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SAGGIO BREVE Amor di patria e gocce di Padania

SAGGIO BREVE
Amor di patria e gocce di Padania

1 aprile 2011
Di F. Allegri
Oggi faccio uno scherzo al professor Nappini ovvero questo mio commento precede la nuova puntata della pubblicazione della commedia intitolata: “La recita a soggetto” che lui scrisse il 9 novembre 2010.
Parto da qui per parlare anche della politica di fine 2010 e di oggi.
In questa nuova puntata Marco parte dalla globalizzazione dei Balcani e dalla guerra alla Serbia che a me ricorda quella attuale in Libia. Questo scritto ha preceduto questa guerra, ma può contenerla senza necessitare di tante correzioni.
L’avidità ha bruciato tutto e la speculazione ha moltiplicato per 12 la valutazione dei beni della Terra. Viviamo in un conflitto permanente di tutti contro tutti dove ognuno è solo e, se è cosciente, deve arrangiarsi.
Come dice Marco: “… questa crisi ha spezzato le gambe a tanta gente: chi prima andava in albergo ora s’accontenta di una camera pulciosa o delle tende”.
Qui va ricordato che questa crisi è appena cominciata (tre anni) e io considererò la guerra di Libia come l’inizio della seconda fase che ci condurrà in una società diversa e di sicuro impoverita.
Troppi italiani vivono ancora in un limbo che continua dal quinquennio 1989 – 1994 e non riescono a capire i processi della globalizzazione, qualcuno potrebbe negarne pure l’esistenza.
Solo gli italiani potevano pensare di globalizzare nei Balcani dalla Serbia all’Albania e poi sperare in un futuro radioso e in un contesto NATO!
L’Italia che attraversò Firenze nei giorni del Social Forum contestò anche questa guerra?
Forse sì, ma con qualche anno di ritardo! E’ molto italiana anche la risposta del fratello che da un lato fa buon viso a cattivo gioco, ma è anche figlia delle permanenti lotte tra guelfi e ghibellini.
Marco dice al fratello: “Ancora con questa storia della fabbrica italiana di qualità spianata dalla NATO, ma quando la smetterai! Non sei il solo che ci ha rimesso, e gli altri sono ancora in piedi. Piuttosto ammetti con te stesso di essere stato il solito cialtrone, l’impareggiabile venditore di fumo, un triste millantatore”.
Chi non capisce la tragedia di quella guerra, non può capire l’assurdità di questo bipolarismo italiano e nemmeno l’ipocrisia che seppellisce la politica italiana fin dagli anni ottanta.
Per onorare il principio di PACE SEMPRE riporto quanto il professor Nappini fa dire a Francesco: “MI SAREI INVENTATO IO I PONTI DI BELGRADO SPIANATI, LE FABBRICHE DOVE LAVORAVA LA GENTE BRUCIATE DAI PROIETTILI, LA GENTE AMMAZZATA, SCUOLE, CASE, MAGAZZINI TIRATI GIÙ CON BOMBE DA TRECENTO CHILI. NO CARO IL MIO FRATELLONE! IO C’ERO E TI GIURO SUL MIO ONORE CHE TUTTO CIÒ CHE PUOI AVER VISTO IN TELEVISIONE SONO IDIOZIE O NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI VELINE DEGLI UFFICI DI PROPAGANDA E D’INFORMAZIONE DEI NOSTRI ALLEATI, O FORSE DOVREI DIRE PADRONI DAL MOMENTO CHE QUELLA GUERRA È AVVENUTA CONTRO LA NOSTRA PUBBLICA OPINIONE E MESI DI MARTELLAMENTO PROPAGANDISTICO ANTI-SERBO E ANTI-SLAVO NON HANNO SMOSSO LA DIFFIDENZA E IL SOSPETTO”.
Subito dopo il discorso prosegue spostandosi in Europa occidentale ed io individuo qui il centro dell’amor di patria (fino alla misogenia) che ho riportato nel titolo (con una punta di supponenza verso i popoli del nord Italia): “IN QUESTO L’ITALIA È MIGLIORE DELLE ALTRE GENTI DELL’EUROPA DEL NORD. UOMINI E DONNE DEI POPOLI DEL NORD AMANO LA GUERRA, I MASSACRI, SONO MASSE DI SANGUINARI DISINFORMATI PRONTE AD ECCITARSI DAVANTI MEZZIBUSTI TELEVISIVI CHE LI SPINGONO A LODARE BOMBARDAMENTI E MASSACRI IN NOME DEI DIRITTI UMANI E ALTRE SCEMENZE SIMILI. MOSTRI! COME PUÒ UN BOMBARDAMENTO ALL’URANIO IMPOVERITO O CON BOMBE DI PRECISIONE CREARE I DIRITTI UMANI? NON CONOSCONO NULLA DELL’UMANITÀ E PRETENDONO D’INSEGNARLA A NOI CHE SIAMO I CREATORI DEL DIRITTO E ABBIAMO PORTATO IL CRISTIANESIMO E LA PAROLA DI DIO NELLE LORO FREDDE TERRE DOVE I LORO INFELICI E BARBARI ANTENATI SACRIFICAVANO AGLI DEÌ OSCURI. CHI SONO QUESTI STRANIERI RICCHI E BIANCHI CHE PARLANO DIALETTI GERMANICI SE NON I DISCENDENTI DEI GOTI, DEGLI ANGLI, DEI SASSONI, E DEGLI OSTROGOTI. I LORO DEMAGOGHI OGGI SIEDONO SULLE CATTEDRE DI GESÙ, DI CESARE, DI CICERONE, DI SENECA E PRETENDONO D’INSEGNARE NON SOLO A NOI MA AL MONDO INTERO. E CHI NON CI STA, CHI NON ACCETTA IL DIRITTO, IL COMMERCIO, LA MORALE DEI CIVILISSIMI SIGNORI DELLA GUERRA IN GIACCA E CRAVATTA DI SETA ALLORA SU DI LUI CADONO LE BOMBE COME SE FOSSE PIOGGIA. QUESTI UOMINI DEL NORD CONOSCONO UNA E UNA SOLA LEGGE: LA LEGGE DEL PUGNO. IL FORTE VINCE E DOMINA E IMPONE AGLI ALTRI CHE SONO DEBOLI LA SUA GIUSTIZIA E LA SUA VERITÀ. NON SONO CAMBIATI DI UNA VIRGOLA DAI TEMPI DI ATTILA E DI ALARICO”.
Anche la visione distorta degli altri popoli appartiene all’Italia di oggi, è figlia del nostro isolamento geografico secolare (al di qua delle Alpi) e di quello culturale più recente e dovuto a stampa e TV borghese e americanizzata.
Marco attacca il fratello e tira fuori una seconda parola simbolo: “COMUNISTA”.
Oggi tale parola ha un senso tragico e beffardo, i militanti del partito meno capace di attuare quella rivoluzione si considerano e si sono proclamati più volte come la parte migliore e diversa di quel movimento e ci hanno creduto tutti a prescindere dalla strada che hanno intrapreso in questi 20 anni.
Anche Marco ha una sua idea di amore di patria.
Essa si basa su un anti comunismo secolare e culturale che nacque nel secondo dopo guerra.
E’un italiano che ha dovuto imparare l’amore per la patria come cosa buona e giusta unita al rispetto timoroso per il più forte.
Ecco che Marco dice: “I vincitori della Seconda Guerra Mondiale sono i forti ed è giusto che qui siano collocate più di cento basi NATO e Statunitensi, è giusto che la lira sia sparita per far spazio a una valuta Europea che è regolata da una banca centrale che a sede in Kaiserstrasse a Francoforte, è giusto che i militari dei dominanti siano processati da loro tribunali e assolti qui come in Iraq”.
C’è un dominio, non fingiamo che non esista e ce lo facciamo anche piacere nella speranza di qualche buon affare, forse anche nella futura ricostruzione della Libia.
Si vuole uscire dalla crisi seguendo la legge del più forte?
Forse lo fanno perché è la strada più lunga e più facile, relativamente.
L’Italia conservatrice può dire: “Oggi la forza sono le bombe, le armi di distruzione di massa, la guerra economica usata e programmata, il commercio, le svalutazioni delle monete, l’uso politico dei fondi sovrani, la creazione di forze terroristiche, separatiste, rivoluzionarie, la distrazione, la propaganda e la disinformazione di massa”.
Forse anche con ammirazione per il mondo dei forti!
Il mio scritto potrebbe finire qui, ma noto che manca un discorso sulle Leghe del nord alla luce di un paio di fatti che accaddero a novembre e che mi sono annotato.
Anche qui c’è un fenomeno che può dividere le epoche, mi riferisco alle alluvioni che lo scorso autunno colpirono vaste aree del nord, dal Veneto alla Lombardia.
IN QUEL PERIODO NON HO VISTO LA SOLIDARIETÀ CHE C’ERA STATA TANTE VOLTE IN PASSATO E CHE C’È SEMPRE QUANDO C’È DA BATTERSI CONTRO UN DRAMMA IN CAPO AL MONDO.
Io ho visto l’indifferenza negli italiani ed è stata la prima volta dopo anni di solidarietà apparente e secondaria.
In troppi dimenticarono quegli italiani ed io vidi un distacco che mostra come esista già un’estraneità fra parti di Italia e considero questo il frutto più velenoso di divisioni che degradano il paese da sempre. Qualcuno lavora per un particolare tipo di Lega, non lo sa e non se ne rende conto. Va ricordato che esistono più leghe. A livello nazionale abbiamo la Lega più difficile da valutare e meno piacevole; è quella che tratta con i rappresentanti dello stato più deboli e screditati e lo fa senza se e senza ma. Come mai? Io lo spiego con i suoi sogni segreti di secessionismo …..
Qui vedo due mali, da un lato c’è l’assurda identificazione regionalista dove si dimentica che parliamo di strutture politiche affariste ideate a suo tempo da Andreotti e dai suoi collaboratori, dall’altra temo che tutta la cittadinanza sia vissuta in modo sempre più insufficiente.
Certamente, prima o poi, il leghismo complicherà i problemi italiani così come fece molte volte il comunismo tra gli anni settanta e settanta.
In Italia c’è anche un deficit politico che ha ormai una natura storica pluri – decennale e che si è aggravato negli ultimi anni.
Già le prime gocce di Padania ovvero il federalismo comunale sono una rovina da Roma in giù e una scommessa nel resto d’Italia e questo è solo l’inizio di un malgoverno che pare irreversibile.
Ora siamo allo stallo, al lento scivolamento verso il secessionismo e all’irrilevanza internazionale ….. forse vi ho fatto un pesce d’Aprile, forse più di uno!
Per questo vi saluto rileggendo La Stampa del giorno 11 novembre 2010. Mi riferisco al pezzo di Massimo Gramellini intitolato: “Delega al posacenere”.
Lo storico giornale di Torino tratta il suo presidente di regione come se fosse un cameriere! Sono il primo a stupirmene. A prima vista il Cota mi appare come una brava persona, anche preparata su certi temi e di indole mansueta. E’ questa forma di sudditanza e di ammirazione che lo rende servizievole con un Bossi sempre più claudicante? Non saprei, certamente questi personaggi non sono quelli che servono per affrontare la crisi crescente e va ricordato che lui ha vinto perché il grande Grillo è riuscito a far perdere una Mercedes che aveva il difetto opposto della supponenza.
Buona crisi a tutti!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.

Da domani troverete il pezzo del professor Nappini

De Reditu Suo – Terzo Libro: L’Italiano educato dagli stranieri invasori – quarto discorso

De Reditu Suo – Terzo Libro
L’Italiano educato dagli stranieri invasori – quarto discorso

03/06/2010
Del prof. I. Nappini
Ora mi trovo a dover ragionare della non esistenza della visione italiana intorno alla storia, e segnatamente alla propria STORIA PATRIA.
In realtà occorre far un triste commento sulla storia patria ossia che essa non esiste come realtà unitaria perché l’Italia non ha un potere civile e culturale in grado di unificare i diversi modi di concepire il passato e di dare ad esso un valore riconosciuto da tutte le parti politiche, anche perché in realtà gli italiani parlano in pubblico in un modo e in privato fanno considerazioni ben diverse. Leggi il resto di questo articolo »

Fra noi in confidenza: parliamo di Patria

Questa pagina scritta dal professor Nappini riflette sulla debolezza di una patria chiamata Italia.

L’ho usata anche per ispirare un mio articolo sulla riforma federalista approvata qualche mese fa.

Questo pezzo è da leggere con il successivo e da apprezzare per la proprietà di linguaggio e la profondità della riflessione. (Franco Allegri)

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Del professor I. Nappini

Un tempo era facile parlare di Patria, ovviamente mi riferisco a un tempo remoto, a un tempo trapassato e lontano nella memoria.

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Consiglio Comunale n°20 23/11/2011 PUA
Consiglio Comunale n°21 28/11/2011
Parassiti: spot istituzionale
Conto alla rovescia
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