Articoli marcati con tag ‘precariato’
La Recita a Soggetto: 19° episodio DEBITI E POLITICA
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La Recita a Soggetto: 19° episodio
DEBITI E POLITICA
Del Prof. I. Nappini
Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio. I due dopo anni si parlano di persona.
FRANCESCO: Ecco che esce fuori il fascista! Ti pareva che non invocasse l’uomo forte, UN DUCE UN TANTO AL CHILO. Son morti quei tempi, oggi la gente vuole la PORNOGRAFIA A GRATIS IN RETE, I SOLDI FACILI, mandar a farsi ammazzare nelle guerre per gli stranieri i figli dei disoccupati e dei poveri, LA MACCHINA, L’APPARTAMENTO, LE RENDITE, CINQUE PASTI AL GIORNO E LA VITA COMODA. Altro che marce, problemi, fatica, e per rancio la gavetta con la minestra riscaldata. FARE L’IMPERO, essere potenza, ma quando mai; SIAMO LA MEZZA PENSIONE DI TUTTI GLI ESERCITI CHE A TURNO BIVACCANO IN QUESTA SFORTUNATA PENISOLA da secoli attraversata da eserciti stranieri e dominata da potenze imperiali. Un popolo invecchiato, impaurito, impoverito e svaporato, con una gioventù smarrita e priva di vero sostegno che cosa può chiedere dal destino: un DITTATORE o piuttosto un PAPPONE proveniente dalla fila della delinquenza comune? Leggi il resto di questo articolo »
DIALOGO SUL PRECARIATO
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La Recita a Soggetto: (16° episodio)
DIALOGO SUL PRECARIATO
Del Prof. I. Nappini
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Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio. I due dopo anni si parlano di persona.
MARCO: Certo, antropofagi. Ma dimmi caro fratello che cerchi facili scuse e ripari nascondendoti dietro la malvagità umana: NON È FORSE VERO CHE AL CANNIBALE PIACE ESSER TALE? Certo che è vero, è così; e il nostro essere cannibali in una società competitiva è accettare di esser messi l’uno contro l’altro sapendo che in fondo ci piace vivere d’odio, di rabbia e di livore. L’essere umano è una massa informe di cattiveria e malvagità e si riproduce giusto per quel poco di animalità che rimane in lui, dove non l’amore dei romanzi e del cinema ma le pulsioni bestiali e ormonali garantiscono la continuità della vita. Ciò che è razionale spinge a fare analisi, a calcolare, a vedere il passivo e l’attivo a farsi computer e quindi a odiare la vita che è breve e meschina. TROPPO GRANDE È LA BRAMA UMANA PER RIEMPIRLA CON SUCCESSI, DENARI, SEGNI ESTERIORI DEL POTERE, GLORIA PERSONALE DA CONQUISTARSI ROVINANDO ALTRI PERLOPIÙ IGNOTI. La chimica e la bestialità più elementare è la vita della vita, il meglio che è in noi ci spinge alla conquista del potere e dell’affermazione di se stessi a scapito di tutto il mondo, perfino dell’universo se necessario. Leggi il resto di questo articolo »
Il Fascista Immaginario (sesto dialogo) La fine del lavoro
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario (sesto dialogo)
La fine del lavoro
di I. Nappini
Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’estate del 2003.
SERGIO: Libri, il vostro problema è il vostro mondo cartaceo, un mondo lontano dal reale, dalla strada, dai problemi, dalla rabbia quotidiana.
LAZZARO: Ti sbagli. Qui con altri cerco di mettere assieme il pensiero con l’azione, i fatti del mondo con il vissuto quotidiano. Non è facile. LA VITA POLITICA NAZIONALE È DIVENTATA UNO SPETTACOLO, UNA FORMA D’ARTE DRAMMATICA DA PIAZZA MEDIATICA, PER QUESTO QUELLI COME NOI CERCANO DI SPOSTARE QUALCOSA, DI SPINGERE PROPRIO L’AZIONE POLITICA DAI LIBRI E DALLE FINZIONI TELEVISIVE IN STRADA, NELLE CASE, NELLE REALTÀ SOCIALI. Il mio agire tende ad essere pratico e realistico. Se la docenza universitaria pone in essere politiche di facoltà che comportano spese eccessive e insensate alla luce della più che PROBABILE CRISI SOCIALE CHE DERIVA DALLE SPECULAZIONI FINANZIARIE, DA QUESTE NUOVE GUERRE E DAI PROCESSI DI DE-INDUSTRIALIZZAZIONE, io cerco una soluzione compatibile con le mie possibilità. Se il ceto medio, ossia la ex piccola borghesia, s’impoverisce ancora per via del combinato di tasse, inflazione, peggioramento delle condizioni lavorative allora la maggior parte degli studenti e delle studentesse che frequentano questa facoltà non potrà sostenere il peso di tasse universitarie crescenti e della diminuzione delle borse di studio. Io devo considerare questo fatto più che probabile. IN QUESTO MOMENTO STORICO LE AZIENDE CHIUDONO PERCHÉ LE BANCHE E LE MULTINAZIONALI HANNO INTERESSE A PRODURRE IN CINA, IN PAKISTAN E IN GENERALE IN ASIA. Il costo del lavoro è basso e puoi con i costi di un operaio italiano o di una segretaria francese assumere tre o quattro persone nella lontana Asia. Tutta l’Europa è interessata dal processo. Ormai è chiara che in Asia si formerà una classe sociale di nuovi ricchi con centinaia di milioni di operai entro il 2012 mentre in Europa e negli Stati Uniti la forza lavoro e impiegatizia diminuirà di decine di milioni di unità.
SERGIO OSSERVA LA PILA DI CARTE, LIBRI, RIVISTE APPOGGIATA SUL TAVOLO. LAZZARO SI METTE DI FIANCO.
SERGIO: Questo libro ha un brutto titolo – “La fine del lavoro”. Forse è così, in effetti nei mercati di quartiere e nei discount vedo molta merce cinese e tante facce gialle. Ma ancora non capisco il legame fra la tua politica universitaria e questa barbarie straniera che monta.
LAZZARO: Non è facile, ma basta entrare nel meccanismo. SE UNA PARTE COSPICUA DELLA POPOLAZIONE DALLA QUALE PROVENGONO COLORO CHE FREQUENTANO L’UNIVERSITÀ PUBBLICA E DI STATO S’IMPOVERISCE IL NUMERO DELLE MATRICOLE CHE S’ISCRIVONO ALLE DIVERSE FACOLTÀ S’ABBASSERÀ DI ANNO IN ANNO. Quindi l’università sarà più povera, avrà meno fondi dalla tassazione universitaria e la docenza meno possibilità di accedere a fondi di ricerca o a risorse finanziarie. A quel punto le strade sono tre: FAR PAGARE MOLTO I SERVIZI esternandoli come la mensa universitaria e TAGLIARE LE BORSE DI STUDIO E I POSTI LAVORO nell’università; mettere il NUMERO CHIUSO per contenere le spese legate alla gestione di migliaia di studenti, e l’ultima è creare una REALTÀ UNIVERSITARIA PER POCHI PRIVILEGIATI. Questo vuol dire privatizzare, di fatto, l’università pubblica e creare una realtà elitaria estranea e ostile al dettato costituzionale che esige la libertà in materia d’insegnamento e l’accesso alla formazione e all’istruzione per i cittadini italiani. Per la parte ricca della popolazione che esce vincente dal processo di globalizzazione e di privatizzazione della vita umana e della cultura questo è un miracolo; SBATTONO FUORI COLORO CHE NON POSSONO CONTROLLARE DALLE PROFESSIONI LIBERALI E DALLA FORMAZIONE ALTA E METTONO DENTRO QUELLI CHE VOGLIONO LORO. Il problema è che si va verso una privatizzazione di tutti i beni e servizi ad esclusivo vantaggio di una minoranza di ricchissimi che si trovano ai vertici della piramide sociale.
SERGIO: Questo è un problema e hai ragione. Non è lecito che una minoranza senza merito e senza sacralità eserciti il potere sulla nostra gente. I RICCHISSIMI APOLIDI che controllano la finanza e la grande politica e le banche non sono dei governanti legittimi. Non sono guerrieri come i re antichi, non sono esperti di diritto come i consoli romani, non sono capi consacrati da Dio come gli imperatori romani o i re medioevali; ogni loro attività politica è iniqua e illegittima. Non Dio, non gli esseri umani, non la vittoria in guerra; nulla se non il male che è male giustifica o per meglio dire sostiene l’arbitrio dispotico di questi poteri oligarchici.
LAZZARO: Vedo che cominci a capire qualcosa di quel che faccio. Tutto si tiene e tutto è collegato. Le minoranze al potere controllano le banche, le banche sono proprietarie delle banche centrali che emettono moneta prestandola ai diversi Stati Europei, gli esecutivi degli Stati del Vecchio Mondo fanno la politica di queste minoranze. Non possono far altrimenti perché le banche centrali controllano il debito pubblico e di fatto sono autonome dai parlamenti e perfino dalla volontà degli esecutivi. Questo lavoro è svolto negli Stati Uniti dalla Federal Reserve, è la stessa cosa delle banche centrali dell’Europa solo che stampa dollari invece di Euro. Ne stampa trillioni, ormai garantiti solo dalla carta perché la valuta verde, come l’Euro del resto, è priva di copertura aurea. Chi controlla la moneta controlla la spesa o per meglio dire l’indirizza… E dal momento che stampa i denari, o li crea con un click su una tastiera nella stanza dei bottoni di qualche superufficio, questo soggetto politico di natura privata si compra i parlamentari a blocchi con i finanziamenti alle diverse formazioni politiche e ai gruppi editoriali o ai potentati che fanno capo ai diversi blocchi politici.
SERGIO: Fammi capire non abbiamo più la lira e la moneta è una cosa che stampano le banche centrali che sono di privati per conto dello Stato…
LAZZARO: Non proprio, dal momento che in realtà non danno il denaro allo Stato ma si può dire che lo prestano perché nel rilascio della valuta dalla Banca Centrale allo Stato c’è un qualcosa che è l’interesse. Questo è uno dei motivi per il quale lo Stato s’indebita e il potere delle banche è schiacciante nei confronti della società e della politica. Comunque il grosso della moneta in circolazione non è nemmeno cartaceo, non devono neppure spendere i trenta centesimi per il pezzetto di carta. IL GROSSO DELLA MONETA È VIRTUALE, È UNA MEMORIA NEL COMPUTER DI UNA BANCA. Cifre colossali si spostano con un paio di click da un continente all’altro senza bisogno di qualche filibustiere che porta la valuta o i gioielli all’estero. Ma di tutto questo si parla poco anche nelle nostre iniziative. Purtroppo la politica sembra rifiutare il confronto quando si tratta di banche e affini, e devo dire che si ragiona poco anche su queste nuove guerre e sui colossali interessi finanziari che ruotano intorno ad esse. Parlar di finanza con un politico italiano è come parlar di corde in casa d’impiccati. La mia lotta qui in facoltà è volta se vogliamo a contenere certi fenomeni che derivano dalla spettacolarizzazione e dalla trasmissione mediatica; è un fatto che la maggior parte dei contenuti dei documenti di noi studenti e dei professori in agitazione vengono travisati dalla stampa quando non apertamente mistificati. L’informazione è oggi come la politica tende allo spettacolare perché altrimenti dovrebbe raccontare cose spiacevoli. In questo modo spariscono dal discorso pubblico i conflitti d’interesse, le carriere folgoranti di personaggi protetti dai ricchi e dai politici, il signoraggio bancario, la mancanza totale di copertura aurea della valuta in circolazione, la disoccupazione crescente, l’uso indiscriminato del precariato, l’impoverimento dei ceti medi, la dissoluzione delle antiche abitudini e delle granitiche certezze politiche, l’emergere della potenza industriale ed economica cinese, indiana, russa, brasiliana e s’indebolimento della potenza statunitense e dei suoi alleati. Ovviamente anche le vere ragioni della protesta giovanile e studentesca sono taciute ma le riassumo in due parole che conosci di sicuro: debito e precariato.
SERGIO: Assisto a un miracolo. Uno come te che parla di cose serie che capisco e che tocco con mano tutti i giorni: “Debito, Precariato!“. Quanta verità in queste due parole.
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Scritto il 22 Ottobre 2010.
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Tra qualche giorno parleremo ancora di scuola e occupazioni, è quasi pronta la sesta puntata della Recita a Soggetto
La recita a soggetto (primo dialogo)
Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto (primo dialogo)
Del Prof. I. Nappini
Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio. I DUE DOPO ANNI SI PARLANO DI PERSONA.
Dove lo zio Marco trova Francesco sul divano degli ospiti in corridoio con il cellulare acceso, i due ragionano della casa e del nipote Vincenzo dove son ritornati a distanza di anni.
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FRANCESCO: Eccolo, si pensa al demonio e subito c’è l’odore dello zolfo; anzi della sigaretta. Ora spengo e son subito da te.
MARCO: Non ho fatto qualche migliaio di chilometri per sentire le lamentele di un fratello maggiore, semmai la signora come sta; in fin dei conti siamo in casa sua e essendo fratelli del tale dal quale è divorziata è di cattivo gusto star in casa sua senza presentarsi. Piuttosto è in casa?
FRANCESCO: Sì era molto stanca, così è andata a dormire del resto è notte son passate le dieci e mezzo, son rimasto con lei per un paio d’ore e me ne ha raccontate di storie. Comunque il tale come lo chiami è il nostro fratellino, e il problema è il di lui figlio, ossia nostro nipote. Lo sai che adesso il villino di famiglia è UNA SPECIE DI ALBERGO, guarda attorno quel matto del Vince ha trasformato il salotto buono della zia in un ufficio ricevimento e cassa, ha tirato su due o tre muri e messo porte e finestre nuove e non è finita.
MARCO: Fammi capire… La casa di famiglia è un albergo e QUESTO DIVANO NEL CORRIDOIO È LA STANZA COMUNE DEGLI OSPITI? Ecco spiegata la macchinetta a gettoni del caffè! Incredibile. Ma cosa è girato in quella testa matta.
FRANCESCO: Tasse, tasse comunali, Acqua, Luce, Gas, tasse sulla spazzatura. HAI BISOGNO DI ALTRI MOTIVI PER SPAZZAR VIA IL PASSATO DELLA FAMIGLIA? Del resto cosa rimane a questa generazione di giovanotti se NON UN DELIRIO DI DEBITI PASSATI, DI COSE INCOMPIUTE, DI STRANEZZE CREATE DA CLASSI DIRIGENTI IMPROVVISATE CHE NON SONO NÉ CLASSI, NÉ DIRIGENTI. Io sarei partito subito dopo la divisione dell’eredità della zia se fossi stato al suo posto. Del resto mettere in mano al ragazzo la casa e i debiti che ci sono sopra per non caricarceli addosso giustifica una cosa del genere. Del resto chi ha detto che in famiglia la torta debba esser divisa fra parti uguali, i vecchi come noi hanno più diritti; siamo stati coerenti in fin dei conti con la nostra generazione che lascerà a figli e nipoti il DEBITO PUBBLICO PIÙ GRANDE D’EUROPA, DISCARICHE A CIELO APERTO, UN SISTEMA SOCIALE MORTO, UN MONDO POLITICO DEFORME E OSCENO TANTO CRIMINALE QUANTO CRIMINOGENO. Dimenticavo l’esempio: una generazione di appartenenti a una finta classe dirigente, di finti politici, di finti credenti, di finti comunisti, di finti imprenditori; oggi tutti allegramente in fuga dalla realtà e da questo paese con la cassa o senza.
MARCO: Sei sempre il solito estremista, moralista, forse ex comunista. Parli, straparli ma poi… Fra noi in confidenza ammettiamolo: ma che ce frega degli altri e di questi giovani con l’I-Pad e i calzoni strappati e le scarpine firmate. Cosa hanno fatto per noi. LA STORIA DELLA NOSTRA GENERAZIONE E DI CHI CI RAPPRESENTA È SEMPLICE C’È IL DENARO E C’È IL NULLA. Se hai il denaro sei se no sei il nulla e il nulla è la morte civile e morale. Il nulla di chi non ha è la morte morale e spirituale di tutto il proprio mondo umano perché tutto si fa nero e oscuro e sei già morto e decomposto in vita. L’essere umano è un microcosmo di sentimenti, di valori, di spiritualità e se gli togli i soldi lo fai sparire perché è il denaro che circola la vita della vita. Se non c’è il potere che viene dal denaro tutti ti abbandonano: amici, banche, operai, figli, figlie, parenti. Tutto è una relazione di costi e ricavi nella vita del singolo come nei sette miliardi d’infelici che vivono sul pianeta azzurro. COME FACEVA DIRE IL TUO AMATO PASOLINI A TOTÒ IL POVERO NEL BELPAESE “MUORE DUE VOLTE” IL RICCO UNA SOLA E SOLO PER RESTITUIRE UNA PARTE QUELLO CHE HA AVUTO IN PIÙ DALLA VITA. Solo un pazzo o un uomo malvagio non riconosce la follia di quanti non si approfittano del qui e ora strappando con ogni mezzo qualcosa alla malvagità dell’esistenza. Io rifarei quel che ho fatto perché anche se talvolta è riuscito male la natura del mio operare è perfetta perché coerente con questo sistema. Comunque tu non hai fatto cose diverse, mi risulta…
FRANCESCO: La tua filosofia di vita mi fa vomitare, e non vedi la differenza. Io ho subito questo male che tu a tuo modo ami perché ti assolve da tutto e da tutti e ti giustifica. CIÒ CHE TU HAI FATTO NEL LAVORO E NEL COMMERCIO E NELLA PRODUZIONE CON GIOIA DISTRUTTIVA IO L’HO COMPIUTO NEL DISPIACERE E NEL RIMORSO. Prova ne sia che la mia salute ne ha risentito, ho somatizzato il mio tradire gli ideali.
MARCO: Un ideale che non trova campioni, martiri e forze materiali per la sua difesa non è una cosa seria e meno che mai un ideale. Forse può essere uno squallido alibi, una truffa morale fatta contro se stessi. Ammetti piuttosto che ciò che è stato fatto era necessario, perfetto nella coerenza e meschino nel suo darsi perché i nostri rimorsi e le nostre paure l’hanno corrotto. Se si lascia il passato dietro di sé occorre andar fino in fondo e in questa cosa entrambi abbiamo fallito. CIÒ CHE È STATO CI HA COLPITO ALLE SPALLE E ORA SIAMO QUI UNO DI FRONTE ALL’ALTRO.
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Scritto il giorno 8 ottobre 2010.
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
Il prossimo pezzo del professore s’intitolerà: “IL BELPAESE E LE PAURE DEL FU CETO MEDIO”.
La recita a soggetto continua la prossima settimana.
De Reditu Suo – 3° Libro La natura seconda e il suo essere umano
De Reditu Suo – Terzo Libro
La natura seconda e il suo essere umano
11/07/2010
Del Prof. I. Nappini
Una sorta d’intuizione mi spinge da anni a ragionare sulla DISGREGAZIONE degli elementi banali della vita umana che muta e si trasforma attraverso la DISSOLUZIONE di antiche ideologie, il MANIFESTARSI di nuove logiche nel lavoro e nella vita privata, L’INTERAZIONE fra l’essere umano e le nuove applicazioni delle tecnologie informatiche.
Mi sono persuaso che la terza rivoluzione industriale, che probabilmente non si è del tutto manifestata ad oggi, HA CREATO UNA SORTA DI NATURA SECONDA, un mondo artificiale nel quale l’essere umano è colui che attiva i processi economici e industriali.
Una nuova concezione dell’universo e dei processi sociali di produzione e consumo di beni materiali o immateriali si accompagna per forza a una nuova concezione dell’uomo in senso assoluto. Leggi il resto di questo articolo »
E’ il veleno del lavoro atipico che porta in Europa le manovre d’autunno
E’ il veleno del lavoro atipico che porta in Europa le manovre d’autunno
01 ottobre 2010
Di F. Allegri
E’ arrivato l’autunno e la crisi di stagione: stavolta si cerca di prevenirla con l’annuncio di politiche di rigidità! Non mi ero sbagliato quando avevo detto che il salvataggio della Grecia conteneva scelte a 6 mesi per l’Europa e ho fatto bene a scrivere di economia in questa settimana!
Di solito gli annunci di politiche di rigidità di bilancio servono solo ad aprire le trattative, ma ho avuto notizia di nuovi dazi americani verso la Cina e riscontro un aumento di merci cinesi sequestrate: siamo al sequestro dei cargo.
Viviamo la terza rivoluzione industriale dove un impero–fabbrica produce merci senza qualità e costi, senza pensare all’inquinamento e ai diritti dei lavoratori; dall’altra parte ci dovrebbe essere il mondo che consuma …. La mia opinione è semplice: non può esistere un sistema economico dove uno produce per i ricchi di un tempo che oggi cercano solo di consumare. Leggi il resto di questo articolo »
De Reditu Suo – terzo libro: Si fa presto a dire scuola ….
De Reditu Suo – Terzo Libro
Si fa presto a dire scuola ….
24/04/2010
Del Prof. I. Nappini
Una delle cose che stupisce chi scrive è la facilità con cui si ragiona di scuola, CHIUNQUE CREDE IN MATERIA D’INSEGNAMENTO DI AVER LA SUA DOTTRINA INFALLIBILE.
C’è un motivo: insegnare e apprendere sono fatti banali e quotidiani nel mondo umano anche quando avvengono lontano da aule, dirigenti scolastici, insegnanti e registro di classe.
Tuttavia voglio ricordare una banalità assoluta che concerne l’insegnamento: IL PROFESSORE È NELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CASI SOLO IN CATTEDRA. Leggi il resto di questo articolo »
De Reditu Suo – 3° Libro: L’articolo 1 della costituzione della Repubblica italiana
De Reditu Suo – Terzo Libro
L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana
20/04/2010
Del Prof. I. Nappini
L’articolo 1 della Costituzione Italiana presenta una Repubblica fondata sul lavoro.
Precisamente:“L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO. LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO CHE LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE”.
Il lavoro è il fondamento riconosciuto della vita civile e sociale della Repubblica Italiana, il problema è: che cosa è oggi per milioni d’italiani il lavoro?
Il lavoro oggi è precario, instabile e spesso pagato poco e questa realtà è aggravata dalla crisi e dall’emergere di nuovi imperi globali con nuove minoranze al potere che vogliono trasformarsi in una sorta di nuova aristocrazia della finanza e del potere in grado di condizionare la vita di milioni d’esseri umani. Leggi il resto di questo articolo »
La crisi nell’anno della tigre (oroscopo cinese)
Di F. Allegri
Torno a scrivere d’economia per fare il punto della situazione e per valutare i timori che erano legati alle scadenze fiscali del mese di gennaio. La situazione resta difficile, ma si può tirare un sospiro di sollievo, un primo pericolo è stato superato.
Voglio riflettere ancora sul 2010 e su quello che ci possiamo attendere ovvero ancora crisi, in aumento! Abbiamo scampato un pericolo grazie allo scudo fiscale, non ad altro e devo rammentare che questo viene dalle decisioni del G 8 e dalla finanza americana che vuole ordinare e indirizzare le finanze alternative. Restano solo i paradisi fiscali graditi agli Stati Uniti: come dire si muta il corso della speculazione, per quelli che volessero uscire dai propri confini nazionali.
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Italia precaria, Italia di tutti e di nessuno…
Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio
Del Prof. I. Nappini
Fra noi in confidenza: parliamo del precariato e di quanto esso sta distruggendo la Nazione Italiana.
Passeggiando la sera per Sesto Fiorentino mi è capitato un fatto curioso, ho trovato un cartello su ex ufficio che procurava lavoro interinale.
L’ufficio era stato svuotato dai mobili e il cartello recitava che il locale era da affittare.
Un “affittasi Fondo” messo sopra il vetro che recitava “agenzia per il lavoro”.
Questo mi ha portato a considerare quanto fosse profonda questa crisi.
C’è quasi una legge dantesca del contrappasso nel pensare che quei colletti bianchi, immagino precari anche loro per massima parte, si siano trovati senza lavoro o nelle condizioni dei tanti che erano venuti a chiedere da loro.
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