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Silvio, prima rischiava le sbarre ora…
Nei prossimi giorni sarà definitiva la legge in materia di “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”. Tale legge definita ad personam o salva Berlusconi dovrebbe mettere al riparo Silvio Berlusconi da uno o alcuni processi in cui è imputato. Questo da quanto si apprende dai politici dell’opposizione e da alcuni giornalisti. Ma sempre da questi si viene a sapere che alcuni processi di notevole importanza potrebbero saltare. In particolare il processo sulla strage degli operai nella Thyissenkrupp, strage di Viareggio, truffa investitori Parmalat. Il ministro della Giustizia Alfano rassicura tutti e dice che questi processi non cadrano sotto i colpi di questa legge, andranno avanti. Questo aspetto è di fondamentale importanza non tanto per i Cittadini che attendono giustizia, ma per l’incolumità di Silvio Berlusconi e dei suoi parenti più stretti. Vediamo cosa intendiamo dire con questo. Nell’ipotesi più assurda in cui questa legge faccia decadere i processi come quello di Viareggio o quello alla Thyssenkrupp si potrebbero verificare atti violenti. In alcuni Contribuenti, parenti delle vittime, potrebbe insorgere un senso di rammarico e disgusto tale che potrebbero compiere atti di violenza anche irreversibile nei confronti di Berlusconi e parenti a lui più cari. Quando ad un genitore viene a mancare un figlio soprattutto giovane e nel fiore della vita, e si trova abbandonato dalla giustizia potrebbe compiere violenze non nei suoi confronti, esempio suicidio, ma potrebbe maturare un senso di vendetta che metterebbe in pericolo altre persone. Stiano attenti i politici quando vanno a modificare questi equilibri psicologici delle persone. Quando uno non ha nulla da perdere potrebbe compiere atti di giustizia personale.
Chi scrive non ha nessun interesse con i processi in corso e tantomeno è portavoce degli interessati o vittime, questa è solo una valutazione che potrebbe nascere visto il clima di tensioni tra Cittadini (coloro che tirano la carretta) e organi istituzionali sempre più impegnati a curare i loro personali interessi. Se così non fosse, basta scendere in piazza per conoscere quello che la gente pensa. Sta iniziando un clima di odio.
G. Fini e l’eterogeneità del PDL
G. Fini e l’eterogeneità del PDL
29/04/2010
Di F. Allegri
Io non posso dirmi sorpreso per le scelte di Gianfranco Fini: le conoscevo da un anno e soprattutto ho studiato con attenzione il PDL e la sua attività parlamentare.
Vi ho anche parlato del governo Letta, avrei potuto parlare di un presunto partito di Montezemolo e di altre cosette, il fatto importante resta quello che quando tuona da qualche parte piove.
Cominciai l’anno scorso a trattare questi temi. Il PDL include 15 partiti e almeno 12 sono piccoli, si nascondono bene, ma fanno le loro differenziazioni quando serve e ogni volta che possono e/o vogliono. Il grande dissidio ideale che lo lacera è quello Nord e Sud ovvero interessi e modi di far politica differenti. Leggi il resto di questo articolo »