Articoli marcati con tag ‘travaglio’

Il governo Monti come compromesso al ribasso tra PD e PDL (il primo di tanti)

Il governo Monti come compromesso al ribasso tra PD e PDL (il primo di tanti)
26/12/2011
Di F. Allegri
Nei giorni scorsi ho spiegato la nascita del governo Monti partendo da 3 diversi fattori.
Ho iniziato con il semi presidenzialismo di Napolitano poi ho guardato alla Confindustria e alle sue pie illusioni sulla crescita prossima ventura e infine ho parlato del salvataggio della Grecia fatto nel luglio scorso con una ristrutturazione del suo debito e con l’introduzione simulata di un eurobond.
In quel terzo scritto ho anche sottolineato il ruolo marginale giocato dall’Italia in quel consesso particolare e in generale durante i mesi della guerra di Libia.
Il vecchio governo italiano è finito allora anche se si è barcamenato per qualche altro mese passando di manovrina in manovrina.
Ora voglio parlarvi dell’accordo politico PD – PDL che sta alla base del governo Monti perché per molti aspetti è rivelante, soprattutto se si vuole pensare che questo governo potrebbe durare a lungo. Leggi il resto di questo articolo »

Da Travaglio a Wikileaks

Da Travaglio a Wikileaks
11/05/2011
Di F. Allegri
Siamo arrivati alla fine del viaggio nel pensiero politico di Marco Travaglio e uso un suo scritto anche per presentare una mia nuova avventura.
Nei prossimi giorni comincerò a tradurre e commentare le rivelazioni fatte dal blog Wikileaks nei mesi scorsi ed eventualmente anche in futuro.
Oggi mi confronterò con lo scritto del 29 novembre 2010 che si intitolò: “NanoWikileaks”. Leggi il resto di questo articolo »

Travaglio all’attacco …. del PD in un contesto che vi spiego io!

Travaglio all’attacco …. del PD in un contesto che vi spiego io!
24/04/2011
Di F. Allegri
Oggi rifletterò sul fatto (tutto politico) che il 14 dicembre scorso il governo Berlusconi non è caduto, ma si è trasformato in un governo debole capace di fare poche riforme che non interessano o non riguardano gran parte degli italiani quando non interessano solo a Berlusconi stesso.
A fine novembre (non ricordo la data, ma potrei cercarla) io fui informato che il governo non sarebbe caduto il 14 dicembre 2010 e ve lo dissi con un anticipo di 1 o 8 giorni a seconda di dove leggete i miei scritti.

Oggi vi dirò perché non è caduto e vi parlerò anche del periodico scritto di Travaglio e infine del regolamento urbanistico di Cerreto Guidi.
Questi due temi accessori costituiranno un doppio attacco al PD! Mio e suo.
IL GOVERNO BERLUSCONI NON CADDE IL 14 DICEMBRE PERCHE’ NON LO VOLLERO LE OPPOSIZIONI PARLAMENTARI E I POTERI FORTI INTERNAZIONALI – eccetto l’IDV e il buon Di Pietro. Leggi il resto di questo articolo »

SAGGIO BREVE Travaglio o Barnard? A Destra o a Sinistra, nel labirinto dei valori?

SAGGIO BREVE
Travaglio o Barnard? A Destra o a Sinistra, nel labirinto dei valori?
20/04/2011
Di F. Allegri
Lunedì sera ho visitato il sito di Beppe Grillo e ho letto il pezzo che ogni settimana pubblica Marco Travaglio e che talvolta sviluppo o critico in questo blog.
Lunedì si parlava anche del caso Genchi e ho letto con attenzione la parte dedicata a questa questione poi ho deciso di fare un commento.
Come sanno i nostri fedeli lettori, l’anno scorso abbiamo fatto la diretta streaming da Firenze di una conferenza di Genchi organizzata dal Meet up di Firenze.
Spostando il cursore per arrivare allo spazio commenti ho letto alcuni degli ultimi commenti che aveva ricevuto l’articoli e in molti si parlava di un giornalista che non è tra i miei preferiti: Barnard.
Non riuscivo a capire l’attinenza di quei commenti, ma al momento mi interessava solo il mio commento e il tema Genchi.
In ogni caso credo che siano opportuni alcuni approfondimenti.
Per me, questo è uno di quei casi in cui Grillo ospita troppi commenti di piccoli politici o di militanti di partitoidi “bolliti”.
Non basta creare qualcosa di nuovo, bisognerà spazzare via il tanto vecchio che c’è e questo è il lavoro più difficile da fare.
Subito dopo aver commentato lo scritto di Travaglio ho aperto la mia posta elettronica e mi sono messo a leggere le 50 mail che ricevo ogni giorno. Tra queste ho trovato anche l’articolo del giorno fatto da Barnard contro Travaglio e la sua azione politica.
Se Barnard fosse stato un critico politico capace avrebbe potuto dire che Travaglio è di centro destra, che è un liberal democratico, che è un conservatore torinese, che è insensibile alla questione sociale o a quella operaia o tanto altro.
Purtroppo il Barnard non raggiunge questi livelli di critica politica, cerca il mistero in ogni angolo della mente e crede di appartenere a quella sinistra che sa tutto e che ha detto tutto prima anche se non si sa quando.
Ecco quindi che in quello scritto Barnard arriva a sostenere con disinvoltura che Travaglio sarebbe un servitore della finanza internazionale anglo americana e forse di tutta una seria di poteri occulti e fortissimi stranieri e sovra – nazionali, niente di meno.
Tale tesi è assurda di per se, ma dato che il Barnard ha provato a tirare fuori le sue prove di tale fatto, vi invito sinceramente a cercare quello scritto e a leggervelo perché credo che molti di voi stenterebbero a crederci se io ve le riferissi.
Per me la tesi di Barnard è assurda, ma potrei sbagliarmi. E’certo che le prove portate da Barnard sono solo congetture mediocri e non fatti circostanziati.
Dato che si tratta di congetture, ne uso una anche io: “Io credo che i poteri forti abbiano in Italia alleati più importanti e dominanti, se ne hanno, ma li hanno!”.
Credo di aver dato il giusto spazio a questo tema e ora posso passare allo scritto del giorno del blog di Corrias, Gomez, Travaglio.
Si tratta del pezzo del 17 novembre 2010 che si intitolò: “La lista dei bolliti”.
Io credo che questo sia uno dei pezzi più importanti del 2010 fra quelli scritti da Travaglio.
Di sicuro merita di essere approfondito!
In quello scritto Travaglio parafrasò e ironizzò sui valori attuali della sinistra e della destra italiana così come furono sintetizzati in televisione da Bersani e da Fini a “Vieni via con me”, un programma che andò in onda in quei mesi.
Trovo geniale anche l’idea che alcuni di quei valori siano stati tagliati dai produttori televisivi per ragioni di tempo ….
Il pezzo inizio con i valori di Bersani, e io approfondisco da qui poi passerò a Fini.
Metterò in maiuscolo le parti tratte dallo scritto.
LA SINISTRA È L’IDEA CHE, SE GUARDI IL MONDO CON GLI OCCHI DEI PIÙ DEBOLI, PUOI FARE DAVVERO UN MONDO MIGLIORE PER TUTTI.
Travaglio ironizzò su questa frase dicendo che era riferita a Luca Cordero di Montezemolo e al banchiere Alessandro Profumo.
Qui va detto che questi due personaggi potrebbero militare nei partito democratico USA e non si vedrebbe perché non dovrebbero farlo in quello italiano.
Se il comunismo è finito ed era un orrore, è normale che occorra aprire le porte a questi imprenditori: ce ne sono di migliori? Dove?
Io fo fatica a pensare a questa sinistra come strumento per realizzare un mondo migliore!
ABBIAMO LA PIÙ BELLA COSTITUZIONE DEL MONDO (infatti, con la Bicamerale del compagno Massimo, facemmo di tutto per riscriverne più di metà con Berlusconi).
Qui riporto il valore e la critica perché a mio avviso sono le facce dello stesso errore.
La nostra costituzione è figlia della seconda guerra mondiale e del mondo diviso a Yalta.
Va cambiata, si può, si deve e va fatto tutti insieme.
Per questo vi dico che si può ripartire da D’Alema e aggiungo che non potremo allontanarci di molto, per ora.
E’certo che non abbiamo la più bella costituzione del mondo.
CI SONO BENI CHE NON SI POSSONO AFFIDARE AL MERCATO: SALUTE, ISTRUZIONE E SICUREZZA (l’acqua invece no: quella si può tranquillamente privatizzare, e magari anche l’aria).
Qui Travaglio dimostra anche la sua vicinanza alle sinistre semi – nuove che si sono rigenerate di recente. Sono temi profondi e difficili, non credo che si possa generalizzare.
In tema di salute viene prima la lotta alle burocrazie, in tema di scuola, prima o poi, dovremo fare i conti con i risultati che da tutta la scuola dell’obbligo.
Sulla sicurezza, infine, la porta è sfondata dal fatto che abbiamo da combattere 4 criminalità organizzate!
Sull’acqua parlerò dopo che saranno falliti i due referenda e solo se lo riterrò utile!
CHIAMARE FLESSIBILITÀ UNA VITA PRECARIA È UN INSULTO (non per nulla la legge Treu l’abbiamo fatta noi).
Mi basta aggiungere un no comment!
CHI NON PAGA LE TASSE METTE LE MANI NELLA TASCHE DI CHI È PIÙ POVERO DI LUI (non a caso abbiamo approvato la riforma del diritto penale tributario, detta anche “carezze agli evasori”, che depenalizza l’evasione tramite la dichiarazione infedele fino a 100 mila euro e tramite la frode fiscale fino a 75 mila euro l’anno).
Io credo che per contrastare il Berlusconismo vada fatto un salto di qualità: non si sconfigge il nano della montagna con il fiscalismo o la lotta all’evasione di tasse ingiuste o eccessive. Qui siamo tornati a certe sinistre che sembravano di moda negli anni settanta.
In politica un’idea perdente e sempre anche un’idea sbagliata.
SE 100 EURO DI UN OPERAIO, DI UN PENSIONATO, DI UN ARTIGIANO PAGANO DI PIÙ DEI 100 EURO DI UNO SPECULATORE VUOL DIRE CHE IL MONDO È CAPOVOLTO (mica per niente abbiamo sponsorizzato speculatori come Chicco Gnutti e Giovanni Consorte).
Condivido, ma oggi come oggi sono l’unico italiano che conosce la versione moderna della Tobin Tax, la terza versione non la seconda o la prima bis!
INDEBOLIRE LA SCUOLA PUBBLICA VUOL DIRE RUBARE IL FUTURO AI PIÙ DEBOLI (il primo ministro dell’Istruzione che ha regalato soldi pubblici alle scuole private è il nostro Luigi Berlinguer).
Qui pure io mi rendo conto che sono stato ferito nel portafoglio dal cugino del Berlinguer mitizzato senza motivi reali e contemporanei!
DOBBIAMO LASCIARE IL PIANETA MEGLIO DI COME L’ABBIAMO TROVATO (tant’è che vogliamo riempire l’Italia di inceneritori e centrali a carbone).
Chi vi ha detto che nel 2009 le emissioni di CO2 sono diminuite dell’otto per cento sia in Europa e anche in Nord America. Io vi ricordo che questo è un contro – effetto collaterale della globalizzazione che porta le fabbriche inquinanti in Asia e in Cina.
SE DEVO MORIRE ATTACCATO PER MESI A MILLE TUBI, NON PUÒ DECIDERLO IL PARLAMENTO (del resto la legge sul testamento biologico mica l’abbiamo approvata).
Io qui dissento e mi converto al conservatorismo cattolico senza dubbi o ripensamenti.
PER GOVERNARE, CHE È UN FATTO PUBBLICO, BISOGNA ESSERE PERSONE PERBENE, CHE È UN FATTO PRIVATO (ricordate il nostro ministro della Giustizia? Mastella).
Qui concordo, ma dovrei approfondire. La moralità è pubblica e privata e le due dimensioni sono collegate e dipendenti l’una dall’altra.
CHI SI RITIENE DI SINISTRA E PROGRESSISTA DEVE TENERE VIVO IL SOGNO DI UN MONDO IN PACE E DEVE COMBATTERE CONTRO LA TORTURA (infatti abbiamo fatto guerra alla Serbia chiamandola missione di pace, poi abbiamo lasciato dov’erano le truppe di occupazione dell’Iraq e abbiamo pure messo il segreto di Stato per coprire le spie del Sismi imputate per aver sequestrato lo sceicco Abu Omar e averlo deportato in Egitto per farlo torturare per sette mesi).
Questo dobbiamo ricordarcelo e io, nel mio piccolo, ho pubblicato di recente una breve testo teatrale che fa varie riflessioni sul tema del bombardamento NATO della Serbia che partì dalle terre italiane.
Il bombardamento su Bersani può finire qui, ora si passa a GIANFRANCO FINI.
Qui di seguito trovate i valori che il Presidente della Camera dei Deputati portò da Fazio e Saviano.
ESSERE DI DESTRA VUOL DIRE INNANZITUTTO AMARE L’ITALIA (è per amore che le abbiamo regalato per 16 anni uno come Berlusconi).
La critica di Travaglio è giusta, ma io l’avrei messa sotto qualche altro valore perché in An l’amore per l’Italia c’è, forse in qualche caso tale amore è diviso con privilegi di ceto e di professione.
APPREZZIAMO IMPRESE E FAMIGLIE CHE DANNO LAVORO AGLI IMMIGRATI ONESTI, I CUI FIGLI DOMANI SARANNO ITALIANI (vedi legge Bossi-Fini).
Qui va aggiunto un “non solo”. Non si capisce quando Fini abbia fatto questa svolta che nessuno gli ha chiesto per abbandonare il Berlusconismo. Gli immigrati non si possono distinguere tra onesti e disonesti, il dramma vero è che noi importiamo poveri e spesso capaci solo di svolgere lavori minimi. Qui si va verso una guerra tra poveri e non verso una società di cittadini multi – etnici.
DESTRA VUOL DIRE SENSO DELLO STATO, ETICA PUBBLICA, CULTURA DEI DOVERI (non faccio per vantarmi, ma le leggi sul falso in bilancio, Cirami, Cirielli, Schifani, Alfano ecc. le abbiamo votate tutte). Io non so dissentire da Travaglio, anche oltre gli esempi.
LO STATO DEVE SPENDERE BENE IL DENARO PUBBLICO, SENZA ALIMENTARE CLIENTELE (salvo quando c’è da salvare il Secolo d’Italia).
Qui invece non conosco la vicenda, in generale invece credo che questo si possa considerare un punto base della destra. Io ricordo che negli anni di Tangentopoli molti magistrati confermarono che la destra era stata esclusa dal mercato delle tangenti e questo va riconosciuto agli ex missini e di destra in genere, magari guardando caso per caso.
LO STATO DEVE GARANTIRE CHE LA LEGGE È DAVVERO UGUALE PER TUTTI (esclusi, si capisce, i ministri e i parlamentari, che abbiamo sempre salvato dalla galera e dalle intercettazioni).
Su questo punto vado oltre Travaglio, non credo che qualche destra, ovunque nel mondo, possa garantire o lavorare al raggiungimento dell’uguaglianza davanti alla legge. Chi fa una considerazione simile non conosce le realtà processuali di tutti i paesi del mondo. Se va bene è fermo ai principi dei primi anni dell’ottocento.
CHI SBAGLIA PAGA E CHI FA IL PROPRIO DOVERE VIENE PREMIATO (non a caso abbiamo approvato tre scudi fiscali e una quindicina di condoni tributari, edilizi e ambientali).
Anche qui Travaglio non è contestabile e credo che queste considerazioni contrastino bene quanto ha detto il Barnard nel suo articolo anche se certe insinuazioni non sono confutabili con delle affermazioni contrarie proprio perché a tal fine non basta nemmeno l’averle enunciate.
SENZA UNA DEMOCRAZIA TRASPARENTE ED EQUILIBRATA NEI SUOI POTERI NON C’È LIBERTÀ, MA ANARCHIA (pure la Gasparri che consacra il monopolio Mediaset e la Frattini che santifica il conflitto d’interessi sono farina del nostro sacco).
Sulla Gasparri concordo con Travaglio e trovate nel sito gli scritti in materia. Non rammento al momento la legge Frattini, ma è una mia lacuna.
L’UGUAGLIANZA DEI CITTADINI VA GARANTITA NEL PUNTO DI PARTENZA (soprattutto alle suocere per gli appalti Rai e ai cognati per le case a Montecarlo).
Si può passare all’ultimo punto.
DALLA VERA UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITÀ, LA DESTRA VUOLE COSTRUIRE UNA SOCIETÀ IN CUI MERITO E CAPACITÀ SIANO I SOLI CRITERI PER SELEZIONARE UNA CLASSE DIRIGENTE (avete presenti i ministri Ronchi e Urso? No? Ecco, appunto).
Qui mi sento di aggiungere che ho criticato spesso i due ex ministri. Per me questi politici avevano ricoperto ruoli estranei alla loro preparazione e alla loro storia politica.
C’è un peccato di supponenza, per il resto va aggiunto che si tratta di due protagonisti storici delle lotte per la destra e non mi ha sorpreso la loro scelta di Futuro e Libertà. Credo che sapranno contribuire a un ruolo di opposizione di tale partito nel centro destra.
Mi resta da motivare il perché ho commentato questo pezzo di Travaglio.
Come saprete io sostengo Ralph Nader, ma forse non sapete che lui è il più grande critico del Bipolarismo al mondo e a ben vedere quelli esposti sopra sono una parte corposa dei valori che rientrerebbero nel bipolarismo.
Vi lascio con un grazie a Travaglio e con un’ultima considerazione.
Ora posso concludere che nel bipolarismo ci sono affari e poteri, i valori languano anche nelle società bipolarizzata.
——
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.

Esempi del coraggio di Marco Travaglio.

Esempi del coraggio di Marco Travaglio.
13/04/2010
Di F. Allegri
Anche se ultimamente ho polemizzato spesso con gli scritti di Marco Travaglio c’è un punto che voglio chiarire: ammiro il suo coraggio e la sua volontà di combattere contro il sistema di informazione tradizionale del nostro paese.
Sempre a questo proposito credo che le critiche di un Barnard siano provate in modo insufficiente e distorcente.
Per mostrare il coraggio di Travaglio oggi commenterò due scritti del suo blog.
Il primo fu diffuso il 13 novembre 2010 e s’intitolo: “Trattavano, ma a loro insaputa” e fu pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
Il secondo è del giorno dopo e s’intitolò: “Talpe e ricatti, così ‘sparì il carcere duro’”.
Qui Travaglio si trova a dover commentare la vicenda politica che caratterizzò gli anni della fine della prima repubblica e l’inizio di questa transizione ultra decennale e a mio avviso ne esce abbastanza bene.
Si tratta di verità sconcertanti che sono emerse alla vigilia dell’avvio dell’attacco a Berlusconi e C. e che per questo non hanno avuto tutto l’approfondimento che meritano.
Da un lato troviamo nell’occhio del ciclone una parte del centro sinistra che ha sostenuto per anni il ministro della giustizia G. Conso e le sue riforme sotto i governi di Amato e Ciampi.
Ricordo la vicenda ai lettori più distratti.
DURANTE UN’UDIENZA IN COMMISSIONE ANTIMAFIA L’EX MINISTRO FECE LA SEGUENTE RIVELAZIONE: “NEL NOVEMBRE ’93 DECISI DI NON RINNOVARE IL 41-BIS A 140 MAFIOSI ED EVITAI COSÌ NUOVE STRAGI”.
Sono passati sei mesi e siamo ancora a quel punto.
La notizia non ha avuto la massima diffusione, da un lato il centro destra l’ha diffusa poco, dall’altro chi si mobilità per la giustizia aveva già abbondanza di materiale per portare avanti la sua lotta politica e dall’altro lato cultura giuridica insufficiente per capire la gravità di tali dichiarazioni.
Altro che leggi a personas.
In ogni caso questa vicenda va messa sotto i riflettori perché aiuta a capire la tragicità e l’oscurità della vita politica che si è svolta in questi 17 anni di illusioni sovrapposte.
L’ex ministro dichiarò in udienza che quella fu una sua scelta personale, senza trattative con criminali, sostenne di aver deciso in piena solitudine senza informare nessuno come se il ministero di grazia e giustizia fosse un palazzo sgomberato, abbandonato o popolato da zombie.
Questo vuol dire che escluse i funzionari del ministero, il Consiglio dei ministri, il premier Ciampi, il capo del Ros Mario Mori, il Dap e un altro gruppo cospicuo di persone.
Pare che abbia aggiunto di aver agito per fermare la minaccia di altre stragi.
A me pare che questa dichiarazione comprenda molte zone d’ombra e concordo con Travaglio e l’onorevole Li Gotti dove dice: “Indirettamente Conso conferma la trattativa Stato-mafia”.
Dopo questo punto passo a chiedermi:
1) E’ possibile che Conso agisse tutto da solo, a livello giuridico e di filosofia di lotta alla criminalità?
2) Perché pensò subito di aver davanti stragi mafiose quando in passato molte altre erano associate a fantomatici movimenti terroristici di varia natura?

Anche Travaglio restò perplesso davanti alle dichiarazioni dell’ex ministro e davanti alle implicazioni della sua dichiarazione.
Riporto la domanda più interessante: “Come faceva Conso a sapere che proprio non rinnovando il 41-bis a 140 mafiosi si sarebbero ‘evitate nuove stragi’?
Non so se avremo mai una risposta a questa domanda, ma posso dirvi che questa cosa dimostra la debolezza del nostro paese e anche la difficoltà delle forze politiche a lottare contro la criminalità organizzata. Qui siamo al cuore del coraggio di Travaglio.
Concordo con Travaglio quando dice: “Conso non è credibile quando giura di aver fatto tutto da solo”. Di sicuro ha agito nel silenzio di troppi!
Travaglio aggiunse: “La storia del biennio nero 1992-’93 è piena di ‘servitori dello Stato’ che fanno strane cose con la mafia, poi se le scordano per 17 anni e ritrovano la memoria solo quando un mafioso pentito, Gaspare Spatuzza e il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, raccontano la trattativa”.
Credo che conosciate la ricostruzione dei fatti di quegli anni, anche Travaglio fece un riepilogo dei fatti. Della ricostruzione di Travaglio apprezzo soprattutto il fatto che la tragedia di Borsellino viene distinta dall’attentato precedente al giudice Falcone.
Travaglio conclude con un elenco drammatico di ipocrisie istituzionali, sono tante e troppe e si capiscono solo se ricordiamo la degenerazione delle ideologie politiche italiane.
Travaglio conclude:”Tutti trattavano con la mafia, ma a loro insaputa.”
Io aggiungo che le ideologie morte portano i politici verso qualsiasi degenerazioni.
Ora passo al secondo pezzo intitolato: “Talpe e ricatti, così “sparì” il carcere duro”.
Travaglio parlò di ricatto riuscito allo stato, ma forse ha un’idea troppo elevata del nostro paese.
Io gli ricordo che Sciascia disse una volta che la stato avrebbe fatto la lotta alla mafia solo se avesse voluto suicidarsi!
Ecco l’idea coraggiosa di Travaglio: “Ecco cosa sono state le stragi di mafia del 1993. Ed ecco perché solo oggi, a 18 anni di distanza, in molti ritrovano brandelli di memoria. Di fronte ai documenti sulla trattativa forniti da Massimo Ciancimino e alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, ha ormai poco senso negare. Meglio allora minimizzare e dire (come ha fatto l’ex ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso) che la decisione di revocare, tra il 4 e il 6 novembre del ‘93, il 41-bis a 140 detenuti del carcere palermitano dell’Ucciardone, fu da lui presa in totale autonomia – senza consultare nessuno”.
Forse Conso fece tutto da solo, ma io non ci credo e trovo drammatico che nessuno se ne sia accorto in diciassette anni.
In realtà il principio base della riflessione deve essere la frase di Sciascia che ho detto sopra. Da questa frase si passa all’affondo di Travaglio: “Non solo a Roma si sapeva benissimo che dietro il tritolo c’era la volontà di Cosa Nostra di spingere la politica a chiudere le carceri di Pianosa e l’Asinara e arrivare alla cancellazione del 41-bis per tutti i detenuti (il carcere duro). Nella Capitale succedeva di più e di peggio. Qualcuno teneva i boss informati in tempo reale di ciò che si discuteva in segreto negli uffici del ministero di Grazia e Giustizia. E spiegava alla mafia cosa era stato deciso sul 41-bis, un decreto che allora doveva essere rinnovato ogni sei mesi. Anche per questo tutti gli ultimi anni di vita di Gabriele Chelazzi, il pm fiorentino titolare dell’indagine sulle stragi morto nell’aprile del 2003, sono stati dedicati alla ricerca delle talpe istituzionali che dialogavano con Cosa Nostra. Quello che aveva scoperto, Chelazzi lo riassume in un interrogatorio a Claudio Martelli nel febbraio del 2001”.
La mafia non voleva il rinnovo del carcere duro e l’ottenne.
Qui c’è il coraggio di Travaglio e il suo limite, manca un nome che un’indagine seria potrebbe scoprire se riuscisse a farsi spazio tra troppi silenzi e tra i troppi che in quel periodo proposero la revoca. Siamo un paese con 4 criminalità organizzate e ci balocchiamo ancora con la legge Gozzini approvata dal governo Andreotti negli anni della solidarietà nazionale!
Il giudice Chelazzi cercò il traditore del paese fra vari politici della DC e militari pochi nomi nel complesso, ma le indagini sono in corso e Via dei Georgofili vuole giustizia!
Qui Travaglio va anche ringraziato e invitato ad andare avanti. Io ho anche un’altra occasione per dissentire da Barnard che dimostra spesso il suo estremismo estremista, ideologico e impotente!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.

Rivoluzione, politica e soldi nel terzo millennio

Rivoluzione, politica e soldi nel terzo millennio
13/04/2011
Di F. Allegri
Oggi voglio commentare uno scritto di Marco Travaglio del 12 novembre 2010 e intitolato: “I partiti delle libertà”. Lo farò partendo dallo scritto del professor Nappini che ho pubblicato ieri e che si intitola: “Qui il Novecento è finito”.
In quello scritto il professor Nappini mi dice che il novecento è morto insieme ai suoi deliri ideologici i quali sono stati sostituiti dalle agende politiche segrete delle multinazionali e dei potentati finanziari del mondo.
Nel novecento avevamo un DISORDINE POLITICO E CRIMINALE e ora si lavora ad una società globale impostata sulla legge del più ricco che sempre più spesso ha bisogno di disordine per poter realizzare se stessa. E il disordine è quello di prima!
Il professore non include le CONCEZIONI MORALI DELLE CLASSI SOCIALI ANTAGONISTE tra i deliri ideologici, forse dovrebbe cominciare a farlo; in ogni caso si rende conto che c’è un passaggio e continuità tra le lotte sociali di un tempo e il consumismo morente di oggi.
Nessuno crede più al progresso, anzi questa appare come la più triste delle illusioni.
Siamo tornati al millenarismo e alle guerre totali contro nemici demonizzati e debolissimi come avversari.
Questo favorisce le guerre a bassa intensità o, come nel caso libico, conflitti a sostegno del prezzo del petrolio.
Viviamo la terza rivoluzione industriale, questa cambia LE CREDENZE E LE FORME DEL CONOSCERE IL REALE attraverso la PUBBLICITÀ TELEVISIVA e via RETE, i social network, l’uso del computer nella vita quotidiana, la connessione fra le grandi economie imperiali.
Questa rivoluzione crea uomini nuovi che non mi sembrano migliori, ma certamente sperano di essere più “belli” ovvero più conformati ai modelli imposti e veicolati.
PREMESSO tutto questo ci si può inoltrare nel Belpaese.
Come dice il professor Nappini, qui troviamo i ceti sociali che vivono di politica e solo di quella e una popolazione anziana che vive nel terrore del cambiamento e della sostituzione anagrafica per raggiunti, e sorpassati, limiti di età.
Qui il novecento prova a rigenerarsi e a perpetuarsi, ad illudersi e a fuggire dalla realtà.
E’ in questo contesto che colloco il pensiero politico italiano, quello che governa, quello che è diversamente concorde, quello che gira intorno ai palazzi e quello che non riesce ad uscirne.
Fingono di vivere ancora nel 1994 e possono farlo perché cavano i soldi dalle paure dei molti e con leggine dello stato molto estese.
Parlo dei partiti delle libertà che Travaglio descrisse 12 novembre e sull’Espresso di quella settimana.
Parlo anche dei partiti incerti tra la socialdemocrazia tedesca e la democrazia americana considerate come realtà che possono convivere in un’organizzazione politica.
In ogni caso ho voluto premettere un come pensano i partiti al come si finanziano raccontato dal Travaglio.
Travaglio iniziò con varie domande, tra le quali c’era questa: “E che uso fanno dei finanziamenti pubblici che intascano, mascherati da “rimborsi elettorali”, per un totale di 2,2 miliardi negli ultimi 16 anni?”
La domanda è giusta, ma la risposta non può essere quella della responsabilità giuridica dei partiti, serve una comprensione delle loro ideologie per arrivare a questi “rimborsi elettorali” e poi ripartire più sconcertati di prima.
Se esiste un’Italia migliore e più preparata questa deve organizzarsi e manifestarsi.
Dall’altra parte c’è il nucleo di una ricca follia italiana che può rovinare il paese.
Questo fare come gli pare non è anarchia è follia di arricchiti e prepotenti, soggetti convinti di aver capito tutto e spesso anche di essere migliori dei cittadini.
Il rapporto tra denaro e politica è il lato oscuro dei sistemi politici moderni e non può esistere una legge che obblighi i partiti a rispondere della loro gestione patrimonial – finanziaria e del rispetto della democrazia interna (tesseramenti, congressi, candidature, gruppi dirigenti, organi di garanzia), con regole severe e sanzioni efficaci, non conviene a nessuno.
Travaglio ha ragione solo quando dice che tale legge non conviene a nessuno, non si rende conto che sono i partiti stessi quelli che dovrebbero darsela e che certe leggi una volta fatte (sarebbe un miracolo) sono facilmente aggirabili!
E’ vero che una bocciofila è più regolata di un partito, ma io devo dirvi che i partiti non sono regolabili, al massimo si può liberalizzare e io so che quel giorno i nostri partiti non diverranno liberi e capaci di pensare, ma solo totalmente dipendenti dalle multinazionali, con discorso a parte per il PDL che farò un’altra volta.
Concordo in parte con Travaglio quando ci rammentò: “siamo il paese più corrotto d’Europa, appena retrocesso al 67° posto nella classifica dei paesi più onesti di Transparency International e scavalcato financo dal Ruanda”.
Concordo in parte perché quella statistica è troppo indulgente con alcuni paesi come la Svizzera e in generale con tutti i paradisi fiscali.
E’ certo che noi siamo messi bene.
Il pezzo si concluse con un appello morale a Fini.
Io invece vi saluto dicendovi che ogni cambiamento parte da noi stessi e dal nostro modo di pensare e spero di avervi sensibilizzato al fatto che alla base della degenerazione politica italiana non c’è il suo portafoglio troppo gonfio ma il suo modo di pensare deformato e irresponsabile.
Ho intenzione di fare un pezzo anche sulle deformazioni del pensiero politico e della realtà: pensate a cosa è davvero il movimento no global internazionale e cosa è il nostro oppure non crederete mica che l’Unione Europea è quella che ci descrive il PD da una decina di anni?
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.

SAGGIO BREVE La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio

SAGGIO BREVE
La grandezza di Benigni, vista anche da Travaglio

03/04/2011
Di F. Allegri
Qualcuno mese fa il professor Nappini, conversando con amici, constatò che c’era tanta differenza tra l’impegno politico di Beppe Grillo e quello di Roberto Benigni.
Da un lato si stavano diffondendo tante piccole liste di Grillo mentre dall’altro Benigni sembrava indifferente e lontano.
In questi sei mesi del 2011 la situazione si è rovesciata: le liste di Grillo sono poche e tutte piccole anche se non irrilevanti mentre Benigni ci ha regalato due super momenti.
Per me, il secondo (lo spettacolo di San Remo) è stato eccezionale e degno di quel particolare fenomeno che si festeggiava: il Risorgimento.
Nello spettacolo di Benigni c’era tutto. Storia locale e nazionale, il dramma, la musica, la satira e l’attualità e il tutto era ad alto livello.
Quello è ciò che Benigni può dare alla politica e ad una sinistra che guardi al Risorgimento e alla presidenza accorta di Napolitano.
Questo super spettacolo fu preceduto a Novembre da un altro momento di altissima qualità: mi riferisco al monologo che Benigni fece a “Vieni via con me” ripetendo alcune battute dette in quel periodo dal capo del governicchio.
Bastò che lui ripetesse quelle frasi per creare una situazione esilarante che vi spiegherò a livello di comunicazione politica.
Il primo punto è che quando Berlusconi parla non improvvisa, ma usa un linguaggio studiato a livello tecnico e indirizzato alla sua platea sulla base del marketing commerciale che qui diventa politico.
Il secondo punto è collaterale e si basa sui livelli di coscienza politica presenti nel paese.
Credo che Benigni sappia questo quando riprende tali frasi ad effetto e le porge ad un pubblico di sinistra e più politicizzato che lo segue ed ammira.
Il suo successo è facile e meritato. Anche questo dimostra la crisi della politica italiana.
Ecco cosa disse Benigni, tra tanto altro: “Il caso Ruby è una vendetta della mafia contro di me”.
Figuriamoci, ma meditiamo.
Benigni giocò molto anche con le frasi di vari ministri i quali spesso parlano sotto la dettatura di Berlusconi e dei suoi pubblicitari.
Queste appartengono al mondo della caccia al consenso e proprio in conseguenza di questo basterebbe poco a rovesciarle se le nostre opposizioni fossero moderne, credibili e diffuse tra la gente e tra l’italiano medio.
Purtroppo abbiamo opposizioni storiche, non sempre credibili e con poche speranze di allargare la loro diffusione.
Ecco che dobbiamo accontentarci di Benigni e del fatto che il suo spettacolo meraviglioso sembri qualcosa di inarrivabile.
Uno che dovrebbe capire queste cose è il buon Travaglio che in quei giorni vide lo spettacolo e commentò la vicenda dicendo che avevamo dei personaggi ridicoli al governo.
Le cose non stanno così!
Benigni riesce a ridicolizzare il potente di turno perché è un grande artista, ma noi non possiamo dimenticare che le forze politiche di opposizione non fanno presa sul libero cittadino o non riescono ad essere pari ad un governo che tira a campare, se va bene.
La nostra politica non ha aspetti comici e una piccola tragedia che viene da lontano e pare destinata a zoppicare ancora a lungo.
Nello scritto del 10 novembre si chiese: “come è possibile che un simile pagliaccio sia ancora a Palazzo Chigi?”
Io credo di avergli risposto sopra, ma da un altro punto di vista più politologico aggiungo che pure questa classe politica è rappresentativa delle idee politiche presenti nel paese.
Posso anche fare un altro piccolo elogio a Beppe Grillo, ma anche il suo impegno dimostra che non c’è nel paese un popolo di politici nuovi pronti per e favorevoli al cambio di regime.
Non sono tra quelli che lodano gli inciuci tra PD e PDL, ma uno dei pochi che conosce la forza e la mediocrità dei bipolarismi del mondo dove ogni parte si regge grazie all’altra!
Tra il 1992 e il 1996 siamo passati dalla padella alla brace e in queste condizioni ci resta almeno un grande Benigni per consolarci.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.

Riflessioni sul caso Ruby in un contesto che ha preceduto la guerra

Riflessioni sul caso Ruby in un contesto che ha preceduto la guerra
24/03/2011
Di F. Allegri
Oggi avevo in programma il periodico commento di uno scritto del blog di Corrias, Gomez e Travaglio. Terrò fede all’impegno, ma allargherò il discorso ai venti di guerra che non spirano in modo improvviso nel Mediterraneo.
Oggi commenterò due pezzi, il primo è del 5 novembre 2010 e si intitola “(Il)legittimo impedimento” ed uscì anche sul L’Espresso.
Il secondo è “La maledizione di Al Pappone” del giorno successivo.
La mia tesi è la seguente: “VOI SAPETE TUTTI I MISFATTI DI BERLUSCONI PERCHÉ QUESTO ERA IL PRELUDIO E IL LASCIAPASSARE PER POTERE PERMETTERE AI POTERI FORTI INTERNAZIONALI DI DISGREGARE POLITICAMENTE IL NORD AFRICA SENZA CHE GLI ITALIANI POTESSERO CERCARE DI TUTELARE I LORO INTERESSI NELLA REGIONE”.
Abbiamo un governo depravato e irrilevante nel momento in cui servirebbe un dicastero competente e popolare nel paese!
Se si scoprirà che queste accuse sono debole le mie considerazioni prenderanno valore, se B. sarà condannato, prima o poi, l’impotenza italiana sarà comunque un bel problema per tutti gli italiani.
Il momento è certamente negativo e difficile per l’Italia, questo non va negato.
Noi abbiamo passato mesi a pensare al 27 maggio, alla signorina Ruby e alle sue colleghe mentre l’economia e la finanza mondiale continuavano a peggiorare e si preparavano i rovesci di vari regimi non certo democratici ma vecchi di decenni.
Il caso Ruby dimostra che noi non abbiamo il governo e la gravità della crisi di questi giorni mi fa pensare che non potremmo mai averne uno all’altezza dei problemi sul terreno.
Va anche aggiunto che l’intero governo combina ben poco da anni, non riescono nemmeno a fare le leggi a personam, al massimo qualcuna a personas. Il ponte sullo Stretto un illusione e un buco per smaltire e perdere fondi pubblici, il nucleare idem.
I processi del premier non ostacolano l’azione del governo, esso stesso è un dicastero del tirare a campare, dell’ordinaria amministrazione e casomai del rinvio delle udienze quando serve.
Io non so ancora se andrò a votare i referenda e se ritirerò tutte le schede.
Certamente prenderò quella sul nucleare e darò un bel si.
Subito dopo viene la scheda sul legittimo impedimento, io sono favorevole anche a questa abrogazione, ma so anche che la corte costituzionale ha già interpretato in modo adeguato questa normativa che non permette a B., come dice Travaglio: “… di evitare i processi per impiegare l’intera serata del 27 maggio, dalle 19 fino a notte fonda, al telefono col capo gabinetto della Questura di Milano, con l’igienista dentale Nicole Minetti e con una certa Michelle (escort brasiliana, amica di Ruby), per propiziare il rilascio illegale della minorenne marocchina fermata per furto”.
Sia chiaro che il mio interesse per il caso Ruby è minimo perché io ho sempre parlato del rapporto tra la depravazione morale/sessuale e la politica. Io concordo anche con Pasolini quando alla vigilia del suo assassinio si rese conto che il sessantottismo aveva lavorato a favore dei poteri forti senza saperlo.
Non c’è un governo e di conseguenza (o anche perché) l’opposizione è poca cosa:
1) Le lotte sociali sono pochissime e mai difese e condivise a livello politico;
2) Le lotte politiche sono limitate a questi 4 referenda (2 buoni e 2 sull’acqua senza arte e nemmeno possibilità di applicazione);
3) Nel dibattito politico è entrato anche il conservatorismo costituzionale, roba da anni ’60.

Questo elenco vi risparmia il fatto che io vi ricordi una pagina della giornata tipo di Berlusconi, mi pare di aver fatto considerazioni più importanti.
Passiamo al secondo pezzo che è più interessante e si è intitolato: “La maledizione di Al Pappone” che fu pubblicato il 6 novembre 2010 su Il Fatto Quotidiano.
La parte iniziale è poco interessante: si valuta la possibilità che la mafia utilizzi le escort per ricattare il presidente del consiglio. Lo scritto stesso considera senza fondamento questa ipotesi che lo stesso premier ha usato per pochi giorni!
Mi interessa di più il discorso che fece Paolo Mieli ad Annozero dove si dimostrò che la discesa agli inferi del Cavaliere di Hardcore non conosceva limiti.
Io concordo sul punto che conoscevo da anni e approfitto del secondo pezzo per continuare a chiedermi perché c’è stata questa rivelazione pubblica che fa il paio con quelle di Assange in arrivo dagli Stati Uniti.
LO SCRITTO CI REGALA IL SEGUENTE ELENCO: “Due anni fa il pover’uomo stazionava nel girone delle aspiranti attricette di Raifiction. L’anno scorso precipitò sulla circonvallazione di Casoria alla festa di Noemi e nell’harem di Gianpi Tarantini, piazzista di protesi, coca e altre belle cosette. Ora è sprofondato nei bassifondi delle pornodiscoteche e delle amiche poliglotte di Lele Mora ….”.
SUBITO DOPO TRAVAGLIO SI CHIEDE: “E chissà quale sarà il prossimo gradino dell’abisso senza fondo”.
Oggi si può rispondere, È L’IMPOTENZA DAVANTI ALLA GUERRA E ALLA CRISI CHE NE DERIVERÀ L’ULTIMO GRADINO DELL’ABISSO!
Qui condanno anche la nostra stampa: NON POSSIAMO ESSERE GLI ULTIMI A SAPERE DI QUESTI TRACOLLI DI REGIME o peggio NON SI PUO’ FARE FINTA DI ESSERLO.
Per quanto riguarda le cronache di sesso e politica, vi rimando a quanto dice Travaglio, con la sottolineatura che tali fatti non mi interessano, sia dal punto di vista e anche sessuale (qui un minimo di interesse ci sarebbe, ma proprio minimo).
Il punto principale resta quello che B. è ricattabile, ma i più indiziati sono i poteri forti internazionali, specie quelli che dalla guerra avranno più vantaggi.
Nel frattempo il teatrino va avanti con il solito copione e non mi pare degno dei film di Woody Allen.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Ora si occupa del tesoretto di Tremonti. Su Facebook è Futuro Ieri.

SAGGIO BREVE Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi

SAGGIO BREVE
Un’igienista mentale per l’Italia tra la seconda guerra di Libia e i 150 anni di buoni propositi

22/03/2010
Di F. Allegri
Ecco il terzo pezzo sul disastro libico sperando che non avvengano altri colpi di scena come ogni volta che io provo a fare il punto della situazione!
Io non avrei mai pensato che il 2011 sarebbe stato l’anno della seconda guerra di Libia, ma sapevo e ho scritto tante volte che sarebbe stato l’anno della crisi italiana.
Avevo anche detto che questa crisi sarebbe partita tra marzo e aprile e ho indovinato anche questo.
Io credo che questa guerra sia stata programmata da mesi e ci collego due particolari fenomeni: DA UN LATO LA SCOPERTA DEI BAGORDI DEL NOSTRO PRESIDENTE “APPARENTE” DEL CONSIGLIO DALL’ALTRO QUESTA FESTA TUTTA ISTITUZIONALE, FORMALE E VECCHIA DEI 150 ANNI ITALICI.
Per tutto questo vi dico che l’’Italia ha già perso la sua guerra di Libia e che non aveva nulla da festeggiare, ma tanto, tantissimo lavoro civile e sociale da fare.
Nel corso dello scritto argomenterò il concetto, del resto l’ho già fatto in tanti altri.
In giro si vedono due numeri – 1861 2011 – ma quelli più appropriati per parlare di questa guerra sono 1911 – 2011.
E’ accaduto tutto in 48 ore e la gente stenta a fare mente locale!
Sì, cari amici siamo tornati alle guerre imperialiste nel centenario della ricorrenza del fenomeno, ma stavolta non siamo protagonisti di lotte eroiche, siamo tornati l’Italia descritta dai grandi poeti, Carducci e Pascoli in occasioni simili, sotto l’alto patrocinio di ONU e NATO s’intende!
IN OGNI CASO NON È INIZIATA UNA GUERRA CONTRO IL DITTATORE GHEDDAFI DOVUTA ALLA DIFFUSIONE NEL MONDO DI UN SENTIMENTO UMANITARIO E NON SI PUÒ NEMMENO DIFENDERE UN DITTATORE ECCENTRICO CHE ASSILLA UN PAESE RICCHISSIMO DALLA FINE DEGLI ANNI SESSANTA.
Io so che delle dittature para colonialiste imperversavano fino a pochi mesi fa in Egitto, Libia e Tunisia e sono contento che due regimi su tre siano caduti in modo “quasi” incruento.
NE RESTANO ANCORA TANTISSIME!
Nel “quasi” non dimentico i pochi caduti e includo il fatto che la fine di tali regimi è dovuta anche alla crisi economica mondiale che ha anche implicazioni demografiche (sovra-popolazione) e petrolifere.
Questa guerra di Libia non è più una guerra “incivile” e non è una piccola punizione del dittatore birichino, ma a me non pare destinata a concludersi in pochi giorni. Lo stesso obbiettivo del crollo di quel regime è accessorio.
IL PRIMO OBIETTIVO È QUELLO DEL CONTROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO E SI ELIMINA UN FORNITORE PER UN PO’ DI TEMPO: IL TRACOLLO GIAPPONESE CHE AVRÀ DURATA MINIMA QUINQUENNALE HA ACCELERATO GLI EVENTI.
LA DISTRUZIONE DELLA LIBIA SUSCITA PERCIÒ TANTI APPETITI!

Io non sto scrivendo un pezzo di relazioni internazionali, mi interessano di più le questioni economiche e per questo preferisco guardare al rapporto economico privilegiato che l’Italia aveva fino al mese scorso con la sua ex colonia.
Noi eravamo il primo acquirente delle esportazioni e anche il primo fornitore della Libia.
Il 40% delle esportazioni libiche erano destinate all’Italia (superavamo l’astenuta tedesca di 30 punti) e la Libia riceveva da noi quasi il 20% delle sue importazioni (quasi il doppio di quello che comprava dalla Cina).
LA LIBIA DIPENDEVA DALL’ITALIA A LIVELLO COMMERCIALE MENTRE NOI AVEVAMO CON LORO UN RAPPORTO STRATEGICO.
Ora posso cominciare a parlare del petrolio libico.
Questo è tanto (massimo di riserve in africa) e buono (poco acido e i pozzi non sono in profondità nella crosta terrestre).
La Libia era anche un fornitore vicino, questo comportava l’incidenza minima delle spese di trasporto!
COME VIVRÀ NEL 2011 L’ITALIA SENZA LA LIBIA?
La prima parola da dire è una sigla ENI.
Questa ditta che è il fiore all’occhiello della nostra economia (e anche un bel contenitore di patrocinati per la nostra casta) estraeva il 15% del suo petrolio in quel paese: per il 2011 siamo a un -15%, di conseguenza!
Nel 2010 sono arrivati anche 9 milioni di metri cubi di gas dalla Libia e i nostri contratti con quel paese avrebbero una durata residua di altri 30 anni (alcuni) o di 40 (altri). Soltanto, va aggiunto!
Anzi, se rammento bene erano stati ribaditi l’altro ieri.
Sto parlando di guerra energia ed economia, per chi si fosse perso!
Proseguiamo: avevamo tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture in quel paese (con tanta retorica a complemento).
Infine la Libia investiva in Italia, molto negli ultimi anni e per questo anno non lo farà: essa aveva partecipazioni (tra gli altri) in: ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica, eccetera, eccetera, eccetera.
Auguro alle nostre imprese di non avere carenze di capitali nei prossimi mesi …..
Passiamo ad un punto importante che ho trascurato:
LA LIBIA ERA UN PRODUTTORE DI PETROLIO PARTICOLARE, NON AVEVA RAPPORTI ECONOMICI PRIVILEGIATI CON GLI USA E CON LE COMPAGNIE ENERGETICHE ANGLOSASSONI, FRANCESI O ASIATICHE.
Questo va detto senza esultare per i trattati italo –libici firmati da Berlusconi negli ultimi anni e derivati da trattative lunghe molti anni. Uno era anche un trattato di alleanza, almeno fino a gennaio!
SIAMO ARRIVATI ALLA POLITICA ITALIANA E DOBBIAMO COMMENTARE COME I NOSTRI MINISTRI E IL NOSTRO GOVERNO HANNO PREPARATO LA GUERRA.
Noi abbiamo festeggiato tra allegria, noia e ipocrisia poi abbiamo messo Ferrara al supplemento del TG delle 20:00. Ecco questo è stato l’unico provvedimento pre – bellico, poco, non nulla. Ho visto la trasmissione lunedì sera, per la prima volta, roba da addetto stampa ministeriale (tra esteri e difesa), non mi aspettavo di più.
La Lega è divenuta un soggetto del teatro di Pirandello e mostra i limiti che aveva il PCI 30 anni fa: è partito di lotta e di governo, soprattutto vorrebbe fare affari e procacciare voti.
In questo contesto il ministro Larussa è stato più dirigente del dicastero degli esteri e di quello per i rapporti con la lega che il responsabile della Difesa e dell’attacco.
Come sempre, nessuno sa dove fosse Frattini, cosa abbia detto, a che serva e chi rappresenti? Fino a qualche giorno fa ipotizzava l’Emirato di Bengasi …..
In generale il nostro governo non è stato chiaro, forse indeciso e ondeggiante, nulla oltre la burocrazia di centro destra del presidente della repubblica.
Berlusconi aveva il cerotto dove non poteva stare ….. e qualche storico dirà che avevamo il governo del cerotto alla vigilia della seconda guerra di Libia.
Il capo del governo non ha detto nulla ed è stato evidente (ancora una volta) che lui non si occupa del governo quotidiano della cosa pubblica, come sempre e da sempre.
Noi italiani non siamo stati vicino al governo libico e nemmeno agli insorti, ci ha interessato solo il gasdotto e le pompe del petrolio e anche questo si è visto abbastanza bene.
ANCHE IN QUESTO SETTORE L’ITALIA HA GIÀ PERDUTO LA SUA CAMPAGNA DI LIBIA.
Anche il voltafaccia con la Libia fa parte dei festeggiamenti?
Fin qui non arrivo, io lo uso come ammonimento personale per ricordarmi chi siamo e da dove veniamo nei secoli dei secoli e ho meditato molto gli scritti del professor Nappini della raccolta “L’italiano educato dallo straniero invasore”.
In queste sere sono uscito, sono stato nei locali, ho girato per Facebook. Ho incontrato pochissima paura e tanta indifferenza. Qualcuno teme di più lo tsunami del Giappone e la sua fuga radioattiva dalla centrale nucleare.
La guerra è lontanissima dalla coscienza della gente del centro e del nord Italia: forse qualcuno crede che si combatta al Polo Sud.
Ci vorranno anni per riavere una Libia ricca e commerciante e in quel periodo dovremo condividere quel mercato con inglesi e francesi.
Qui finisce l’imperio economico sul mediterraneo dell’Italia, del resto tanti non sapevano di esercitarlo!
Mai visto un governo tanto impotente quanto quello italiano, un governo da nulla diviso e in affanno davanti all’imperialismo inglese e francese perché di questo si tratta e non di salvare Bengasi dalle orde dei barbari.
Abbiamo un governo debolissimo e senza principi, un vaso di coccio tra vasi di ferro e Berlusconi è muto e in posa per fare le foto e il buon viso a cattivo gioco.
Si può parlare di totale insignificanza politica e militare italiana? Aspettiamo qualche altro giorno, ma l’ipotesi non è da scartare per prima.
Mancano anche i pacifisti, si spera arrivino nei prossimi giorni: vedremo se sabato 26 qualcuno parlerà di acqua e pace tanto per perdere qualche altro voto!
Qualcuno si chiederà perché nel titolo ho parlato dell’igienista mentale?
Ho trovato questa singolare figura in uno scritto del blog di Corrias, Gomez, Travaglio del 3 novembre 2010 e pubblicato anche dal Il Fatto Quotidiano che s’intitolava per l’appunto “L’igienista mentale”.
Pare che tale professione sia stata inventata da un giornalista radiofonico mentre commentava un articolo del Times sulla consigliera regionale del PDL Nicole Minetti il quale presentò la signorina come “l’igienista mentale di Berlusconi”.
Io credo che ognuno di noi avrebbe bisogno di un’igienista mentale, ma non proprio come la signorina. Ci vorrebbe un formatore alla politica per ogni italiano, uno che sgombrasse il campo dai tanti luoghi comuni e dalle tante falsità che offendono le nostre intelligenze e anche le nostre stupidità.
Questa volta la propaganda ha una caratteristica diversa dalle altre esperienze passate. Stavolta certe sciocchezze di giornali e televisioni faranno male ai portafogli di tanti italiani specie se vivono in città e hanno un lavoro dipendente a reddito fisso.
Anche nello scritto che ho citato sopra c’è l’idea che un’igienista mentale servirebbe a tanta gente, ma io sostengo qui che esso servirebbe a tutti, non solo al PDL: abbiamo la guerra alle porte e noi abbiamo giocato a bandierine fino a 2 giorni prima!
Si è trattato di un gioco molto teatrale, e qui invito i lettori ad applicare all’Italia l’antropologia di Clifford Geertz e non idee liberali o marxiste, sono incapaci di spiegare fenomeni simili.
Di sicuro non avremo nulla da festeggiare per qualche anno!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cerca il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.

LA FORZA DI TRAVAGLIO E DEL BERLUSCONISMO DI LIBERO

LA FORZA DI TRAVAGLIO E DEL BERLUSCONISMO DI LIBERO
06/03/2010
Di F. Allegri
Sono giunto ad uno dei pezzi centrali della mia riflessione sull’azione politica e morale di Marco Travaglio e anche sui suoi limiti.
In passato ho valutato la giustezza e gli errori di Travaglio, del suo blog e dei suoi collaboratori, oggi valuterò soprattutto la sua incidenza e farò alcune considerazioni sulla natura e sulla forza del Berlusconismo.
Parto da un pezzo del 23 ottobre 2010 del blog di Corrias, Gomez, Travaglio intitolato “Io libero tu occupato” che fu anche pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
Per me la forza vera di Travaglio e dei moralizzatori è tutta nelle copie vendute ogni giorno da Il Fatto quotidiano stesso, non credo che la comparsata di pochi minuti ad Annozero abbia una sua rilevanza notevole.
Solo colui che compra il Fatto è un moralizzatore così come solo chi fa la comunione in chiesa è un vero cristiano.
A fine ottobre 2010 la media delle vendite de Il Fatto era a 64.540 copie al giorno, a tale media si aggiunge la quota degli abbonati pari ad oltre 40.000. Nell’estate del 2010 la media delle copie vendute superò quota 70.000.
Ogni giorno oltre 105.000 persone compiono singolarmente il gesto anti berlusconiano di leggere e comprare questo giornale. Nessuno segnala questo fatto politico FONDAMENTALE che ha una natura moderna e contemporanea e spiega anche il successo (forte quanto effimero) del popolo viola che rappresenta al contrario un vecchio modo di contrastare il Berlusconismo, ormai quasi inefficace.
Solo i Berlusconiani conoscono davvero l’importanza di quel piccolo giornale che cresce e li avversa. Per paradosso!
Il normale dirigente di sinistra (con la sua vecchia ideologia) crede che sia più importante una delle tre mobilitazioni annuali della FIOM.
MENO MALE CHE C’È STATA QUESTA IDEA DI TRAVAGLIO E PADELLARO PERCHÉ TUTTO IL RESTO DELL’ANTI BERLUSCONISMO È VECCHIO E POCO EFFICACE!

Anche Berlusconi ha il suo giornale e chi lo compra lo sostiene: non penso al “Giornale” che fu di Montanelli e che svolge anche il servizio di informare su alcune cronache locali e serve pure ad una cultura conservatrice che c’era già prima del Berlusconismo!
Penso a Libero, il giornale della destra rampante, giustizialista e arrogante di oggi che si divide tra PDL e Lega con un’idea timida ed economica dell’Italia.
E’ in corso un duello all’ultima copia tra Libero e Il Fatto e questo confronto sarà nei prossimi anni decisivo per stabilire la consistenza delle mobilitazioni delle due realtà politiche di riferimento e a livello più modesto serve ogni giorno per misurare la consistenza attuale delle stesse.
Per anni Libero ha agito in solitario, ma in pochi mesi Il Fatto lo ha raggiunto e superato!
Libero perderebbe lettori ogni giorno, secondo lo scritto che commento oggi, ma avrebbe tanta pubblicità e questo incupisce il grande giornalista de Il Fatto.
Travaglio constata di essere mantenuto dai lettori mentre Libero ha l’ausilio della pubblicità dei potentati e non solo.
Io conosco l’idea inglese del giornale indipendente dalla pubblicità, soprattutto quando fa denunce sociali, ma so che questo si diceva tra gli anni settanta e ottanta.
Oggi c’è da valorizzare l’indipendenza politica e per questo individuo nella pubblicità su Libero la risposta al moralismo monacale di Travaglio.
A libero si adora e serve “cristianamente” la libera impresa ovvero quell’alieno che invase gli USA e la sua massoneria alla fine dell’ottocento. Quel giornale ha perso 30.000 lettori al giorno dal 2009, ma resta il giornale di conservatori impegnati. Forse qualcuno poteva affrontare meglio la crisi?
Dico di si anche per commentare l’aumento dell’entrate pubblicitarie di questo strenuo e utile (forse sciocco) difensore del governo e dei potentati.
Confermato questo si possono fare due constatazioni.
Da un lato abbiamo un impegno etico e morale che non sa o non guarda abbastanza alle insidie lanciate da questa crisi.
Dall’altro abbiamo una realtà che risponde in modo singolare a questa crisi, ma non spera in mondo migliore e nemmeno diverso.
Uno ci pensa ma non sa farlo, l’altro ha le capacità ma l’anima è vuota!
Il Fatto è libero e Libero è facile da fare ma può essere fatto solo così!

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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.

Consiglio Comunale n°20 23/11/2011 PUA
Consiglio Comunale n°21 28/11/2011
Parassiti: spot istituzionale
Conto alla rovescia
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