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WIKILEAKS E L’ITALIA Il nucleare iraniano visto dai poteri forti e dalla sinistra (prima parte)
WIKILEAKS E L’ITALIA
Il nucleare iraniano visto dai poteri forti e dalla sinistra (prima parte)
12/05/2011
Comincio qui il mio viaggio nei dispacci diffusi da WIKILEAKS sull’Italia e contrariamente a quanto si potrebbe pensare inizio da un spionaggio alla luce luce del sole fatto al PD senza elle.
L’agente Dibble andò a spiare quanto si dicevano i dirigenti del ministero degli affari esteri, i dirigenti dell’ENI e uno dei leader della sinistra italiana, Fassino che frequenta spesso e da anni i nostri poteri forti.
Il tema affrontato da questi signori era il nucleare iraniano, apparentemente. Leggi il resto di questo articolo »
Barbara Spinelli e il Berlusconismo come nacque 15 anni fa
Barbara Spinelli e il Berlusconismo come nacque 15 anni fa
22/04/2010
Di F. Allegri
Oggi commenterò uno scritto del 17 novembre 2010 di Barbara Spinelli che fu pubblicato dalla Repubblica, ma che è stato ripreso e sviluppato nei giorni scorsi da vari analisti e pensatori politici, da Ferrara agli editorialisti del Manifesto, anche con esiti sorprendenti.
Credo che queste ultime siano delle polemiche pasquali legate al periodico voto amministrativo e per questo non mi interessano.
L’articolo della Spinelli mi interessa di più: a mio avviso la Spinelli scopre oggi quello che fu il Berlusconismo tra 17 e 15 anni fa, più o meno (ma non se ne rende conto).
Con questo metro misurerò le sue considerazioni, le condividerò o le approfondirò.
Lo scritto s’intitolò “L’Italia del sottosuolo”, ma in realtà si tratta di una realtà politica alla luce del sole, potente e diffusa ovunque.
Non se dirsi se il 17 novembre la Spinelli sapeva che il governo non sarebbe caduto il 14 dicembre, io lo sapevo da qualche giorno e senza ombra di dubbio e lo dissi ai miei lettori in un paio di pezzi e soprattutto in quello del giorno della fiducia.
Questa questione è meno importante di quanto possa sembrare perché un giorno il Berlusconismo finirà e certamente non sarà domani, ma neppure tra 100 anni.
La riflessione sul Berlusconismo deve partire da vari dati certi.
Parliamo di una TRANSIZIONE LUNGA anche perché non compresa, magari sottovalutata e/o voluta da tutte le forze politiche preesistenti alle prese con le loro difficoltà del momento.
Il primo errore (veniale ma multiplo) quindi è nel dire che “il governo Berlusconi sta finendo, anzi è già finito”. Non si può parlare nemmeno di “regno”: abbiamo solo governicchi di interessi privati e del tirare a campare, abbiamo semmai stati generali o ampi in continuazione.
BERLUSCONI È LA CHIOCCIA DEL VECCHIO MONDO DEMOCRISTIANO E SOCIALISTA CHE SI APRÌ ALLE DESTRE IN ATTESA DI TEMPI MIGLIORI. NON CI FU E NON C’È NEMMENO UNA ROTTURA DELLA CONTINUITÀ POLITICA!
Sul Palcoscenico immaginato dalla Spinelli io vedo tutti esponenti che vengono dal mondo democristiano e socialista e le stesse idee, sono mutate solo delle maschere di scena.
Questo fatto si poteva capire 17 anni fa, ma io lo feci nel 1993.
Io comincio a concordare con la Spinelli da quando dice: “Burlesquoni è un brutto scherzo di ieri. In realtà c’è poco da ridere, e il ventennio che abbiamo alle spalle è infinitamente più serio”.
Devo precisare che il gioco lessicale è suo, e il ventennio non è alle nostre spalle anche perché alle nostre opposizioni MANCA LA CAPACITÀ DI IMMAGINARE IL FUTURO.
Sono anche contento del fatto che la Spinelli dice che B. ha una macchina di guerra ben oleata.
SI TRATTA DEL SUO STRUMENTO DI COMUNICAZIONE POLITICA CHE VIENE DA PRIMA DI BERLUSCONI E PARE DESTINATO A PERPETUARSI E A SOPRAVVIVERE A LUI E AL BERLUSCONISMO.
Va aggiunto che tale macchina non è nemica della politica e del potere, SEMMAI È NEMICA DELLA PARTECIPAZIONE E DEI DIRITTI LOCALI O PERIFERICI.
Qui la Spinelli non capisce, o finge di non capire, il potere che il Berlusconismo aveva anche 20 anni fa, ma nello scritto trovo almeno l’idea dell’inutilità dei governi tecnici o delle elezioni subito.
Si può ripartire da quando dice che “LA SINISTRA PARLA DI REGIME, MA NE SOTTOVALUTA LE RISORSE, LA PENETRAZIONE DEI CERVELLI”.
Per la Spinelli il Berlusconismo, con tutti i suoi difetti ed errori, è l’unico soggetto capace di riformare se stesso e di riscoprire quella politica che nemmeno lei riesce a descrivermi con chiarezza, almeno per le mie capacità di comprensione.
Lei chiede una riforma elettorale e mediatica che parte dal fatto che il CONFLITTO DI INTERESSE e il motore che muove tutto il Berlusconismo.
Lei dice: “Il conflitto non è sabbia ma olio del suo ingranaggio, droga del suo carisma”.
Anche questo era vero 15 anni fa e questo io lo scoprii allora, non 2 anni prima come le considerazioni precedenti.
In ogni caso va aggiunto che i fanatici del Berlusconismo sono una minoranza ancor più piccola degli anti berlusconiani senza se e senza ma di colore viola o rosso acceso.
IL GROSSO DEL BERLUSCONISMO È FATTO DI SOGGETTI INTERESSATI AL PROPRIO PORTAFOGLIO, AL REDDITO FAMILIARE O AL BENESSERE LOCALISTA, C’È ANCHE UN VECCHIO NAZIONALISMO CHE LOTTA OGNI GIORNO CON MILLE DIFFICOLTÀ.
Non sono d’accordo sul fatto che il Berlusconismo abbia portato “più America e più consumi, più allegria e meno bigottismo”.
Questo concetto va sviluppato. Cosa c’è da importare oltre all’America?
Non è vero che il Berlusconismo porta più consumi, SEMMAI HA ACCOMPAGNATO E INDIRIZZATO LA DIMINUZIONE CHE ABBIAMO AVUTO IN QUESTO QUINDICENNIO.
Dove si può vedere una maggiore allegria?
Il bigottismo è poco e forse può salvare qualcuno in più dal macello sociale che continua ad allargarsi; può anche aiutare la solidarietà.
Quindici anni fa Berlusconi ripropose Milano 2, ma poi fu sconfitto dal centro – sinistra delle burocrazie e delle modeste razionalizzazioni con l’aiuto di molti poteri forti.
E’ vero che il Cavaliere al potere controlla tutte le reti: le personali e le pubbliche, ma quando è all’opposizione cosa fa? Avete presente la percentuale di pubblicità che controlla?
La parte centrale dello scritto della Spinelli è dedicata all’idea del PAESE IN BRICIOLE.
Per la Spinelli, Berlusconi avrebbe costruito il suo potere politico sulle briciole.
La Spinelli fa anche un riferimento ad un’opera di Dostojevski e immagina un’Italia degli illusi e dei capricciosi.
Io ho parlato spesso del labirinto italiano ed è diverso dal sottosuolo dove fuggirebbero gli italiani della Spinelli. Credo di saper valutare meglio di lei il centro – destra e il centro – sinistra.
Non basta un generale e l’artiglieria per vincere le guerre, c’è anche la preparazione degli eserciti.
15 anni fa il Berlusconismo era qualcosa di simile alle idee della Spinelli, ma non lo era.
Oggi il Berlusconismo è nelle regioni, nelle province e nei comuni e specie al nord offre standard amministrativi di alto livello.
Del resto la Spinelli ha capito poco anche i Tea Party che sono molte cose e anche stampa indipendente, in questa fase iniziale perlomeno.
Anche se la sua analisi è antica la sua conclusione è più interessante perché chiede nuove norme per l’informazione e sul conflitto d’interessi. Auspica una società bene informata, ma non dona un grande contributo per realizzarla.
Un governo di alleanza costituzionale non sarebbe in grado di fare questa riforma perché gran parte del PD è ancora quello che considera Mediaset un patrimonio di tutta l’Italia e poi un governo costituzionale non avrebbe mai potuto emarginare PDL e lega, altrimenti che governo costituzionale sarebbe stato?
La Spinelli parte dal sottosuolo, ma finisce nel mio labirinto e pare che non se ne renda conto: che sia indietro di 15 anni?
A giudicare dalla parte finale del suo scritto di sicuro.
Lo si vede dal fatto che spera di tornare ad una legge del 1957 che previde l’ineleggibilità di chi era titolare di una concessione pubblica. Questo andava fatto 17 anni fa!
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Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
SAGGIO BREVE La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio
SAGGIO BREVE
La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio
03/04/2011
Di F. Allegri
Qualcuno mese fa il professor Nappini, conversando con amici, constatò che c’era tanta differenza tra l’impegno politico di Beppe Grillo e quello di Roberto Benigni.
Da un lato si stavano diffondendo tante piccole liste di Grillo mentre dall’altro Benigni sembrava indifferente e lontano.
In questi sei mesi del 2011 la situazione si è rovesciata: le liste di Grillo sono poche e tutte piccole anche se non irrilevanti mentre Benigni ci ha regalato due super momenti.
Per me, il secondo (lo spettacolo di San Remo) è stato eccezionale e degno di quel particolare fenomeno che si festeggiava: il Risorgimento.
Nello spettacolo di Benigni c’era tutto. Storia locale e nazionale, il dramma, la musica, la satira e l’attualità e il tutto era ad alto livello.
Quello è ciò che Benigni può dare alla politica e ad una sinistra che guardi al Risorgimento e alla presidenza accorta di Napolitano.
Questo super spettacolo fu preceduto a Novembre da un altro momento di altissima qualità: mi riferisco al monologo che Benigni fece a “Vieni via con me” ripetendo alcune battute dette in quel periodo dal capo del governicchio.
Bastò che lui ripetesse quelle frasi per creare una situazione esilarante che vi spiegherò a livello di comunicazione politica.
Il primo punto è che quando Berlusconi parla non improvvisa, ma usa un linguaggio studiato a livello tecnico e indirizzato alla sua platea sulla base del marketing commerciale che qui diventa politico.
Il secondo punto è collaterale e si basa sui livelli di coscienza politica presenti nel paese.
Credo che Benigni sappia questo quando riprende tali frasi ad effetto e le porge ad un pubblico di sinistra e più politicizzato che lo segue ed ammira.
Il suo successo è facile e meritato. Anche questo dimostra la crisi della politica italiana.
Ecco cosa disse Benigni, tra tanto altro: “Il caso Ruby è una vendetta della mafia contro di me”.
Figuriamoci, ma meditiamo.
Benigni giocò molto anche con le frasi di vari ministri i quali spesso parlano sotto la dettatura di Berlusconi e dei suoi pubblicitari.
Queste appartengono al mondo della caccia al consenso e proprio in conseguenza di questo basterebbe poco a rovesciarle se le nostre opposizioni fossero moderne, credibili e diffuse tra la gente e tra l’italiano medio.
Purtroppo abbiamo opposizioni storiche, non sempre credibili e con poche speranze di allargare la loro diffusione.
Ecco che dobbiamo accontentarci di Benigni e del fatto che il suo spettacolo meraviglioso sembri qualcosa di inarrivabile.
Uno che dovrebbe capire queste cose è il buon Travaglio che in quei giorni vide lo spettacolo e commentò la vicenda dicendo che avevamo dei personaggi ridicoli al governo.
Le cose non stanno così!
Benigni riesce a ridicolizzare il potente di turno perché è un grande artista, ma noi non possiamo dimenticare che le forze politiche di opposizione non fanno presa sul libero cittadino o non riescono ad essere pari ad un governo che tira a campare, se va bene.
La nostra politica non ha aspetti comici e una piccola tragedia che viene da lontano e pare destinata a zoppicare ancora a lungo.
Nello scritto del 10 novembre si chiese: “come è possibile che un simile pagliaccio sia ancora a Palazzo Chigi?”
Io credo di avergli risposto sopra, ma da un altro punto di vista più politologico aggiungo che pure questa classe politica è rappresentativa delle idee politiche presenti nel paese.
Posso anche fare un altro piccolo elogio a Beppe Grillo, ma anche il suo impegno dimostra che non c’è nel paese un popolo di politici nuovi pronti per e favorevoli al cambio di regime.
Non sono tra quelli che lodano gli inciuci tra PD e PDL, ma uno dei pochi che conosce la forza e la mediocrità dei bipolarismi del mondo dove ogni parte si regge grazie all’altra!
Tra il 1992 e il 1996 siamo passati dalla padella alla brace e in queste condizioni ci resta almeno un grande Benigni per consolarci.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.
Surrealismo anti berlusconiano
Surrealismo anti berlusconiano
10/03/2010
Di F. Allegri
Oggi commenterò uno scritto particolare e molto debole del blog di Corrias, Gomez, Travaglio.
Si tratta di uno scritto del 27 ottobre 2010 che fu pubblicato anche da Il Fatto Quotidiano e che si intitolò “Balla che ti passa”.
Non lo posso definire il manifesto dell’anti berlusconismo, ma io ci vedo le illusioni e le pie speranze di chi è fermo al 1996 e non riesce a rendersene conto!
Il pezzo cominciò così: “Al posto di B. cominceremmo seriamente a preoccuparci. Da qualche settimana stanno crollando l’una dopo l’altra tutte le fondamenta del suo strepitoso successo: le balle”.
Prima di passare ai dettagli, va constatato che questo non era vero!
Travaglio ha esagerato la forza di Fini e della sua parte di ex an e sottovalutato il suo avversario di sempre. Come si vede un doppio errore, tragico ma non grave.
La parola “fondamenta” è interessante.
Travaglio sostenne in questo scritto che il successo di B. poggiasse sulle balle o sulle bugie.
Non è verò!
Come si può ignorare il lavoro para culturale continuo di un sistema televisivo che è frutto del lavoro del presidente del consiglio?
Come si può ignorare il lavoro politico che era stato fatto dalla DC e dal PSI fino al 1994?
Come si può ignorare l’interesse legittimo di milioni di elettori legati ai ceti medi e alti?
Come si può ignorare una classe economica e sociale che gestisce la vita pubblica economica e sociale di tutti noi?
Io trovo solo una parola che con qualche approssimazione risponde a tutto: “Dilettantismo!”
Ma non va bene!
Non è dilettantismo, tra gli avversari di B. ci sono menti raffinate e professionisti che conoscono il loro mestiere.
Mi faccio un’altra domanda: “Perché viene diffuso un anti berlusconismo così dozzinale, pacchiano e inconcludente?”.
Ho trovato due risposte:
1) temono e ammirano il sistema di pseudo informazione berlusconiano;
2) si vuole alimentare i cattivi sentimenti di persone che manifestano il loro anti berlusconismo basandolo su ragioni più serie e più legate alla dura vita di tutti giorni. Chiedono pane e ricevono pastine amare.
Ora si può andare a guardare queste bugie più o meno presunte. Leggo con voi: “Nel dorato mondo berlusconiano, le bugie hanno sempre avuto gambe lunghissime. Ultimamente invece durano lo spazio di un mattino. Anche perché lui stesso, complice l’arteriosclerosi, contribuisce a strozzarle sul nascere, nella culla. Non riesce più a coordinarsi con se stesso. Aveva appena convinto i suoi fans che non è lui a volere lo scudo Alfano, ma i suoi alleati che glielo impongono a sua insaputa. Intanto che ti fa? Rilascia un’intervista per il nuovo (si fa per dire) libro (si fa per dire) di Vespa e dice l’esatto contrario: lo scudo ‘è indispensabile contro certi pm’, quindi è lui che lo vuole”.
MI SI DICE, B. VUOLE LO SCUDO LEGALE.
No, lui ha decine di avvocati e sicuramente qualcuno di loro gli avrà detto che non ha nulla da temere dalle inchieste in corso in Italia, oltre gli arresti domiciliari non si va e non sono probabili nemmeno quelli!
Fa piacere a molti un bel dibattito sullo scudo per gli eletti o su riforme della giustizia che riguardano aspetti e problemi marginali …..
Proseguiamo saltando qualche rigo dove Travaglio spiega bene gli effetti minuti di certi progetti di legge, magari manca di dire che B. non ha una formazione giuridica, lui ha fatto case, quartieri poi ha venduto spot pubblicitari, programmi TV e infine di tutto anche la rappresentanza politica.
Salto anche la parte dove si dice che Fini e Pontone non hanno commesso reati a Montecarlo, qui concordo e la notizia l’ho anticipata in molti scritti nelle passate settimane. Registro solo che il caso Montecarlo si è chiuso a fine ottobre, ma i curiosoni italiani non l’hanno saputo!
Mi fermo al punto dedicato all’Afganistan e riporto: “Crollano miseramente le balle sulla ‘missione di pace’, quella degli italiani – brava -gente che sbarcano in Iraq e in Afghanistan per costruire ponti, scuole, ospedali, piantare fiori, innaffiare le aiuole, baciare bambini: sparavano anche i nostri, persino contro le ambulanze e, ogni tanto, qualcuno rispondeva al fuoco (ci vuole un certo impegno per riuscire a sparare sulla Croce rossa). Chiamasi guerra, non pace”.
Io condivido queste considerazioni e gli scritti di Nader, Moore e Kucinich sono qui a dimostrarlo, ma devo aggiungere che questo va detto a tutte le forze politiche e a tutti i media, non solo a Berlusconi.
Nei finale il pezzo s’addentrò nel teatro politico romano e nei suoi dossier grandi e piccoli, io preferisco salutarvi e invitarvi a leggere i prossimi scritti ricordandovi che l’informazione italiana non informa e che la disinformazione generalizzata è un costo che pagheremo caro prima o poi, soprattutto poi.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.
Il Fascista Immaginario (sesto dialogo) La fine del lavoro
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario (sesto dialogo)
La fine del lavoro
di I. Nappini
Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’estate del 2003.
SERGIO: Libri, il vostro problema è il vostro mondo cartaceo, un mondo lontano dal reale, dalla strada, dai problemi, dalla rabbia quotidiana.
LAZZARO: Ti sbagli. Qui con altri cerco di mettere assieme il pensiero con l’azione, i fatti del mondo con il vissuto quotidiano. Non è facile. LA VITA POLITICA NAZIONALE È DIVENTATA UNO SPETTACOLO, UNA FORMA D’ARTE DRAMMATICA DA PIAZZA MEDIATICA, PER QUESTO QUELLI COME NOI CERCANO DI SPOSTARE QUALCOSA, DI SPINGERE PROPRIO L’AZIONE POLITICA DAI LIBRI E DALLE FINZIONI TELEVISIVE IN STRADA, NELLE CASE, NELLE REALTÀ SOCIALI. Il mio agire tende ad essere pratico e realistico. Se la docenza universitaria pone in essere politiche di facoltà che comportano spese eccessive e insensate alla luce della più che PROBABILE CRISI SOCIALE CHE DERIVA DALLE SPECULAZIONI FINANZIARIE, DA QUESTE NUOVE GUERRE E DAI PROCESSI DI DE-INDUSTRIALIZZAZIONE, io cerco una soluzione compatibile con le mie possibilità. Se il ceto medio, ossia la ex piccola borghesia, s’impoverisce ancora per via del combinato di tasse, inflazione, peggioramento delle condizioni lavorative allora la maggior parte degli studenti e delle studentesse che frequentano questa facoltà non potrà sostenere il peso di tasse universitarie crescenti e della diminuzione delle borse di studio. Io devo considerare questo fatto più che probabile. IN QUESTO MOMENTO STORICO LE AZIENDE CHIUDONO PERCHÉ LE BANCHE E LE MULTINAZIONALI HANNO INTERESSE A PRODURRE IN CINA, IN PAKISTAN E IN GENERALE IN ASIA. Il costo del lavoro è basso e puoi con i costi di un operaio italiano o di una segretaria francese assumere tre o quattro persone nella lontana Asia. Tutta l’Europa è interessata dal processo. Ormai è chiara che in Asia si formerà una classe sociale di nuovi ricchi con centinaia di milioni di operai entro il 2012 mentre in Europa e negli Stati Uniti la forza lavoro e impiegatizia diminuirà di decine di milioni di unità.
SERGIO OSSERVA LA PILA DI CARTE, LIBRI, RIVISTE APPOGGIATA SUL TAVOLO. LAZZARO SI METTE DI FIANCO.
SERGIO: Questo libro ha un brutto titolo – “La fine del lavoro”. Forse è così, in effetti nei mercati di quartiere e nei discount vedo molta merce cinese e tante facce gialle. Ma ancora non capisco il legame fra la tua politica universitaria e questa barbarie straniera che monta.
LAZZARO: Non è facile, ma basta entrare nel meccanismo. SE UNA PARTE COSPICUA DELLA POPOLAZIONE DALLA QUALE PROVENGONO COLORO CHE FREQUENTANO L’UNIVERSITÀ PUBBLICA E DI STATO S’IMPOVERISCE IL NUMERO DELLE MATRICOLE CHE S’ISCRIVONO ALLE DIVERSE FACOLTÀ S’ABBASSERÀ DI ANNO IN ANNO. Quindi l’università sarà più povera, avrà meno fondi dalla tassazione universitaria e la docenza meno possibilità di accedere a fondi di ricerca o a risorse finanziarie. A quel punto le strade sono tre: FAR PAGARE MOLTO I SERVIZI esternandoli come la mensa universitaria e TAGLIARE LE BORSE DI STUDIO E I POSTI LAVORO nell’università; mettere il NUMERO CHIUSO per contenere le spese legate alla gestione di migliaia di studenti, e l’ultima è creare una REALTÀ UNIVERSITARIA PER POCHI PRIVILEGIATI. Questo vuol dire privatizzare, di fatto, l’università pubblica e creare una realtà elitaria estranea e ostile al dettato costituzionale che esige la libertà in materia d’insegnamento e l’accesso alla formazione e all’istruzione per i cittadini italiani. Per la parte ricca della popolazione che esce vincente dal processo di globalizzazione e di privatizzazione della vita umana e della cultura questo è un miracolo; SBATTONO FUORI COLORO CHE NON POSSONO CONTROLLARE DALLE PROFESSIONI LIBERALI E DALLA FORMAZIONE ALTA E METTONO DENTRO QUELLI CHE VOGLIONO LORO. Il problema è che si va verso una privatizzazione di tutti i beni e servizi ad esclusivo vantaggio di una minoranza di ricchissimi che si trovano ai vertici della piramide sociale.
SERGIO: Questo è un problema e hai ragione. Non è lecito che una minoranza senza merito e senza sacralità eserciti il potere sulla nostra gente. I RICCHISSIMI APOLIDI che controllano la finanza e la grande politica e le banche non sono dei governanti legittimi. Non sono guerrieri come i re antichi, non sono esperti di diritto come i consoli romani, non sono capi consacrati da Dio come gli imperatori romani o i re medioevali; ogni loro attività politica è iniqua e illegittima. Non Dio, non gli esseri umani, non la vittoria in guerra; nulla se non il male che è male giustifica o per meglio dire sostiene l’arbitrio dispotico di questi poteri oligarchici.
LAZZARO: Vedo che cominci a capire qualcosa di quel che faccio. Tutto si tiene e tutto è collegato. Le minoranze al potere controllano le banche, le banche sono proprietarie delle banche centrali che emettono moneta prestandola ai diversi Stati Europei, gli esecutivi degli Stati del Vecchio Mondo fanno la politica di queste minoranze. Non possono far altrimenti perché le banche centrali controllano il debito pubblico e di fatto sono autonome dai parlamenti e perfino dalla volontà degli esecutivi. Questo lavoro è svolto negli Stati Uniti dalla Federal Reserve, è la stessa cosa delle banche centrali dell’Europa solo che stampa dollari invece di Euro. Ne stampa trillioni, ormai garantiti solo dalla carta perché la valuta verde, come l’Euro del resto, è priva di copertura aurea. Chi controlla la moneta controlla la spesa o per meglio dire l’indirizza… E dal momento che stampa i denari, o li crea con un click su una tastiera nella stanza dei bottoni di qualche superufficio, questo soggetto politico di natura privata si compra i parlamentari a blocchi con i finanziamenti alle diverse formazioni politiche e ai gruppi editoriali o ai potentati che fanno capo ai diversi blocchi politici.
SERGIO: Fammi capire non abbiamo più la lira e la moneta è una cosa che stampano le banche centrali che sono di privati per conto dello Stato…
LAZZARO: Non proprio, dal momento che in realtà non danno il denaro allo Stato ma si può dire che lo prestano perché nel rilascio della valuta dalla Banca Centrale allo Stato c’è un qualcosa che è l’interesse. Questo è uno dei motivi per il quale lo Stato s’indebita e il potere delle banche è schiacciante nei confronti della società e della politica. Comunque il grosso della moneta in circolazione non è nemmeno cartaceo, non devono neppure spendere i trenta centesimi per il pezzetto di carta. IL GROSSO DELLA MONETA È VIRTUALE, È UNA MEMORIA NEL COMPUTER DI UNA BANCA. Cifre colossali si spostano con un paio di click da un continente all’altro senza bisogno di qualche filibustiere che porta la valuta o i gioielli all’estero. Ma di tutto questo si parla poco anche nelle nostre iniziative. Purtroppo la politica sembra rifiutare il confronto quando si tratta di banche e affini, e devo dire che si ragiona poco anche su queste nuove guerre e sui colossali interessi finanziari che ruotano intorno ad esse. Parlar di finanza con un politico italiano è come parlar di corde in casa d’impiccati. La mia lotta qui in facoltà è volta se vogliamo a contenere certi fenomeni che derivano dalla spettacolarizzazione e dalla trasmissione mediatica; è un fatto che la maggior parte dei contenuti dei documenti di noi studenti e dei professori in agitazione vengono travisati dalla stampa quando non apertamente mistificati. L’informazione è oggi come la politica tende allo spettacolare perché altrimenti dovrebbe raccontare cose spiacevoli. In questo modo spariscono dal discorso pubblico i conflitti d’interesse, le carriere folgoranti di personaggi protetti dai ricchi e dai politici, il signoraggio bancario, la mancanza totale di copertura aurea della valuta in circolazione, la disoccupazione crescente, l’uso indiscriminato del precariato, l’impoverimento dei ceti medi, la dissoluzione delle antiche abitudini e delle granitiche certezze politiche, l’emergere della potenza industriale ed economica cinese, indiana, russa, brasiliana e s’indebolimento della potenza statunitense e dei suoi alleati. Ovviamente anche le vere ragioni della protesta giovanile e studentesca sono taciute ma le riassumo in due parole che conosci di sicuro: debito e precariato.
SERGIO: Assisto a un miracolo. Uno come te che parla di cose serie che capisco e che tocco con mano tutti i giorni: “Debito, Precariato!“. Quanta verità in queste due parole.
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Scritto il 22 Ottobre 2010.
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Tra qualche giorno parleremo ancora di scuola e occupazioni, è quasi pronta la sesta puntata della Recita a Soggetto
Il Berlusconismo come tre grandi illusioni politiche
Il Berlusconismo come tre grandi illusioni politiche
19/01/2011
Di F. Allegri
Il pezzo del blog di Corrias, Gomez, Travaglio del 15 settembre 2010 che commento oggi mi piace soprattutto per il titolo: “Digitale extraterrestre”.
Questo titolo poteva avere uno svolgimento diverso e criticare ugualmente il Berlusconismo.
Poteva partire dal fatto che con il digitale terrestre il conflitto di interesse del premier entra nelle case degli italiani.
Poteva dire che il digitale terrestre rappresenta una forma falsa di progresso tecnologico.
Poteva dire che il digitale segnerà la nuova divisione fra mondo sviluppato e sottosviluppato. Leggi il resto di questo articolo »
Il mito di Berlinguer visto da Travaglio e non solo
Il mito di Berlinguer visto da Travaglio e non solo
04/01/2011
Di F. Allegri
Riprendo i miei commenti agli scritti di Marco Travaglio sulla politica italiana e oggi ho scelto quello del 3 settembre 2010 pubblicato su L’Espresso nella rubrica Signornò e titolato: “Berlinguer, chi era costui?”.
Il concetto base che voglio sviluppare e che mi preme di più è questo: “Un PD sviluppato e chiaro non ha nulla da imparare da Berlinguer e non deve avere dei rimpianti e dei ripensamenti”.
Io sono contento del fatto che il PD parli poco di Berlinguer.
Questo concetto non è popolare e non piace a Travaglio, ma il problema è che “l’Enrico” è sostituito da vari Berlinguer mitici dove il terzultimo leader del PCI può avere detto e fatto qualunque cosa!
Sul vero Berlinguer basta dire che fu protagonista della lotta politica del suo tempo, giorno per giorno e fedele alla svolta di Salerno del PCI e all’idea di valorizzare l’esperienza della costituente che si illuse di far rivivere nell’appoggio esterno al governo della solidarietà nazionale. Qui si possono vedere i suoi migliori risultati e i suoi limiti culturali e politici. Leggi il resto di questo articolo »
De Reditu Suo: L’inverno nel Belpaese
Del Prof. I. Nappini
Forse solo l’inverno fra le quattro stagioni riesce a comunicare l’esigenza del rinnovarsi della vita: davanti all’evidenza di una natura che è giunta al termine di un ciclo la mente umana capisce l’esigenza di rinnovamento.
Questo tempo freddo, umido e un po’ triste mi porta ad associare il concetto di vita – morte – rinascita alle faccende politiche e culturali dell’Italia.
CREDO CHE NELLA VICENDA PUBBLICA SI SIA GIUNTI ALL’INVERNO, SICURAMENTE UNO DEGLI ULTIMI DELLA VECCHIA ITALIA.
Una sorta di tenebra fredda che nasconde la decomposizione delle cose morte ha occultato perfino la banalissima evidenza che tutto ciò che era stato prima ha cessato d’essere da tempo; vuoti simulacri e ombre del passato tormentano i viventi.
Quando questo freddo inverno della vita cesserà d’essere le diverse genti del Belpaese dovranno restituire un qualche senso alla loro esistenza ed uscire da questa prigione di pregiudizio e paura che è tutta nelle loro teste.
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IL FUTURO DEL PANORAMA POLITICO ITALIANO: QUALCHE PREVISIONE
Di Franco Allegri
Avevo scritto e detto che il governo Berlusconi sarebbe caduto il giorno 8 ottobre in seguito alla bocciatura del “Lodo Alfano”.
Come si vede avevo indovinato solo la seconda parte della previsione ovvero la bocciatura del “Lodo Alfano”.
Sulla prima invece devo dire che il governo va avanti anche se con maggiore lentezza e caos.
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Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio Ma la politica?
Di Iacopo Nappini
Quelle grandi questioni, quelle domande fondamentali che agli inizi della Prima Repubblica erano parte della cultura politica e della vita sono di fatto un terreno affrontato da chi vive di satira, d’arte, di musica.
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