel Terrore”.
Ci sono terroristi? Sì.
Essi colpiranno ancora? Tristemente, Sì.
Ma questi atti terroristi sono pochi e lontani e non potrebbero imporci i modo di vivere ogni giorno o farci ignorare i diritti costituzionali.
Essi non ci distrarranno dalle nostre vere priorità di rendere il nostro paese sicuro e fiducioso: Tutti con un buon lavoro, le famiglie capaci di possedere una casa e di mandare i figli al college, sanità universale coordinata dai nostri governi rappresentativi eletti – non dalle assicurazioni affamate di profitti e avare.
QUELLA sarebbe la vera homeland security.
E che dire di Osama bin Laden?
Nove anni e noi non possiamo trovare un uomo arabo di 6’5” che apparentemente è in dialisi?
Persino dopo aver offerto $25 milioni a tutti coloro che ci diranno dove lui è?
Voi non pensate che qualcuno ci avrebbe portato fino a lui entro oggi?
Ecco quello che so: Osama bin Laden è un multi milionario — e se c’è una cosa che ho imparato sui ricchi è che loro non vivono nelle grotte per nove anni.
Forse Bin Laden è morto o è nascosto in un posto dove il suo denaro lo protegge.
O forse è proprio andato a casa.
Proprio come noi dovremmo fare. Ora.
Le mie condoglianze alle famiglie di tutte quelli che morirono in questa guerra.
Tanti di loro si mossero dopo l’11/9 e cercarono di fare il loro dovere perché li attaccavamo.
Ma noi non eravamo attaccati da una nazione.
Eravamo attaccati da pochi estremisti religiosi.
E voi non sconfiggete pochi violenti spedendo nel mezzo del mondo migliaia di veicoli armati e centinaia di migliaia di soldati.
Quella è proprio stupidità assoluta.
Ed essa finisce stanotte.
Dio sia con voi.
Io non sono un Musulmano.
(Fine del discorso, come trascritto da Michael Moore)
Tradotto da F. Allegri il 17/02/2011. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
A Senseless War Begins Its 10th Year …
an address to the nation from President Barack Obama
(as reported by Michael Moore)
Thursday, October 7th, 2010
My Fellow Americans:
Nine years ago today we invaded the nation of Afghanistan.
I’d just turned 40.
I had a Discman and an Oldsmobile and had gotten really into LiveJournal.
That was a long time ago.
It was so long ago, does anybody remember why we’re even there?
I think everyone wanted to capture Osama bin Laden and bring him to justice.
But he got away sometime in the first month or so. He left. We stayed. Looking back now, that makes no sense.
Needing to find a new reason for the mission, we decided to overthrow the religious extremists who were running Afghanistan.
Which we did.
Sorta.
Unlike Osama, they never left.
Why not?
Well, they were Afghans, it was their country.
And, strangely enough, a lot of other Afghans supported them.
To this day, the Taliban only have 25,000 armed fighters.
Do you really think an army that tiny could control and suppress a nation of 28 million against their will?
What’s wrong with this picture?
WTF is really going on here?
The truth is, I can’t get an answer.
My generals can’t quite tell me what our mission is.
If we went in there to rout out al-Qaeda, well, they’re gone too.
The CIA tells me there are under 100 of them left in the whole country!
My generals have also admitted the following to me:
1. There is no way we can defeat the Taliban. They enjoy too much popular support in the rural areas, the majority of the country.
2. Even though we’ve been there nine years, the truth is the Taliban, not us, not the Afghan government, control the country. After nine years, we’ve only completely run the Taliban out of 3% of Afghanistan.
3%!! (Just for reference, it took us only ELEVEN MONTHS after D-Day to entirely defeat the Nazis across all of Europe.)
3. Our troops and their commanders are still trying to learn the language, the culture, the customs of Afghanistan.
The fact is, our troops are simply not trusted by the average people (especially after they’ve killed numerous civilians, either through recklessness or for sport).
4. The Afghan government we installed is corrupt beyond belief.
The public does not trust them.
President Karzai is on anti-depressants and our advisors tell us he is erratic and loopy on many days.
His brother has a friendly relationship with the Taliban and is believed to be a major poppy (heroin) dealer.
Heroin poppies are the #1 contributor to the Afghan economy.
The war in Afghanistan is a mess.
The insurgency grows — and why wouldn’t it: foreign troops have invaded and occupied their country! The people responsible for 9/11 are no longer there. So why are we?
Why are we offering up the lives of our sons and daughters every single day — for no reason anyone can define.
In fact, the only reason I can see is that this war is putting billions of profits into the pockets of defense contractors.
Is that a reason to stay, so Halliburton can post a larger profit this quarter?
It is time for me to bring our troops home — right now.
Not one more American needs to die.
Their deaths do not make us safer and they do not bring democracy to Afghanistan.
It is not our mission to defeat the Taliban.
That is the job of the Afghan people — if that is what they choose to do.
There are many groups and leaders of countries in this world who are despicable.
We are not going to invade 30 countries and remove their regimes.
That is not our job.
I am not going to stay in Afghanistan just because we’re already there and we haven’t “won” yet.
There is nothing to win.
No one from Genghis Khan to Leonid Brezhnev has been able to win there.
So the troops are coming home.
I refuse to participate in scaring the American people with a phony “War on Terror”.
Are there terrorists? Yes.
Will they strike again? Sadly, yes.
But these terrorist acts are few and far between and should not dictate how we live our daily lives or make us ignore our constitutional rights.
They should never distract us from what our real priorities are in making our country safe and secure: Everyone with a good job, families able to own a home and send their kids to college, universal health care that’s coordinated by your elected representative government — not by greedy, profit-hungry insurance companies.
THAT would be true homeland security.
And what about Osama bin Laden?
Nine years and we can’t find a 6’5” Arab man who apparently is on dialysis?
Even after offering $25 million to anyone who will tell us where he is?
You don’t think someone would have taken us up on that by now?
Here’s what I know: Osama bin Laden is a multi-millionaire — and if there’s one thing I’ve learned about the rich is that they don’t live in caves for 9 years.
Bin Laden is either dead or hiding out in a place where his money protects him.
Or maybe he just went home.
Just like we should do. Now.
My condolences to the families of all who died in this war.
Most of them signed up after 9/11 and wanted to do their duty because we were attacked.
But we were not attacked by a country.
We were attacked by a few religious extremists.
And you don’t defeat a few thugs by shipping halfway around the world thousands of armored vehicles and hundreds of thousands of soldiers.
That is just sheer idiocy.
And it ends tonight.
God be with you.
I’m not a Muslim.
(End of speech, as transcribed by Michael Moore)
Il Fascista Immaginario (primo e secondo dialogo)
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario (primo e secondo dialogo)
Del Prof. I. Nappini
Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’estate del 2003. Due esseri umani molto diversi fra loro s’incontrano nella facoltà occupata di Scienze della Formazione (ex magistero); uno ha la soluzione del problema dell’altro, ma…
Scena: Una stanza ad uso ufficio con cinque sedie, dei cartoni, una cattedra, un tavolino con sopra delle bottiglie d’acqua e mezza bottiglia di vino e dei bicchieri di plastica. Da una finestra si sentono dei rumori e si vede uno scorcio di città. E’ notte.
Lazzaro entra prende da una scatola dei giornali, li posa sulla cattedra e si siede a lato usando una sedia. E fra sé parla a bassa voce
LAZZARO: Ma come si permettono di criticare, è indegno. Quattro anni di lavoro con occupazione del rettorato e della facoltà al tempo della guerra del 1999, quella del loro centro-sinistra. Poi Genova nel 2001 con i nostri picchiati e ripassati con il gas. Inclusi i minorenni, poi il social Forum di Firenze con il successo mediatico, e infine contro questa nuova guerra all’Iraq le manifestazioni planetarie del 15 e del 16 febbraio 2003. Ecco i numeri sono qui sui giornali.
Lazzaro sfoglia i giornali e poi legge ad alta voce.
LAZZARO: Manifestanti Antartide 50, Los Angeles 50.000, San Francisco 100.000, Berlino 500.000, Madrid 1.000.000, Roma 3.000.000. Tre milioni, ma neanche Togliatti, ma neanche Berlinguer hanno mai portato 3.000.000 di persone tutte in una volta[1]. Per la prima volta tutto il mondo è sceso in piazza a protestare e con cifre impressionanti; non sono neanche riusciti ad oscurare la cosa in Italia; non si vedeva nulla del genere dal 1919 quando c’era Lenin in Russia. Ora che la guerra è arrivata e in tanti annusano le lucrose commesse militari e si sentono le sirene per una partecipazione italiana piovono le critiche da tutte le parti. Qui a sinistra ci sono berlusconiani più berlusconiani di Berlusconi stesso. Ma cosa devono fare studenti, precari, gente che lavora part-time per farsi sentire davvero da queste minoranze di finanzieri e di appaltatori internazionali che sull’affare del petrolio hanno messo in piedi un nuovo massacro? Forse è stato un grave errore politico cercar di fermar la macchina della guerra con gli scioperi e le manifestazioni, adesso il rischio è di trovarsi isolati e di farsi cinque anni di governo di destra neo-liberale in Italia senza una vera opposizione di base frantumata da questo insuccesso. Basta! devo pensare adesso alla cosa più importante, sarà qui quel tipo a momenti. L’avessi mai fatto. Che gli dico? Scusi ma per una questione mia devo conoscere il nome di uno dei suoi clienti, sa di quelli che si servono di lei per quel servizio particolare… Ma che gli dico… e poi verrà?
Un suono, dei passi
SERGIO: Sto cercando…
LAZZARO: Me, stai cercando me. Accomodati su una sedia.
SERGIO: Certo che non mi aspettavo una cosa così, sbaraccate domani con questa cosa dell’occupazione?
LAZZARO: Già, abbiamo solo stanotte per parlare e uscire da quella porta con una reciproca soddisfazione. Sempre che sia possibile.
Sergio si accomoda, con calma e studia l’ambiente e la persona che gli sta davanti.
SERGIO: Arriviamo al dunque io ho bisogno di un nome e un cognome e forse di un numero di telefono, a te basta un nome, ma quel nome per me è un problema grosso si tratta di un cliente, quindi devo sapere perché è così importante.
LAZZARO: Politica universitaria. Presto ci sarà un voto molto importante che deciderà il futuro del preside della facoltà di Scienze della Formazione o ex Magistero. Un preside di centro-destra che deve restare proprio dove è con i nostri voti. A tutti i costi.
SERGIO: Ma…tu sei uno dei capi del Collettivo, che cosa significa…
LAZZARO: Un nome, mi serve un nome. Il motivo: abbiamo la maggioranza non relativa ma schiacciante. Il clima di tensione dopo Genova e il Social Forum ha portato la sinistra universitaria stravincere nelle recenti elezioni universitarie e a fare un quasi plebiscito in questa facoltà e date le tempeste elettorali e l’indecisione del Centro-sinistra che ha bruciato in cinque anni tre leader è tempo di arrivare a dei risultati, l’entusiasmo potrebbe disperdersi. Presto si svolgerà una votazione solenne e verranno prese delle decisioni importanti ovvero se decentrare alcuni insegnamenti e servizi in questa facoltà oppure se mantenerli accentrati con una razionalizzazione delle risorse e dei mezzi. Se tutti i nostri voti e l’influenza che abbiamo presso alcuni docenti convergono su una posizione possiamo essere determinanti, decidere sul serio.
SERGIO: Ovviamente c’è un nome che vuole decentrare e uno che vuole accentrare e voi rossi come al solito siete per il decentramento…
LAZZARO: Non proprio. Ho motivo di ritenere che il decentramento porterebbe sì a una moltiplicazione dei corsi e degli incarichi dei docenti e a una scelta di opzioni ampia ma c’è da temere che nel futuro sia insostenibile, la società italiana si sta impoverendo e i processi di de-industrializzazione sono in atto e moltiplicare incarichi, corsi di laurea e sedi comporta costi crescenti. C’è da temere se passa il decentramento l’aumento delle tasse universitarie e una gestione ancora più incasinata della segreteria e dei corsi. Questa mia convinzione è quasi una motivazione politica ma per far fare il passo decisivo che è quello di votare per la riconferma del preside di facoltà attuale e campione dell’accentramento mi serve il nome che sai. Se fra quelli che vogliono il decentramento c’è un fanatico di estrema destra, uno che nasconde le sue posizioni o le maschera ho la possibilità di convincere sia alcuni professori moderati sia la sinistra settaria che gioca al Gioco Di Ruolo della rivoluzione impossibile.
[1] Cifre tratte da Joel Andreas,
Addicted to war: Why the U.S. can’t kick
militarism. Ed.It Guerradipendenti,
Nuovi mondi Media, 2005, Bologna.
Scritto il 27/09/2010.
(nei prossimi giorni pubblicheremo altri dialoghi)
Mai dimenticare: Le guerre cattive non sono possibili a meno che la buona gente le sostenga
Mai dimenticare: Le guerre cattive non sono possibili a meno che la buona gente le sostenga
L’apertura di oggi del blog di Mike
15 settembre 2010
Di Michael Moore
Io so che ora siamo “liberi” dalla Guerra all’Iraq da 2 settimane e le nostre menti guardano alla nuova stagione di football e al Fashion Week a New York. E come è eccitante che la nuova stagione autunnale della TV s’avvicina!
Ma prima che noi ci allontaniamo da qualcosa che noi tutti preferiremmo dimenticare, per favore mi permetterete proprio di dire qualcosa di chiaro, brusco e necessario:
Noi invademmo l’Iraq perché la maggioranza degli americani – inclusi i buoni liberali come Al Franken, N. Kristof & Bill Keller del New York Times, D. Remnick del New Yorker, gli editori dell’Atlantic e della New Republic, Harvey Weinstein, Hillary Clinton, Chuck Schumer e John Kerry – lo vollero. Leggi il resto di questo articolo »
La guerra in Afganistan vista dagli USA*
La guerra in Afganistan vista dagli USA*
30/07/2010
di Ralph Nader
La guerra in Afganistan è vicina a compiere 9 anni – la più lunga nella storia americana.
Dopo che gli USA rovesciarono facilmente il regime Talebano nell’Ottobre 2001, il Talebano, a detta di tutti, è tornato più forte e più severo abbastanza da controllare oggi almeno il 30% del paese.
Durante questi anni le vittime, le armi e le spese USA sono arrivate a livelli record.
Le guerre d’oltremare USA hanno conseguenze diverse quando manca l’autorità costituzionale, la tassa di guerra, la leva militare, la copertura di stampa regolare sul terreno, la supervisione del Congresso, la contabilità dei costi e, importantissimo, il consenso affermativo dei governati che sono, indipendentemente dalle famiglie dei militari, poco informati. Leggi il resto di questo articolo »
